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Reportage di Viaggio - Yemen

Il Regno di Saba
di Selene M. Calloni Williams


Il regno di SabaLo Yemen, per il carattere impervio e potente della sua natura, ricorda emotivamente il Tibet. Infatti, esso è situato su di un altipiano costituito dalla parte più alta di quella immensa piattaforma di granito che forma la penisola arabica. Lo Yemen è talvolta chiamato il tetto d'Arabia o anche il Tibet o la Svizzera d'Arabia. Proprio questa terra fu una delle regioni al mondo più anticamente popolate e ancora oggi porta le vestigia di civiltà antiche che fiorirono grazie al commercio dell'incenso e della mirra. Questi prodotti avevano un alto valore rituale in molte culture antiche , dalla egiziana alla greca alla romana a quella ebraica. Come il racconto della Nascita di Gesù esprime, incenso e mirra avevano allora lo stesso valore dell'oro. Sul commercio di incenso e mirra prosperarono e decaddero molti potenti regni, situati lungo la strada carovaniera che consentiva il trasporto delle merci preziose attraverso l'Arabia del Sud verso tutto il Mediterraneo.

Il regno più importante fu quello di Saba, che fiorì assai molto prima che si cominciasse a scrivere la storia e che ha lasciato dietro di sé vestigia di una grandezza a noi misteriosa.

Per esempio i resti della famosa diga di Ma'rib costruita, si pensa, intorno all'VIII secolo a. C. e rimasta in piedi per più di 1.000 anni. Questa diga, di dimensioni enormi, consentiva la raccolta e la canalizzazione dell'acqua piovana in un grande bacino chiuso agli altri lati da due montagne che formano la Wadi, la Valle, Dhana. Attraverso un sistema di canali l'acqua veniva distribuita ai campi consentendo la prosperità del regno di Saba.

Le difficoltà in epoca moderna di ridare impulso alla regione di Ma'rib costruendo una diga, ci spingono a comprendere la grandezza dell'opera dei sabei. Solo negli anni ottanta, grazie a una donazione di 75 milioni di dollari al governo dello Yemen da parte dello sceicco di Abu Dhabi, Zayed bin Sultan al Nahyan, i cui antenati vissero nella regione di Ma'rib, si è potuta realizzare un'altra diga a un paio di chilometri di distanza dai resti di quella antica. Ma l'opera di canalizzazione che dovrebbe distribuire l'acqua ai campi è ancora in fase di realizzazione.

La zona di Ma'rib, dove fiorì il regno più potente dell'Arabia antica, è oggi coperta da scarsa vegetazione e ha un aspetto di zona depressa. Negli anni ottanta, in questa zona, è stato scoperto il petrolio. Ma'rib fu l'ultima capitale del regno di Saba ed è oggi il sito archeologico principale dello Yemen. Vi sono nella zona di Ma'rib i resti del tempio della Luna ( Almaqah o Ilumquh ) che gli yemeniti chiamano Arsh Bilqis , ovvero trono di Bilqis , o anche Bilquis Palace , dal nome yemenita della leggendaria regina di Saba che fece visita al re Salomone. A breve distanza dai resti del Tempio della Luna si può raggiungere un sito archeologico ancora più esteso dal quale affiorano alla luce i resti di un imponente tempio, chiamato tempio del Sole o Maharam Bilqis . La parola Maharam significa tempio del rifugio, il che fa pensare che questo luogo fosse una sorta di asilo per chi era perseguitato. Di fatto gran parte dei resti dei monumenti del regno di Saba resta ancora sepolta sotto la sabbia nella regione di Ma'rib e sicuramente anche altrove nello Yemen. Molti dei pilastri del Tempio del Sole sono stati usati dai beduini come bersagli per le esercitazioni di tiro e sono rovinati dai proiettili dei fucili. Numerose pietre sono state asportate dalle aeree dei templi per costruire le case dei villaggi vicini. Oggi gli archeologici stanno pazientemente riportandole ai loro siti originari. Dal passato lontano l'umanità non può trarre conferme ai propri valori, né appoggio per le proprie certezze, attinge inquietudine e lo dimostra specialmente, ma non solo, nelle proprie fantasie.

La scrittura sabea, che deriva dalla fenicia, non scrive le vocali, ma solo le consonanti, per questo, per esempio, non possiamo sapere se la parola luna si pronunciasse almaqah o ilumquh. La civiltà delle certezze non si trova a proprio agio dinnanzi a cose simili. In una civiltà come la nostra, che ha bisogno di credere nei valori, le parole non possono lasciare spazio all'interpretazione personale, non solo nella loro pronuncia, ma anche e soprattutto nel loro significato: bianco deve significare per tutti la medesima emozione e così pure dolore, piacere, salute, malattia, benessere, malessere. non può esistere colui per il quale il bianco è un po' scuro e il nero un po' chiaro, il dolore una forza, il piacere una rivelazione sottile. Se costui esistesse, potrebbe essere solo un folle o, al massimo, un mistico o un poeta.

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali!

Un giorno ne dirò le nascite latenti:

A, nero vello al corpo delle mosche lucenti

Che ronzano intorno a crudeli fetori,

Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,

Lance di ghiaccio, brividi di umbrelle, bianchi re;

I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle

Che ridono di collera, di ebrezze penitenti;

U, cicli, viramenti sacri dei mari viridi,

Quiete di bestie al pascolo, quiete dell'ampie rughe

Che alle fronti studiose imprime l'alchimia.

O, la suprema Tuba piena di stridi strani,

Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:

O, l'Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!

Arthur Rimbaud "Vocali"

Può essere una maledizione l'aver perduto la capacità di intendere i poeti. Il bisogno di credere tutti nei medesimi valori può portare a dimenticare che la verità soggettiva dei mistici e dei poeti è una componente della realtà di pari grado rispetto alla verità dei valori prodotti dalla logica. Con la perdita del significato soggettivo della verità, si insinua nella mente la sofferenza psicologica. La psicologia terapeutica è quello che rimane dopo la perdita della poesia e del misticismo.

Ma ancora vi sono nel mondo, e dentro di noi, passaggi segreti, i buchi neri delle gerarchie di valori e della storia, attraverso i quali è possibile fuggire all'omologazione.I dervisci dello Yemen, gli sciamani della Birmania, gli spiriti del Tibet sacro, così come le turbe e i disagi che coltiviamo nell'intimo, sono un prezioso patrimonio per la nostra rinascita, da lì possiamo passare per ritrovare la nostra ombra, l'universo degli spiriti, il mondo creativo della mente mistica, la dimensione del sacro. Alla psicoterapia c'è alternativa: la si può trovare nell'esperienza artistica, creativa, estetica, nella filosofia, nelle tradizioni mistiche del mondo, le quali non devono essere scambiate per terapie alternative, pena la perdita del loro significato originario, ma vissute quali alternative alla terapia. Una psicologia umanistica autentica non è determinata da intenzionalità terapeutiche: vuole conoscere, non cambiare, desidera celebrare, non curare, aspira a cantare l'uomo senza applicare un giudizio. Il giudizio sulla psiche è la malattia stessa. Come ebbe a dire il filosofo E. Cioran dobbiamo difenderci dai nostri guaritori. E, in proposito, ci rimane la bellezza come autentico talismano. Nello Yemen ne abbiamo vista molta.

 

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