|
|
I Sufi dell'Ordine di Alwan
di Selene M. Calloni Williams
Arriviamo alla casa del capo dei sufi, lo sceicco Salik, nel tardo pomeriggio. Un uomo, che scopriremo poi essere il fratello di Salik, sta mangiando del pane che intinge in una salsa giallina. È seduto sui grandini dell'entrata principale della dimora. È giovane, indossa un turbante nero e non alza mai lo sguardo verso di noi che, ubbidendo al consiglio di Alì, la nostra guida ultrasettantenne, non scendiamo dalla jeep. L'uomo non parla inglese, dobbiamo fidarci di Alì, il quale scuotendo la tesa, borbottando e con la scintilla del bambino furbetto negli occhi, gli si avvicina per spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Sono momenti, per noi, di tensione, essere nelle mani di Alì in quel modo!
La nostra guida torna dopo pochi minuti e ci parla a gran voce: Domani i sufi celebreranno le hadra , voi potete venire, ma solo per chiedere allo sceicco se potete restare. Le hadra sono le cerimonie a mezzo delle quali, al suono di tamburi, tra danze e canti, i dervisci entrano nella trance .
L'uomo con il turbante nero richiama Alì, gli porge un pane di mais, Alì ce lo porta È per voi! Ci dice, scuotendo ancora la testa e borbottando tra sé e sé: Op, po, po, po!.. Ci dividiamo la pagnotta, mentre la nostra jeep si allontana. Finalmente l'uomo dal turbante nero guarda verso di noi, alzando una mano in segno di saluto.
L'indomani mattina Alì ci prepara per le hadra : ci porta da una ragazza sulla collina di Ta'izz, la quale dipinge le mani di noi donne con henne e ci copre il capo e il viso con ampli foulard. Poi, nel primo pomeriggio, giungiamo a casa dello sceicco.
Sheik Salik, ci chiama fratelli non appena viene a sapere che siamo ricercatori nell'ambito dei cammini iniziatici, il tantra lo yoga, l'alchimia il sufismo, ci apre, sorridendo, le porte della sua casa e, poiché noi siamo infedeli al cospetto del'Islam ortodosso e non possiamo entrare nella moschea, porterò il rito sufi al di fuori della moschea per voi, egli ci sussurra.
Come si dice, se Maometto non va alla montagna.
La notte che si attende è una delle più magiche della nostra vita, ce la conquistiamo vincendo la paura.
Mentre stiamo salendo lungo la strada che porta alla moschea, i dervisci arrivano. Sono sessanta o forse ottanta, tutti maschi, uomini, ragazzi, persino bambini sono ammassati su vecchie jeep che sollevano nuvoloni di polvere. Molti tra gli uomini, come è costume nello Yemen, portano il fucile appeso al collo e il jambiya , il pugnale rituale degli yemeniti, alla vita.
È straordinario per noi vedere come questa gente si dia pena per noi, offrendoci da bere, da mangiare, un cuscino per sederci. I bambini ci accarezzano, gli uomini, rispettosissimi, con la luce negli occhi ci dimostrano il loro entusiasmo per la nostra presenza. Sheik Salik ha parlato loro di noi, ci dicono.
I fondamentalisti islamici costituiscono una minaccia per voi? Avevo chiesto a Sheik Salik, il quale, tra le mura della sua casa, affiancato dal sufi più anziano, aveva accettato di farsi intervistare da me nel pomeriggio. I fondamentalisti abbattono le colonne dell'impero,ma non minacciano i sufi, mi aveva risposto lui. I fondamentalisti religiosi hanno compiuto atti tristemente eclatanti nel mondo, non da ultimo, nello Yemen stesso, essi hanno spezzato a metà uno dei sei pilastri del Tempio della Luna, risalenti al regno di Saba, quasi a ricordare che il numero cinque allude ai cinque pilastri indiscussi della fede islamica, mentre il numero sei potrebbe richiamare le sei punte della stella di Davide. 
