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	<title>Voyagesillumination &#187; diari di viaggio</title>
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	<description>In viaggio nelle emozioni</description>
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		<title>Nonterapia in Ladakh, quando la bellezza ti sovrasta</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 11:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ladakh e Kashmir]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006 di Paola Bertoldi Sono partita per questo viaggio nello spazio e nell&#8217;anima con una fiducia totale, con una tranquillità che di solito non mi appartiene. Il viaggio aereo non mi è parso né lungo, né pesante, potrei dire che è volato sulle ali della mia voglia di &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/nonterapia-in-ladakh-quando-la-bellezza-ti-sovrasta/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006 </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>di Paola Bertoldi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/092.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/092.jpg" alt="Ladakh" width="150" height="200" align="left" /></a>Sono partita per questo viaggio nello spazio e nell&#8217;anima con una fiducia totale, con una tranquillità che di solito non mi appartiene. Il viaggio aereo non mi è parso né lungo, né pesante, potrei dire che è volato sulle ali della mia voglia di andare, di tornare in una terra che sapevo così simile al Tibet, dove per due anni di seguito ho lasciato il mio cuore e le mie membra.  Siamo arrivati a Delhi in piena notte: ho rivisto quella città dopo ben ventotto anni e stranamente mi è parso di non averla mai lasciata, di essere sempre stata lì. A Delhi poco è cambiato in così tanti anni: il caldo umido e soffocante continua a farla da padrone, il frastuono incessante dei clacson, &#8211; supremi strumenti di comunicazione nel traffico convulso di una città che scoppia, ma nella quale si verificano pochissimi incidenti, &#8211; devasta il silenzio e un brulicare di incredibile umanità ci ricorda le infinite contraddizioni dell&#8217;esistenza umana.</p>
<p style="text-align: justify;">A Delhi, nel nostro albergo, lottando strenuamente con l&#8217;aria condizionata che ci regala temperature polari in un paese tropicale, inizia il seminario di nonterapia con le pratiche del metodo simboloimmaginale, il metodo per recuperare il nostro diritto ad immaginare la realtà, per divenire nuovamente padroni del nostro potere creativo. Il gruppo di compagni di viaggio si dimostra da subito fantastico e un&#8217;armonia spontanea, naturale, come quella che regna tra vecchi amici, ci accompagna per tutto il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1644"></span></p>
<p style="text-align: justify;">ll giorno successivo alle tre del mattino &#8211; davvero il sonno è il grande assente in questo viaggio &#8211; prendiamo l&#8217;areo per Leh, un <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/119.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/119.jpg" alt="" width="200" height="150" align="right" /></a>volo di quarantacinque minuti, definito il volo più bello del mondo per la vista panoramica di cui si gode (letteralmente!) sulla catena himalayana: montagne dorate illuminate dal sole, cime innevate che parlano d&#8217;infinito, montagne nere che ci ricordano da vicino la nostra Ombra: il tutto di una bellezza sconvolgente, impossibile a descriversi, una bellezza che ti rimane intrecciata nelle cellule. Dovendo definire l&#8217;intero nostro viaggio con pochissime parole potrei definirlo come un &#8220;tuffo nella bellezza&#8221;, da stare attenti a non affogare!</p>
<p style="text-align: justify;">La capitale del Ladakh, Leh, si trova sull&#8217;altopiano tibetano a circa 3500 metri di altezza e già dal piazzale antistante l&#8217;aereoporto si può vedere che la città è completamente circondata dalle stesse montagne che abbiamo conosciuto dall&#8217;alto: la prima cosa che mi viene da pensare ammirando il paesaggio è: &#8220;davvero un mandala stupendo!&#8221;. I colori, gli odori e l&#8217;umanità qui sono molto diversi da quelli di Delhi, i volti sembrano scolpiti come le montagne e la gente sorride, anche a noi stranieri dalla pelle bianca.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza di sonno, l&#8217;altitudine e le pratiche che facciamo ci portano naturalmente in uno stato ampliato in cui la distinzione tra realtà interiore ed esteriore non è più così granitica: comincia a crearsi lo spazio per altre possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo al Mahabodi Eco Resort dove avremmo dormito varie notti: un campo di &#8220;tende&#8221; dotate di ogni comodità, immerso in un paesaggio desertico, con le montagne dorate che creano un cerchio magico intorno a noi: davvero non ci sono parole di fronte a un tale spettacolo. Quello che più mi colpisce è la limpidezza dell&#8217;aria, la nitidezza dei colori che si stagliano contro il cielo azzurro e la potenza di questa natura che sa ancora parlare all&#8217;anima dell&#8217;uomo fino a commuoverla in un abbraccio infinito. L&#8217;incontro con tanta bellezza mi porta spontaneamente in una dimensione che sta oltre l&#8217;io, quel regno in cui ogni uomo è mistico, poeta e veggente, quella dimensione che sola può dare senso al vivere umano. Decido di inspirare bellezza, riempirmene fino a scoppiare ed espirare per contribuire a tale splendore. Ogni stanchezza è sparita e non c&#8217;è spazio, almeno per ora, per la paura. Tutto è perfetto così com&#8217;è&#8230; Sono felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni che seguono inizia, a Leh e dintorni, la nostra ricerca degli oracoli: siamo venuti fin qui anche per conoscere e sperimentare di persona questa realtà che ha radici antiche nella cultura del luogo. Gli oracoli, o meglio nel nostro caso le oracolesse, donne che in stato di trance divengono veicolo di uno spirito potente in grado di curare il corpo e l&#8217;anima, e che una volta uscite dallo stato di trance non ricordano nulla di quanto è accaduto, almeno questo è ciò che loro affermano.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il giorno, nel corso degli spostamenti meditiamo con le pratiche del metodo simboloimmaginale e così ogni azione diviene meditazione e ogni meditazione un&#8217;azione potente. Inspiriamo ed espiriamo lasciando andare le nostre speranze e i nostri timori, pratichiamo al fine di uscire dall&#8217;illusione, di vedere oltre il velo di maya, come bambini giochiamo a fare i maghi e trasformiamo la realtà dentro e intorno a noi. La sera nella mia tenda, pratichiamo insieme, ci scambiamo impressioni, ridiamo e scherziamo fino ad arrenderci di al richiamo del sonno, sempre troppo poco!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/244.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/244.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/oracolessa1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/oracolessa1.jpg" border="0" alt="Oracolessa in Ladakh" width="150" height="155" align="left" /></a>Incontriamo la prima oracolessa in un villaggio vicino a Leh: arriviamo che è già entrata in trance e sta già curando le persone che si sono rivolte a lei. Purtroppo non comprendiamo la lingua nella quale si esprime ma possiamo intuire dall&#8217;espressione del viso, dai gesti, dal tono della voce, che l&#8217;oracolessa sa essere dolce con chi di questo ha bisogno e molto dura con coloro &#8220;il cui cuore non è puro&#8221;. Stiamo a guardare, chi con un misto di curiosità, chi di timore, ma tutti con il senso di una sacralità profonda, naturale, fino a quando lo spirito inizia a pronunciare parole rivolte a noi, messaggi che ci vengono tradotti in inglese dalla nostra guida. </span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Le parole che più colpiscono sono quelle rivolte a Selene , l&#8217;ideatrice di questo viaggio, parole che incoraggiano lei e quindi tutti noi a continuare sulla strada che abbiamo scelto di percorrere, incuranti della mole di lavoro da compiere e fiduciosi nella riuscita di ciò in cui crediamo profondamente.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Assistiamo quindi alla fase in cui lo spirito lascia il suo veicolo e l&#8217;oracolessa ridiventa una donna comune. Ci viene spiegato che ha ottant&#8217;anni, ne dimostra molti meno, e che fa questo &#8220;lavoro&#8221; da molto tempo, da quando un membro della sua famiglia le ha passato questo dono. Lo spirito che l&#8217;oracolessa incarna, ci viene detto, è Mahakala, la Grande Kali: questa rivelazione fa fremere alcuni di noi da tempo abituati a meditare su MahaKali, l&#8217;aspetto &#8220;guerriero&#8221; della Madre Divina, che distrugge tutti gli ostacoli alla realizzazione spirituale di coloro che la invocano. Quando è in trance l&#8217;oracolessa parla in tibetano perfetto e quando ridiventa una donna comune non è più in grado di esprimersi in tibetano, conosce solo il dialetto del ladakh.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/156.html"><img class="fotodx_reportage" style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/156.jpg" border="0" alt="Ladakh - Oracolesse e Misticismo" width="150" height="113" align="right" /></a>Incontriamo la seconda oracolessa due giorni dopo. E&#8217; una donna più giovane, sulla cinquantina, con una storia completamente diversa. Non ha ricevuto il dono da un membro della famiglia ma è stata istruita da un alto Lama perché soffriva di disturbi psichici dato che era in grado di percepire le &#8220;voci degli spiriti&#8221;. Questa sua capacità l&#8217;ha portata sull&#8217;orlo della follia, spingendola a comportamenti strani e pazzeschi, quando è intervenuto il Lama insegnandole a distinguere il bene dal male e a non essere dominata dagli spiriti: ora proprio in virtù della sua saggia follia è in grado di farsi canale per aiutare altre persone.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ad un certo punto, mentre è in trance, l&#8217;oracolessa, che incarna uno spirito dal nome impronunciabile e che non ricordo, mi guarda e si tocca le gambe facendomi capire che mi sta dicendo che io ho problemi alle gambe. Credo che non mi abbia vista entrare e ora mi vede seduta, per cui come può sapere che fin dalla nascita ho una lesione cerebrale, almeno così hanno sempre detto i medici, che rende difficile la deambulazione? Poco dopo mi fa segno di togliermi i pantaloni: io indosso calzamaglia, pantaloni, calze per niente eleganti e subito provo una sensazione di grande imbarazzo ma immediatamente decido di lasciarla andare e mi spoglio. L&#8217;oracolessa mette in bocca una cannuccia e inizia a succhiare del liquido da alcune punti delle mie gambe: in un vaso di vetro sputa del liquido bianco, quasi trasparente, come a &#8220;succhiare fuori il male&#8221;. Poi con la bocca inizia a succhiare alcuni punti della mia schiena.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Io osservo con un misto di curiosità, senso di nausea e senso del sacro allo stesso tempo ma sento che ciò che avviene è la cosa giusta, ciò che deve avvenire in quel momento. Non sono a disagio e quello che sta accadendo non mi dà fastidio, non scatena in me la reazione di rabbia che sempre mi viene quando un medico cerca di curarmi, di rendermi normale, di cambiare quello che c&#8217;è in me, secondo lui, di sbagliato (dopo essere stata visitata da centinaia di medici impotenti è il minimo che possa accadere). Questa volta sento in me una disponibilità a lasciar fare, a lasciare che gli eventi accadano, sicuramente sorretta dall&#8217;energia potente che informa questi eventi e dalla presenza rassicurante dei miei amici.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Infine mi rivesto e torno al mio posto tra i partecipanti al rito. Provo immediatamente una sensazione di leggerezza e di grande felicità, Selene dice che il &#8220;succhiamento&#8221; mi ha fatto bene e che ciò si vede dalla luce che emana dai miei occhi. Mi sento più leggera, più sicura, come se avessi lasciato andare pesi molto antichi, vecchi dolori e impossibilità. Anche a livello fisico e muscolare mi sento più sciolta: è come se il corpo si concedesse una grande risata, liberato da zavorre antiche.Il resto del viaggio continuerà in questo &#8220;stato di grazia&#8221; e di amore.</p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/216.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/216.jpg" alt="La grotta in cui meditò Naropa" width="150" height="113" align="left" /></a>Visitiamo vari monasteri ma quello che ricordo meglio è il monastero di Lamayuru, circondato da una natura stupenda, così bella da essere sicuramente magica. Qui si trova la grotta dove visse e meditò Naropa, il creatore dei sei yoga, una figura importantissima per me e altri tra noi che da anni praticano i suoi yoga e studiano ogni sua parola. Alla vista della grotta di Naropa Selene viene presa da una felicità incontenibile, che trabocca contagiando tutti noi: ci sentiamo onorati e fortunati di essere in quel luogo che rappresenta le radici di uno degli insegnamenti a noi più cari.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/219.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/219.jpg" alt="La grotta in cui meditò Naropa" width="100" height="133" align="right" /></a></p>
<p>Le chiavi di un luogo così sacro e importante sono in mano ad un monaco bambino di dieci anni, che come ogni bambino degno di tale nome si diverte a fare un po&#8217; il monello e a scherzare con noi. Ancora una volta capisco l&#8217;importanza del non prendersi mai troppo sul serio!</p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/273.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/273.jpg" alt="La grotta in cui meditò Naropa" width="113" height="150" align="left" /></a>Visitiamo anche un villaggio locale e per arrivarci camminiamo per un po&#8217; su un sentiero stretto e scosceso, sul limitare di un burrone, con il fiume che scorre sotto di noi, ma non ho paura, anzi sono in uno stato di leggera euforia: Paolo, che stringo a braccetto per avere un aiuto, è un ottimo accompagnatore ed entrambi proviamo una grande sensazione di allegria, ridiamo e scherziamo anche davanti ai passaggi più impegnativi. Arrivati nel villaggio ci pare di essere appena scesi dalla macchina del tempo: non c&#8217;è il rumore del traffico, solo i suoni della natura e la vita qui è veramente di un&#8217;essenzialità quasi totale. Ma gli abitanti del villaggio sorridono e ci accolgo con calore: non sembrano affatto infelici per la mancanza di tutte le &#8220;comodità&#8221; a noi tanto care. Forse il loro rapporto con la natura li ripaga di ogni scomodità. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/298.html"><img class="fotodx_reportage" style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/298.jpg" alt="La grotta in cui meditò Naropa" width="150" height="102" align="right" /></a></p>
<p>L&#8217;ultima sera prima di ripartire per Delhi, nella cornice delle montagne del nostro albergo di tende, pratichiamo la &#8220;meditazione camminata&#8221; quella meditazione che chiede di camminare lentamente, con consapevolezza, immaginando di essere uno scheletro che cammina e ripetendo mentalmente ad ogni passo: &#8220;sollevo, avanzo, abbasso&#8221; in sincronia con il movimento del piede. Per me, da sola, questa meditazione è impossibile: camminare lentamente mi riesce sempre difficile perché richiede maggiore equilibrio, cosa di cui qualcuno ha dimenticato di fornirmi fin dalla nascita. Per cui, come al solito, la mia prima reazione è quella di dire: &#8220;io mi siedo e vi aspetto qui&#8221; ma Selene mi propone di fare la meditazione camminata insieme a lei e così partiamo.</p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/178.html"><img style="margin: 10px; border: 0px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/178b.jpg" border="0" alt="La grotta in cui meditò Naropa" width="151" height="113" align="right" /></a>Da questo momento in poi viviamo un&#8217;esperienza indimenticabile: la sintonia che si instaura tra noi è perfetta e io mi affido, mi lascio andare anche se so che Selene sta camminando ad occhi chiusi e perciò, dice la mia mente razionale, potremmo cadere. Ma in questo momento non ha importanza, c&#8217;è solo una grande pace, una sensazione di grande potere e un grande amore, quello stesso amore che ci permette di volare.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/134.html"><img class="fotodx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/134.jpg" alt="scritture sacre" width="113" height="150" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/166.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/166.jpg" alt="scritture sacre" width="113" height="150" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/189.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/189.jpg" alt="scritture sacre" width="113" height="150" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhp/136.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhp/136.jpg" alt="scritture sacre" width="113" height="150" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Tibet, il Paese delle Nevi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 11:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tibet]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Tibet &#8211; Agosto 2005 di Selene M. Calloni Williams Dicono che qui, nelle montagne dell&#8217;Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/tibet-il-paese-delle-nevi/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/potala.jpg"></a>Reportage di Viaggio &#8211; Tibet &#8211; Agosto 2005<br />
di Selene M. Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/inizio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1665" title="Il Tibet sacro" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/inizio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/inizio.html"></a>Dicono che qui, nelle montagne dell&#8217;Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo e tra questi monti, i più alti del mondo. Forse la chiave per trovare Shamballa è nei testi che parlano del Tibet mistico, è nei canti dei poeti, degli eremiti, degli yogin tantrici che vissero e meditarono in questi luoghi: Guru Rimpoche e la sua sposa Yeche Tsogyel, la Danzatrice del Cielo, la poetessa Ma gcig Labrong, il magico Naropa e il suo mitico maestro Tilopa, e i loro diretti discepoli: Marpa e il poeta eremita Milarepa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1651"></span>Nello Yoga tantrico, lo yoga esoterico che ha impregnato di sé questi luoghi, poesia e misticismo sono le vie verso l&#8217;uomo. Non esiste il concetto di inconscio, ma l&#8217;inconscio è rappresentato dalle terre inesplorate, dai luoghi remoti. Macrocosmo e microcosmo, dentro e fuori coincidono e tutte le cose, sia le forme del corpo umano che i monti, gli organi e i torrenti, sono il frutto del potere visionario della coscienza umana. Qui, dove l&#8217;inconscio dell&#8217;uomo è la terra stessa, la mistica Ma gcig esprime questo invito:</p>
