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Ladakh. Ultimo Shangri-la

 Ladakh

Articoli di Cecila Martino:
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Le oracolesse tantriche in Ladakh

Oracolessa in Ladakh

Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto “Piccolo Tibet”indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni ed è ritenuta un’oracolessa di enorme potere.
La facoltà sciamanica le è giunta dai suoi avi, tramandata all’interno della sua famiglia da nonni a nipoti.
Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d’altitudine. Tutt’intorno alla dimora dell’oracolessa, le montagne himalayane danno l’emozione della sconfinata potenza della natura.
Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella trance. Compie offerte agli spiriti gettando nell’aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la trance ha inizio.
Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi mantra. Impugna il dorje, l’oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.
Saskia Rimpoche è l’alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni, durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.

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Bhutan, il paese della felicità interna lorda

 Raggiungi il lago del puro piacere.
dove i pesci dagli occhi dorati dell’acuta percezione si moltiplicano,
dove gli uccellini apprendono a volare,
e tutto è imperturbabile rilassamento, al di là di ogni limite
.
Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica.

 Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica

 

In un discorso del 21 Giugno 2005 del primo ministro bhutanese, Jigmi Y. Thinley si legge: «La felicità può essere realizzata come un traguardo sociale, essa non può venire conseguita come obiettivo personale, come fosse una merce, parimenti non può essere perseguita come uno scopo della competizione individuale. La felicità non può venir distribuita agli individui come una merce o un servizio. Tuttavia essa è troppo importante perché venga lasciata al puro sforzo e alla ricerca individuale, senza un impegno collettivo o di governo. [...] Nelle società comuni, a mezzo dell’apprendimento culturale, dell’educazione, dell’insegnamento psicologico, molti sforzi vengono profusi per far sì che le persone cerchino la libertà partendo da una attitudine che nega loro la felicità. Portare alla luce ciò che assilla l’uomo, scoprire ciò che inganna la sua vera natura e rivelare il suo Sé interiore, è un compito assai più elevato che domare la natura e conquistare il mondo esterno.»

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L’Ayurveda

La Medicina Tradizionale dell’India

L’ayurveda o “scienza della vita” è la medicina indiana esposta in forma di trattati a partire dal II sec. d.C. fino al VII sec. d.C. da tre autori: Carata, Susruta, Vagbhata.
Il Carakasamita è considerato il testo fondamentale.
L’ayurveda propone un modello olistico dell’essere umano, cioè vede l’uomo come un insieme inscindibile di corpo, mente e spirito. Mentre lo spirito non è soggetto a degenerazione, il corpo e la mente possono incorrere in squilibri.

India

Il metodo di diagnosi principale del medico ayurvedico è l’ascolto del polso. Il medico esamina il polso del paziente esercitandovi una leggera pressione delle dita, per mezzo della quale egli evince lo stato di equilibrio dei dosha. Se il battito nel polso è irregolare vi è un eccesso di vata, se il battito è saltellante significa che pitta prevale sugli altri dosha, mentre se il battito è troppo lento vi è un aumento di kapha.
Vata, pitta, kapha sono i tre “umori” o “principi metabolici” dal cui equilibrio dipende la salute del corpo.

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Nell’Himalaya, respirando il mito

Shambhala, la favolosa terra degli illuminati

Secondo la leggenda, Shambhala è una mondo di esseri illuminati, nascosto in un punto impreciso dell’Himalaya.
Questo mondo mitico è divenuto famoso in Occidente grazie al movimento Teosofico.
Nella seconda metà del ‘900, la Società Teosofica venne fondata da una russa, Madame Blavatsky. Fecero parte del movimento Krisnamurti, Steiner e altri grandi pensatori. Madame Blavatsky sosteneva di ricevere i propri insegnamenti da un maestro che risiedeva nell’invisibile terra di Shambhala.

Tibet

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Tibet, il Paese delle Nevi

Reportage di Viaggio – Tibet – Agosto 2005
di Selene M. Calloni Williams


Dicono che qui, nelle montagne dell’Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo e tra questi monti, i più alti del mondo. Forse la chiave per trovare Shamballa è nei testi che parlano del Tibet mistico, è nei canti dei poeti, degli eremiti, degli yogin tantrici che vissero e meditarono in questi luoghi: Guru Rimpoche e la sua sposa Yeche Tsogyel, la Danzatrice del Cielo, la poetessa Ma gcig Labrong, il magico Naropa e il suo mitico maestro Tilopa, e i loro diretti discepoli: Marpa e il poeta eremita Milarepa.

