Yemen


Alla corte della regina di Saba

In verità nell’eloquenza c’è della magia
E nella poesia c’è della saggezza.

Per il carattere impervio e potente della sua natura, lo Yemen ricorda emotivamente il Tibet. Infatti è situato su un altipiano costituito dalla parte più alta di quella immensa piattaforma di granito che forma la penisola arabica. Lo Yemen è talvolta chiamato il tetto d’Arabia o anche il Tibet o la Svizzera d’Arabia.

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ITINERARI:


Culla di una civiltà antichissima e terra ricca di fascino e mistero, vide il succedersi di molti regni, il più importante dei quali fu quello di Saba, regno che fiorì molto prima che si cominciasse a scrivere la storia e che ha lasciato dietro di sé vestigia di una grandezza a noi misteriosa, come la grande diga di Ma’rib costruita probabilmente intorno all’VIII secolo a. C. e rimasta in piedi per più di 1.000 anni.
Ma’rib, che fu l’ultima capitale del regno di Saba, è oggi il sito archeologico principale dello Yemen. Vi sono nella zona di Ma’rib i resti del tempio della Luna ( Almaqah o Ilumquh ) che gli yemeniti chiamano Arsh Bilqis , ovvero trono di Bilqis, o anche Bilquis Palace , dal nome yemenita della leggendaria regina di Saba che fece visita al re Salomone. A breve distanza dai resti del Tempio della Luna si può raggiungere un sito archeologico ancora più esteso dal quale affiorano i resti di un imponente tempio, chiamato tempio del Sole o Maharam Bilqis. La parola Maharam significa tempio del rifugio, il che fa pensare che questo luogo fosse una sorta di asilo per chi era perseguitato.
Il nostro itinerario ci porterà ad Aden, con i suoi vicoli brulicanti di umanità, con i bambini seduti nella polvere e le donne completamente avvolte nei loro veli neri. Visiteremo la casa in cui ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud, ora trasformata in un albergo di terz’ordine, dove, appesa ad una parete, si può vedere l’immagine sognante del volto del giovane poeta affiancata da un quadro che mostra una pagina del Corano.
Viaggeremo alla ricerca del misticismo arabo dei sufi. Il sufismo è stato definito lo yoga islamico, la corrente mistica ed esoterica dell’Islam, estranea all’ortodossia religiosa. Una delle possibile etimologie della parola sufi, Safa significa purezza: i Sufi sono i Puri. Per questo per modestia nessun vero sufi si definirà mai tale. I sufi celebrano le hadra, le danze estatiche durante le quali al suono di tamburi e a mezzo di canti i dervisci (parola persiana che significa monaco implorante) entrano nella trance. Danzando, la loro anima vola in cielo e si unisce a Dio dimenticando se stessa. Le danze estatiche dei sufi non hanno lo scopo di ottenere una guarigione, di migliorare la propria condizione, di cambiare qualcosa, il loro unico fine è il piacere che nasce dall’estasi. Simbolicamente i Dervisci danzano con la mano destra rivolta al cielo per ricevere i doni di Dio, la mano sinistra volta alla terra per dispensare a tutti i doni ricevuti.

Un paese in uno sguardo

Lo Yemen è il regno favoloso dei Sabei, la conturbante Araba felix, terra dell’esotismo più squisito, miraggio e inaccessibile raffinatezza, vagheggiato e temuto. Lo stato attuale è nato dall’unificazione di Yemen del Nord e Yemen del sud nel ’90 e occupa l’angolo sud-occidentale della penisola arabica, orlato dal mar Rosso. A livello geografico, è dominato da un’aspra catena montuosa di cui fa parte la cima più alta d’Arabia, lo Jabl an Nabi Shuayb, alto 3760 metri. Per l’abbondanza di piogge i versanti ovest e sud, oggi intensivamente terrazzati, sono lussureggianti di vegetazione, subtropicale sulle pendici più basse. In completo contrasto con questo rigoglio, l’ampia pianura costiera occidentale conosciuta come Tihama, le terre calde, è una distesa arida dove l’evaporazione è così forte che i fiumi non arrivano al mare. Ancora, il paesaggio muta sugli altopiani centrali, che si trovano in media sopra i duemila metri: l’escursione termica diurna è tra le più alte del pianeta. San’a, la capitale, si trova in questa regione dove abbondano le coltivazioni di cereali. Infine, il deserto di Rub‘ al-Khāl, letteralmente il quarto vuoto, è il più grande deserto di sabbia del mondo. Ancora ampiamente inesplorato, è abitato da sparute tribù beduine. Qui si trovano poetiche comunità sufi con cantori e musicisti che elevano nella notte antiche poesie a Allah, in isolate moschee tra le dune.
Dall’altipiano del Tibet a quello dello Yemen, per i mistici tantrici come per i sufi, non c’è differenza tra simbolo e realtà. Il mistico non legge l’arrivo del viaggiatore secondo la logica dell’oggettività degli eventi. Non è raro, incontrando lo yogin tantrico del Tibet, lo sciamano mongolo o il sufi yemenita, avere la sensazione di ritrovare persone note, di essere amici, fratelli, sorelle che si conoscono da sempre.