I sufi dell'Ordine Alwan, il poeta Rimbaud, il regno di Saba
di Selene M. Calloni Williams
Aden
La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim'acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il poeta è occupata da uno squallido albergo di terz'ordine e da una banca Ma poi ci è parso che si trattasse della naturale continuazione della sua vita di poeta maledetto.
Appesa a una parete, tra fiori di plastica coperti da strati di polvere e orologi che non funzionano, l'immagine sognante del volto del giovane poeta è affiancata da un quadro che mette in mostra una pagina del Corano.
La poesia, come il mito, non dichiara mai i suoi dèi come reali e mai avanza pretese di verità. Mito e poesia, non alludono a fatti che pretendono di essere stati reali, ma indicano tendenze psicologiche. Le parole di un poeta sono rese famose nei secoli dalla loro potenza estetica, non dall'autorità divina. Per gli dèi, i mistici, i poeti, entrare nella storia è essere nella decadenza, espressione del desiderio di credere.
Così, il poeta incarna la decadenza e pare, con i suoi giovani occhi chiari, sempre estranei, esprimere nostalgia per quel mondo che non ha storia, poiché non ha pretese di verità oggettive, quel mondo che, anche quando ti pare di averlo raggiunto, resta altrove , giacché è in questa sua lontananza incolmabile che esso ripone il segreto della sua bellezza.
Noi siamo giunti nello Yemen in cerca del misticismo arabo dei sufi, il fatto di avere trovato Rimbaud, il poeta della nostra adolescenza, prima ancora dei sufi, ci ha fatto riflettere sull'analogia tra mistici e poeti. Siamo alla ricerca di misticismo e poesia, tra la polvere del deserto e le affollate vie di Aden. Infatti, come ci hanno insegnato gli sciamani tantrici del Tibet, da Padmasabhava a Ma gcig, microcosmo e macrocosmo coincidono: ciò che trovi fuori incontri dentro di te e ciò che scopri all'interno ti appare nel mondo.
Aden parla dell'ombra oscura dell'uomo, nei suoi vicoli brulicanti di una umanità che non nasconde turbe o peccati, anzi li mostra, nelle figure dei bambini seduti in mezzo alla polvere, nei volti dei vecchi che riposano accanto a cumuli di immondizia, nel caldo soffocante, negli odori forti, nelle grida, nelle espressioni dure e sprezzanti che i viandanti mostrano agli stranieri, nei veli neri delle donne le quali, da pochi anni soltanto, dopo l'ultima guerra civile, hanno dovuto tornare a coprirsi integralmente in pubblico. 
Lo Yemen, che piacque a Pasolini e richiamò Rimbaud, a tratti è uno di quei luoghi ove gli spiriti che popolano l'ombra umana non possono essere repressi e si mostrano per le strade.
Qui, ad Aden, ci intervista la televisione di stato. Ci riprendono in quel misterioso luogo costruito ai tempi del regno di Saba e oggi chiamato le cisterne , un sito che doveva essere un paradiso terrestre, con piscine, cascate e chissà che altro, e che oggi è un'enorme fossa.
Ciò che rende lo Yemen ricco di mistero e di fascino e ciò che dell'uomo esso non può nascondere. E Aden è di quel fascino una vetta. Vivere la decadenza ad Aden ci è apparso un privilegio. Ci è sembrato che, solo dopo essere passati anche per questa prova, si fosse reso possibile per noi incontrare i sufi.
La sensazione di essere all'Inferno è un tutt'uno con la percezione del Paradiso, il quale pare proprio non essere mai raggiungibile, se non dopo avere trascorso ad uno ad uno tutti i gironi infernali.
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