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Reportage di Viaggio - Yemen - 29 Marzo - 9 Aprile 2005


VIAGGIO NELLO YEMEN (ovvero il pellegrinaggio dentro e fuori) di Alessandra Bernasconi

Diario di Viaggio - Lunedì 4 Aprile 2005

Mi sveglio poco dopo le 5.00. La notte non è stata un granché. Mi sento in un perenne stato di ansia: è una sensazione strana. Vorrei essere altrove e mi sento a disagio ovunque e con chiunque. E' come se mi sentissi sempre inadeguata oppure il mondo inadeguato a me. Alle 7.00 meditazione Il demone: la brutta e vecchia strega in contrasto con il mito, comune a tante donne, della bella principessa. In effetti mi sento brutta, vecchia e cattiva e ce l'ho con tutti. Sono felice di partire. Recitare il mio demone è straordinario: interpretare il ruolo della vecchia, brutta strega è fantastico.

.Sento con sempre maggiore intensità il collegamento tra i vari punti del corpo e le varie emozioni. In alcuni momenti ho la sensazione di una "perfetta gestione del tutto". Il fatto di avere un brutto mal di testa e la nausea mi ha permesso di provare a comandarli e soprattutto ad usarli come strumenti della mia meditazione.

Selene, prima del rituale, ha letto dei passi grandiosi da non so che Tantra.

Usciamo dalla meditazione in uno stato di estasi. Ci serviranno delle ore per rientrare nella cosiddetta "normalità", che pure ci appare come una visione estatica.

All'ora di cena nessuno di noi riesce a mangiare in più abbiamo tirato un bidone tremendo ad Ali (che poi ci perdona, da buon nonno che è).

Diario di Viaggio - Martedì 5 Aprile 2005

"Comme d'habitude" alle 6.00 meditazione. Alle 8.00, puntualissimi, partenza per Aden. Alle 13.00 ci fermiamo a pranzare in un tipico ristorante yemenita destinato alle famiglie. E' fatto tutto a piccoli separés per permettere alle signore di togliere il burka per mangiare, senza che occhi estranei alla famiglia possano vedere il volto. Anche noi prendiamo un separé e chiudiamo la tendina così da evitare il via vai di uomini curiosi e decisamente fastidiosi che sbirciano all'interno del separé. Mi pare che queste donne misteriose siano la cosa più bella di questa cultura decadente.

Arriviamo ad Aden alle 17.00. Caldo umido. L'hotel è un 5 stelle arabo: sporco, unto, decadente e stanco come il resto della città.

Si va subito alla casa di Rimbaud: che tristezza! "Maledetto in vita e maledetto nella morte!", dice qualcuno di noi. Il poeta, stabilitosi qui per organizzare un traffico di armi poi fallito, ha venduto in seguito la sua casa ad uno yemenita prima di tornare in Francia dove morì all'età di soli 37 anni. La casa divenne sede del Consolato Francese, poi, oggi, di una banca e di un hotel a zero stelle. Entriamo nell'hotel: puzza di piscio e piedi, luridume, caldo umido, insopportabile. Saliamo al primo piano dove c'è la camera da letto del poeta ora ridotta a magazzino. Sopra la porta qualche ritratto in fotocopia: non c'è limite alla depressione! Facciamo le foto di rito.

Ancora una volta l'incontro col mito.

Diario di Viaggio - Mercoledì 6 Aprile 2005

Dopo la meditazione, si parte per TA'IZZ. Viaggio lungo e molto caldo. Tagliamo per la moschea di "BO?" . Stiamo sempre cercando le Hadra, ovvero gli antichi rituali sciamanici legati ai sufi. Conosciamo finalmente un tale che Ali definisce "il matto". E' una sorta di custode della moschea e, in effetti, tanto a posto non è. Comunque è un bel pazzo di quelli che ricordano il monaco folle del famoso romanzo "Il Nome della Rosa" che si esprime con varie lingue mescolate. Il Matto ci fa entrare nel cortile della moschea e questo già denota la diversità rispetto alle moschee fin qui viste solo da lontano. Conosciamo l'Iman , un vecchio piacevole dallo sguardo dolce e calmo. Le Hadra saranno domani a partire dalle 14.00 di pomeriggio nella casa del capo tribù. Poi continueranno nella moschea di Efrus raggiungibile in auto su sterrato. Il Matto ci conduce poi dal capo tribù per il benestare. Il capo è un uomo affascinante (scopriremo, in seguito, che in realtà è il fratello del vero capo), Ci offre un pane buonissimo, ci sorride. Siamo i benvenuti.

Diario di Viaggio - Giovedì 7 Aprile 2005

Mi sveglio al mattino con la sensazione che oggi sarà un gran giorno. E' quello stato di attesa e timore che precede, per me, i momenti importanti.

Visitiamo i dintorni di Taiz, ci facciamo tatuare le mani, noi donne, da una bella signora a volto scoperto, comperiamo i veli per la cerimonia che ci aspetta. Andiamo a casa della tribù sufi e finalmente conosciamo il vero capo tribù. Un uomo grande e bello che ci accoglie con il sorriso di un fratello che da anni ti attende. Dice che ha sognato del nostro arrivo. Ali naturalmente traduce un po', crediamo, come vuole lui. Noi donne poi andiamo con le sue mogli in casa. Sono 4, tutte belle, tutte simpatiche e tutte di diverse età. Ci offrono una bibita colorata che Selene si tira addosso tra l'ilarità generale e l'imbarazzo di Selene. Naturalmente ci capiamo a gesti e dopo un po' non sappiamo più che fare. Sappiamo che Paolo è andato a fare dei rituali con gli uomini e lo invidiamo.

Il capo torna e, in deroga alle leggi mussulmane, ci ospita in una camera e accetta di farsi intervistare con l'aiuto di Ali.

Il suo nome è Salik ed è lo Shek ovvero il maestro sufi . E' il vero capo spirituale e politico dei sufi. Le tribù sufi, che a quanto capisco sono solo tre, si ritrovano nella moschea di Efrus per celebrare i loro riti segreti e lui è il Maestro, lo Sciamano, la Guida. Ci dice che le donne celebrano tra donne di giorno e gli uomini tra uomini di notte.

Ci invita a partecipare e decide, senza consultare gli anziani, di celebrare i riti fuori dalla moschea per poterli mostrare a noi. Scopriamo in seguito che ci aveva invitato per il rito del sacrificio di sangue ma Ali, terrorizzato, gli ha risposto che avevamo altri programmi. Ancora una volta Ali ci blocca. Lo Shek ci lascia il numero del suo cellulare per accordarci per i rituali serali nella moschea. Dopo mille peripezie divertenti, paradossali e a volte leggermente irritanti, arriviamo là dove eravamo destinati.

La moschea è grande, bianca, bellissima e, sotto un cielo stellato da "Le Mille e una Notte" sembra brillare di luce propria. Veniamo accolti come in una famiglia. Siamo commossi e felici.

Tutto ciò che è accaduto in quella magica notte non può essere scritto. Rimarrà per sempre nei nostri occhi, nel nostro cuore e nella nostra anima. E' semplicemente il "Perché" del nostro viaggiare.

FINE DEL VIAGGIO

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