<p><em>Si vada errando senza sosta,tra lande desolate e luoghi di ritiro.<br />
Si stia come lo spazio, privo di dubbi e paure.<br />
Senza dubbi e paure nell&#8217;immensità.</em></p>
<p>E le fanno eco le parole della Danzatrice del Cielo:</p>
<p><em>Il mondo è un&#8217;idea, è ciò che pensiamo, e non ha sostanza. Non c&#8217;è motivo di abbattimento, non siate depressi, amici; abbiate coraggio. Il mio corpo danza nel cielo e con destrezza si muove nella materia. Viaggiando ovunque, non ho trovato nulla che in definitiva sia reale. Voi, non riconoscendomi, mi considerate un&#8217;entità esterna. Ma quando mi riconoscerete.sbattendo le ali con una forza nascosta, superando persino i venti taglienti, potrete giungere a qualunque destinazione. </em></p>
<p>E le parole che il maestro Marpa disse al discepolo Milarepa: <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/everest.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/everest.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p><em>Vai a vagare nei deserti di neve, nella solitudine degli aridi monti e sprofondati nella contemplazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le montagne impervie dell&#8217;Himalaya paiono difendere la saggezza antica. Mentre, molto lontano, nel mondo, nascono e muoiono teorie dell&#8217;inconscio, qui l&#8217;intuizione originaria, simbolicamente rappresentata dalla magica terra di Shamballa, sembra essere difesa da un guerriero invincibile: l&#8217;Everest che, con la sua vetta unisce terra e cielo e. tutti gli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui nasce spontaneo il bisogno di liberarsi dal conosciuto. È bello viaggiare in questi luoghi ricordando il testo di un&#8217;antica meditazione dello yoga tantrico e, camminando, sussurrare a se stessi le magiche parole della libertà dall&#8217;ipnotismo dell&#8217;oggetto.</p>
<p><em>Questo corpo è un&#8217;apparizione magica, è il riflesso della luna sull&#8217;acqua, è un&#8217;ombra senza carne né ossa, un miraggio che muta momento per momento, un sogno che la mente proietta, un&#8217;eco, un fantasma senza entità. Questo corpo è una nuvola che cambia forma continuamente, un arcobaleno bello e vivido, ma senza sostanza, un lampo che rapidamente appare e svanisce. Questo corpo è una bolla che si forma e scoppia all&#8217;improvviso, è un riflesso in uno specchio che si manifesta vividamente ma è privo di sostanzialità.</em></p>
<p align="center"><em>  </em>-o-</p>
<p><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet9.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet9.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></em>Ho deciso di tornare qui ancora una volta e di portare con me mio figlio, anche se ha solo otto anni. Non vedo l&#8217;ora di mostrargli luoghi per me così magici e importanti. Ma lui, che è stato con me nei deserti dell&#8217;Africa e nelle fitte foreste tropicali dell&#8217;Asia, questa volta non vuole accompagnarmi, dice di avere un presentimento strano, una paura che non sa spiegare.</p>
<p>&#8220;Presagi e paure non devono portarci alla rinuncia, semmai invitarci a una maggiore attenzione&#8221;, gli dico.</p>
<p style="text-align: justify;">Simultaneamente, però, in virtù di quella legge dell&#8217;equilibrio che unisce gli opposti, di cui l&#8217;Himalaya è maestro, prima della partenza mi informo su tutti i rischi del viaggio. Scopro che la cosiddetta malattia d&#8217;altitudine&#8221;, un disturbo che può subentrare oltre i 2.500 metri di quota sul livello del mare, può, in certi casi, avere conseguenze mortali. Per certo è noto che l&#8217;unica terapia efficace, una volta che i sintomi della malattia si siano manifestati in modo evidente, è quella di scendere immediatamente di quota.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pediatra, al quale mi rivolgo per informazioni, mi dice che un suo amico, un medico, poco più che trentenne, é morto, anni addietro, a causa delle conseguenze della malattia acuta d&#8217;altitudine, che l&#8217;aveva colpito proprio in quelle regioni del Tibet dove sarei andata con Michelangelo. La malattia colpisce sulla basa di una predisposizione individuale che non è accertabile in precedenza: in pratica non si può sapere prima se si sarà o meno soggetti ai sintomi di questa malattia recandosi ad alte quote, né si conoscono sistemi per prevenire il disturbo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro destino ha una forza irresistibile su di noi, è un magnete che ci attrae senza possibilità di sfuggire. Ma una possibilità forse c&#8217;è di evitarne le conseguenze più nefaste. Secondo i grandi maestri dello yoga che abitarono le regioni dell&#8217;Himalaya, esiste una possibilità di &#8220;fermare i venti del Karma&#8221;, cioè di non farsi travolgere dalle conseguenze delle azioni alle quali, per effetto della forza del nostro destino, non possiamo resistere. Quella possibilità è nel restare desti, vigili e attenti durante l&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa mai sono, dopotutto, lo yoga e la meditazione se non costante A-T-T-E-N-Z-I-O-N-E?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco altri versi della Danzatrice del Cielo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se restate in una condizione libera da depressione, torpore e offuscamento mentale, </em><em>con la presenza non distratta di uno stato calmo, </em><em>concentrati con una stabile attenzione, </em><em>in una condizione di imperturbabile rilassamento, </em><em>allora, qualunque attività compiate, praticate la meditazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, da un lato, la ragione mi dice di non portare Michelangelo a certe altezze, qualcos&#8217;altro in me, qualcosa di oscuro, magnetico, inebriante, mi spinge a fare l&#8217;opposto. Alla fine scelgo di lasciare a Michelangelo la decisione: confido nel suo spirito guida. Lui dice che, malgrado le sue sensazioni e l&#8217;inspiegabile paura, vuole venire con me.</p>
<p style="text-align: justify;">Le montagne Himalayane sembrano conoscere i versi tantrici: ce li sussurrano con la magia di un canto di sirene. Forse, per giungere a Shamballa, bisogna solo lasciarsi ammaliare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Io frequento il mio cuore, vasto e profondo come foreste e luoghi remoti. </em><em>Come quella di un leone, è tale la nobiltà della mia postura che, anche nel sonno più profondo, nessun pericolo osa avvicinarmi. </em><br />
<em>Mi muovo più veloce del vento e le mie azioni sono libere, come quelle dell&#8217;aquila.<br />
</em><em>La luce radiante della mia attenzione eclissa gli ostacoli. </em><br />
<em>Permanendo nello stato naturale, io vado ovunque senza paura.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Katmandu</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più ci si avvicina all&#8217;Himalaya, e alla magica Shamballa, più la spiritualità di cui l&#8217;India è <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_tempio.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_tempio.jpg" alt="Katmandu" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="right" /></a>intrisa si fa selvaggia e a tratti richiama la follia. Quale è la linea di demarcazione tra illuminazione e follia? Da quando esiste la psicologia, gli psicologi si interrogano su ciò. Sono felice che mio figlio sia venuto con me, alla fine. Ritrovare Katmandu è sempre una festa per me. A Katmandu la divinità danza, una danza estatica, folle, che trascina. Non serve spiegare, se ci provi, fallisci. Katmandu per me è quasi una meta obbligata prima del Tibet, perché ho sempre avuto la sensazione che ogni conquista autentica passi attraverso un momento di follia, nel quale gli schemi ordinari vengono messi a soqquadro. A Katmamdu sono presenti tutte le principali religioni del mondo, ma sono tutte nude, cioè tutte irrefrenabilmente tantriche. Qui domina il tantra: lo stato naturale.</p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_pira.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_pira.jpg" alt="" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="left" /></a>Qui il sacro non si protegge agli occhi del mondo, non sta chiuso nei templi e nei tabernacoli, balla per le strade, si mostra nei fumi delle pile funerarie lungo le sponde del fiume, nella nudità dei sadu, nella loro follia, nel fumo dei loro chillum, nei ritmi dei loro canti. Dovunque il sacro non si protegga appare, agli occhi di chi lo osserva nudo,come una potente dissacrazione.</p>
<p>Con i suoi falli e le sue vulve di pietra erette ad altare, con la morte che dona <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_fallo.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_fallo.jpg" alt="" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="right" /></a>spettacolo di sé, con la vita che brucia la vita, con i santoni imbottiti di marijuana che passano il tempo spillando soldi ai turisti, con gli ultimi &#8220;figli dei fiori&#8221; che solo qui ormai possono ancora esistere, Katmandu è uno dei luoghi più sacri e più folli al mondo.</p>
<p>La prima cosa che faccio arrivando a Katmandu è come un rito per me: brindo con una Himalaya beer alla mitica Shamballa, forse anche po&#8217; per esorcizzare la fatica del lungo viaggio che mi aspetta lasciando la città per attraversare le verdi e lussureggianti foreste del subcontinente indiano, fino ai desolati altipiani del Tibet.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_fiori.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_fiori.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_sadu.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_sadu.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/kmichi.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/kmichi.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ksadu1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ksadu1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/k2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/k2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><strong>Tibet </strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una buona dose di natura imponente tra Katmandu e la frontiera con la Cina, dalla quale si entra in Tibet. Una strada che sale attraverso tornanti tra le montagne più alte del mondo, tra cascate e orridi di cui non puoi vedere la fine, tra alberi altissimi, dal tronco elastico, robusto, pieno di vita. E le cascate che si intravedono tra i vapori delle nebbie e delle nuvole. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/verso_tibet1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/verso_tibet1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Viaggiando continuamente sull&#8217;orlo del precipizio, ogni volta che incroci una vettura che arriva in senso opposto è un tuffo al cuore. Anche percorrere questa strada per me è una sorta di rito, mi aiuta a lasciare piano piano il conosciuto. Michelangelo è entusiasta, euforico. La natura qui è così potente, così bella, così fiera di sé!.. Per il momento accusa solo un po&#8217; di mal di testa. Attraversiamo la frontiera tra l&#8217;India e la Cina, entriamo in Tibet.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage//pagine/tibet/frontiera.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/frontiera.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Zhangmu, la prima città tibetana dopo il confine, è la tipica cittadina di frontiera, il traffico reso caotico dai camion che trasportano merci, la gente di passaggio, dall&#8217;aria indifferente, dallo sguardo altrove. Decidiamo di proseguire e di trovare un altro posto dove fermarci per la notte. Arriviamo a Nyalam, un piccolo villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui non ci sono alberghi, ma solo pensioni di quart&#8217;ordine, davvero in pessime condizioni. Tuttavia dobbiamo fermarci, sta arrivando il buio e non possiamo proseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">I disagi di Michelangelo si accentuano, ha nausea, ora, oltre al mal di testa. Tuttavia, essendo a digiuno dalla mattina, accetta di consumare la cena in un ristorante cinese di fronte alla nostra pensione. Si addormenta nel suo sacco a pelo, nella piccolissima cameretta che ci hanno messo a disposizione, le pareti sono fatte di lamiera e dal bagno di sotto sale un odore di latrina disgustoso. Io sono accanto a lui, non gli tolgo gli occhi di dosso per tutta la notte. Ogni tanto si sveglia e lamenta il mal di testa, poi si riaddormenta, a tratti ha caldo, suda, e vuole gettare via il sacco a pelo, a tratti bisbiglia &#8220;ho freddo!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre vissuto il Tibet con un sentimento di libertà ispirato dagli spazi sconfinati di cui la natura sa dare spettacolo; é incredibile per me trovarmi ora rinchiusa tra quattro mura di lamiera con mio figlio che sta male e l&#8217;angoscia che la sua condizione possa peggiorare l&#8217;indomani. Eppure mi sembra un passaggio obbligato, una prova che devo, che dobbiamo superare per oltrepassare uno scoglio del destino e raggiungere il mare aperto della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti mi sento sicura che l&#8217;indomani il pericolo rientrerà nei limiti della normalità, a tratti mi sembra che, se il mio destino deve proprio farmi vivere una prova difficile, è proprio qui che mi accadrà: in Tibet, dove sono le eco dei canti dei poeti, degli insegnamenti degli yogin, dei maghi, dei profeti, dei mistici, che mi hanno tanto entusiasmata. Se è vero che microcosmo e macrocosmo coincidono e ciò che è fuori è simultaneamente all&#8217;interno; quei luoghi sono una parte di me significativa. L&#8217;indomani le condizioni di Michelangelo risultano peggiorate. Lo aiuto a vestirsi e a salire sulla jeep. Gli altri che sono insieme a noi insistono sull&#8217;ipotesi che non stia accadendo nulla di grave, che i sintomi di Michelangelo svaniranno presto, non appena egli si sarà abituato all&#8217;altitudine. Siamo a 3&#8217;800 metri, ed entro sera dovremo arrivare fino a 5.050, quando attraverseremo un passo chiamato Lalung-La.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage//pagine/tibet/milarepa_cave.html"></a>Ci dirigiamo verso il luogo dove la leggenda vuole che il grande yogin Milarepa, poeta ed eremita, abbia trascorso diverso tempo della sua vita in meditazione. Per quante volte io sia già stata nella regione dell&#8217;Himalaya questa è la prima volta in cui mi sono riservata l&#8217;occasione di visitare quella grotta, che è un luogo molto significativo nel mio immaginario. Michelangelo è disteso sul sedile posteriore della jeep, con la testa appoggiata alle mie gambe. Io gli accarezzo i capelli, mentre gli racconto la vita di Milarepa e cerco di farmi coraggio leggendo qualche frase dei suoi canti.</p>
<p> </p>
<p><em>Lassù, in mezzo al cielo azzurro, </em></p>
<p><em>la coppia del sole e della luna vive felicemente: </em></p>
<p><em>è il palazzo meraviglioso degli dèi. </em></p>
<p><em>(.) </em></p>
<p align="center"><em>A est sulla montagna innevata dal picco di cristallo, </em></p>
<p align="center"><em>il bianco leone delle nevi vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il re che governa sui quadrupedi, </em></p>
<p align="center"><em>come segno di grandezza, non mangia carne putrefatta. </em></p>
<p align="center"><em>Quando scende verso i prati verdi, </em></p>
<p align="center"><em>possa la tormenta di neve non diventargli nemica! </em></p>
<p align="center"><em>  A sud, al riparo del folto della foresta, </em></p>
<p align="center"><em>la tigre dal manto striato vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il campione di tutte le belve, </em></p>
<p align="center"><em>come segno di coraggio, non esista a sacrificare la vita. </em></p>
<p align="center"><em>Quando vaga per i sentieri stretti, </em></p>
<p align="center"><em>possa la trappola non diventarle nemica! </em></p>
<p align="center"><em>  A ovest, nel turchese scintillio del lago </em></p>
<p align="center"><em>il pesce dalla pancia bianca vive felicemente; </em></p>
<p align="center"><em>è il danzatore dell&#8217;elemento acqua, </em></p>
<p align="center"><em>per lo stupore rotea i suoi occhi dorati. </em></p>
<p align="center"><em>Quando insegue i cibi che desidera, </em></p>
<p align="center"><em>possa l&#8217;amo non diventargli nemico! </em></p>
<p align="center"><em>  A nord sull&#8217;immensa roccia rossa, </em></p>
<p align="center"><em>l&#8217;avvoltoio, re degli uccelli, vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il veggente tra i pennuti </em></p>
<p align="center"><em>meraviglia! Non uccide i suoi simili. </em></p>
<p align="center"><em>Quando cerca il cibo tra le vette delle tre montagne, </em></p>
<p align="center"><em>possa la rete non diventargli nemica! </em>(p. 43).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, giunti a destinazione, Michelangelo cammina faticosamente verso il tempietto dedicato a Milarepa. Mi accorgo che non ha più una buona coordinazione motoria. &#8220;Portami a casa, mamma&#8221;, mi dice. Io dico agli altri che li aspetterò in auto. Resto sulla jeep, Michelangelo rimane sdraiato con la testa appoggiata alle mie ginocchia. È pallido e il suo cuore batte fortissimo. Non aspetto più. I telefonini non funzionano, non c&#8217;è campo. Chiedo a un ragazzino tibetano che gioca con i suoi amici a poca distanza dalla jeep di correre a chiamare i miei amici che sono scesi verso la grotta e di dire loro di tornare immediatamente indietro. Appena ci raggiungono,Rashid l&#8217;indiano che è con noi, prende dal baule della sua jeep una bomboletta di ossigeno e me la porge. &#8220;Se respira un po&#8217; di ossigeno starà meglio&#8221;, mi dice. &#8220;È questione di abituare l&#8217;organismo all&#8217;altitudine&#8221;. Non ho la stessa impressione. Getto un&#8217;occhiata al sentiero che conduce alla grotta di Milarepa. E penso che, nella misura in cui il maestro, al pari del guaritore, è un archetipo, ed è dentro di noi, posso rivolgermi a lui. &#8220;Maestro, ti prego, aiutami a prendere la decisione migliore&#8221;, penso. Mi accorgo che il cielo si è fatto scuro e pare che le nuvole, ingrossandosi stiano scendendo verso terra, mentre la nebbia sta salendo. È giorno, ma il sole è talmente oscurato che pare già sera. Ricordo di essere nell&#8217;Himalaya, dove tra corpo e terra, organi ed elementi della natura, non c&#8217;è differenza e d&#8217;improvviso divengo assolutamente certa di ciò che sta accadendo a me e a mio figlio. &#8220;L&#8217;ossigeno non serve, è solo un palliativo, ci farebbe perdere del tempo prezioso. Voglio portarlo giù a una quota più bassa, immediatamente!&#8221; dico al mio gruppo. Devo sembrare così decisa dal tono delle mie parole, che nessuno prova a contraddirmi, benché ci siano difficoltà enormi: un giornata intera di jeep tra tornanti e nebbie che ci separa dal confine tra la Cina e il Nepal, il visto di gruppo, da cui non è scorporabile un permesso individuale per me e Michelangelo per attraversare il confine e, non da ultimo, il fatto che proprio io sono la guida di quel gruppetto di persone che mi guardano ammutolite, esterrefatte.<br />
