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Reportage di Viaggio - India - Ottobre 2005  

Haridwar di Selene M. Calloni Williams

Per arrivare ad Haridwar da Allahabad ci attendono oltre venti ore di treno. Un viaggio faticoso e in apparenza interminabile dal quale temiamo di uscire distrutti. Ma, arrivati a destinazione, l'aria tersa delle regioni dell'Himalaya ci rigenera in poco tempo. Ad Haridwar il fiume Gange abbandona l'Himalaya per iniziare il suo viaggio lungo le pianure: per questo Haridwar è considerato uno dei luoghi più sacri dell'India. Il Gange, la Grande Madre , ha acque limpide, vivacizzate dalle correnti, qui il fiume non ha ancora incominciato ad assorbire in sé l'oscurità dell'umanità.

Haridwar è piena di centri di yoga, di luoghi di culto, di raffigurazioni di divinità. Ogni sera, sulle rive del Gange, ad Haridwar si celebra la Ganga Aarati , una cerimonia religiosa indimenticabile che vede numerosi bramini intenti a fare offerte di luce e di profumi alle acque della Grande Madre. È la celebrazione degli elementi: terra, acqua, aria, fuoco, dall'aggregarsi dei quali origina la vita e dal disgregarsi dei quali origina la morte.

Haridwar, come la vicina Rishikesh sono luoghi raggiunti dal capitale occidentale che ha contribuito a creare e a mantenere fiorenti i numerosissimi centri di yoga. Chi giunge qui deve sapere che molti dei sadu , o santoni, che circolano per le strade di queste città o che vivono fuori città lungo le rive del Gange, dove i turisti sono soliti fare le passeggiate, sono dei veri e propri banditi travestiti. Negli ultimi anni, pare che oltre una decina di turisti siano stati uccisi e derubati da questi inquietanti personaggi.

Ma in mezzo al caos non è escluso che si nascondano dei tesori.

Shri Prem Das Jee vive fuori dalla città di Haridwar, nel suo ashram , o luogo di preghiere e pratiche, dove egli vive in compagnia dei più stretti discepoli, vi è uno Shiva lingam, o fallo di Shiva in pietra, che egli sostiene avere oltre 5.000 anni ed essersi auto generato. Shri Prem Das ci invita nella capanna dove è solito fumare il chillum con i suoi discepoli. Ci offre del tè.

"La prima cosa che chiedo di fare a chi voglia divenire mio discepolo è pulire l'ashram, la cappella dove ha sede il lingam, le stanze dove dormiamo, i bagni, le stanze comuni e il giardino. Qualunque uomo voglia divenire mio discepolo deve innanzitutto pulire l'ashram per ripulire il proprio cuore dall'orgoglio e dalla presunzione e per pulire la mente dalle idee e dalle convinzioni con le quali è giunto qui. Qualunque donna voglia divenire mia discepola deve per prima cosa ricevere il mantra, che io sussurro alle sue orecchie, poi deve prendere a ripeterlo tra sé e sé, continuando per giorni e notti senza sosta."

Shri Prem Das si professa tantrico. Egli mangia solo ortaggi di colore verde e beve unicamente acqua e latte. Anche i suoi discepoli devono divenire vegetariani, abbandonare qualsiasi bevanda alcolica e fare voto di castità. "Apprendendo a mutare i veleni in nettare, nel mio ashram uomini e donne ugualmente accolti e venerati, raggiungono la meta senza un cammino da percorrere".

Ancora una volta una poesia di Tagore bussa alla nostra memoria:

"Anche se le stelle brillano tutta la notte non lasciano il segno del loro cammino". Tagore

Ci viene alla mente anche l'immagine del tantrico di Benares vestito di bianco, Bhairava baba. Ricordiamo ora che egli ci aveva detto queste parole:

"Qui in India i tantrici godono di cattiva fama, a causa della superficialità della gente e della stupidità di alcuni falsi maestri. Per questo io non dico mai di essere un tantrico, a meno che qualcuno, come voi, sia assolutamente deciso a trovare in me la mia autentica natura. Quello che dico di me è che sono un sadaka , ovvero un ricercatore. Non è difficile che ciò che è più puro appaia immondo agli occhi distratti della gente. Molti fanno uno yoga per purificarsi. Ma il Gange, la Grande Madre , ha acque terse nell'Himalaya, dove nasce, e scorrendo assorbe in sé tutta l'oscurità del mondo, per questo la Grande Madre è sacra. Chi davvero voglia trovare se stesso deve fare come il Gange, per questo si dice che la ricerca di sé comporti immensi pericoli, per questo è importante avere un maestro che ci assista, da dentro o da fuori di noi".

