Sri Lanka


Meditazione, parchi naturali e Ayurveda nell’isola splendente

Se l’acqua non è agitata, è chiara.
Se la mente non è contratta, è felice.

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ITINERARI:

Il reverendo Gothatuwe Sumanaloka Thero, è un monaco eremita della tradizione buddhista theravada. Maestro di meditazione Vipassana, accoglie e accompagna personalmente i partecipanti a questo viaggio, che saranno guidati in un singolare percorso attraverso i jungle temple e gli eremitaggi della foresta dello Sri Lanka. Accanto a lui, presente fin dall’Italia, Raffaella Boschiasso, la guida di Voyagesillumination, che é stata allieva dei più significativi maestri della tradizione theravada viventi in Sri Lanka.
Il viaggio comprenderà Kandy, splendida città coloniale affacciata all’omonimo lago famosa per il suo magnifico tempio con la reliquia di un dente del Buddha; si continuerà a salire tra una natura dirompente e piantagioni di thé fino a Nuwara Eliya e Horton Plains, parco naturale in quota, tra cascate i panorami da mozzare i fiato. Dalla montagna al mare lungo le tortuose strade e i panorami che ancora puo’ ricordare chi ha visto il celebre film “Il ponte sul fiume Kwai”, girato nel ’57 da David Lean. Incontreremo l’ Oceano indiano a Galle, città coloniale fortificata dagli Olandesi, per poi concludere nel completo benessere di massaggi, yoga e ayurveda sulla spiaggia di Bentota, ultima tappa prima del ritorno.

Il Sati-Patthana o via della piena attenzione

Il brano che segue è tratto da un insegnamento del Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero:
Quando medita camminando il monaco sa che sta camminando e quando medita nell’immobilità e nella dignità della postura seduta, il monaco è consapevole dell’unico movimento percettibile: il proprio respiro. Allora, a ogni inspiro, egli ripete a se stesso: so che sto inspirando e a ogni espiro: so che sto espirando.
Ogni giorno noi monaci sediamo in meditazione, praticando la contemplazione del corpo sul corpo.
Durante la meditazione, estraniandoci dal tempo – che consideriamo un’impressione mentale -, osserviamo il corpo e i suoi processi senza attaccamento né repulsione.
Così indipendenti sono i monaci eremiti, non essendo attaccati a nulla al mondo, capaci di osservare in eguale modo i fattori di produzione del corpo e quelli di dissoluzione.
Ogni giorno noi monaci sediamo in meditazione, praticando la contemplazione della sensazione sulla sensazione e, senza rifiutare alcune sensazioni, né attaccandoci ad altre, siamo consapevoli della qualità della sensazione che sperimentiamo: sappiamo se essa è piacevole, neutra o dolorosa.
Ogni giorno noi monaci sediamo in meditazione, praticando la contemplazione della mente sulla mente. Allora diveniamo coscienti di tutti gli oggetti mentali: se c’è ira in noi, siamo consapevoli dell’ira in noi e simultaneamente dell’ira non-prodotta, abbiamo consapevolezza dell’ira che accettiamo e di quella che rifiutiamo, sappiamo dove finisce, come si trasforma e in che modi agisce. E così per ogni oggetto mentale: pigrizia, ansia, agitazione, dubbio, noi osserviamo il lato in luce, ma anche quello in ombra: la pigrizia o l’ansia che produciamo, ma anche quelle che rifiutiamo.