Il Tibet è una terra di dèi, demoni, demonesse, orchesse e spiriti selvaggi che sono l&#8217;incarnazione delle forze elementari ostili e delle potenze naturali. Gli antichi testi che descrivono la conquista del Tibet da parte degli yogin tantrici buddisti, che civilizzarono le popolazioni nomadi, definiscono le loro imprese come esorcismi di demoni e demonesse che rappresentano una natura impervia, difficile a essere conquistata, ma anche silenziosa, potente, affascinante. Gli antichi mistici e monaci del Tibet appaiono come maghi o sciamani capaci di potenti esorcismi e di ogni sorta di magia, compresa quella di volare nell&#8217;aria. Ancora oggi il Tibet possiede una geografia mitica, in cui il i picchi montani sono i falli delle divinità e le valli i corpi distesi delle demonesse. Molti tibetani praticano ancora il pellegrinaggio spirituale, cimumambulando intere montagne e laghi ritenuti sacri. In verità non c&#8217;è monte o lago o fiume in Tibet che non sia considerato sacro. I pellegrini ancora oggi parlano di come i monti sacri del Tibet inchiodino alla terra i corpi delle demonesse, che rappresentano l&#8217;energia sessuale selvaggia della natura. In particolare, Padmasambhava, detto Guru Rimpoche, il leggendario personaggio a cui viene attribuito il merito di aver portato il tantrismo dall&#8217;India al Tibet, compì un percorso che partiva da Katmandu e saliva fino ai piedi dell&#8217;Everest, proprio quello che noi avevamo programmato di fare. Nel suo viaggio Guru Rimpoche esorcizzò e sottomise tutti i demoni che incontrò sul proprio cammino e in particolare i guardiani dei passi del &#8220;Paese delle Nevi&#8221;. Le tecniche che usò Guru Rimpoche per soggiogare i &#8220;signori della terra&#8221; sono descritte nei testi antichi del tantrismo buddhista e, poiché, per loro, la conquista sugli spiriti della natura e sulle forze dell&#8217;inconscio è una medesima impresa, ancora oggi i lama usano e insegnano quelle tecniche nelle loro meditazioni e nei loro riti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet6.jpg" alt="" width="150" height="113" /><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet6.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile, viaggiando per il Tibet, vedere all&#8217;improvviso, nei luoghi più impensabili, pile di sassi e pietre, sono i <em>chorten </em>, o <em>stupa </em>, montagne simboliche, &#8220;chiodi&#8221;, o &#8220;pugnali rituali&#8221; che tengono a bada le forze demoniache della terra sottostante. Anche i pennoni, e i pali su cui svettano le bandiere di preghiera, i santuari eretti in luoghi deserti a mezzo di semplici corde a cui sono legate le colorate bandierine di preghiera, rappresentano un omaggio alle dèe della natura e ai signori della terra. A volte i pali piantati sui tumuli di pietre o di terra simboleggiano i signori della terra stessi ( <em>sadak) </em>e ricevono i corrispondenti riti propiziatori da tutti i pellegrini che si trovano a passare di lì. Ciascuno di questi &#8220;chiodi&#8221; può essere visto anche come un ago per agopuntura piantato nel corpo della terra, con l&#8217;effetto di curare ed equilibrare il campo energetico ambientale. Qui, dove l&#8217;idea di inconscio così come è stata concepita da Freud e dalla psicoanalisi, non è mai arrivata, le forze della terra e quelle dell&#8217;inconscio sono ancora rappresentazioni del potere visionario della coscienza umana: due facce della medesima esistenza. Qui l&#8217;inconscio è da definirsi come &#8220;lo stato naturale dell&#8217;essere&#8221;, non è una condizione di oscurità, di mancanza di consapevolezza, non è uno stato peccaminoso di impulsi primordiali, ma, al contrario, uno stato di chiara luce che sorge spontaneamente, come il calore del sole nasce congiuntamente al sole, quando, al cadere di ogni sforzo per fare o per essere qualcosa, all&#8217;acquietarsi di ogni pensiero, ci si ritrova svegli dall&#8217;illusione. Qui siamo in un paesaggio numinoso, mitico e fantastico, che Ma gcig, Yeshe Tsogyel, Guru Rimpoce, Milarepa hanno conquistato al suono del medesimo grido: <span class="poesie"><strong><em><span style="color: #9966ff;">Emaho! Meraviglia!</span></em></strong></span> E ancora oggi, a chi sa bene ascoltare, è evidente che le altissime montagne conservano e si rimandano l&#8217;eco di quel grido di conquista: Emaho! Meraviglia!<br />
In tre giorni io e Michelangelo siamo andati e tornati dalla dimora degli dèi nel &#8220;Paese delle Nevi&#8221;, mai avrei pensato di poter compiere un simile percorso in così poco tempo. Ma siamo tornati con una sensazione di vittoria nel cuore, come di chi ha saputo accogliere la sfida del destino e non esserne travolto. L&#8217;impressione fondamentale che ne abbiamo riportato è stata quella di aver esorcizzato molti tra i dèmoni delle nostre paure.Che importa sapere, adesso, se, proseguendo il nostro cammino le condizioni di Michelangelo si sarebbero aggravate, oppure il suo stato di salute sarebbe tornato alla normalità? Non è secondo la logica della mente che si dialoga con i numi, tra i monti dell&#8217;Himalaya.</p>
<table style="text-align: justify;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ruote.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ruote.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet7.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet7.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet3.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet3.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/villaggio.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/villaggio.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/bimbo.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/bimbo.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/5220.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/5220.jpg" border="0" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ngapka</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rashid prende il mio posto alla guida del gruppo. È soprattutto grazie a lui, che non trascura mai di chiedere informazioni ai nomadi che incontra, che, dopo qualche giorno di ricerca, gli amici che hanno continuato il viaggio riescono a scovare una delle figure più suggestive del Tibet visionario. un ngakpa.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ngapka.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ngapka.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I ngakpa sono maestri dello yoga tantrico, essi vivono per lo più isolati, in eremitaggio, sono depositari della tradizione Dzogchen, che rappresenta la via dei Tantra più elevati, il cammino considerato il più rapido e intenso. Dalle popolazioni nomadi e da quelle stanziali che abitano nei villaggi, i ngakpa sono ritenuti degli psicopompi, ovvero dei conoscitori del regno del <em>post mortem </em>. Essi vengono chiamati al capezzale dei defunti per accompagnarne l&#8217;anima nei mondi del transito che, secondo la tradizione dello yoga tantrico, si estendono tra la morte e una successiva rinascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rituale dell&#8217;accompagnamento dell&#8217;anima del morente si trasforma in un insegnamento per i vivi che compiono la veglia funebre. Raccontando le prove che l&#8217;anima deve superare nel <em>post mortem </em>, il ngakpa dona, infatti, rivelazioni per la vita. Le parole che il ngakpa sussurra davanti al capezzale del defunto sono ispirate alla tradizione del Bardo Tosgrol, il Libro Tibetano dei Morti, che la leggenda attribuisce a Guru Rimpoche stesso. Il ngapka spiega che la &#8220;chiave segreta dell&#8217;arte del morire&#8221; è nel non avere paura e nel mantenere, in ogni momento, durante la morte e durante il transito tra la morte e la successiva rinascita, un&#8217;attenzione vigile e costante. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ngapka2.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ngapka2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La paura ci costringe a non guardare, offusca la visione e fa cadere la coscienza nella fossa dell&#8217;oblio, per cui diveniamo preda delle forze avverse e vittime degli eventi che ci trascinano a nostra insaputa. La chiave segreta dell&#8217;arte del non avere paura, consiste nel ricordare a se stessi incessantemente che tutto ciò di cui si va facendo esperienza è una nostra stessa emanazione, un sogno, un&#8217;illusione, mentre la realtà altro non è che chiara luce senza interruzioni. Anche il corpo è un &#8220;veicolo di pura apparizione&#8221; che si dissolve e si riforma come un&#8217;ombra che appare e svanisce secondo il cammino del sole. Presa consapevolezza della vacuità dell&#8217;oggetto e del corpo, la paura svanisce; si comprende, infatti, che nessun pericolo è reale, giacché neppure il nulla può nuocere al nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi l&#8217;ottanta per cento dei tibetani sceglie di avere una sepoltura a cielo aperto. Esistono luoghi per i funerali, nei quali e severamente vietato recarsi con telecamere o macchine fotografiche, dove i cadaveri vengono tagliati in piccoli pezzi per essere dati in pasto agli uccelli.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Lo sciamano </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Lo sciamano è un guaritore, un conoscitore dei segreti profondi del corpo e dell&#8217;anima. Egli ha appreso ciò che sa non dalle letture e dai libri, ma per via estatica, per rivelazione. Lo sciamano, dunque, è innanzitutto uno specialista dell&#8217;estasi, della trance, degli stati ampliati di coscienza. I suoi maestri sono gli stessi dèi e demoni di cui l&#8217;impervia e potente natura del Tibet è carica. Al pari degli yogi, dei lama, dei monaci buddhisti, dei ngapka e di tutti i mistici, la sua verità è poetica, non letterale. Il mondo per lui è frutto del potere visionario dell&#8217;uomo e l&#8217;uomo è una conseguenza del potere visionario dell&#8217;anima e persino l&#8217;anima è un frutto della visione: tutto è visione.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo dove l&#8217;illusione è illusione e la realtà è anch&#8217;essa illusione, lo sciamano è un illusionista che estrae dai corpi dei propri pazienti la malattia senza praticare ferite, che si traveste per incarnare il proprio spirito guida, il quale gli dice il da farsi, sulla base di una conoscenza antica quanto l&#8217;Himalaya. Lo sciamano è un poeta che si nutre di verità metaforiche e non oggettive, un figlio degli spiriti, uno spirito a sua volta, un bandito per la ragione, che non lo comprende e si sforza di smascherarlo. Ma lo sciamano intende il proprio travestimento come lo stesso travestimento che indossa la natura nel suo eterno gioco.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano0.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano0.jpg" alt="" width="150" height="120" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano1.jpg" alt="" width="150" height="120" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Yogi, tantrici, lama, eremiti, poeti, ngapka, sciamani, spiriti e signori della terra, incarnano la parte irrazionale dell&#8217;uomo, che nella nostra tradizione occidentale, scientifica è sempre stata associale al femminile. Qui, in Tibet, dove la terra è l&#8217;inconscio, il cosiddetto tantra madre, ovvero la tradizione esoterica dei misteri, appare, ancora viva, malgrado le violenze, i crimini, la distruzione sistematica dei monumenti religiosi e la profanazione di qualsiasi luogo, oggetto, ritiro spirituale, operata in Tibet dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione culturale, la quale voleva l&#8217;eliminazione dei &#8220;quattro vecchi&#8221;: pensiero, cultura, usanze e tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tib<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/nonna_sciamano.html"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/nonna_sciamano.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a>et ha, tuttavia, ancora un patrimonio di opere d&#8217;arte sacre di inestimabile valore la cui salvaguardia è affidata agli sforzi internazionali. Oggi, i visitatori che lasciano il Tibet lo fanno con un senso di tristezza nel cuore, con la consapevolezza che salvare il Tibet, la sua immagine, la sua cultura e ciò che esse significano per il mondo, sia un&#8217;ardua impresa. Un compito difficile di fronte al quale, però, è necessario non arrendersi.</p>
<p> </p>
<p> <strong>Il Kumbun di Gyantse</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La parola kumbun significa 100.000 immagini. Il kumbun è uno stupa, cioè una costruzione a cupola con base e cuspide, che segnala un luogo di potere. Un kumbun contiene innumerevoli immagini e dipinti. Famosissimo in Tibet é il kumbun di Gyantse. Si può pensare che un kumbun sia una raffigurazione dell&#8217;inconscio naturale. Paura, rabbia, volontà, potenza, depressione, euforia, aggressività, amore: eccoli, gli déi, i demoni, le energie inconsce che fanno parte di ciò che siamo, al di là dei confini dell&#8217;Io.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entrare in ciascuna delle innumerevole porte del kumbun e vedere le icone, le statue o i dipinti che vi sono contenuti e che paiono &#8220;saltar fuori&#8221; dal buio all&#8217;improvviso, è veramente come viaggiare per i gironi del mondo interiore.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero3.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero3.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/dei1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/dei1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/dei2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/dei2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monaci1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monaci1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>I monaci e i monasteri </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaci_fil.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1664" title="Monaci tibetani impegnati in un dibattito filosofico" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaci_fil-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Depositari della cultura, della filosofia e della tradizione, i monasteri ospitano molti tibetani che hanno lasciato la vita mondana per indossare l&#8217;abito arancione. Esistono sia monasteri maschili che femminili. Ogni monastero è brulicante di monaci che, a tratti, non si notano, tanto silenziosa e discreta è la loro presenza, non si vedono, ma si percepiscono ovunque, al di là dei muri entro i quali è consentito ai viaggiatori camminare, a tratti, invece, si vedono tutti quanti insieme rumorosamente, come nel collegio filosofico, un giardino dove i monaci discutono animatamente di filosofia sotto gli occhi del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monaci_fil.html"></a>La presenza di ognuno di questi monaci è assolutamente indispensabile per la sacralità stessa del monastero: ciascuno di essi, infatti, rappresenta un aspetto della divinità alla quale il monastero è dedicato, ne è una incarnazione e ne manifesta la potenza. La preghiera è ciò che li unisce e nel momento in cui, al suono del grande gong e dei mulini di preghiera, recitano i <em>mantra </em>, essi paiono veramente un unico essere. Le loro voci, così basse e potenti, paiono il canto di un dio sorto dalle profondità della terra.</p>
<p><strong>Il Potala</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1662" title="Il Potala" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/potala-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/potala.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;epoca in cui fu portata a termine la sua costruzione, e cioè, a partire dal 1649, il palazzo-fortezza del Potala è stato la sede di tutti i Dalai Lama, sebbene, a partire dalla fine del XVIII secolo, con la costruzione del palazzo d&#8217;estate del Norbulingka, sia servito solo come residenza invernale.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/potala.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Potala era anche la sede del governo. Il Dalai Lama, oggi costretto a vivere in esilio nell&#8217;India del Nord, è sia guida spirituale che politica del Tibet. L&#8217;immensa devozione dei tibetani nei confronti del Dalai Lama può essere compresa solo alla luce del fatto che essi lo pensano come l&#8217;incarnazione di Avalokiteshvara, il Buddha della Compassione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Potala venne fatto costruire dove sorgeva una caverna di meditazione nella quale si recò in ritiro spirituale un antico re. Quella caverna venne benedetta dallo stesso Guru Rimpoche. Oggi, la poderosa struttura del Potala è un grande museo dove è possibile ammirare molte opere d&#8217;arte a carattere religioso, tra le quali le cappelle che custodiscono le statue raffiguranti i vari aspetti del Buddha e le icone che ricordano i maestri che per primi introdussero in Tibet le pratiche e i rituali tantrici.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Tre le raffigurazioni del Buddha ve ne una di carattere assolutamente tantrico e naturale: quella del Kalacakra Buddha, il quale è rappresentato nell&#8217;atto dell&#8217;unione erotica con la propria compagna. Il Buddismo in Tibet ha un carattere decisamente unico a causa della sua matrice tantrica e sciamanica. I primi maestri che portarono il Buddhismo dall&#8217;India al Tibet, infatti, erano tantrici. Il Buddismo tantrico, andò ad innestarsi sulla religione preesistente in Tibet: il Bon, di matrice sciamanica. Il Bon e il tantrismo hanno talmente permeato di sé il Buddhismo in Tibet da renderlo unico al mondo: esso ha mantenuto le caratteristiche della religione animistica di natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la vasta letteratura sacra del Buddhismo tantrico, vogliamo ricordare il bellissimo testo del maestro Naropa, chiamato Kalacakra Tantra. Naropa, ispirato dal maestro Tilopa, ha lasciato altresì metodi yoga assai importanti nella tradizione tantrica, come lo &#8220;Yoga del Calore&#8221;, alla pratica del quale si dedicò in modo particolare il poeta Milarepa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Lo Yoga del Calore consente, attraverso una particolare tecnica di respirazione, di produrre Dummo, o calore interno, da cui hanno origine, forza, potere spirituale, intuizione e conoscenza. Una caratteristica evidente degli esercizi tantrici è che essi tendono sempre a unire l&#8217;esperienza fisica &#8211; come quella che può derivare dalla pratica di una determinata tecnica di respirazione o da una certa posizione del corpo &#8211; con l&#8217;esperienza visionaria.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Affinché risulti efficace, l&#8217;esperienza deve prodursi simultaneamente sia sul piano materiale, sia sul piano immaginario. L&#8217;unione erotica di Padre e Madre, simboleggiata dal Kalacakra Budda, è appunto la metafora dell&#8217;unità degli opposti. La vera esperienza, l&#8217;esperienza che produce il cambiamento, è un evento di unità degli opposti nel quale gli estremi si danno l&#8217;uno all&#8217;altro rivelandosi sacri, ovvero capaci del sacrificio di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Yoga Tantrico, che è considerato la forma più esoterica e più potente dello Yoga, come nell&#8217;antichità, così ai giorni nostri, non è un insegnamento popolare: pochi individui, in Tibet come nel resto del mondo ne possiedono i segreti. Secondo una tradizione, si narra che il Buddha fece girare la ruota del Dharma tre volte, ad ogni giro comunicando dottrine via via sempre più ardue e profonde. Il terzo ciclo di insegnamenti, il più esoterico, venne dato dal Buddha in un tempio dell&#8217;India meridionale, e codificato in un gruppo di testi chiamati Tantra.<br />