Raggiungibile solo attraverso una strada di montagna piena di tornanti che sale da Rishikesh per oltre venti chilometri nella foresta dell'Himalaya vi è il suntuosissimo palazzo di un marajà e lì accanto un centro di yoga e medicina ayurvedica ultra lusso. Atmosfere soft, abiti preferibilmente bianchi, lezioni di yoga individuali, diete, meditazioni personalizzate, curatissimi giardini con finte cascate ed erba sintetica per il mini golf. "Ananda nell'Himalaya" propone uno "yoga da salotto" di prezzo indiscutibile. Frasi tratte dai testi sacri, i Yeda, i Purana la Bhagava Ghita, fanno bella mostra di sé negli ascensori, nelle camere e persino sui flaconcini dello shampoo.

Ma come sempre proprio all'ultimo, quando ormai non ce lo aspettiamo più, ecco che ad Haridwar troviamo ancora qualcosa di autentico, un luogo dove le parole sagge conservano intatto il loro potere e un uomo di 91 anni siede a guardia di un sarcofago: il sepolcro della Madre Permeata di Gioia. Sri Anandamayi Ma, la madre Permeata di Gioia è stata una delle più grandi figure spirituali dell'India moderna. Swamee Vijayanandajee è un uonmo di 91 anni di nazionalità francese che è giunto qui, all'ashram di Anandamayi Ma, all'età di 35 anni e da allora egli non ha più abbandonato la Madre, né da viva né da morta. Swamee Vijayananda è un uomo eccezionale, malgrado l'età la sua mente è perfettamente lucida, ricorda una quantità impressionante di date, di libri, di nomi.

Selene e Swamee Vijananda scoprono di avere esperienze comuni. Entrambi hanno vissuto nell'isola di Sri Lanka dove hanno appreso e praticato la meditazione Vipassana dai monaci buddisti theravada negli eremitaggi della foresta. Entrambi hanno amato filosofi occidentali e orientali come Nietzsche e Aurobindo della cui opera hanno apprezzato il carattere mistico e non logico.

"E quando ho incontrato i Veda", dice il Swami, "ho trovato lo stesso carattere mistico e non logico dei filosofi della mia adolescenza francese. La mente è l'io e il senso dell'io, l'identità personale, l'attaccamento a sé, sono tutto l'ostacolo che noi abbiamo, il solo, grande impedimento". Per Selene e Vijananda incontrarsi è una festa, hanno davvero tanto in comune.

"Il guru" dice Vijananda, "è qualcuno che risveglia in te il potere divino. Anandamaya Ma è stata il mio guru". "Cosa ne pensi del tantrismo, degli insegnamenti di Abinavugupta, Tilopa, Naropa e degli altri tantrici?" "Ah!. Quello!..E' un insegnamento assai elevato, il più elevato!..".

"Perché c'è bisogno di un maestro?" "Risvegliare il potere divino è ridestare ogni aspetto dell'essere, anche il più profondo e oscuro. La ricerca è densa di pericoli, ad ogni passo un tranello è in agguato. Il maestro al tuo fianco è la garanzia migliore di riuscita. Per alcuni è possibile conseguire la meta senza il maestro, ma si tratta di pochi, pochissimi!"

"Cos'hai provato quando la Madre è morta?" "Un grande, grande dolore. Ero già un uomo libero, ma ero un uomo. Il segreto della libertà è non dimenticare mai di essere un uomo, allo stesso modo in cui il Gange, la Grande Madre , non dimentica mai di essere un fiume".

Si dice che, quando il celebre yogi Yogananda andò a trovare Sri Anandamayi Ma, a Calcutta, e le chiese di dire qualcosa della sua vita, la Madre rispose:

"Padre, vi è poco da dire . Prima che venissi su questa terra.'io ero la stessa'. Da bambina 'io ero la stessa'. Divenni donna , ma 'io ero la stessa'. Quando la famiglia predispose di far sposare questo corpo, 'io ero la stessa'. Ed ora di fronte a voi, Padre, 'io sono la stessa'. E per sempre in futuro, malgrado la danza della creazione cambi intorno a me nello spazio dell'eternità, 'io sarò la stessa'.

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