Se stanotte vi arrestasse la polizia, ci aveva ripetuto la nostra guida, Alì, mentre ci ostinavamo a volere prendere parte al rito sufi, sareste fortunati, perché potrebbero pensarci i fondamentalisti a intervenire per impedirvi di intrattenere relazioni con quei matti sufi. Ma l'atteggiamento di Sheik Salik era stato assai più rilassato Questa notte garantisco io per la vostra incolumità. Ci aveva detto. La paura è un mostro orrendo nutrito dal demone dell'orgoglio, il quale ci spinge a coltivare l'attaccamento per noi stessi e a vedere nemici ovunque : così si era espresso l'anziano sufi che affiancava Sheik Salik. E Sheik Salik, in risposta alla mia domanda che gli chiedeva cosa fosse il rito sufi, aveva detto: Gli esseri umani sono fatti di sabbia e anima. Tutto ha duplice natura in questo mondo e persino Allah ha necessità di una sua controparte per entrare in questo mondo. Il rito sufi è il sacrificio di Allah che muore separandosi dalla sabbia, uscendo dal mondo della terra per ritornare al mondo del cielo. Così, durante il rito sufi noi moriamo, la nostra anima abbandona i nostri corpi e sale al cielo. Là, dove essa va, si nutre e poi ritorna nella sabbia consentendoci di rinascere. Morendo e rinascendo i nostri occhi si aprono, le nostre menti vedono, i nostri corpi guariscono.
Nel corpo , aggiunse il sufi più anziano, ci sono centoventiquattromila occhi e altrettanti nella Terra. L'occhio più grande della Terra è il cielo.
Accadono guarigioni fisiche o psicologiche durante i riti? Avevo chiesto a Salik. Sì , disse lui.
La gente che partecipa alla hadra , la danza estatica sufii, lo fa nella speranza di incontrare una guarigione? Dissi io. No, rispose lui, la hadra dà piacere. La gente viene alla hadra perché la trance dà piacere. Quando danza il sufi è spoglio di ogni volontà. Affinché l'anima salga al cielo deve essere alleggerita di ogni intenzionalità personale. La gente soffre: depressione, angoscia, paura, ansia, la gente è triste perché il cuore non può salire al cielo. Come il corpo fatto di sabbia si nutre di cibo, così l'anima e il cuore si nutrono salendo al cielo e, se non lo fanno, si ammalano.
La trance praticata senza intenzionalità di cambiamento è, dunque, l'antidoto ai disagi psicologici? Dissi io Sì, certo, lo è. E per le malattie fisiche? Chiesi ancora. Per la guarigione del corpo il sufi celebra il rito dell'acqua. L'acqua fa proprie le emozioni umane. Perciò noi celebriamo un rito nel corso del quale recitiamo frasi del Corano sopra una bacinella colma d'acqua e, in fine, diamo quest'acqua da bere agli ammalati.
Quanto Sheik Salik stava dicendo mi ricordava gli esperimenti del dottor Masaru Emoto, un fisico giapponese che ho avuto il piacere di conoscere. Il dottor Emoto ha fotografato i cristalli dell'acqua mostrando al mondo che essi cambiano aspetto a seconda delle emozioni umane che li investono.
Il movimento dei sufi di Alwan le risulta in crescita o in diminuzione quanto a numero di partecipanti? Gli chiesi. In aumento. Perché uomini e donne devono celebrare le hadra separatamente? Chiesi ancora. Perché nel momento in cui il cuore si stacca dalla terra per salire al cielo, se vedi la persona di cui sei innamorato, il tuo cuore va verso di lei, dimenticando il cielo .
Lo sai , aggiunse, che durante una hadra i partecipanti si uniscono al punto che se uno si punge un dito, il dito di tutti prende a sanguinare? Conosci il significato della parola sufi ? Essa significa puro. E lo sai che il significato della parola hadra indica che tu rappresenti Allah in questo mondo , ovvero tu sei lui ?
Adesso è notte. I sufi scendono dalle jeep e si incamminano verso la moschea. Noi siamo fermi, ai bordi della strada, li vediamo passare, ci salutano: Salam! Tra gli ultimi arriva Sheik Salik è tutto vestito di bianco e ha un copricapo di raso bianco lucente. Stringe la mano agli uomini del nostro gruppo. Anche noi donne gli porgiamo la mano. Un ragazzo ci avvolge la mano tesa in un fazzoletto. Sheik Salik è nelle sue vesti rituali , ci dice uno di loro, non può toccare una donna. Salik ci stringe la mano coperta, poi ci indica di seguirlo.
Tutti i sufi entrano insieme a lui nella moschea. Noi dobbiamo stare fuori. Sopra di noi il cielo è una cupola di stelle che arrivano fino a incontrare la terra, la luna nuova illumina le pareti bianche della moschea che ne proiettano la luminosità nel buio della notte.
Alcuni bambini ci fissano immobili, come ipnotizzati. Per qualche minuto ci sentiamo scoraggiati, abbandonati. Ma presto Sheik Salik esce dalla moschea: uno spirito bianco nell'intensità bianca del riverbero lunare. Sono tutti dietro di lui. Si siedono sotto il cielo stellato a ridosso di un muro della moschea. Formano un grande cerchio, spezzato qua e là solo da qualche torcia. Davvero appaiono un unico corpo.
