Di Ritorno dal Bhutan
di Raffaella Boschiasso - pagina 1
Ho deciso di andare in Bhutan venti giorni prima dalla data di partenza. Mi sono accorta che il mio passaporto era scaduto e così ho iniziato la corsa al rinnovo. Sembravano tempi accessibili se non che in questura a Cuneo tutto era assai rallentato, per via di alcuni blocchi dovuti probabilmente a rinnovi concessi in precedenza e considerati non regolari. Quindi i controlli e i tempi si sono allungati sino a tre mesi dalle domande, l’agenzia a cui mi sono rivolta aspettava rinnovi da oltre tre mesi, figuriamoci come considerava il mio, praticamente impossibile. Per due settimane nessuna risposta sino a quando ho deciso di andare di persona in questura per accertarmi della situazione. Sono andata spinta dall’amore per le persone che sarebbero venute con me e per poter dire che ci avevo provato. Quando sono arrivata e ho chiesto del mio documento la donna allo sportello, osservando la data della mia richiesta, mi ha guardato come se stessi chiedendo il biglietto per la luna. E' andata a vedere e, con sua sorpresa, ha trovato il documento rinnovato, forse ha pensato che fossi la maga Circe o la nipote del presidente. In ogni caso, è stato per me un chiaro segno che in Bhutan qualcosa mi attendeva. Siamo partiti giovedì e solo mercoledì avevo ritirato il visto per L'India.
E' stato davvero molto divertente vincere ogni aspettativa, una forza e una calma si sono stabilite nel mio intimo. Ho preparato i bagagli in fretta e furia e ho raggiunto il gruppo.
Sono partita serena e con nessuna aspettativa, totalmente disponibile ad abbracciare il destino, non sapevo perché andavo nè cosa cercare. Certo, era la terra del drago tonante, del tantrismo e di Guru Rimpoche, una terra dove si va per scelta, nel mio caso una scelta dettata dall’anima.
Eravamo in quattro donne e quel numero mi ha fatto pensare agli elementi tanto cari alle regioni himalaiane: terra, acqua, fuoco, vento e il quinto lo spazio era sicuramente il Bhutan. Tutto era perfetto e lo è stato sino al nostro rientro.


Quando la terra fu tanta e pesante,
si poté far solchi e lasciar cadere semi:
se un giorno nasceranno saranno i fiori dell’amore.
Quando l’acqua irruppe i margini e
raggiunse ogni luogo, si poté scegliere se inabissarsi o
lasciarsi trasportare dalla corrente, che come culla ci temprò.
Quando fu il fuoco ad incombere non lasciò pensieri,
solo ardente calore, tanto calore da non lasciar di noi che cenere.
Quando il vento fu impetuoso, irresistibile e tagliente,
si poté aprir le braccia e lasciarsi volar via,
verso luoghi incerti e sconosciuti.
Fu sempre il tempo dello spazio che,
in un tempo fuori dal tempo,
contraeva e dilatava ogni sfumatura,
senza interrompere mai il gioco.

Quando l’uccello dalle ali di fuoco ha iniziato la discesa nella stretta valle di Paro ho cominciato a realizzare che stavo per incontrare il drago tonante. Mi sono lasciata rapire da quel simbolo e per tutto il soggiorno l'ho sentito tuonare nella pancia. Lo vedevo nei volti dei bambini incantati e sapienti e in quello dei vecchi segnati dal logorio del tempo, contagiosi di calma, nei fitti boschi tenebrosi che attraversammo per raggiungere i monasteri e nelle acque nere del lago morto. Lo vedevo nelle vette opache delle black mountains che ci hanno accompagnato per lunghi tragitti, nella quattro aquile che mi hanno seguito nel lungo itinerario che ci portò nella valle nascosta dalle gru dal collo nero. Lo vedevo nei cani, e li, mi fece male, mi trafiggeva il cuore come un pugnale, mi coglieva nel limite e, al limite mi dava.
Entrata nell’aeroporto ho capito immediatamente che si trattava di un paese fiero di ciò che era. In quale fiaba eravamo precipitati? Piccole dimensioni curate nei dettagli, esaltate dai colori e rincuoranti per l’ordine e la pulizia. Era bellissimo trovarsi li! Anche quando siamo uscite dall’aeroporto tutto è continuato in quello stile, anzi migliore. Gli uomini in gonna con l’abito tradizionale ancora presenti ovunque m’incantavano per la loro eleganza e raffinatezza, non li dimenticherò mai. Per mezzo loro iniziava la mia prima meditazione: vedevo qualcosa di mai visto prima eppure la mia percezione a riguardo era già condizionata. Per la cultura a cui appartengo il loro abito è femminile. Mi piaceva, lo trovavo originale, lo accettavo, ma non evocava di certo il mito dell’uomo guerriero, forte, possente e coraggioso. Con il passare dei giorni la mia percezione a riguardo è divenuta neutra, è stato importante e divertente osservare i miei sentimenti in quella occasione. Come potete capire, il viaggio era iniziato bene.
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