Reportage di Viaggio - Sri Lanka


La scalata al Picco d'Adamo
di Selene M. Calloni Williams

Giungemmo ai piedi della montagna intorno alla mezzanotte. Un fiume segna l'inizio del percorso del pellegrinaggio, a quell'ora le sue acque erano gelide e nere. Nilan ci chiese di togliere le scarpe e bagnò con l'acqua nera del fiume le nostre teste ripetendo incessantemente sadhu, sadhu, sadhu. La parola sadhu significa beato e, secondo quanto ci diceva Nilan, avremmo dovuto ripeterla per tutto il tempo della scalata, onde propiziarci la benevolenza del dio Saman. "È tradizione che il pellegrinaggio sul Picco d'Adamo si compia durante la notte", ci disse Nilan.

Nel buio, tra la pioggerella fastidiosa che a tratti cessava e a tratti pareva una persecuzione, non potevamo vedere il monte che dovevamo scalare."Quanto è alto? Quanto dura il percorso? È molto scosceso o a tratti è pianeggiante?" Erano tutte domande che non potevano trovare una risposta oggettiva.

Così, nel buio più totale, iniziò la nostra scalata alla montagna sacra.

. Ero certa di essere sul punto di morire, vidi il serpente balzare contro il mio corpo e in quell'istante mi risuonarono nella mente le parole di Nilan: "Questo monte è sacro: la sua altezza dipende dal peso del karma che il pellegrino porta sulle proprie spalle, se riusciremo o no a raggiungere la cima, anche questo dipende dal nostro karma e dalla volontà del dio Saman".

Pensai di avere un karma straordinariamente pesante e, nello stesso istante, mi sorpresi intenta a chiedere al serpente di darmi anche il suo karma , sentivo di volerlo vivere e risolvere per lui. Il miraggio scomparve all'improvviso, come un lampo nel cielo: l'immagine del serpente svanì l'attimo prima di toccare il mio corpo lasciando un'impronta indelebile di luce nel mio cuore. Ripresi ad avanzare e ad ogni scalino chiedevo alle piante, ai cespugli, alle salamandre e alle sanguine, agli uccelli notturni, ai rapaci e a tutti i serpenti di quel monte di darmi il loro karma affinché io potessi portarlo addosso, finii per chiedere il karma di tutta la terra e finii per sentirmi invulnerabile. Una forza incredibile si era impossessata di me. Corsi indietro per quegli scalini sui quali solo l'attimo prima non riuscivo nemmeno a camminare, raggiunsi gli altri, li invitai a respirare profondamente e a continuare a salire, dissi loro che avevo visto la cima e che era vicina, anche se non era vero.

Tutti ripresero coraggio e si rimisero in moto. Poi, come se dovessimo affrontare da soli l'ultimo tratto del percorso, ciascuno di noi si distanziò dall'altro e continuò a salire in silenzio. Io percorsi l'ultimo tratto della scalata, che durò forse mezz'ora, forse un'ora, saltando di corsa sui gradini, gridando il mantra che Nilan ci aveva insegnato. Ancora oggi, quando penso a quello che mi è capitato, a quello che abbiamo fatto, lo considero una magia. A ciascuno di noi è toccato il suo miracolo, a ciascuno la sua avventura e il suo risveglio.

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