Benares di Selene M. Calloni Williams
Lo stato naturale si rivela a Benares come celebrazione della vita e venerazione della morte. Nascere e morire: cosa vi è di più naturale? Benares, o Varanasi, come la definisce il suo nome più antico, è la città dedicata al dio Shiva. Divinità antichissima, le cui origini si perdono nella notte dei templi, padre di tutti gli yogin, tantrici, asceti, bramini e sciamani, Shiva è il dio che incarna il principio della distruzione, della morte, del tempo, perciò è detto il Beato Tremendo.
La contemplazione della morte a Varanasi ispira il senso del sacro, inteso quale mistico sacrificio di sé. Morire è darsi, offrirsi nella città di Shiva. Gli indù credono che chi termini la propria vita a Varanasi varchi infallibilmente la porta della liberazione finale, e non sia più costretto a ritornare nella ruota del Samsara, o ciclo delle morti e rinascite. Così un ragazzo morente viene portato sulle rive del fiume per assistere allo spettacolo dell'alba. Mentre nelle case che sorgono lungo il fiume molti vecchi attendono la loro ultima ora.
Il fiume Gange, che per gli indù è una manifestazione diretta della Grande Madre, ha acque limpide nelle regioni dell'Himalaya, dove nasce. Scorrendo attraverso le valli, assorbe in sé i detriti dell'umanità fino a presentarsi alla città di Vanarasi con acque tra le più sporche e inquinate al mondo. Eppure è proprio qui, dove l'acqua è tanto sporca da risultare assolutamente priva di ossigeno disciolto, tanto carica di batteri da dover essere giudicata intoccabile da qualsiasi essere umano, è proprio qui che gli indù compiono le abluzioni allo scopo di purificarsi. Il sacro è anche questo.
Ai devoti che si bagnano nel Gange fanno da contrasto i turisti che indossano bianche mascherine da chirurgo.
A Varanasi c'è proprio tutto... La vita....La morte...
E mentre tutto viene osservato ognuno può ripetere in sé un mantra , cioè una parola o una frase mistica, che rimandi al significato nascosto e indefinibile di ciò che viene vissuto. Noi ci ripetiamo alcune parole del tantrico Tilopa:
"Non produrre immagini, non pensare, non analizzare, Non meditare, non riflettere, mantieniti nello stato Naturale!"
Interrogandoci, scopriamo che anche a Varanasi ci piacerebbe incontrare un tantrico, come ci è capitato di fare a Khajuraho. Presto capiamo che cercare un tantrico è il modo migliore per non trovarlo. La nostra guida locale cerca e chiede ad altre guide, a bramini, a yogin, a sadu e persino a gente della strada. Le indicazioni che ci danno ci portano a cialtroni e maghi di ogni sorta.
Ma un uomo ci colpisce. Dice di chiamarsi Baam baba. I suoi occhi neri sono assolutamente fissi, permanentemente spalancati. Ci spiega che per ore e ore al giorno pratica la concentrazione sul fuoco, fissando le fiamme senza sbattere le palpebre. Quando fissa il fuoco in questo modo, egli recita un mantra segreto e getta nel fuoco i suoi desideri. Il fuoco trasmette il desiderio al dio del vento che lo porta direttamente a Bhairava, un aspetto di Shiva che Baam baba venera in particolare. Nella sua casa c'è persino una nicchia che racchiude una statua raffigurante Bhairava bambino ed egli sostiene che tale statua abbia più di 500 anni. Infatti egli dice che suo padre e suo nonno erano tantrici al pari di lui.
La conquista dello stato naturale ci sembra assai lontana da tutto questo. Umana, molto umana, è la lontananza dallo stato naturale. Assorbirsi nel desiderio liberi dalla volontà di possesso, contemplare il desiderio senza il bisogno di vederlo realizzato sul piano concreto. Forse è necessario essere poeti per gustare il nettare della pura essenza. Per l'intervista che ci ha concesso, Baam baba ci chiede ben 100 dollari. Poi ci fa una strana proposta che accettiamo con circospezione.
Un antico maestro tantrico del Khasmir, Abinavagupta, ha indicato la via per trasformare i veleni in nettare; il sesso, l'alcool e le droghe sono tra quei veleni. Abhinavagupta ha anche spiegato che solo coloro i quali sono guidati da cattivi maestri interpretano l'insegnamento in senso letterale e utilizzano concretamente certe sostanze. Il vero tantrico, da grande artista, interpreta gli insegnamenti in senso metaforico ed è esclusivamente a mezzo del proprio potere visionario che opera con i veleni trasformandoli in nettare, come un vero alchimista. Baam baba ci propone di invitarlo a bere wiski di buona marca, poiché, egli sostiene, tale sostanza dona a lui poteri straordinari. Lo invitiamo nel nostro albergo alla sera, viene con un amico che si professa suo discepolo. Alla fine della serata, fissandoci con il suo sguardo sbarrato, ci parla di noi e indovina pure: dice di noi cose vere e non evidenti, ci dà anche consigli del tutto sensati.