Il rito ha inizio, un uomo percuote un grande tamburo e un altro al suo fianco inizia a cantare i versi di Ahamed bin Alwan il grande sufi la cui tomba è all'interno della moschea, proprio al di là della parete alla quale Sheik Salik ora appoggia le sue spalle. Della tomba ci parla lo stesso ragazzo che poc'anzi ha coperto le nostre mani. Questa notte sarà lui il nostro Virgilio. La voce del cantante è dolcissima. Il ragazzo ci lascia, ma dopo breve ritorna portando un tappeto che stende a pochi metri dal cerchio dei sufi. Ci dice che anche noi donne potremo praticare la hadra questa notte, ma non possiamo entrare nel cerchio degli uomini. Noi dobbiamo restare sul tappeto.
Così, mentre gli uomini che sono con noi si uniscono al cerchio, noi donne sediamo sul tappeto. E subito qualcuno ci porta dei cuscini, altri dei fiori, un ragazzino ci offre del profumo e bottiglie di acqua minerale. Ci chiedono se vogliamo, cibo, tè o quat .
I l quat è la droga più diffusa nello Yemen. Sono foglie di un arbusto che gli yemeniti d'abitudine succhiano tenendole a lungo in bocca tra i denti e la guancia. Non di rado capita di vedere, girando per le strade dello Yemen, uomini e ragazzi con la guancia gonfia. Anche le donne, dicono, masticano quat , ma non si vede, poiché il burka copre il loro viso.
All'improvviso, mentre ancora la voce bellissima canta i versi del poeta, i sufi all'unisono pronunciano Allah.
E tutti insieme, senza sosta, continuano a ripetere: Allah, Allah, Allah, Allah!.. Ondeggiano le teste e i corpi. Una grande forza si espande dal cerchio, investe noi donne all'improvviso. Il ragazzo, il nostro Virgilio, ci invita a ondeggiare. C'è talmente tanta energia in quella notte, prodotta da sessanta o ottanta uomini che pronunciano il nome di Allah ad alta voce danzando, generata dai tamburi, dai versi del poeta!.. Poi il canto Allah diviene Ah, Ah, Ah, Ah : un respiro potentissimo! Il viso di Sheik Shadik cambia, il bianco dei suoi occhi risalta sullo sfondo bianco delle sue vesti, del velo che gli cade dalla testa lungo le spalle, nella luce della luna. Le percezioni sono amplificate. Il volto di tutti cambia, forse anche il nostro. È la trance , inevitabile in quella intensità di energia.
Entrando e uscendo dalla trance trascorriamo, senza accorgercene, buona parte della notte. A volte ci pare di essere stanche, ma il nostro Virgilio ci riprende, invitandoci a ondeggiare. La stanchezza svanisce non appena riprendiamo il movimento accompagnato dalla respirazione potente dalla bocca che ci consente di emettere il suono Ah, ah, ah! .
A volte i sufi si alzano in piedi e il rito assume una potenza ancora maggiore, a volte tacciono e la voce del cantante riprende a farsi sentire in compagnia di un solo tamburo. Ogni volta che i dervisci s'alzano l'energia sale un po', tutte le volte ci sembra che più di così non possa aumentare, eppure ogni volta cresce ancora. Alle prime luci dell'alba il rito finisce, lasciando a ciascuno di noi ricchezze inestimabili. Sappiamo che ritorneremo dai sufi, Sheik Salik sa che ritorneremo.
È giunto il momento di lasciarsi alle spalle la dimensione del credere e provare ad entrare in quella del fare.
Non sperare, ma fare, e fare senza timore e intenzionalità. Le parole di un testo di Yoga tantrico fanno eco nella nostra mente alle parole di Sheik Salik sull'assenza di intenzionalità nelle pratica delle hadra. Non avere la minima intenzione né fare il minimo sforzo per praticare e tuttavia non essere distratti nemmeno per un istante, è praticare la mente naturale correttamente (Garma C. G. Chang Insegnamenti di Yoga Tibetano , Ed. Ubaldini, Roma, 1981, p. 44)
Sufismo è per noi una psicologia, una meditazione, uno yoga che non ci vuole curare o salvare, ma celebrare. Di ciò la prima espressione è stata la meravigliosa sensazione di accoglienza che i sufi ci hanno fatto provare
Il viaggio nello Yemen che abbiamo compiuto alla ricerca dei dervisci di Alwan ci ha proposto paesaggi aridi, montuosi, una natura forte e dura, che non vuole accarezzare, ma scuotere e indurre alla conquista.
inizio pagina |