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Reportage di Viaggio - Tibet - Agosto 2005

Tibet, il Paese delle Nevi di Selene M. Calloni Williams

   

Dicono che qui, nelle montagne dell'Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo e tra questi monti, i più alti del mondo. Forse la chiave per trovare Shamballa è nei testi che parlano del Tibet mistico, è nei canti dei poeti, degli eremiti, degli yogin tantrici che vissero e meditarono in questi luoghi: Guru Rimpoche e la sua sposa Yeche Tsogyel, la Danzatrice del Cielo, la poetessa Ma gcig Labrong, il magico Naropa e il suo mitico maestro Tilopa, e i loro diretti discepoli: Marpa e il poeta eremita Milarepa.

Nello Yoga tantrico, lo yoga esoterico che ha impregnato di sé questi luoghi, poesia e misticismo sono le vie verso l'uomo. Non esiste il concetto di inconscio, ma l'inconscio è rappresentato dalle terre inesplorate, dai luoghi remoti. Macrocosmo e microcosmo, dentro e fuori coincidono e tutte le cose, sia le forme del corpo umano che i monti, gli organi e i torrenti, sono il frutto del potere visionario della coscienza umana. Qui, dove l'inconscio dell'uomo è la terra stessa, la mistica Ma gcig esprime questo invito:

. Si vada errando senza sosta,tra lande desolate e luoghi di ritiro. (p. 87)

Si stia come lo spazio, privo di dubbi e paure. Senza dubbi e paure nell'immensità. (p. 96)

 
E le fanno eco le parole della Danzatrice del Cielo:
 

Il mondo è un'idea, è ciò che pensiamo, e non ha sostanza. Non c'è motivo di abbattimento, non siate depressi, amici; abbiate coraggio. Il mio corpo danza nel cielo e con destrezza si muove nella materia. Viaggiando ovunque, non ho trovato nulla che in definitiva sia reale. Voi, non riconoscendomi, mi considerate un'entità esterna. Ma quando mi riconoscerete.sbattendo le ali con una forza nascosta, superando persino i venti taglienti, potrete giungere a qualunque destinazione. ( pp. 142, 143, 150).

E le parole che il maestro Marpa disse al discepolo Milarepa:

Vai a vagare nei deserti di neve, nella solitudine degli aridi monti e sprofondati nella contemplazione.

Le montagne impervie dell'Himalaya paiono difendere la saggezza antica. Mentre, molto lontano, nel mondo, nascono e muoiono teorie dell'inconscio, qui l'intuizione originaria, simbolicamente rappresentata dalla magica terra di Shamballa, sembra essere difesa da un guerriero invincibile: l'Everest che, con la sua vetta unisce terra e cielo e. tutti gli opposti.

Qui nasce spontaneo il bisogno di liberarsi dal conosciuto. È bello viaggiare in questi luoghi ricordando il testo di un'antica meditazione dello yoga tantrico e, camminando, sussurrare a se stessi le magiche parole della libertà dall'ipnotismo dell'oggetto.

Questo corpo è un'apparizione magica, è il riflesso della luna sull'acqua, è un'ombra senza carne né ossa, un miraggio che muta momento per momento, un sogno che la mente proietta, un'eco, un fantasma senza entità. Questo corpo è una nuvola che cambia forma continuamente, un arcobaleno bello e vivido, ma senza sostanza, un lampo che rapidamente appare e svanisce. Questo corpo è una bolla che si forma e scoppia all'improvviso, è un riflesso in uno specchio che si manifesta vividamente ma è privo di sostanzialità.

  -o-

Ho deciso di tornare qui ancora una volta e di portare con me mio figlio, anche se ha solo otto anni. Non vedo l'ora di mostrargli luoghi per me così magici e importanti. Ma lui, che è stato con me nei deserti dell'Africa e nelle fitte foreste tropicali dell'Asia, questa volta non vuole accompagnarmi, dice di avere un presentimento strano, una paura che non sa spiegare.

"Presagi e paure non devono portarci alla rinuncia, semmai invitarci a una maggiore attenzione", gli dico.

Simultaneamente, però, in virtù di quella legge dell'equilibrio che unisce gli opposti, di cui l'Himalaya è maestro, prima della partenza mi informo su tutti i rischi del viaggio. Scopro che la cosiddetta malattia d'altitudine", un disturbo che può subentrare oltre i 2.500 metri di quota sul livello del mare, può, in certi casi, avere conseguenze mortali. Per certo è noto che l'unica terapia efficace, una volta che i sintomi della malattia si siano manifestati in modo evidente, è quella di scendere immediatamente di quota.

Il pediatra, al quale mi rivolgo per informazioni, mi dice che un suo amico, un medico, poco più che trentenne, é morto, anni addietro, a causa delle conseguenze della malattia acuta d'altitudine, che l'aveva colpito proprio in quelle regioni del Tibet dove sarei andata con Michelangelo. La malattia colpisce sulla basa di una predisposizione individuale che non è accertabile in precedenza: in pratica non si può sapere prima se si sarà o meno soggetti ai sintomi di questa malattia recandosi ad alte quote, né si conoscono sistemi per prevenire il disturbo.

Il nostro destino ha una forza irresistibile su di noi, è un magnete che ci attrae senza possibilità di sfuggire. Ma una possibilità forse c'è di evitarne le conseguenze più nefaste. Secondo i grandi maestri dello yoga che abitarono le regioni dell'Himalaya, esiste una possibilità di "fermare i venti del Karma", cioè di non farsi travolgere dalle conseguenze delle azioni alle quali, per effetto della forza del nostro destino, non possiamo resistere. Quella possibilità è nel restare desti, vigili e attenti durante l'azione.

Che cosa mai sono, dopotutto, lo yoga e la meditazione se non costante A-T-T-E-N-Z-I-O-N-E?

Ecco altri versi della Danzatrice del Cielo:

Se restate in una condizione libera da depressione, torpore e offuscamento mentale, con la presenza non distratta di uno stato calmo, concentrati con una stabile attenzione, in una condizione di imperturbabile rilassamento, allora, qualunque attività compiate, praticate la meditazione.

Mentre, da un lato, la ragione mi dice di non portare Michelangelo a certe altezze, qualcos'altro in me, qualcosa di oscuro, magnetico, inebriante, mi spinge a fare l'opposto. Alla fine scelgo di lasciare a Michelangelo la decisione: confido nel suo spirito guida. Lui dice che, malgrado le sue sensazioni e l'inspiegabile paura, vuole venire con me.

Le montagne Himalayane sembrano conoscere i versi tantrici: ce li sussurrano con la magia di un canto di sirene. Forse, per giungere a Shamballa, bisogna solo lasciarsi ammaliare.

Io frequento il mio cuore, vasto e profondo come foreste e luoghi remoti. Come quella di un leone, è tale la nobiltà della mia postura che, anche nel sonno più profondo, nessun pericolo osa avvicinarmi.
Mi muovo più veloce del vento e le mie azioni sono libere, come quelle dell'aquila.
La luce radiante della mia attenzione eclissa gli ostacoli.
Permanendo nello stato naturale, io vado ovunque senza paura.

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Tibet

Il Ngapka e lo sciamano