Molti di quei testi sono stati rinvenuti nelle montagne del Tibet, dove erano stati sepolti. E molti di quei gioielli si dice siano ancora sepolti nel Paese delle Nevi, giacché ogni libro porta un insegnamento adatto a una determinata epoca e bisogna che esso sia rinvenuto e messo a disposizione degli uomini nel giusto momento. Il Pese delle Nevi è un luogo di grande potere spirituale, un mondo sacro, dedicato alla Dea Madre, che custodisce tesori, consci e inconsci, di inestimabile valore.</p>
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		<title>Le oracolesse tantriche in Ladakh</title>
		<link>http://www.voyagesillumination.com/2008/12/le-oracolesse-tantriche-in-ladakh-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 10:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ladakh e Kashmir]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[oracolesse]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006 di Selene M. Calloni Williams Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto &#8220;Piccolo Tibet&#8221; indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un&#8217;oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/le-oracolesse-tantriche-in-ladakh-2/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Selene M. Calloni Williams</p>
<p style="text-align: justify;">Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto &#8220;Piccolo Tibet&#8221; <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/151.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/151.jpg" alt="Un'oracolessa tantrica in Ladakh" width="150" height="113" align="right" /></a>indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un&#8217;oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata all&#8217;interno della sua famiglia da nonni a nipoti, saltando sempre una generazione. Lei sta istruendo il nipote che è colui che diverrà oracolo alla sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/118.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/118.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa semplice e pulita, al centro di uno stupendo giardino pieno di fiori profumati attraversati da un piccolo rivolo d&#8217;acqua limpida, nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d&#8217;altitudine. Tutt&#8217;intorno alla dimora dell&#8217;oracolessa, le montagne himalayane danno l&#8217;emozione della sconfinata potenza della natura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1636"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella <em>trance </em>. Compie offerte agli spiriti gettando nell&#8217;aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la <em>trance </em>ha inizio. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/oracolessa1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/oracolessa1.jpg" alt="" width="150" height="155" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi <em>mantra. </em>Impugna il <em>dorje </em>, l&#8217;oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Saskia Rimpoche è l&#8217;alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/oracolessa1a.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/oracolessa1a.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Ayu Iamo incarna, in effetti, il potere di uno spirito di straordinaria efficacia immaginativa: Maha-Kala, la Grande Kala. Kala, o Kali, è percepita dai tantrici buddisti e induisti come la rappresentazione dell&#8217;energia cosmica, la forza esecutrice del Supremo. Come tutte le divinità tantriche, ha due aspetti: quello pacifico e quello adirato. La Kala Nera , detta anche la Guerriera dei Mondi, è una rappresentazione fortemente vitale della Grande Madre, la divinità di natura che precede l&#8217;avvento delle religioni cosiddette storiche o sociali. Incarnare una simile potenza non è cosa facile e soprattutto non è cosa di per sé innocua nei confronti della società civile. La grande Kali è la pura forza naturale, al di là dei concetti di bene e di male imposti dai valori religiosi e civili delle società. La grande dea precede l&#8217;avvento della mente umana e delle discriminazioni. Bisogna, dunque, che chi incarna la potenza della dea all&#8217;interno della società conosca innanzitutto i modi per governarla in base ai criteri di bene e male che sono comuni. Di qui il significato del &#8220;permesso&#8221; rilasciato dall&#8217;alto lama all&#8217;oracolessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua <em>trance </em>Ayu Iamo ha messaggi e gesti da elargire, da parte di Mahakala, a tutti i presenti. Ognuno rimane profondamente colpito dall&#8217;acutezza e dalla pertinenza di ogni messaggio e ne farà tesoro. L&#8217;oracolessa svolge una funzione taumaturgica sulla psiche dei presenti, secondo il metodo tantrico, il sistema della grande dea, il quale consiste nell&#8217; <em>aggravare il peso </em>, anziché ricorrere ad <em>antidoti rasserenanti e piacevoli. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>. il metodo segreto sta proprio nell&#8217;aggravare il peso.<em><em><em><em><em><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/074.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/074.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se tutta la realtà non viene aggravata non si può ottenere la liberazione con l&#8217;uso di antidoti rasserenanti e piacevoli. </em></p>
<p style="text-align: justify;">(Da Ma gcig <em>Canti Spirituali </em>, ed. Adelphi. Pp. 76, 77.)</p>
<p style="text-align: justify;">Così Ayu Iamo nella <em>trance </em>si comporta come una folle di fronte ai folli, come una depressa di fronte ai depressi. Mette in scena l&#8217; <em>anima nera </em>sputando, urlando, percuotendo con il <em>dorje </em>di pesante metallo le persone che si inchinano dinnanzi a lei, spettinandosi i capelli &#8211; quasi pare spulciarsi &#8211; estroflettendo la lingua ed emettendo suoni gutturali profondi. Tassativamente proibisce ai presenti di filmare e di fotografare.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine le sue parole e i suoi gesti sono illuminanti per tutti, anche per i più scettici. Non è necessario fare domande, interrogando l&#8217;oracolo: Mahakala sa cosa dire e conosce a chi dire, non ha bisogno di domande.</p>
<p style="text-align: justify;">I &#8220;pazienti&#8221; più bisognosi ottengono da lei talismani fatti con il filo che avvolge il <em>dorje. </em>Questi medicamenti dell&#8217;anima hanno efficacia immediata a giudicare dall&#8217;espressione di sollievo di chi li riceve.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Mahakala decide di lasciarla, poiché non ha più nulla da dire e da dare ai presenti, Ayu Iamo vede riflesso nel vetro della credenza l&#8217;immagine di un animale che lei chiama <em>belungpa </em>, una specie di orsetto panda, uno degli animali che la tradizione lega alle raffigurazioni della grande dea. Allora l&#8217;oracolessa sa di poter uscire dalla <em>trance </em>. Con burro, riso, acqua e incenso compie le offerte che pongono fine al rito mentre il suo corpo prende ad agitarsi come scosso da improvvise convulsioni. Dopo che tutto è avvenuto, Ayu Iamo torna ad essere una <em>donna normale </em>, un&#8217;esile vecchietta dallo sguardo dolcissimo e sorridente. Dice di non ricordare nulla di ciò che successo durante la <em>trance </em>e sostiene di non essere più in grado di parlare la lingua tibetana, che pure padroneggiava perfettamente nella <em>trance </em>, dice che quando è <em>una donna comune </em>sa parlare solo il ladakhi, la lingua della sua terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando tra i coloratissimi fiori del suo giardino si presta a rispondere ad alcune domande. È in questa occasione che racconta del <em>permesso </em>rilasciatole da Saskia Rimpoche. Inoltre parla della distinzione tra gli oracoli ufficialmente accreditati dall&#8217;istituzione religiosa e tutti gli altri. Il problema per gli oracoli che non sono stati istruiti ad usare la forza che si manifesta attraverso loro è grave, può portarli alla malattia, alla follia. L&#8217;alto lama Saskia Rimpoche non solo istruisce gli oracoli che poi verranno ufficialmente accreditati come tali, ma è anche in grado di togliere i poteri agli oracoli selvaggi, quelli che sfuggono alle regole e al controllo dell&#8217;istituzione, e può fare questo, garantisce Ayu Iamo, anche a distanza operando su di una loro fotografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è poi un&#8217;altra distinzione da fare, ci spiega ancora Ayu Iamo, e questa riguarda la forma pacifica e la forma arrabbiata delle divinità che si manifestano attraverso gli oracoli. Ayu Iamo si proclama veicolo della forma pacifica di Mahakala. Ma, ci spiega, una volta l&#8217;anno, nel monastero o <em>gompa </em>detto Matho <em>, </em>non distante dalla città di Lhe, si svolge il <em>festival degli oracoli </em>. In questa occasione uno o più monaci incarnano la forma arrabbiata della divinità di natura e nella <em>trance, </em>che si protrae per una settimana o più, essi possono compiere veri prodigi come, per esempio, quello di correre bendati sulle mura del Matho gompa o di viaggiare sulle montagne che circondano il monastero a una velocità incredibile, al punto che, agli occhi degli spettatori, sembrano volare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il festival viene preparato di anno in anno. Ogni volta vengono estratti a sorte i nomi dei monaci che l&#8217;anno successivo incarneranno la forma adirata della divinità, dopodichè essi si preparano per un anno interno compiendo ritiri ed esercizi spirituali. Durante il festival i monaci-oracoli sono in grado di predire il futuro del loro popolo e persino i principali eventi mondiali che accadranno nell&#8217;anno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/158.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/158.jpg" alt="Un'oracolessa in Ladakh" width="200" height="195" align="left" /></a>A Zangsti, un quartiere di Lhe, vive un&#8217;altra famosa oracolessa, il suo nome è Tsewang Dolma Agupa, il dio che la pervade nella <em>trance </em>è Manla Gyampo, una divinità dai particolari poteri taumaturgici.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/161.html"><img style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/161.jpg" alt="Un'oracolessa in Ladakh" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p>L&#8217;oracolessa opera guarigioni succhiando dal corpo della persona malata le forze nocive. A volte sugge mettendo direttamente le labbra a contatto con la parte malata del corpo del paziente, a volte sugge a mezzo di una lunga cannuccia trasparente.</p>
<p>Stakna Rimpoche è l&#8217;alto lama che ha dato a Tsewang Dolma Agupa il permesso di operare come oracolessa e guaritrice. Lo spettacolo della guarigione a mezzo del succhiamento è molto forte: l&#8217;oracolessa sugge e sputa in un contenitore grandi quantità di liquido schiumoso.</p>
<p>Tsewang Dolma Agupa non ha ricevuto i poteri dalla famiglia. A ventiquattro anni ha dato segni di squilibrio mentale, perciò è stata portate dal lama Stakna Rimpoche il quale l&#8217;ha avviata ad un addestramento spirituale durato più di dieci anni al termine del quale Tsewang Dolma Agupa ha fatto ritorno a casa nei panni dell&#8217;oracolessa.</p>
<p>Storia straordinaria quella della donna oracolo di Zangsti, che dimostra come nella malattia si nasconda una forza al di sopra delle possibilità razionali e sociali di comprensione e di gestione.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/090.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/090.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/089.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/089.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/095.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/095.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/249.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/249.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Il bon in Ladakh</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 14:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ladakh e Kashmir]]></category>
		<category><![CDATA[Bon]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Voyagesillumination in LADAKH, nella splendida &#8220;Valle della Luna&#8221; come esplorazione di un mondo &#8220;altro&#8221;, come viaggio onirico in un altro pianeta, come esperienza interiore meditativa dell’infinito potenziale umano. Il Bon in Ladakh È la religione autoctona dei alcune regioni della fascia Himalayana ed è sopravvissuta – con le sue tradizioni arcaiche sciamanico-animistiche – fino &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/il-bon-in-ladakh/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Con Voyagesillumination in LADAKH, nella splendida &#8220;Valle della Luna&#8221;<br />
<strong>come esplorazione di un mondo &#8220;altro&#8221;,<br />
come viaggio onirico in un altro pianeta,<br />
come esperienza interiore meditativa dell’infinito potenziale umano.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><br />
<img class="aligncenter" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/ladakh2.jpg" alt=" Ladakh" hspace="5" vspace="5" width="300" height="225" /></p>
<p><strong>Il Bon in Ladakh</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È la religione autoctona dei alcune regioni della fascia Himalayana ed è sopravvissuta – con le sue tradizioni arcaiche sciamanico-animistiche – fino ai nostri giorni.<br />
In Ladakh la scoperta dei tulku (reincarnati) degli oracoli e delle oracolesse, dei monaci e degli yogin di stampo bon è straordinaria, ci proietta in un mondo &#8220;altro&#8221;, in una visione dell’uomo e della sua psiche che ha molto da darci: è paragonabile al viaggio in un altro pianeta alla scoperta di una stirpe aliena da tutti i modi di concepire l’individuo a cui siamo abituati. La possibilità di ampliamento dei confini mentali che ne segue è un arricchimento straordinario.<br />
Nel Bon come nel Buddhismo tantrico la filosofia mistica e la psicologia naturale hanno un carattere magico e animistico di straordinario valore antropologico. L’elemento filosofico e speculativo si intreccia con una visione magica della vita che si fonda sul senso dell’impermanenza &#8211; cioè della contemporaneità di morte e vita &#8211; e della non oggettività delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1529"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/ladakh3.jpg" alt=" Ladakh" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le principali dottrine bonpo sono quelle che fanno riferimento al post-mortem. I sacerdoti bonpo sono degli sciamani psicopompi (conoscitori del post-mortem) ai quali la tradizione attribuisce la facoltà di volare nell’aria al suono del tamburo e di muoversi a piacimento tra i vari mondi. La leggenda li vuole diretti discendenti di saggi abitatori della mitica terra di Shambhala.<br />
Alcuni studiosi considerano il Bon la forma più antica del buddhismo. Di fatto Bon e Buddhismo tantrico risultano profondamente uniti. Oggi è quasi impossibile per un profano distinguere tra seguaci del bon e seguaci del buddhismo tantrico tanto i monasteri, i rituali, le tecniche meditative sono così simili.<br />
Il termine Bonpo è riferito ai seguaci del Bon. Il Bon e le sue influenze nel buddhismo sono presenti ai nostri giorni in Ladakh, Tibet, Nepal, Bhutan e nelle comunità dei monaci bonpo in esilio in India. Monasteri e santuari Bon sono diffusi e attivi in queste regioni.</p>
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<p><em> </p>
<p></em></p>
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		<title>Chi vede Ouessant, vede il proprio sangue</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 15:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ouessant]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un viaggio sull&#8217;isola di Ouessant di Ar-Den Ouessant è un isola che si trova al largo di Brest, sulla punta della Bretagna, i cui primi insediamenti umani accertati risalgono a 1500 anni a.c. Fatta a forma di granchio, è famosa sia per la bellezza &#8220;lunare&#8221; dei suoi paesaggi che per i naufragi attorno &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/chi-vede-ouessant-vede-il-proprio-sangue/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Reportage di un viaggio sull&#8217;isola di Ouessant<br />
