Voyagesillumination


Reportage di Viaggio - Birmania - Febbraio 2005  

Il lago Inle dove, tra birra e tè al latte, in una magica atmosfera che ci ricorda Venezia, brindiamo alla passione
di Selene M. Calloni Williams

Percorriamo il canale in canoa fino al lago. Meraviglioso! Il lago Inle e i suoi canali, pure ci parlano di altri modi di gestire la realtà. Qui, pomodori, zucchine, peperoni e molti altri ortaggi vengono coltivati direttamente sulle acque dei canali, non hanno radici che affondino a terra, costituiscono una flora galleggiante sulla quale, come su di un gigantesco canotto di gomma, è possibile persino camminare.
La gente vive in case costruite su palafitte e anche il nostro albergo è un insieme di bungalow costruiti su palafitte. Tutti si spostano a mezzo di canoe. A tratti ci pare di avere scoperto una Venezia asiatica dove ogni condizione ambientale, a partire dal clima, pare perfetta per noi.
Il lango Inle giace su di un altipiano a 875 metri sul livello del mare, il caldo durante il giorno non è opprimente e la frescura della sera e del mattino è rigenerante.
Pratichiamo tra di noi meditazioni e esercizi di yoga tantrico sul balcone di un bungalow, osservando la luce dell’alba che sorge all’orizzonte, oltre le calme acque del lago.
Al calar della sera, dopo una giornata dedicata a visitare le antiche rovine di stupa eretti da antenati Shan e ormai tristemente e in modo irrecuperabile talmente feriti dal tempo e dall’incuria umana da essere stati giudicati non restaurabili, camminiamo per le vie del villaggio che sorge poco distante dal nostro albergo alla ricerca di un bar.
Gruppetti di ragazzi apparentemente ubriachi ci camminano a fianco cantando e, qualcuno di loro, un po’ barcollando.
Bambini sorridenti gridano dalle finestre delle case sospese su palafitte per attirare la nostra attenzione.
Ragazze che ci sembrano bellissime ci passano accanto portando enormi cesti carichi sulla testa.
Ripensiamo alla leggenda di Keinnayi e Keinnaya, le mitiche figure che abbiamo visto scolpiti su molti dei resti degli stupa Shan. Keinnayi è uomo dalla vita in su e uccello dalla vita in giù, Keinnaya è per metà donna e per metà uccello I due personaggi leggendari si amavano ed erano sempre insieme, finché una tempesta non li divise. L’amore che li univa era così grande che, quando si ritrovarono, piansero per sette anni il dolore della loro separazione.
Troviamo il bar. Ci sediamo a un tavolo su sgabelli molto bassi e ci guardiamo intorno. Il locale è pieno di ragazzi e ragazze che bevono tè al latte. Alcuni di noi ordinano birra, altri del tè. Ci portano tre grandi bottiglie di Myanmar Beer e caraffe enormi colme di tè fumante.
Uno di noi alza il bicchiere per un brindisi: “So che sto per bere birra, so che sto per perdere la Presenza Mentale, so che, se qualcosa è vero, il suo opposto è altrettanto vero, so che sto benissimo qui, questa sera, con voi”. Tutti noi brindiamo con lui, alcuni con birra, altri con tè al latte: “Alla passione che illumina il mondo!”

inizio pagina