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Le oracolesse tantriche in Ladakh

Reportage di Viaggio – Ladakh – Settembre 2006

di Selene M. Calloni Williams

Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto “Piccolo Tibet” Un'oracolessa tantrica in Ladakhindiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un’oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata all’interno della sua famiglia da nonni a nipoti, saltando sempre una generazione. Lei sta istruendo il nipote che è colui che diverrà oracolo alla sua morte.

Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa semplice e pulita, al centro di uno stupendo giardino pieno di fiori profumati attraversati da un piccolo rivolo d’acqua limpida, nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d’altitudine. Tutt’intorno alla dimora dell’oracolessa, le montagne himalayane danno l’emozione della sconfinata potenza della natura.

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Il cammino di Santiago

Reportage di un viaggio a Santiago de Compostela
di Selene M. Calloni Williams

Santiago di Compostela è, insieme a Gerusalemme e Roma, meta del pellegrinaggio religioso per i cristiani. I viaggiatori, che in numero sempre maggiore percorrono i sentieri del “cammino di Santiago”, raggiungono il luogo dove l’apostolo San Giacomo, Santiago in spagnolo, venne sepolto dai suoi discepoli dopo essere stato decapitato per ordine di Erode Agrippa. Girando per le cattedrali della cristianità appare evidente che il sacro trasuda bellezza e che entrambi, il sacro e il bello, sfuggono ai valori della ragione. Per me il cammino di Santiago è stato il viaggio tra i simboli meravigliosi e imperituri della cristianità.

Abbiamo camminato per le stradine polverose assai meno di quanto c’eravamo prefissi, decidendo di compiere lunghi tratti in auto e piacevoli serate davanti a una bibita fresca. Di chilometro in chilometro ci facevamo sempre più decisi a non prenderci sul serio, a intuire ogni cosa, ogni gesto come un simbolo, capace di racchiudere in se stesso il senso compiuto di tutto. Sempre più intensamente i metri contenevano per noi i chilometri e, in fine, in ogni passo c’era l’intero cammino. Così decidemmo che il “cammino santo” poteva essere ovunque noi avessimo deciso di andare. Allora, uscendo con decisione da tutte le rotte che la tradizione assegna ai pellegrini che si dirigono a Santiago, visitammo località incantevoli, arrivando fino a quel gioiello di bellezza che è Avila, la città di Santa Teresa e perdendo il senso del tempo tra le sale del museo del Prado di Madrid dove gli dèi rivelano la propria immortalità nei meravigliosi dipinti di Rubens, e la cristianità diviene smisuratamente bella nelle tele di El Greco.

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Il bon in Ladakh

Con Voyagesillumination in LADAKH, nella splendida “Valle della Luna”
come esplorazione di un mondo “altro”,
come viaggio onirico in un altro pianeta,
come esperienza interiore meditativa dell’infinito potenziale umano.


 Ladakh

Il Bon in Ladakh

È la religione autoctona dei alcune regioni della fascia Himalayana ed è sopravvissuta – con le sue tradizioni arcaiche sciamanico-animistiche – fino ai nostri giorni.
In Ladakh la scoperta dei tulku (reincarnati) degli oracoli e delle oracolesse, dei monaci e degli yogin di stampo bon è straordinaria, ci proietta in un mondo “altro”, in una visione dell’uomo e della sua psiche che ha molto da darci: è paragonabile al viaggio in un altro pianeta alla scoperta di una stirpe aliena da tutti i modi di concepire l’individuo a cui siamo abituati. La possibilità di ampliamento dei confini mentali che ne segue è un arricchimento straordinario.
Nel Bon come nel Buddhismo tantrico la filosofia mistica e la psicologia naturale hanno un carattere magico e animistico di straordinario valore antropologico. L’elemento filosofico e speculativo si intreccia con una visione magica della vita che si fonda sul senso dell’impermanenza – cioè della contemporaneità di morte e vita – e della non oggettività delle cose.

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Viaggio tra magia e bellezza, i druidi, la spiritualità celtica

Reportage di un viaggio a Belle-Ile en Mer
di Ar-Den

Arriviamo a Belle-Ile dopo un lungo viaggio in auto sotto la pioggia. Questa isola, che sa essere sia oscura e terribile con le sue tempeste e le sue grotte, sia tenera e bellissima, coi suoi colori e le sue spiagge, ci dà il benvenuto con un tramonto sulla côte sauvage , degno del nome che porta. Nell’albergo, a picco sul mare, corroboriamo con piaceri gastronomici ed enologici i corpi provati dal viaggio.

Parlare della Bretagna significa parlare di menhir e dolmen, di Celti e Druidi, infine di magia, di streghe e di dèmoni.

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