di Ar-Den</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/rocce.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1751" title="L'isola di Ouessant" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/rocce-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ouessant è un isola che si trova al largo di Brest, sulla punta della Bretagna, i cui primi insediamenti umani accertati risalgono a 1500 anni a.c. Fatta a forma di granchio, è famosa sia per la bellezza &#8220;lunare&#8221; dei suoi paesaggi che per i naufragi attorno alle sue coste difese da secche e scogliere e vigilate da fari e sirene a vento. Difficile dare un&#8217; etimologia precisa al suo nome; per alcuni sarebbe l&#8217;isola del dio celtico <em>Heutz, </em>e quindi, in ragione della figura di tale dio, Ouessant sarebbe &#8220;l&#8217; isola spaventosa&#8221;, per altri deriva dal termine gallico <em>Uxisama </em>, da <em>Uchel </em>, quindi significherebbe &#8220;isola estrema&#8221;. Entrambi i significati si sposano benissimo con la sensazione che i suoi paesaggi destano al primo colpo d&#8217;occhio del visitatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci andai una prima volta vent&#8217; anni or sono, in un periodo di tempeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Appassionato di foto, scesi lungo la scogliera accanto al faro di Creac&#8217;h col desiderio di avvicinarmi a quegli elementi scatenati, quasi a cercare un&#8217;intimità piu&#8217; profonda con quella meravigliosa violenza, tentando di rubarne un po&#8217; tramite la celluloide, per averla sempre con me, come in quel momento. Scattai il piu&#8217; rapidamente possibile e risalii, avendo il tempo di vedere un&#8217;onda enorme spazzare il punto in cui ero pochi istanti prima. Questo ricordo non mi ha mai abbandonato, e il mio desiderio di tornare, per di piu&#8217; con un gruppo di amici ora si avverava.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/faro1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1753" title="Ouessant" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/faro1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1750"></span>Siamo partiti di notte con un Ford Transit a nolo, e ci siamo buttati lungo i millecinquecento chilometri che ci dividevano da Brest. Le chiacchiere si facevano via via piu&#8217; rade man mano che il sonno avanzava, e gli autisti si alternavano al volante ogni due ore per non rischiare affaticamenti eccessivi.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;aeroporto di Brest ci aspettava un otto posti che ci avrebbe portato sull&#8217;isola&#8230; Mi sentivo a casa, come se questa isola fosse veramente la mia terra natia. Infine, dopo due passi e un po&#8217; stanchi, tutti zitti davanti ad un velato tramonto che spalmava raggi pastello via via piu&#8217; tenui sopra un mare verde grigio. Regnava una calma assoluta, ferma, imperturbabile; una pace profonda accompagno&#8217; la notte, rotta solo dalle lame di luce dei fari: due colpi bianchi ed uno rosso di Stiff, tre fasci bianchi quello di Creac&#8217;h.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/tramonto1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1754" title="Bretagna" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/tramonto1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ouessant/versopern.html" target="_blank"></a><span class="bodyText">L&#8217;indomani il tempo era ancora bello pur se un po&#8217; ventoso; partimmo alla volta delle &#8220;rocce lunari&#8221; sulla strada per <em>Pern</em>. <em>&#8220;Qui voit Ouessant voit son sang&#8221; </em>cita un proverbio locale. La luce del mattino saturava i colori, le rocce dal rosso volgevano al marrone, lo sguardo spaziava all&#8217;infinito e soprattutto aria, tanta aria. Un&#8217;aria da respirare, da cui farsi possedere, da assorbire in ogni poro della pelle. Dava un senso di totale libertà, di gioia, di potere. Intorno a noi ancora qualche casa circondata da alti muretti in pietra atti a proteggere giardini e orti dal vento, il faro di Creac&#8217;h, poi prati resi ondulati dalla rabbia delle tempeste, infine la maestosità delle rocce a picco sul mare. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ouessant/casa.html" target="_blank"></a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/versopern.jpg"><img class="size-medium wp-image-1757  aligncenter" title="La strada verso Pern" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/versopern-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Piccoli fiori tra l&#8217;erba già rada, licheni colorati sulla pietra, odore di sale, folate di vento, fragore del mare, belati lontani, grida di gabbiani, riflessi delle onde, spuma bianca; tutto si mischiava nei sensi, ed i sensi non bastavano piu&#8217;. Ci sarebbero volute tante braccia per toccare, tante orecchie per sentire, tanti occhi per vedere contemporaneamente il cielo, le nuvole, il mare, il fondo del mare, gli scogli, gli animali; saliva il desiderio di percepire il vento come lo percepisce un filo d&#8217;erba, il mare come lo vive uno scoglio, gustare questa bellezza dall&#8217;alto, planando come un gabbiano. Veniva voglia di gridare, ridere, ballare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ouessant/colori.html" target="_blank"></a>La natura ci penetrava, faceva violenza ai sensi, alla pelle e al corpo per entrare. Gli occhi si aprivano di piu&#8217;, le narici vibravano, e una grande gioia ci invadeva . avremmo voluto tenerla sempre con noi, questa amante. Avremmo voluto avere corpi diversi, per vivere tutto questo caleidoscopio di vita; la materia era il limite, l&#8217;impossibilità e la paura di perdersi dissolvendosi in lei. E forse, questa bellezza terribile, questa forza potente e sessuale a cui non siamo abituati ci disorienta un po&#8217;, ci spaventa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ouessant/gruppomare.html" target="_blank"></a>Siamo rimasti parecchio tempo in quel prato scosceso vicino al mare, a turno parlando di cio&#8217; che si era vissuto e di cio&#8217; che ci preoccupava, ma certo ognuno serbando qualcosa d&#8217;inesprimibile nel proprio profondo personale.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il sole allungava le ombre delle rocce, era l&#8217;ora di tornare, e cominciai a comprendere il senso di <em>&#8220;qui voit Ouessant voit son sang&#8221;. </em>Sulla terrazza dell&#8217;Hotel un&#8217;altra meraviglia del posto; una birra scura che scivolava in gola aggiungendo beatitudine a beatitudine. Ebbi la conferma che gli dèi abitano quest&#8217;isola.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/gruppomare.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1758" title="Bretagna" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/gruppomare-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Ma quali dèi?</p>
<p style="text-align: justify;">La tradizione celtica comprende molte divinità legate all&#8217;acqua, ma si parla spesso di sorgenti, di fiumi, assai raramente di mari. In genere vi sono riti legati alla terraferma. I nemici poi vengono sempre dal mare, ed il regno dei morti è &#8220;oltre il mare&#8221;. A cio&#8217; occorre aggiungere che i Celti, in origine relativamente poco numerosi, si sono uniti a popolazioni locali, delle quali nella fase di &#8220;celtizzazione&#8221; hanno assorbito in parte la cultura e le tecniche. Hanno certo imparato a costruire navi e a navigare, ma in origine sono un popolo che si è espanso sempre via terra, ed è nato da civiltà con scarsa propensione al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi erano dunque le popolazioni incontrate durante la loro colonizzazione in Bretagna? Esponiamo qualche ipotesi, e arriviamo a definire un&#8217;altra etnia; quella dei &#8220;Veneti&#8221;, che Cesare descrive come razza di abilissimi marinai, dotati di una flotta molto avanzata per la pesca ed il commercio, padroni di coste e porti. I Veneti insomma sono un popolo diverso, per provenienza e tratti somatici, che i Celti erano felicissimi di accettare in quanto ne riconoscevano l&#8217;importanza marinara e strategica. Ma possiamo andare oltre con le nostre ipotesi. Gwened, insieme a Venezia e Vannes, città fondata dai &#8220;Veneti&#8221; proviene dall&#8217;antico celtico vindo che significa bello, bianco, biondo, sacro e di buona razza. Il biondo e il bello , possono essere legati alla descrizione di un popolo certo diverso dai Celti; il bianco poi, oltre che definire un colore della pelle, era simbolo del sacro, di una razza superiore. (I druidi , sacerdoti celtici, depositari della conoscenza, vestivano sempre di bianco, in quanto colore della divinità). Se quindi accettiamo che i Veneti erano presenti in Bretagna prima dei Celti, prima della colonizzazione romana, da dove sono venuti? Possiamo solo fare delle ipotesi ricollegandoci a Platone, ed al mito di Atlantide. Atlantide era un&#8217;isola al di là delle colonne d&#8217;Ercole, quindi nell&#8217;Atlantico, dove si era sviluppata una razza marinara altamente colta ed avanzata. La loro divinità era, secondo Platone, assimilabile a Poseidone, (affinità con Polluce) e fu solo a seguito di &#8220;una catastrofe situabile 9500 anni prima della nostra era, che l&#8217;isola scomparve, in una notte fatale&#8221;. Sempre secondo Platone gli Atlantidei si accingevano a conquistare e colonizzare tutto il bacino del Mediterraneo, ma, vista la loro abilità di navigatori, non si puo&#8217; escludere che molti di loro siano riusciti a raggiungere le coste atlantiche. Le affinità di culti tra Atlantidei e Veneziani, nonché una differenza di razza tra loro ed i Celti, potrebbero sostenere questa affascinante tesi, anche se dobbiamo forzatamente rimanere nel campo delle ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni successivi al nostro arrivo abbiamo girato tutta l&#8217;isola, ognuno esplorando, in una terra mitica, i propri miti personali, osservando se stesso&#8230;E quale posto migliore per meditare della Pointe de Pern, in una giornata un po&#8217; grigia, dopo un mattino in cui il mare si è presentato fumante di bruma? Un luogo assolutamente unico. Mare e Venti vi hanno creato un ambiente non appena si svela uscendo dal vallone, lascia ammutoliti. Siamo alla presenza di una bellezza oscura, che quasi incute timore&#8230;Siamo in un luogo dove un dio certo non basta, e gli antichi dèi, scacciati un po&#8217; ovunque, vi hanno stabilito la loro eterna dimora. Sono li&#8217; si sentono, e vento e mare ne hanno forgiato i volti nelle rocce. E&#8217; uno di quei posti al mondo dove rimani col cuore in gola, preso da commozione, devozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Pointe de Pern è un altare del mondo, come Bagan , in Birmania, Horton Plane in Sri Lanka, il deserto bianco di notte, in Egitto, il massiccio dell&#8217; Everest , in Tibet. Non possiamo che fermarci in silenzio, ognuno con le proprie sensazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/pern.jpg"><img class="size-medium wp-image-1760 aligncenter" title="Pern, sull'isola di Ouessant in Bretagna" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/pern-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio con un estratto preso dalla rivista &#8220;Ar Men&#8221;scritto da Jean Pierre Abraham , uno degli ultimi guardiani dei fari, in bicicletta alla Pointe de Pern. </p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Senza dubbio questo è il luogo in cui le tempeste sono piu&#8217; spettacolari, ma confesso che nel venticello da nord delle prime ore del mattino che rendeva l&#8217;onda corta e spumeggiante e l&#8217;aria viva e tersa sono stato preso da una vera commozione. Sacra. Da un&#8217;emozione preistorica . Qui non si discute piu&#8217;, non si parla piu&#8217;: si comprende che si è in uno dei luoghi piu&#8217; spiritualmente elevati del mondo, e si comprende la vera bellezza.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/pern.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Aden, I Sufi dell’Ordine di Alwan, il regno di Saba,&#8230;.</title>
		<link>http://www.voyagesillumination.com/2008/12/aden/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 17:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sufi]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/aden/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il poeta è occupata da uno squallido albergo di terz&#8217;ordine e da una banca Ma poi ci è parso che si trattasse della naturale continuazione della sua vita di poeta maledetto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1565" title="Rimbaud" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Appesa a una parete, tra fiori di plastica coperti da strati di polvere e orologi che non funzionano, l&#8217;immagine sognante del volto del giovane poeta è affiancata da un quadro che mette in mostra una pagina del Corano.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1566" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La poesia, come il mito, non dichiara mai i suoi dèi come reali e mai avanza pretese di verità. Mito e poesia, non alludono a fatti che pretendono di essere stati reali, ma indicano tendenze psicologiche. Le parole di un poeta sono rese famose nei secoli dalla loro potenza estetica, non dall&#8217;autorità divina. Per gli dèi, i mistici, i poeti, entrare nella storia è essere nella decadenza, espressione del desiderio di credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il poeta incarna la decadenza e pare, con i suoi giovani occhi chiari, sempre estranei, esprimere nostalgia per quel mondo che non ha storia, poiché non ha pretese di verità oggettive, quel mondo che, anche quando ti pare di averlo raggiunto, resta altrove , giacché è in questa sua lontananza incolmabile che esso ripone il segreto della sua bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo giunti nello Yemen in cerca del misticismo arabo dei sufi, il fatto di avere trovato Rimbaud, il poeta della nostra adolescenza, prima ancora dei sufi, ci ha fatto riflettere sull&#8217;analogia tra mistici e poeti. Siamo alla ricerca di misticismo e poesia, tra la polvere del deserto e le affollate vie di Aden. Infatti, come ci hanno insegnato gli sciamani tantrici del Tibet, da Padmasabhava a Ma gcig, microcosmo e macrocosmo coincidono: ciò che trovi fuori incontri dentro di te e ciò che scopri all&#8217;interno ti appare nel mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078.jpg"><img class="size-medium wp-image-1567 aligncenter" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aden parla dell&#8217;ombra oscura dell&#8217;uomo, nei suoi vicoli brulicanti di una umanità che non nasconde turbe o peccati, anzi li mostra, nelle figure dei bambini seduti in mezzo alla polvere, nei volti dei vecchi che riposano accanto a cumuli di immondizia, nel caldo soffocante, negli odori forti, nelle grida, nelle espressioni dure e sprezzanti che i viandanti mostrano agli stranieri, nei veli neri delle donne le quali, da pochi anni soltanto, dopo l&#8217;ultima guerra civile, hanno dovuto tornare a coprirsi integralmente in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-515"></span>Lo Yemen, che piacque a Pasolini e richiamò Rimbaud, a tratti è uno di quei luoghi ove gli spiriti che popolano l&#8217;ombra umana non possono essere repressi e si mostrano per le strade.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, ad Aden, ci intervista la televisione di stato. Ci riprendono in quel misterioso luogo costruito ai tempi del regno di Saba e oggi chiamato le cisterne , un sito che doveva essere un paradiso terrestre, con piscine, cascate e chissà che altro, e che oggi è un&#8217;enorme fossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rende lo Yemen ricco di mistero e di fascino e ciò che dell&#8217;uomo esso non può nascondere. E Aden è di quel fascino una vetta. Vivere la decadenza ad Aden ci è apparso un privilegio. Ci è sembrato che, solo dopo essere passati anche per questa prova, si fosse reso possibile per noi incontrare i sufi.</p>
<p style="text-align: justify;">La sensazione di essere all&#8217;Inferno è un tutt&#8217;uno con la percezione del Paradiso, il quale pare proprio non essere mai raggiungibile, se non dopo avere trascorso ad uno ad uno tutti i gironi infernali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I Sufi dell’Ordine di Alwan</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo alla casa del capo dei sufi, lo sceicco Salik, nel tardo pomeriggio. Un uomo, che scopriremo poi essere il fratello di Salik, sta mangiando del pane che intinge in una salsa giallina. È seduto sui grandini dell’entrata principale della dimora. È giovane, indossa un turbante nero e non alza mai lo sguardo verso di noi che, ubbidendo al consiglio di Alì, la nostra guida ultrasettantenne, non scendiamo dalla jeep. L’uomo non parla inglese, dobbiamo fidarci di Alì, il quale scuotendo la tesa, borbottando e con la scintilla del bambino furbetto negli occhi, gli si avvicina per spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Sono momenti, per noi, di tensione, essere nelle mani di Alì in quel modo!</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La nostra guida torna dopo pochi minuti e ci parla a gran voce: Domani i sufi celebreranno le hadra , voi potete venire, ma solo per chiedere allo sceicco se potete restare. Le hadra sono le cerimonie a mezzo delle quali, al suono di tamburi, tra danze e canti, i dervisci entrano nella trance .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">L’uomo con il turbante nero richiama Alì, gli porge un pane di mais, Alì ce lo porta È per voi! Ci dice, scuotendo ancora la testa e borbottando tra sé e sé: Op, po, po, po!.. Ci dividiamo la pagnotta, mentre la nostra jeep si allontana. Finalmente l’uomo dal turbante nero guarda verso di noi, alzando una mano in segno di saluto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/091.html" target="_blank"></a>L’indomani mattina Alì ci prepara per le hadra : ci porta da una ragazza sulla collina di Ta’izz, la quale dipinge le mani di noi donne con henne e ci copre il capo e il viso con ampli foulard. Poi, nel primo pomeriggio, giungiamo a casa dello sceicco.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/090.html" target="_blank"></a>Sheik Salik, ci chiama fratelli non appena viene a sapere che siamo ricercatori nell’ambito dei cammini iniziatici, il tantra lo yoga, l’alchimia il sufismo, ci apre, sorridendo, le porte della sua casa e, poiché noi siamo infedeli al cospetto del’Islam ortodosso e non possiamo entrare nella moschea, porterò il rito sufi al di fuori della moschea per voi, egli ci sussurra.</p>
<p class="bodyText">Come si dice, se Maometto non va alla montagna.</p>
