Nonterapia in Ladakh, quando la bellezza ti sovrasta di Paola Bertoldi - Pagina 2
Incontriamo la prima oracolessa in un villaggio vicino a Leh: arriviamo che è già entrata in trance e sta già curando le persone che si sono rivolte a lei. Purtroppo non comprendiamo la lingua nella quale si esprime ma possiamo intuire dall'espressione del viso, dai gesti, dal tono della voce, che l'oracolessa sa essere dolce con chi di questo ha bisogno e molto dura con coloro "il cui cuore non è puro". Stiamo a guardare, chi con un misto di curiosità, chi di timore, ma tutti con il senso di una sacralità profonda, naturale, fino a quando lo spirito inizia a pronunciare parole rivolte a noi, messaggi che ci vengono tradotti in inglese dalla nostra guida.
Le parole che più colpiscono sono quelle rivolte a Selene , l'ideatrice di questo viaggio, parole che incoraggiano lei e quindi tutti noi a continuare sulla strada che abbiamo scelto di percorrere, incuranti della mole di lavoro da compiere e fiduciosi nella riuscita di ciò in cui crediamo profondamente.
Assistiamo quindi alla fase in cui lo spirito lascia il suo veicolo e l'oracolessa ridiventa una donna comune. Ci viene spiegato che ha ottant'anni, ne dimostra molti meno, e che fa questo "lavoro" da molto tempo, da quando un membro della sua famiglia le ha passato questo dono. Lo spirito che l'oracolessa incarna, ci viene detto, è Mahakala, la Grande Kali: questa rivelazione fa fremere alcuni di noi da tempo abituati a meditare su MahaKali, l'aspetto "guerriero" della Madre Divina, che distrugge tutti gli ostacoli alla realizzazione spirituale di coloro che la invocano. Quando è in trance l'oracolessa parla in tibetano perfetto e quando ridiventa una donna comune non è più in grado di esprimersi in tibetano, conosce solo il dialetto del ladakh.
Incontriamo la seconda oracolessa due giorni dopo. E' una donna più giovane, sulla cinquantina, con una storia completamente diversa. Non ha ricevuto il dono da un membro della famiglia ma è stata istruita da un alto Lama perché soffriva di disturbi psichici dato che era in grado di percepire le "voci degli spiriti". Questa sua capacità l'ha portata sull'orlo della follia, spingendola a comportamenti strani e pazzeschi, quando è intervenuto il Lama insegnandole a distinguere il bene dal male e a non essere dominata dagli spiriti: ora proprio in virtù della sua saggia follia è in grado di farsi canale per aiutare altre persone.
Ad un certo punto, mentre è in trance, l'oracolessa, che incarna uno spirito dal nome impronunciabile e che non ricordo, mi guarda e si tocca le gambe facendomi capire che mi sta dicendo che io ho problemi alle gambe. Credo che non mi abbia vista entrare e ora mi vede seduta, per cui come può sapere che fin dalla nascita ho una lesione cerebrale, almeno così hanno sempre detto i medici, che rende difficile la deambulazione? Poco dopo mi fa segno di togliermi i pantaloni: io indosso calzamaglia, pantaloni, calze per niente eleganti e subito provo una sensazione di grande imbarazzo ma immediatamente decido di lasciarla andare e mi spoglio. L'oracolessa mette in bocca una cannuccia e inizia a succhiare del liquido da alcune punti delle mie gambe: in un vaso di vetro sputa del liquido bianco, quasi trasparente, come a "succhiare fuori il male". Poi con la bocca inizia a succhiare alcuni punti della mia schiena.
Io osservo con un misto di curiosità, senso di nausea e senso del sacro allo stesso tempo ma sento che ciò che avviene è la cosa giusta, ciò che deve avvenire in quel momento. Non sono a disagio e quello che sta accadendo non mi dà fastidio, non scatena in me la reazione di rabbia che sempre mi viene quando un medico cerca di curarmi, di rendermi normale, di cambiare quello che c'è in me, secondo lui, di sbagliato (dopo essere stata visitata da centinaia di medici impotenti è il minimo che possa accadere). Questa volta sento in me una disponibilità a lasciar fare, a lasciare che gli eventi accadano, sicuramente sorretta dall'energia potente che informa questi eventi e dalla presenza rassicurante dei miei amici.
Infine mi rivesto e torno al mio posto tra i partecipanti al rito. Provo immediatamente una sensazione di leggerezza e di grande felicità, Selene dice che il "succhiamento" mi ha fatto bene e che ciò si vede dalla luce che emana dai miei occhi. Mi sento più leggera, più sicura, come se avessi lasciato andare pesi molto antichi, vecchi dolori e impossibilità. Anche a livello fisico e muscolare mi sento più sciolta: è come se il corpo si concedesse una grande risata, liberato da zavorre antiche.Il resto del viaggio continuerà in questo "stato di grazia" e di amore.
...continua...
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