Un Paese in uno sguardo
Nel Paese convivono, pur in relativa separazione, oltre 66 etnie, differenti per lingua e cultura. Un’ eccezionale varietà, forse responsabile di una cultura unica, ben distinta dal resto dell'Asia: un miscuglio di tradizione indù, buddhismo theravada e animismo. Quest'ultimo, in particolare, profondamente radicato: lo toccò con mano il re Anarawtha che, nell'XI secolo, impose la religione buddhista ma nulla poté contro la tradizione dei nat, le cui immagini sono onnipresenti nei templi e intorno agli stupa.
Lui stesso, del resto, pose, alla base del sacro stupa della Shwezigon di Nyaung U-Bagan, 36 statue di Nat cui aggiunse l'ennesimo, prelevato dal Pantheon delle divinità induiste, che incoronò re dei nat.
Come si legano, dunque, i nat, signori - questo è il significato letterale del termine- invisibili presenze di un luogo o di una cosa e il buddhismo? Bisogna partire dalla credenza, fortissima tra i birmani, che esiste una Realtà altra che influenza la vita secondo principi karmici, in base cioè al valore e alle intenzioni delle proprie azioni.
I nat possono, in altre parole, benedire o castigare, in questa come nelle vite future. Per questo vengono loro profuse offerte di cibo, incenso e fiori sui piccoli altari domestici, comuni in molte famiglie, come presso quelli collocati nei dintorni delle pagode: lo scopo, evidente, è di ingraziarseli, per evitare disgrazie e problemi. La fede nei nat finisce per pervadere l'intera vita: così, ad esempio, impone di considerare il piacere e l'interesse degli altri prima del proprio e di compiere, dunque, un’azione fraterna, disinteressata e gioiosa, senza altro scopo che vedere felici gli altri.
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