<p class="bodyText"><strong>La notte che si attende è una delle più magiche della nostra vita, ce la conquistiamo vincendo la paura.</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong></strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mentre stiamo salendo lungo la strada che porta alla moschea, i dervisci arrivano. Sono sessanta o forse ottanta, tutti maschi, uomini, ragazzi, persino bambini sono ammassati su vecchie jeep che sollevano nuvoloni di polvere. Molti tra gli uomini, come è costume nello Yemen, portano il fucile appeso al collo e il jambiya , il pugnale rituale degli yemeniti, alla vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È straordinario per noi vedere come questa gente si dia pena per noi, offrendoci da bere, da mangiare, un cuscino per sederci. I bambini ci accarezzano, gli uomini, rispettosissimi, con la luce negli occhi ci dimostrano il loro entusiasmo per la nostra presenza. Sheik Salik ha parlato loro di noi, ci dicono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>I fondamentalisti islamici costituiscono una minaccia per voi? </em>Avevo chiesto a Sheik Salik, il quale, tra le mura della sua casa, affiancato dal sufi più anziano, aveva accettato di farsi intervistare da me nel pomeriggio. <em>I fondamentalisti abbattono le colonne dell’impero,ma non minacciano i sufi</em>, mi aveva risposto lui. I fondamentalisti religiosi hanno compiuto atti tristemente eclatanti nel mondo, non da ultimo, nello Yemen stesso, essi hanno spezzato a metà uno dei sei pilastri del Tempio della Luna, risalenti al regno di Saba, quasi a ricordare che il numero cinque allude ai cinque pilastri indiscussi della fede islamica, mentre il numero sei potrebbe richiamare le sei punte della stella di Davide.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/096.html" target="_blank"></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>Se stanotte vi arrestasse la polizia</em>, ci aveva ripetuto la nostra guida, Alì, mentre ci ostinavamo a volere prendere parte al rito sufi, <em>sareste fortunati, perché potrebbero pensarci i fondamentalisti a intervenire per impedirvi di intrattenere relazioni con quei matti sufi. </em>Ma l’atteggiamento di Sheik Salik era stato assai più rilassato <em>Questa notte garantisco io per la vostra incolumità. </em>Ci aveva detto. <em>La paura è un mostro orrendo nutrito dal demone dell’orgoglio, il quale ci spinge a coltivare l’attaccamento per noi stessi e a vedere nemici ovunque </em>: così si era espresso l’anziano sufi che affiancava Sheik Salik. E Sheik Salik, in risposta alla mia domanda che gli chiedeva cosa fosse il rito sufi, aveva detto: <em>Gli esseri umani sono fatti di sabbia e anima. Tutto ha duplice natura in questo mondo e persino Allah ha necessità di una sua controparte per entrare in questo mondo. Il rito sufi è il sacrificio di Allah che muore separandosi dalla sabbia, uscendo dal mondo della terra per ritornare al mondo del cielo. Così, durante il rito sufi noi moriamo, la nostra anima abbandona i nostri corpi e sale al cielo. Là, dove essa va, si nutre e poi ritorna nella sabbia consentendoci di rinascere. Morendo e rinascendo i nostri occhi si aprono, le nostre menti vedono, i nostri corpi guariscono.</em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Nel corpo , aggiunse il sufi più anziano, ci sono centoventiquattromila occhi e altrettanti nella Terra. L’occhio più grande della Terra è il cielo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Accadono guarigioni fisiche o psicologiche durante i riti? Avevo chiesto a Salik. Sì , disse lui.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La gente che partecipa alla hadra , la danza estatica sufii, lo fa nella speranza di incontrare una guarigione? Dissi io. No, rispose lui, <em>la hadra dà piacere. La gente viene alla hadra perché la trance dà piacere. Quando danza il sufi è spoglio di ogni volontà. Affinché l’anima salga al cielo deve essere alleggerita di ogni intenzionalità personale. La gente soffre: depressione, angoscia, paura, ansia, la gente è triste perché il cuore non può salire al cielo. Come il corpo fatto di sabbia si nutre di cibo, così l’anima e il cuore si nutrono salendo al cielo e, se non lo fanno, si ammalano. </em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La trance praticata senza intenzionalità di cambiamento è, dunque, l’antidoto ai disagi psicologici? Dissi io Sì, certo, lo è. E per le malattie fisiche? Chiesi ancora. Per la guarigione del corpo il sufi celebra il rito dell’acqua. L’acqua fa proprie le emozioni umane. Perciò noi celebriamo un rito nel corso del quale recitiamo frasi del Corano sopra una bacinella colma d’acqua e, in fine, diamo quest’acqua da bere agli ammalati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Quanto Sheik Salik stava dicendo mi ricordava gli esperimenti del dottor Masaru Emoto, un fisico giapponese che ho avuto il piacere di conoscere. Il dottor Emoto ha fotografato i cristalli dell’acqua mostrando al mondo che essi cambiano aspetto a seconda delle emozioni umane che li investono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il movimento dei sufi di Alwan le risulta in crescita o in diminuzione quanto a numero di partecipanti? Gli chiesi. In aumento. Perché uomini e donne devono celebrare le hadra separatamente? Chiesi ancora. Perché nel momento in cui il cuore si stacca dalla terra per salire al cielo, se vedi la persona di cui sei innamorato, il tuo cuore va verso di lei, dimenticando il cielo .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Lo sai , aggiunse, che durante una hadra i partecipanti si uniscono al punto che se uno si punge un dito, il dito di tutti prende a sanguinare? Conosci il significato della parola sufi ? Essa significa puro. E lo sai che il significato della parola hadra indica che tu rappresenti Allah in questo mondo , ovvero tu sei lui ?</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/099.html" target="_blank"></a>Adesso è notte. I sufi scendono dalle jeep e si incamminano verso la moschea. Noi siamo fermi, ai bordi della strada, li vediamo passare, ci salutano: Salam! Tra gli ultimi arriva Sheik Salik è tutto vestito di bianco e ha un copricapo di raso bianco lucente. Stringe la mano agli uomini del nostro gruppo. Anche noi donne gli porgiamo la mano. Un ragazzo ci avvolge la mano tesa in un fazzoletto. Sheik Salik è nelle sue vesti rituali , ci dice uno di loro, non può toccare una donna. Salik ci stringe la mano coperta, poi ci indica di seguirlo.</p>
<p class="bodyText">Tutti i sufi entrano insieme a lui nella moschea. Noi dobbiamo stare fuori. Sopra di noi il cielo è una cupola di stelle che arrivano fino a incontrare la terra, la luna nuova illumina le pareti bianche della moschea che ne proiettano la luminosità nel buio della notte.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alcuni bambini ci fissano immobili, come ipnotizzati. Per qualche minuto ci sentiamo scoraggiati, abbandonati. Ma presto Sheik Salik esce dalla moschea: uno spirito bianco nell’intensità bianca del riverbero lunare. Sono tutti dietro di lui. Si siedono sotto il cielo stellato a ridosso di un muro della moschea. Formano un grande cerchio, spezzato qua e là solo da qualche torcia. Davvero appaiono un unico corpo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il rito ha inizio, un uomo percuote un grande tamburo e un altro al suo fianco inizia a cantare i versi di Ahamed bin Alwan il <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/108.html" target="_blank"></a>grande sufi la cui tomba è all’interno della moschea, proprio al di là della parete alla quale Sheik Salik ora appoggia le sue spalle. Della tomba ci parla lo stesso ragazzo che poc’anzi ha coperto le nostre mani. Questa notte sarà lui il nostro Virgilio. La voce del cantante è dolcissima. Il ragazzo ci lascia, ma dopo breve ritorna portando un tappeto che stende a pochi metri dal cerchio dei sufi. Ci dice che anche noi donne potremo praticare la hadra questa notte, ma non possiamo entrare nel cerchio degli uomini. Noi dobbiamo restare sul tappeto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/112.html" target="_blank"></a>Così, mentre gli uomini che sono con noi si uniscono al cerchio, noi donne sediamo sul tappeto. E subito qualcuno ci porta dei cuscini, altri dei fiori, un ragazzino ci offre del profumo e bottiglie di acqua minerale. Ci chiedono se vogliamo, cibo, tè o quat .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">I<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/015.html" target="_blank"></a>l quat è la droga più diffusa nello Yemen. Sono foglie di un arbusto che gli yemeniti d’abitudine succhiano tenendole a lungo in bocca tra i denti e la guancia. Non di rado capita di vedere, girando per le strade dello Yemen, uomini e ragazzi con la guancia gonfia. Anche le donne, dicono, masticano quat , ma non si vede, poiché il burka copre il loro viso.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">All’improvviso, mentre ancora la voce bellissima canta i versi del poeta, i sufi all’unisono pronunciano Allah.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/111.html" target="_blank"></a>E tutti insieme, senza sosta, continuano a ripetere: Allah, Allah, Allah, Allah!.. Ondeggiano le teste e i corpi. Una grande forza si espande dal cerchio, investe noi donne all’improvviso. Il ragazzo, il nostro Virgilio, ci invita a ondeggiare. C’è talmente tanta energia in quella notte, prodotta da sessanta o ottanta uomini che pronunciano il nome di Allah ad alta voce danzando, generata dai tamburi, dai versi del poeta!.. Poi il canto Allah diviene Ah, Ah, Ah, Ah : un respiro potentissimo! Il viso di Sheik Shadik cambia, il bianco dei suoi occhi risalta sullo sfondo bianco delle sue vesti, del velo che gli cade dalla testa lungo le spalle, nella luce della luna. Le percezioni sono amplificate. Il volto di tutti cambia, forse anche il nostro. È la trance , inevitabile in quella intensità di energia.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entrando e uscendo dalla trance trascorriamo, senza accorgercene, buona parte della notte. A volte ci pare di essere stanche, ma il nostro Virgilio ci riprende, invitandoci a ondeggiare. La stanchezza svanisce non appena riprendiamo il movimento accompagnato dalla respirazione potente dalla bocca che ci consente di emettere il suono Ah, ah, ah! .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">A volte i sufi si alzano in piedi e il rito assume una potenza ancora maggiore, a volte tacciono e la voce del cantante riprende a farsi sentire in compagnia di un solo tamburo. Ogni volta che i dervisci s’alzano l’energia sale un po’, tutte le volte ci sembra che più di così non possa aumentare, eppure ogni volta cresce ancora. Alle prime luci dell’alba il rito finisce, lasciando a ciascuno di noi ricchezze inestimabili. Sappiamo che ritorneremo dai sufi, Sheik Salik sa che ritorneremo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È giunto il momento di lasciarsi alle spalle la dimensione del credere e provare ad entrare in quella del fare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Non sperare, ma fare, e fare senza timore e intenzionalità. Le parole di un testo di Yoga tantrico fanno eco nella nostra mente alle parole di Sheik Salik sull’assenza di intenzionalità nelle pratica delle hadra. Non avere la minima intenzione né fare il minimo sforzo per praticare e tuttavia non essere distratti nemmeno per un istante, è praticare la mente naturale correttamente (Garma C. G. Chang Insegnamenti di Yoga Tibetano , Ed. Ubaldini, Roma, 1981, p. 44)</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sufismo è per noi una psicologia, una meditazione, uno yoga che non ci vuole curare o salvare, ma celebrare. Di ciò la prima espressione è stata la meravigliosa sensazione di accoglienza che i sufi ci hanno fatto provare</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il viaggio nello Yemen che abbiamo compiuto alla ricerca dei dervisci di Alwan ci ha proposto paesaggi aridi, montuosi, una natura forte e dura, che non vuole accarezzare, ma scuotere e indurre alla conquista.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Regno di Saba</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/022.html" target="_blank"><em></em></a>Lo Yemen, per il carattere impervio e potente della sua natura, ricorda emotivamente il Tibet. Infatti, esso è situato su di un altipiano costituito dalla parte più alta di quella immensa piattaforma di granito che forma la penisola arabica. Lo Yemen è talvolta chiamato il tetto d&#8217;Arabia o anche il Tibet o la Svizzera d&#8217;Arabia. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/024.html" target="_blank"></a>Proprio questa terra fu una delle regioni al mondo più anticamente popolate e ancora oggi porta le vestigia di civiltà antiche che fiorirono grazie al commercio dell&#8217;incenso e della mirra. Questi prodotti avevano un alto valore rituale in molte culture antiche , dalla egiziana alla greca alla romana a quella ebraica. Come il racconto della Nascita di Gesù esprime, incenso e mirra avevano allora lo stesso valore dell&#8217;oro. Sul commercio di incenso e mirra prosperarono e decaddero molti potenti regni, situati lungo la strada carovaniera che consentiva il trasporto delle merci preziose attraverso l&#8217;Arabia del Sud verso tutto il Mediterraneo. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il regno più importante fu quello di Saba, che fiorì assai molto prima che si cominciasse a scrivere la storia e che ha lasciato dietro di sé vestigia di una grandezza a noi misteriosa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Per esempio i resti della famosa diga di Ma&#8217;rib costruita, si pensa, intorno all&#8217;VIII secolo a. C. e rimasta in piedi per più di 1.000 anni. Questa diga, di dimensioni enormi, consentiva la raccolta e la canalizzazione dell&#8217;acqua piovana in un grande bacino chiuso agli altri lati da due montagne che formano la Wadi, la Valle, Dhana. Attraverso un sistema di canali l&#8217;acqua veniva distribuita ai campi consentendo la prosperità del regno di Saba.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Le difficoltà in epoca moderna di ridare impulso alla regione di Ma&#8217;rib costruendo una diga, ci spingono a comprendere la grandezza dell&#8217;opera dei sabei. Solo negli anni ottanta, grazie a una donazione di 75 milioni di dollari al governo dello Yemen da parte dello sceicco di Abu Dhabi, Zayed bin Sultan al Nahyan, i cui antenati vissero nella regione di Ma&#8217;rib, si è potuta realizzare un&#8217;altra diga a un paio di chilometri di distanza dai resti di quella antica. Ma l&#8217;opera di canalizzazione che dovrebbe distribuire l&#8217;acqua ai campi è ancora in fase di realizzazione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/026.html" target="_blank"></a>La zona di Ma&#8217;rib, dove fiorì il regno più potente dell&#8217;Arabia antica, è oggi coperta da scarsa vegetazione e ha un aspetto di zona depressa. Negli anni ottanta, in questa zona, è stato scoperto il petrolio. Ma&#8217;rib fu l&#8217;ultima capitale del regno di Saba ed è oggi il sito archeologico principale dello Yemen. Vi sono nella zona di Ma&#8217;rib i resti del tempio della Luna ( Almaqah o Ilumquh ) che gli yemeniti chiamano Arsh Bilqis , ovvero trono di Bilqis , o anche Bilquis Palace , dal nome <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/032.html" target="_blank"></a>yemenita della leggendaria regina di Saba che fece visita al re Salomone. A breve distanza dai resti del Tempio della Luna si può raggiungere un sito archeologico ancora più esteso dal quale affiorano alla luce i resti di un imponente tempio, chiamato tempio del Sole o Maharam Bilqis . La parola <em>Maharam </em>significa tempio del rifugio, il che fa pensare che questo luogo <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/033.html" target="_blank"></a>fosse una sorta di asilo per chi era perseguitato. Di fatto gran parte dei resti dei monumenti del regno di Saba resta ancora sepolta sotto la sabbia nella regione di Ma&#8217;rib e sicuramente anche altrove nello Yemen. Molti dei pilastri del Tempio del Sole sono stati usati dai beduini come bersagli per le esercitazioni di tiro e sono rovinati dai proiettili dei fucili. Numerose pietre sono state asportate dalle aeree dei templi per costruire le case dei villaggi vicini. Oggi gli archeologici stanno pazientemente riportandole ai loro siti originari. Dal passato lontano l&#8217;umanità non può trarre conferme ai propri valori, né appoggio per le proprie certezze, attinge inquietudine e lo dimostra specialmente, ma non solo, nelle proprie fantasie.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/025.html" target="_blank"></a>La scrittura sabea, che deriva dalla fenicia, non scrive le vocali, ma solo le consonanti, per questo, per esempio, non possiamo sapere se la parola luna si pronunciasse almaqah o ilumquh. La civiltà delle certezze non si trova a proprio agio dinnanzi a cose simili. In una civiltà come la nostra, che ha bisogno di credere nei valori, le parole non possono lasciare spazio all&#8217;interpretazione personale, non solo nella loro pronuncia, ma anche e soprattutto nel loro significato: bianco deve significare per tutti la medesima emozione e così pure dolore, piacere, salute, malattia, benessere, malessere. non può esistere colui per il quale il bianco è un po&#8217; scuro e il nero un po&#8217; chiaro, il dolore una forza, il piacere una rivelazione sottile. Se costui esistesse, potrebbe essere solo un folle o, al massimo, un mistico o un poeta.</p>
<p class="bodyText" align="center">A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali!</p>
<p class="bodyText" align="center">Un giorno ne dirò le nascite latenti:</p>
<p class="bodyText" align="center">A, nero vello al corpo delle mosche lucenti</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ronzano intorno a crudeli fetori,</p>
<p class="bodyText" align="center">Golfi d&#8217;ombra; E, candori di vapori e di tende,</p>
<p class="bodyText" align="center">Lance di ghiaccio, brividi di umbrelle, bianchi re;</p>
<p class="bodyText" align="center">I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ridono di collera, di ebrezze penitenti;</p>
<p class="bodyText" align="center">U, cicli, viramenti sacri dei mari viridi,</p>
<p class="bodyText" align="center">Quiete di bestie al pascolo, quiete dell&#8217;ampie rughe</p>
<p class="bodyText" align="center">Che alle fronti studiose imprime l&#8217;alchimia.</p>
<p class="bodyText" align="center">O, la suprema Tuba piena di stridi strani,</p>
<p class="bodyText" align="center">Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:</p>
<p class="bodyText" align="center">O, l&#8217;Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!</p>
<p class="bodyText" align="right">Arthur Rimbaud &#8220;Vocali&#8221;</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Può essere una maledizione l&#8217;aver perduto la capacità di intendere i poeti. Il bisogno di credere tutti nei medesimi valori può portare a dimenticare che la verità soggettiva dei mistici e dei poeti è una componente della realtà di pari grado rispetto alla verità dei valori prodotti dalla logica. Con la perdita del significato soggettivo della verità, si insinua nella mente la sofferenza psicologica. La psicologia terapeutica è quello che rimane dopo la perdita della poesia e del misticismo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ma ancora vi sono nel mondo, e dentro di noi, passaggi segreti, i buchi neri delle gerarchie di valori e della storia, attraverso i quali è possibile fuggire all&#8217;omologazione.I dervisci dello Yemen, gli sciamani della Birmania, gli spiriti del Tibet sacro, così come le turbe e i disagi che coltiviamo nell&#8217;intimo, sono un prezioso patrimonio per la nostra rinascita, da lì possiamo passare per ritrovare la nostra ombra, l&#8217;universo degli spiriti, il mondo creativo della mente mistica, la dimensione del sacro. Alla psicoterapia c&#8217;è alternativa: la si può trovare nell&#8217;esperienza artistica, creativa, estetica, nella filosofia, nelle tradizioni mistiche del mondo, le quali non devono essere scambiate per terapie alternative, pena la perdita del loro significato originario, ma vissute quali alternative alla terapia. Una psicologia umanistica autentica non è determinata da intenzionalità terapeutiche: vuole conoscere, non cambiare, desidera celebrare, non curare, aspira a cantare l&#8217;uomo senza applicare un giudizio. Il giudizio sulla psiche è la malattia stessa. Come ebbe a dire il filosofo E. Cioran dobbiamo difenderci dai nostri guaritori. E, in proposito, ci rimane la bellezza come autentico talismano. Nello Yemen ne abbiamo vista molta.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><strong>Shibam, Sana&#8217;a, Al Mukalla, Wadi Hadhramawt e i nostri miti</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center">