Ma lui è ubriaco e dà di sé uno spettacolo penoso!.. No, non è certo questo lo stato naturale!. Intanto abbiamo avuto un esempio di come il bisogno di esercitare un potere sia capace di rovinare l'uomo. Andiamo via, prendiamo rifugio nell'arte!
La danza di notte in barca sul fiume Gange, dinnanzi alla città di Benares brulicante di gente, carica di vita e di morte. Finalmente nella danza riconosciamo lo stato naturale e troviamo un'espressione autentica della sua ricerca. Il danzatore interpreta alcune delle grandi divinità indù, ne racconta la storia con i movimenti del corpo e del viso. Ogni volta bastano pochi attimi e pare che la divinità in questione si impossessi del suo corpo; il danzatore è in trance in un istante. Una trance che esprime forza, gioia e ci trascina. Impossibile per noi essere su quella barca senza sentirci allargare il cuore, senza cancellare i pensieri e partecipare alla rigenerazione delle forze.
Il guru che si sposta per l'India seguito da oltre 650 discepoli tutti vestiti uguali è Swami Sarasvati.
Lo incontriamo a Benares per caso. Si trova a capo di un'organizzazione efficiente, capace di fare molti seguaci e di organizzarli in attività quotidiane semplici ma puntuali. Il suo braccio destro, inseparabile da una borsa porta documenti, ci spiega i prodigi dell'organizzazione. Siamo colpiti dallo spirito di obbedienza e conformismo che anima la sua cerchia. Poniamo al guru una domanda e lui ci risponde con un tentativo di spiegazione dell'intera metafisica indiana.
Lasciamo il guru è all'improvviso eccoci faccia a faccia con l'autenticità di una giovane donna. Appartiene all'ordine delle suore fondato da Madre Teresa di Calcutta. Sorridente, mentre parla del suo lavoro che la vede impegnata a raccogliere moribondi per le strade e ad occuparsi di persone talmente devastate da malattie, vecchiaia o incidenti, delle quali nessun altro avrebbe la forza di prendersi cura. "Noi accogliamo tutti i bisognosi senza distinzione", ci dice, "Bramini, sadu, yogin, indù, mussulmani, giainisti, sick, noi curiamo chiunque abbia bisogno: per noi tutti sono ugualmente esseri umani". La salutiamo commossi, certi di aver incontrato l'incarnazione di una delle forme più nobili dello stato naturale.
Bahirava baba è un po' malato, ci sembra raffreddato. Il suo nome ci ricorda il guru dagli occhi sbarrati, bevitore di wiski e non ci sembra di buon auspicio. L'abbiamo trovato per caso, perché la nostra guida, avendo sbagliato strada e avendo chiesto informazioni, ha ricevuto da un passante la notizia della sua presenza in una casa nella parte più isolata della riva del Gange che ospita la città di Varanasi. Siamo stanchi e accettiamo la proposta della nostra guida di visitare Bahirava baba di malavoglia. Ma per fortuna accettiamo: l'incontro è importante! Prima ancora che noi iniziamo a porgli una qualsiasi domanda lui ci parla:
"Il vero tantrico utilizza l'alcool sono quando è in grado di trasformarlo in latte e comprende nel desiderio erotico un'energia, una forza, che, se non dispersa nell'atto fisico, sale nel suo corpo, aprendo tutti i suoi centri energetici, conducendo la mente alla libertà dal conosciuto, il cuore alla gioia, e l'anima al divino. Lo stato naturale è la comprensione profonda della perfezione di tutte le cose"
Siamo allibiti, quest'uomo pare conoscerci e sapere esattamente da dove veniamo, chi abbiamo incontrato sul nostro cammino e ciò che abbiamo visto. Vorremmo chiedergli molte cose, ma lui non risponde alle nostre domande se non con un'altra domanda, sempre uguale: "Voi come conoscete il tantrismo e cosa ne sapete?" Così, parliamo di noi. Lui ci blocca all'improvviso, sorride: "Bene!", ci dice e poi ci indica un luogo remoto dell'India in cui dovremmo recarci in tre giorni particolari dell'anno. Là, in quei giorni, i tantrici di tutta l'India si riuniscono e là noi potremo incontrare, dietro il tempio chiamato Kali Mandir, un certo Shyam Nath Sharma, il quale, se vorrà, ci introdurrà alla chakra puja , una pratica elevata e segreta.
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