Mongolia
Incontro con gli uomini-renna
Che io possa divenire terra,
Che io possa divenire cielo,
Che io possa divenire la montagna,
Che io possa divenire il mare.
Che io possa crescere, allargando ed allungando il mio corpo,
fino a disperdermi nel Vuoto dell’Infinito.
Taiga, laghi cristallini, prati verdi, fiumi, yak. La Mongolia è un territorio difficile, a tratti inospitale, ma regala paesaggi mozzafiato. Natura incontaminata e tradizioni intatte ne fanno poi, per chi è alla ricerca di culture che vanno scomparendo, una meta d’ eccezione. Quindi, dopo un’immancabile visita alla capitale, Ulaanbaatar, che con i suoi settecentomila abitanti raggruppa un terzo dell'intera popolazione, ci sposteremo a Nord, vicino alla Siberia, in una regione di favolosa bellezza naturalistica. Raggiungeremo le sponde del lago Khovsgol, la Perla Blu d'Asia, sacro per i Mongoli e dalle acque di purissima limpidezza. Il lago si trova a quota tremila metri, circondato da montagne maestose coperte da foreste di larici siberiani, pini, e prati ammantati di fiori selvatici.
Il territorio, abitato dagli argali, le tipiche pecore selvatiche, da orsi bruni, alci, castori, martore, linci, stambecchi, renne, è una riserva naturale straordinaria e un paradiso vergine, selvaggio. Qui vivono i Tsaatan, gli uomini-renna (Tsaa renna, tan uomo o più precisamente comunità, appartenenza), ridotti a poche centinaia e nascosti tra i monti Sayan, tra i 1800 e i 3500 metri di quota, in condizioni difficilissime: la sopravvivenza continuamente messa a rischio da un clima feroce, con estati brevi, mentre durante il resto dell'anno, la temperatura scende fino a 60 gradi sotto zero e il terreno diventa una coltre di ghiaccio per lo spirare del vento artico.
Immancabili nel viaggio, accanto alla natura magnifica, alcune tappe per ammirare le opere dell'uomo: il Monastero di Amarbayasgalant Khild, ad esempio, meraviglia architettonica. È stato il ritiro dei Dalai Lama mongoli, i Bogd Khaan Javtsundamba. Si trova nella valle del fiume Iven, ai piedi di una maestosa catena montuosa, il Burenkhan. Per volontà dell'imperatore fu la dimora delprimo Bogd Khaan o Undur Gegeen, Zanabazar. La sua superba architettura è quella tipica dei templi tibetani, tetti curvi, statue di demoni, iscrizioni in mandarino. Oltre tre tonnellate di argento furono impiegate nella costruzione; purtroppo un immenso numero di reliquie, libri, tanga e statue del Buddha furono distrutte durante le purghe staliniste. Dopo un’opera di il restauro, il monastero venne riaperto nel 1990.
Faremo passeggiate a piedi o a cavallo, andremo in kayak sul lago, o alle sorgenti calde di Bulnai, per proseguire fino alla Dayan Derkhiin, grotta ritenuta sacra dagli sciamani locali. Una visita al museo di Chandiman-Öndör ci introdurrà alla cultura etnica locale.
Il ritorno a Ulaan Baatar offre l'occasione di visitare il Palazzo d’Inverno, in cui visse l’ottavo Buddha vivente, o il più grande e importante monastero della Mongolia, il Gandantegchinlen Khiid, letteralmente il luogo meraviglioso della gioia completa.
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