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/003.html" target="_blank"><em></em></a><span class="bodyText">Molta bellezza abbiamo visto nello Yemen, ovunque. Non solo per le vie di Aden, dove della bellezza abbiamo colto l&#8217;aspetto più tormentato, ma nel deserto e nelle <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/044.html" target="_blank"></a>magnifiche visioni dei grattacieli di paglia e fango, come quella della surreale città antica di Shibam. Anche Sana&#8217;a, la capitale politica dello stato, offre bellezza in abbondanza, qui vi è la casa dove Pasolini abitò, qui le finestre dai vetri colorati che la notte parlano di magie nascoste, qui le affollate vie del mercato dove, tra quintali di spezie e legumi accatastati nei sacchi di juta, tra le gioiellerie traboccanti di monili antichi, c&#8217;è ancora chi pratica la medicina tradizionale per la cura dei corpi. Uno di noi si presta come cavia per la pratica del salasso.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><span class="bodyText"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Poi, lasciando Sana&#8217;a, passando per villaggi arroccati su montagne brulle, arriviamo ad Al Mukalla per sdraiarci in riva al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<tbody></tbody>
<p>Straordinaria l&#8217;architettura della valle (Wadi) Hadramaut: le case di paglia e fango rispettano a tal punto l&#8217;ambiente da confondersi con lo sfondo del paesaggio, da essere colte a fatica dall&#8217;occhio umano che scruti le montagne sabbiose viaggiando lungo le strade sterrate. Sì, ci piace questo Yemen, dove la bellezza è nascosta e invita all&#8217;attenzione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/042.html" target="_blank"></a>Viaggiando per lo Yemen scopriamo i nostri miti e i nostri dèmoni e li contempliamo. Mito è la tendenza dell&#8217;essere, l&#8217;impulso ad esistere, è il profondo desiderio che mai si realizzerà in vita, pena la cessazione dell&#8217;esistere stesso. Dèmone è ciò che sei, l&#8217;istinto che agisce in te, l&#8217;indole che conquista le esperienze. Bellezza è fragilità e incompiutezza, perciò l&#8217;uomo è mito irrealizzabile e fugge se stesso. Libero dai valori comuni di vantaggio e svantaggio personale, puoi conoscere i tuoi miti e i tuoi dèmoni e amare quest&#8217;uomo, che non realizzerà mai il proprio mito per incarnare Bellezza.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Questo uomo che vive per l&#8217;irrealizzabile, è vincente nel momento in cui vede in sé l&#8217;eroe sconfitto, in quel momento egli conquista se stesso, e dei dèmoni che incarna e che sempre ha desiderato nascondere, fa, allora, la propria forza. Non guariremo mai dai nostri miti, poiché essi non sono da guarire, allora ne ridiamo divertiti. Interpretiamo l&#8217;eroe ribelle, la principessa, la maga, il grande artista e, di nascosto, ci osserviamo giocare al gioco della vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/043.html" target="_blank"></a>Anche viaggiando attraverso lo Yemen, come sempre, abbiamo vagabondato all&#8217;interno di noi, ora riposiamo rilassati, prima di ripartire verso nuove avventure.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p> </p>
<p class="bodyText"><strong>Sui nostri miti </strong></p>
<p class="post-tags">
<table style="height: 0%;" border="0" width="100%" height="0%">
<tbody>
<tr>
<td class="bodyText" width="20%" height="100%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/047.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/047.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/049.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/049.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/050.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/050.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/075.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/075.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>VIAGGIO NELLO YEMEN (ovvero il pellegrinaggio dentro e fuori)</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Yemen &#8211; 29 Marzo &#8211; 9 Aprile 2005 di Alessandra Bernasconi Lo Yemen dentro di me ha sempre avuto una chiara ubicazione benché non conoscessi affatto, fino ad ora, la sua collocazione geo-fisica. Nel mio immaginario rappresentava un paese di ribelli: gente selvaggia. Gente però fiera nella sua povertà, fiera nelle &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/11/viaggio-nello-yemen-ovvero-il-pellegrinaggio-dentro-e-fuori/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Reportage di Viaggio &#8211; Yemen &#8211; 29 Marzo &#8211; 9 Aprile 2005<br />
di Alessandra Bernasconi </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0431.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1596" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0431-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/043.html" target="_blank"><em></em></a>Lo Yemen dentro di me ha sempre avuto una chiara ubicazione benché non conoscessi affatto, fino ad ora, la sua collocazione geo-fisica. Nel mio immaginario rappresentava un paese di ribelli: gente selvaggia. Gente però fiera nella sua povertà, fiera nelle sue tradizioni tribali, con il deserto come compagno. Lo Yemen per me rappresentava la nuova Cuba ormai decaduta ai miei occhi e al mio spirito. Non a caso, poiché nulla, ora so, è casuale e tutto accade per un ottimo scopo, argomento del nostro seminario di nonterapia nello Yemen è il mito.Il mito dell&#8217;eroe, il mito del combattente, il mito di chi non scende a compromessi: certamente, oggi, il mito predominante della mia poco eroica esistenza esteriore.<br />
<span class="bodyText">Siamo 4 compagni di viaggio. Selene, mi incute ancora oggi dopo quasi quindici anni, un certo timore, una sorta di piacevole soggezione di quella che tutti abbiamo vissuto all&#8217;inizio di un grande amore. Paolo, il fratellone, così bello e allegro che regala al gruppo una ventata di gioconda idiozia. Quel fratello così fragile e così dissimile dal piccolo eroe che conoscevo da bambina. Poi Anna, bella e dolcissima, con un sorriso capace di illuminare la giornata. Una sorta di carro armato che persegue la sua strada fino in fondo, senza deviazioni e sbavature, Non sa neppure lei quanto è forte. E poi la sottoscritta che, come sempre, all&#8217;inizio di un seminario è in pieno caos mentale/fisico/emotivo. Come da copione si sente incapace persino di fare il primo passo e vorrebbe essere altrove.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><span id="more-1595"></span></span></p>
<p><strong>Diario di Viaggio &#8211; Martedì 29 marzo 2005</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/capitale.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1610" title="Sana'a" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/capitale-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">&#8230;Comunque, dopo un viaggio perfetto, arriviamo a Sana&#8217;a, capitale dello Yemen.</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">..Conosciamo la nostra guida dello Yemen, Ali, un vecchietto chiacchierone che potrebbe essere nostro nonno. Ahimè, un bel beduino dagli occhi di fuoco mi avrebbe stimolato di più, ma accontentiamoci, data l&#8217;età, potrebbe magari morire durante il viaggio..</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">. Uno per uno nei due giorni successivi snoccioliamo la nostra &#8220;essenza famigliare&#8221; e i relativi miti da essa ereditati. Si tratta di, una volta individuato il mito assorbito, recitare via via il demone opposto configurandolo e finalmente accogliendolo come nostra divinità.</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">Comprendo che la presenza del mito produce necessariamente il terrore nei confronti del suo opposto che diventa il demone da temere: il povero demone, reietto, è costretto a manifestarsi come può, spesso con violenza. Mi viene l&#8217;immagine di un bambino respinto che, per poter essere visto ed amato, compie atti dissennati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio<em> -</em> Mercoledì 30 marzo 2005</strong></p>
<p class="bodyText">Visitiamo Sana&#8217;a.: bellissima, antica. La vecchia città ci si presenta accogliente. Cerchiamo, con l&#8217;aiuto del vecchio Ali, gli antichi guaritori di antica cultura.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0141.jpg"><img class="size-medium wp-image-1611  aligncenter" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0141-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entriamo in una porticina al pian terreno di una vecchia casa di Sana&#8217;a : è lo studio del vampiro. In pratica è un guaritore che succhia il sangue del paziente utilizzando dei vecchi (e sporchissimi) imbutini di metallo. Paolo si offre volontario per il trattamento (?) e noi documentiamo ampiamente la terapia con foto e commenti. Siamo molto divertiti e un po&#8217; schifati. Dopo la cura Paolo si sente bene (stava già bene prima) e Ali gli somministra una bella aranciata coloratissima per &#8220;tirarlo su&#8221;.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio<em> -</em> Giovedì 31 marzo 2005</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText">Si va a Marib in Toyota. L&#8217;autista Abdul mastica il Qat, una droga leggermente euforizzante considerata dalle nazioni unite la quarta per pericolosità. Dicono che il Qat, utilizzato da quasi tutti gli yemeniti uomini e donne, sia una sorta di viagra rilassante dagli effetti sconcertanti: per l&#8217;uomo è un forte inibitore sessuale e per la donna è un eccitante. E&#8217; perciò che l&#8217;uomo lo assume tutti i giorni ma lo interrompe il giovedì e il venerdì mentre la donna lo assume preferibilmente il venerdì: la notte di venerdì quindi, con l&#8217;uomo disintossicato e la donna intossicata si fa festa. </span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Visitiamo il tempio del sole e della luna: la fortuna ci assiste. Queste magnifiche opere monumentali sono in mano agli archeologi occidentali: e quindi normalmente chiuse al pubblico: ma è Pasqua e gli archeologi sono a casa propria. Una mancia di Ali ai custodi armati di Kalashnikov ci permette di visitare gli scavi.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Siamo in pieno Regno della Regina di Saba, il 3.000 a .C. , contemporaneo alla civiltà egizia che abbiamo conosciuto in precedenti pellegrinaggi&#8230;</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/033.html" target="_blank"></a>Il Tempio del Sole e della Luna, il Tempio di Awwan e soprattutto il Tempio della regina di Saba. L&#8217;atrmosfera è sacra, l&#8217;energia è forte in questi luoghi antichi quando ancora la natura era la divinità. Non strutture di fango e paglia ma immensi blocchi di granito portati là da chissà dove e chissà come per erigere monumenti alle divinità eterne. L&#8217;eleganza e la purezza dello stile ricordano l&#8217;antica Grecia, l&#8217;Egitto, quando l&#8217;uomo era ancora un tutt&#8217;uno con la natura.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0331.jpg"><img class="size-medium wp-image-1612  aligncenter" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0331-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ci fermiamo per la notte all&#8217;hotel Bilquis Mareb.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La meditazione sui miti ci ha consentito di conoscere i nostri dèmoni e di imparare a recitare noi stessi. Ognuno di noi durante il giorno ha interpretato un proprio demone; l&#8217;ha riconosciuto nel paesaggio brullo, negli imponenti colonnati in granito, nelle piccole e grandi vicende del viaggio.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Diario di Viaggio &#8211; Venerdì 1 Aprile 2005 </strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alle 4.00 partenza. Ci attendono 14 ore di fuoristrada nel deserto del Sinai qui detto Al Sab&#8217;atain Desert. Attraversiamo due terzi di Yemen in direzione est. Sostiamo nella vecchia Shabwa, antico centro commerciale beduino e sede di una bellissima cava di salgemma. Mangiando frutta all&#8217;ombra della cava tentiamo la Meditazione della Yoni. Veniamo interrotti da bambini inviati dal solito Ali spazientito dalla nostra lunga sosta. In effetti i poverini (Ali e Abdul) sono in pieno sole (45°) e, poiché decisamente decrepiti, potrebbero schiattare lì per lì.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Pranziamo alle 14.00 con carne di cammellino, pane, riso, verdure e una gustosa salsa piccante.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Oggi sto lavorando sul mito dell&#8217;eroe. Il suo demone, l&#8217;ho visto, è una figura morbida, fatta di latte. Una figura che cambia continuamente forma, che si adatta: l&#8217;opposto dell&#8217;eroe che tenta di adattare il mondo a sé stesso e ai suoi ideali.</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/060.html" target="_blank"></a>Guarda caso proprio oggi in pieno deserto mi ritrovo in mano un Kalashnikow e sparo: com&#8217;è facile! Senti la rabbia che dal profondo sale, va nel tuo braccio e poi nell&#8217;arma. Sento il cuore che si apre allo spavento. Bello. E&#8217; strano perché il processo è a ritroso: tu spari e successivamente senti rabbia, braccio e cuore.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/060.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1614" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/060-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p class="titolo" style="text-align: center;"> <strong>Diario di Viaggio &#8211; Sabato 2 Aprile 2005 </strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sveglia alle 6.00. Tutti da Paolo per la consueta meditazione di &#8220;focalizzazione&#8221; del mito del giorno con suo relativo demone. La pratica della respirazione profonda, alla mattina presto, ancora in pigiama assonnata, unita alla meditazione mi mette fin da subito in uno stato di accelerazione. Mi sento un atleta che si è ben riscaldato e teso, sulla linea di partenza, attende lo start. Appena sveglia, scelgo il demone che dovrò recitare quel giorno: al momento della meditazione lo trovo, però spontaneamente subito dopo lo dimentico e ne appare un altro. La magia della meditazione non finirà mai di lasciarmi piena di stupore! Tutto va da sé, ogni cosa accade naturalmente e solo tu, con la tua resistenza, la puoi ostacolare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Poi partenza per Tarim attraversando il bacino di Hadramut detto Hadramut Dom. C&#8217;è un bellissimo museo, antico palazzo di un sultano. Scopriamo gli antichi reperti del Regno di Saba intrisi di riferimenti egizi ed ellenici. Le antiche civiltà di natura erano in contatto tra loro e parlavano il medesimo linguaggio dell&#8217;arte che è anima.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Per questi nostri antenati il rapporto tra la vita e la morte era in perfetto equilibrio. Noi, al contrario, la morte l&#8217;abbiamo dimenticata, non la celebriamo né riusciamo a viverci in simbiosi, al contrario la definiamo una sorta di mostro da evitare a tutti i costi. Ci abbiamo costruito sopra una società nella quale i medici hanno sostituito i maestri.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Dall&#8217;alto del Museo la città è bellissima.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/036.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1613" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/036-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/036.html" target="_blank"></a>Le foto esposte riprendono molte donne, immagini cui ancor oggi solo una donna può accedere. Per un uomo, infatti Paolo, il nostro fotografo ufficiale, è proibito riprendere una donna. Mi vengono in mente le nostre riviste con i corpi delle donne in bella mostra.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Partiamo per Tarim e visitiamo qui la bellissima dimora del ricchissimo EL CAF. Mercante di legname, stabilitosi a Singapore, ha deciso di affidare il suo palazzo all&#8217;UNESCO per il restauro che, ad oggi, parrebbe urgente. La magione e splendida e fresca, di un&#8217;eleganza e una raffinatezza fuori dal comune. Scattiamo molte foto per il sito mascherandoci ed interpretando i vari ruoli che si presentano grazie all&#8217;aiuto di un custode fantasioso. Anna interpreta una bellissima sposa indossando abiti da cerimonia: lei stessa, confessa, interpreta così uno dei suoi miti. Io indosso un lungo cappello da strega, qui portato dalle pastore, e Selene, in perfetta posizione del loto, siede al centro di una camera riccamente decorata nella quale la luce filtra attraverso mosaici di vetri colorati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Paolo, alla fine, versa un contributo all&#8217;UNESCO nell&#8217;urna destinata ai fondi di restauro: il ricco che dona al ricco.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">.Si va tutti in camera di Paolo per una pratica yogica straordinaria. I dubbi che sempre mi accompagnano durante il giorno, si dissolvono: vivo un&#8217;esperienza di conoscenza che non si riferisce a nulla in particolare ma che sa risolvere le incertezze alla radice.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Domenica 3 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Meditazione del mattino. Il mio mito oggi è la vittoria. Esso mi consente di scoprire un demone che mi possiede da quando sono nata: la paura del fallimento o meglio ancora della sconfitta. Alle 7.00 partenza. Via verso Al Mukalla, in direzione sud-ovest. Il viaggio è lungo e buona parte del percorso è su strada sterrata. L&#8217;arrivo è previsto per le 17.00.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il tragitto è per me uno dei più belli del mondo. Percorriamo infatti la Valle di Do&#8217;an (Wadi Do&#8217;an): bellissima. I paesi interamente di fango appaiono come per magia solo quando si è a ridosso.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/donne.html" target="_blank"></a>La Valle a tratti di un verde brillante e luminoso è costellata di minuscole greggi di capre guidate da misteriose streghe vestite di nero con un cappello di paglia a punta: sono le pastore beduine che non vogliono essere né guardate, né tantomeno fotografate. Se provocate, le affascinanti streghe, non esitano a prendere le auto a sassate. Tutto intorno montagne di pietra che formano sculture naturali. L&#8217;Eden potrebbe essere questo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/donne.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1615" title="donne" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/donne-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alle 17.00, puntuali, arriviamo ad Al Mukalla. Siamo sul mare, l&#8217;Oceano Indiano. Approfittiamo per una meditazione in riva al mare al tramonto. Cena in hotel e visita della città, una sorta di Nizza araba. Siamo cotti: alle 22.30 a letto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Lunedì 4 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mi sveglio poco dopo le 5.00. La notte non è stata un granché. Mi sento in un perenne stato di ansia: è una sensazione strana. Vorrei essere altrove e mi sento a disagio ovunque e con chiunque. E&#8217; come se mi sentissi sempre inadeguata oppure il mondo inadeguato a me. Alle 7.00 meditazione Il demone: la brutta e vecchia strega in contrasto con il mito, comune a tante donne, della bella principessa. In effetti mi sento brutta, vecchia e cattiva e ce l&#8217;ho con tutti. Sono felice di partire. Recitare il mio demone è straordinario: interpretare il ruolo della vecchia, brutta strega è fantastico.