Un Paese in uno sguardo
Il Tibet, detto Tetto del Mondo dato che l'altitudine media è di 4900 metri, è un Paese dai confini mobili, e combattuti, tra Cina, India e Regione Autonoma del Tibet. Dopo l'invasione della Cina, nel 1950, il Dalai Lama scelse l'esilio volontario in India. Da allora rivendica per il suo popolo il ripristino degli antichi confini nazionali e l'indipendenza dal governo cinese.
L'occupazione della Cina ha significato infatti per il Tibet repressione culturale e una brutale volontà di cancellazione nei confronti dei simboli tradizionali: sin dalla rivoluzione culturale maoista, oltre al massacro sulla popolazione, non si contano i monasteri demoliti, i monaci incarcerati e le proibizioni verso i funzionari pubblici di professare la loro religione. Il vandalismo nei luoghi sacri era all'ordine del giorno. Ancora oggi, il cinese resta lingua ufficiale e il tibetano non si può insegnare oltre una certa età.
Situato sull'omonimo altipiano, il Plateau tibetano, gran parte della catena dell'Himalaya si trova nel suo territorio. Così, il clima è rigido e ventoso, con un'escursione termica tra giorno e notte che supera i 30°C, precipitazioni ridotte, rarissime e concentrate nella stagione estiva. Il resto dell'anno è molto secco con abbondanza di neve d'inverno. Nella capitale, Lhasa, situata a 3595 metri sul livello del mare, le temperature massime oscillano da qualche grado sopra lo zero d'inverno ai 25°C d'estate, mentre le minime toccano i -15°C.
La popolazione tradizionale è costituita da tibetani più qualche gruppo etnico minore -monpa, lhoba, mongoli e hui- anche se, dopo l'annessione del Tibet, il governo cinese ha spinto molti cinesi a trasferirsi qui. Le stime, naturalmente, discordano: il governo tibetano in esilio afferma che vi è una maggioranza di non tibetani, viceversa, il governo cinese sostiene che la Regione Autonoma del Tibet è abitata al 92% da Tibetani e, pur ammettendo percentuali più basse nelle altre zone del Tibet storico divenute cinesi, smentisce ogni accusa.
Il Tibet è il centro tradizionale del cosiddetto buddhismo tibetano, forma distintiva del buddhismo vajrayana, praticato anche in Mongolia e nella Siberia meridionale. Accanto alla religione ufficiale, sopravvive lo yoga tantrico e i suoi riti iniziatici. Gli antichi testi tantrici descrivono la conquista di questa terra da parte degli yogin paragonando le loro imprese a esorcismi di demoni e demonesse: è la rappresentazione di una natura impervia e ribelle alla conquista, silenziosa e potente.
Così, i monti sacri del Tibet inchiodano alla terra i corpi delle demonesse, attraverso cui l’energia sessuale prorompe. Non è difficile, viaggiando, vedere all’improvviso, nei luoghi più impensati, pile di sassi e pietre: sono i chorten, o stupa, montagne simboliche, chiodi, o pugnali rituali che tengono a bada le forze indomabili della terra sottostante.
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