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">.Sento con sempre maggiore intensità il collegamento tra i vari punti del corpo e le varie emozioni. In alcuni momenti ho la sensazione di una &#8220;perfetta gestione del tutto&#8221;. Il fatto di avere un brutto mal di testa e la nausea mi ha permesso di provare a comandarli e soprattutto ad usarli come strumenti della mia meditazione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Selene, prima del rituale, ha letto dei passi grandiosi da non so che Tantra.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Usciamo dalla meditazione in uno stato di estasi. Ci serviranno delle ore per rientrare nella cosiddetta &#8220;normalità&#8221;, che pure ci appare come una visione estatica.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">All&#8217;ora di cena nessuno di noi riesce a mangiare in più abbiamo tirato un bidone tremendo ad Ali (che poi ci perdona, da buon nonno che è).</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Martedì 5 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">&#8220;Comme d&#8217;habitude&#8221; alle 6.00 meditazione. Alle 8.00, puntualissimi, partenza per Aden. Alle 13.00 ci fermiamo a pranzare in un tipico ristorante yemenita destinato alle famiglie. E&#8217; fatto tutto a piccoli <em>separés </em>per permettere alle signore di togliere il <em>burka </em>per mangiare, senza che occhi estranei alla famiglia possano vedere il volto. Anche noi prendiamo un <em>separé </em>e chiudiamo la tendina così da evitare il via vai di uomini curiosi e decisamente fastidiosi che sbirciano all&#8217;interno del <em>separé. </em>Mi pare che queste donne misteriose siano la cosa più bella di questa cultura decadente.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/aden.jpg"><img class="size-medium wp-image-1616  aligncenter" title="aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/aden-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/aden.html" target="_blank"></a>Arriviamo ad Aden alle 17.00. Caldo umido. L&#8217;hotel è un 5 stelle arabo: sporco, unto, decadente e stanco come il resto della città.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Si va subito alla casa di Rimbaud: che tristezza! &#8220;Maledetto in vita e maledetto nella morte!&#8221;, dice qualcuno di noi. Il poeta, stabilitosi qui per organizzare un traffico di armi poi fallito, ha venduto in seguito la sua casa ad uno yemenita prima di tornare in Francia dove morì all&#8217;età di soli 37 anni. La casa divenne sede del Consolato Francese, poi, oggi, di una banca e di un hotel a zero stelle. Entriamo nell&#8217;hotel: puzza di piscio e piedi, luridume, caldo umido, insopportabile. Saliamo al primo piano dove c&#8217;è la camera da letto del poeta ora ridotta a magazzino. Sopra la porta qualche ritratto in fotocopia: non c&#8217;è limite alla depressione! Facciamo le foto di rito.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ancora una volta l&#8217;incontro col mito.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Mercoledì 6 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText">Dopo la meditazione, si parte per TA&#8217;IZZ. Viaggio lungo e molto caldo. Tagliamo per la moschea di &#8220;BO?&#8221; . Stiamo sempre cercando le Hadra, ovvero gli antichi rituali sciamanici legati ai sufi. Conosciamo finalmente un tale che Ali definisce &#8220;il matto&#8221;.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/matto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1617" title="matto" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/matto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/matto.html" target="_blank"></a>E&#8217; una sorta di custode della moschea e, in effetti, tanto a posto non è. Comunque è un bel pazzo di quelli che ricordano il monaco folle del famoso romanzo &#8220;Il Nome della Rosa&#8221; che si esprime con varie lingue mescolate. Il Matto ci fa entrare nel cortile della moschea e questo già denota la diversità rispetto alle moschee fin qui viste solo da lontano. Conosciamo l&#8217;Iman , un vecchio piacevole dallo sguardo dolce e calmo. Le <em>Hadra </em>saranno domani a partire dalle 14.00 di pomeriggio nella casa del capo tribù. Poi continueranno nella moschea di Efrus raggiungibile in auto su sterrato. Il Matto ci conduce poi dal capo tribù per il benestare. Il capo è un uomo affascinante (scopriremo, in seguito, che in realtà è il fratello del vero capo), Ci offre un pane buonissimo, ci sorride. Siamo i benvenuti.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Giovedì 7 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mi sveglio al mattino con la sensazione che oggi sarà un gran giorno. E&#8217; quello stato di attesa e timore che precede, per me, i momenti importanti.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Visitiamo i dintorni di Taiz, ci facciamo tatuare le mani, noi donne, da una bella signora a volto scoperto, comperiamo i veli per la cerimonia che ci aspetta. Andiamo a casa della tribù sufi e finalmente conosciamo il vero capo tribù. Un uomo grande e bello che ci accoglie con il sorriso di un fratello che da anni ti attende. Dice che ha sognato del nostro arrivo. Ali naturalmente traduce un po&#8217;, crediamo, come vuole lui. Noi donne poi andiamo con le sue mogli in casa. Sono 4, tutte belle, tutte simpatiche e tutte di diverse età. Ci offrono una bibita colorata che Selene si tira addosso tra l&#8217;ilarità generale e l&#8217;imbarazzo di Selene. Naturalmente ci capiamo a gesti e dopo un po&#8217; non sappiamo più che fare. Sappiamo che Paolo è andato a fare dei rituali con gli uomini e lo invidiamo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il capo torna e, in deroga alle leggi mussulmane, ci ospita in una camera e accetta di farsi intervistare con l&#8217;aiuto di Ali.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/shek.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1618" title="Lo Shek, ovvero il maestro sufi" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/shek-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/shek.html" target="_blank"></a>Il suo nome è Salik ed è lo <em>Shek </em>ovvero il <em>maestro sufi </em>. E&#8217; il vero capo spirituale e politico dei sufi. Le tribù sufi, che a quanto capisco sono solo tre, si ritrovano nella moschea di Efrus per celebrare i loro riti segreti e lui è il Maestro, lo Sciamano, la Guida. Ci dice che le donne celebrano tra donne di giorno e gli uomini tra uomini di notte.</p>
<p class="bodyText">Ci invita a partecipare e decide, senza consultare gli anziani, di celebrare i riti fuori dalla moschea per poterli mostrare a noi. Scopriamo in seguito che ci aveva invitato per il rito del sacrificio di sangue ma Ali, terrorizzato, gli ha risposto che avevamo altri programmi. Ancora una volta Ali ci blocca. Lo Shek ci lascia il numero del suo cellulare per accordarci per i rituali serali nella moschea. Dopo mille peripezie divertenti, paradossali e a volte leggermente irritanti, arriviamo là dove eravamo destinati.</p>
<p class="bodyText">La moschea è grande, bianca, bellissima e, sotto un cielo stellato da &#8220;Le Mille e una Notte&#8221; sembra brillare di luce propria. Veniamo accolti come in una famiglia. Siamo commossi e felici.</p>
<p class="bodyText">Tutto ciò che è accaduto in quella magica notte non può essere scritto. Rimarrà per sempre nei nostri occhi, nel nostro cuore e nella nostra anima. E&#8217; semplicemente il &#8220;Perché&#8221; del nostro viaggiare.</p>
<p class="bodyText">FINE DEL VIAGGIO</p>
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		<title>Il furetto e l&#8217;eremita nella foresta pluviale dello Sri Lanka</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 16:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sri Lanka]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[foresta pluviale]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un viaggio in Sri Lanka di Selene M. Calloni Williams Furetto saltellante, con le spalle cariche di sacchi colmi di polvere del fuoco, il nostro amico Ananda, che per una notte all&#8217;anno, in nostra presenza, evocando memorie ataviche, ritornava sciamano, attraversava rapido la fitta vegetazione della giungla tropicale. E noi dietro a lui. &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/10/il-furetto-e-leremita-nella-foresta-pluviale-dello-sri-lanka/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton3.jpg"></a>Reportage di un viaggio in Sri Lanka<br />
di Selene M. Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Furetto saltellante, con le spalle cariche di sacchi colmi di <em>polvere del fuoc</em>o, il nostro amico Ananda, che per una notte all&#8217;anno, in nostra presenza, evocando memorie ataviche, ritornava sciamano, attraversava rapido la fitta vegetazione della giungla tropicale. E noi dietro a lui. &#8220;Attenti al fosso!&#8221; &#8220;Non gridate per non innervosire le scimmie sugli alberi!&#8221; e l&#8217;attimo dopo: &#8220;Fate rumore per spaventare i serpenti!&#8221; Ci ordinava con voce secca, senza neppure voltarsi indietro. Avremmo potuto cadere in un qualsiasi fosso lungo il percorso o essere assaliti da scimmie e serpenti che neppure se ne sarebbe accorto. Come un cane che insegue la volpe, vedeva solo davanti a sé, scrutando tra la fitta vegetazione in cerca della radura dove celebrare la <em>devil dance.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/devil2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1668" title="devil dance in Sri Lanka" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/devil2-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Trovato il luogo adatto prima del tramonto, erigeva l&#8217;altare con dei rami e lo cospargeva di fiori, mentre i suonatori, deposti i tamburi, raccoglievano la legna per il falò.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/srilanka/volti.html"><span id="more-1667"></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Noi ci dipingevamo i visi e attendevamo il buio della notte in cui avremmo ricordato l&#8217;aspetto inesauribile delle nostre forze, danzando senza sosta fino all&#8217;alba e ritrovando nei nostri limiti i molti aspetti delle nostre anime: gli spiriti e gli dèi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/devil1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1669  aligncenter" title="devil dance in Sri Lanka" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/devil1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il furetto Ananda ci avrebbe aiutato indossando maschere raffiguranti i volti terrifici degli spiriti, suonando campanelli, gettando la sua polvere magica sul fuoco causando fiammate, come nuvole di fuoco, che immediatamente svanivano nel buio e invitandoci a respirare incessantemente dalla bocca a mezzo di una respirazione potente. Quando, alle prime luci dell&#8217;alba, aprimmo gli occhi, l&#8217;eremita era davanti a noi, ci fissava. Si appoggiava a un lungo e robusto bastone, aveva i piedi nudi e sul volto la stessa imperturbabile espressione che aveva mostrato la sera prima.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua casa era la giungla, la sua famiglia i branchi di elefanti selvaggi che la popolavano, la sua legge composta da &#8220;più di un milione di regole&#8221;, come egli stesso diceva, era rappresentata dal rispetto del rigido codice di condotta degli asceti buddisti theravada. Lui ha insegnato ai miei bambini di soli quattro e sette anni ad arrampicarsi su pareti di roccia verticali con l&#8217;uso di liane, ad ascoltare gli animali e ad utilizzare possibilità che l&#8217;uomo ha dimenticato. Tutto ciò è servito ai miei figli a numerosi livelli, persino a migliorare le loro capacità cognitive.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaco7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1670" title="Gotatuwe Sumanaloka Thero" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaco7-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Io, osservando in compagnia dell&#8217;eremita il volo delle aquile, ho appreso a restare immobile nella postura del loto, seduta a gambe incrociate, dal tramonto all&#8217;alba. L&#8217;immobilità prolungata conduce nei regni del dolore e della fatica dove, tra mille insidie, burroni, trappole, cadendo e risollevandoti, apprendi che non esiste alcuna minaccia reale che non sia nel tuo stesso modo di giudicare le sensazioni. I pericoli dell&#8217;esistenza sono dentro, non fuori di noi: sono nei valori che attribuiamo alle percezioni. La potenza naturale è giudicata negativamente dai valori percettivi nervosi comuni perché fa paura alla nostra civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immobilità prolungata risveglia la potenza naturale del corpo. L&#8217;individuo che comunemente è abituato a giudicare la forza della natura come dolore o fatica, non la riconosce nella sua vera essenza appena la avverte e la respinge. Trascorse nella immobilità meditativa o nella danza estatica, le notti nella foresta dello Sri Lanka sono state esperienze importanti, legate da un filo d&#8217;argento nella mia memoria, da un tema semplice e profondo: come si può imparare dal corpo muovendolo o immobilizzandolo oltre i limiti consueti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Horton PLains e &#8220;la fine del mondo&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton8.jpg"><img class="size-medium wp-image-1676  aligncenter" title="Horton Plain in Sri Lanka: the world's end" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton8-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1674  aligncenter" title="Horton Plains in Sri Lanka" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton1-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><span style="font-size: x-small; color: #333333;">Horton Plains è un luogo da visitare fuori stagione, in pieno periodo delle piogge, da aprile a settembre, quando la presenza di altri esseri umani è praticamente nulla e le nebbie salgono dal &#8220;World&#8217;s End&#8221; (&#8220;la fine del mondo&#8221;), un precipizio di oltre 700 metri con cui l&#8217;altipiano di Horton Plains finisce improvvisamente, offrendo uno spettacolo straordinario e sconcertante.</p>
<p style="text-align: justify;">Horton Plains è un luogo bellissimo, un insieme di foreste e prati d&#8217;alta quota attraversati da fiumi e ruscelli dalle acque pure e cristalline.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1675  aligncenter" title="Horton Plains" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton3-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ad Hortron Plains, sarà l&#8217;aria fresca dei 2000, sarà ciò che la particolare vegetazione trasuda, saranno i movimenti della nebbia che paiono avere una intelligenza che li guida, sarà la presenza delle grosse scimmie o dei cervi grigi, ci si trova in condizioni insolite. La mente si fa leggera e il cuore si apre.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nebbie di Horton Plains, se ti fermi a contemplarle, vedi riflesse le tue anime. Saltellando sui ciottoli per attraversare i ruscelli, scorgi, proprio dove l&#8217;acqua cristallina e la nebbia opaca si toccano, luoghi ancora inesplorati della tua psiche.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1677" title="Horton Plains in Sri Lanka" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/horton5-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p> </p>
<p><strong>La scalata al Picco d&#8217;Adamo </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giungemmo ai piedi della montagna intorno alla mezzanotte. Un fiume segna l&#8217;inizio del percorso del pellegrinaggio, a quell&#8217;ora le sue acque erano gelide e nere. Nilan ci chiese di togliere le scarpe e bagnò con l&#8217;acqua nera del fiume le nostre teste ripetendo incessantemente <em>sadhu, sadhu, sadhu. </em>La parola <em>sadhu </em>significa <em>beato </em>e, secondo quanto ci diceva Nilan, avremmo dovuto ripeterla per tutto il tempo della scalata, onde propiziarci la benevolenza del dio Saman. &#8220;È tradizione che il pellegrinaggio sul Picco d&#8217;Adamo si compia durante la notte&#8221;, ci disse Nilan.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel buio, tra la pioggerella fastidiosa che a tratti cessava e a tratti pareva una persecuzione, non potevamo vedere il monte che dovevamo scalare.&#8221;Quanto è alto? Quanto dura il percorso? È molto scosceso o a tratti è pianeggiante?&#8221; Erano tutte domande che non potevano trovare una risposta oggettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel buio più totale, iniziò la nostra scalata alla montagna sacra.</p>
<p style="text-align: justify;">. Ero certa di essere sul punto di morire, vidi il serpente balzare contro il mio corpo e in quell&#8217;istante mi risuonarono nella mente le parole di Nilan: &#8220;Questo monte è sacro: la sua altezza dipende dal peso del <em>karma </em>che il pellegrino porta sulle proprie spalle, se riusciremo o no a raggiungere la cima, anche questo dipende dal nostro <em>karma </em>e dalla volontà del dio Saman&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai di avere un <em>karma </em>straordinariamente pesante e, nello stesso istante, mi sorpresi intenta a chiedere al serpente di darmi anche il suo <em>karma </em>, sentivo di volerlo vivere e risolvere per lui. Il miraggio scomparve all&#8217;improvviso, come un lampo nel cielo: l&#8217;immagine del serpente svanì l&#8217;attimo prima di toccare il mio corpo lasciando un&#8217;impronta indelebile di luce nel mio cuore. Ripresi ad avanzare e ad ogni scalino chiedevo alle piante, ai cespugli, alle salamandre e alle sanguine, agli uccelli notturni, ai rapaci e a tutti i serpenti di quel monte di darmi il loro <em>karma </em>affinché io potessi portarlo addosso, finii per chiedere il <em>karma </em>di tutta la terra e finii per sentirmi invulnerabile. Una forza incredibile si era impossessata di me. Corsi indietro per quegli scalini sui quali solo l&#8217;attimo prima non riuscivo nemmeno a camminare, raggiunsi gli altri, li invitai a respirare profondamente e a continuare a salire, dissi loro che avevo visto la cima e che era vicina, anche se non era vero.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti ripresero coraggio e si rimisero in moto. Poi, come se dovessimo affrontare da soli l&#8217;ultimo tratto del percorso, ciascuno di noi si distanziò dall&#8217;altro e continuò a salire in silenzio. Io percorsi l&#8217;ultimo tratto della scalata, che durò forse mezz&#8217;ora, forse un&#8217;ora, saltando di corsa sui gradini, gridando il <em>mantra </em>che Nilan ci aveva insegnato. Ancora oggi, quando penso a quello che mi è capitato, a quello che abbiamo fatto, lo considero una magia. A ciascuno di noi è toccato il suo miracolo, a ciascuno la sua avventura e il suo risveglio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/albaadam.jpg"><img class="size-medium wp-image-1678  aligncenter" title="Alba sull'Adam's Peak in Sri Lanka" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/albaadam-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p></span></span></p>
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