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Uno sguardo sulla Patagonia

La Patagonia quale appare oggi, distesa di praterie su cui si praticano l'allevamento e l'agricoltura estensiva, non conserva ricordo della lussureggiante foresta che copriva, del resto, tutto il continente.
Anche i popoli indigeni sono ridotti a poche migliaia, radi superstiti di una sanguinosa carneficina. Il massacro diventa sistematico con l'afflusso massiccio degli europei, a fine 800: italiani, spagnoli, gallesi, inglesi. Espropriati delle loro terre e assimilati alla cultura dominante, sopravvivono nelle riserve, tra Buenos Aires e il Rio Negro, nella Pampa e lavorano nelle estancias, le tipiche fattorie della prateria.
I più numerosi, i Mapuche, hanno via via assorbito le tante etnie che, prima dell'arrivo dei Conquistadores, popolavano queste terre: dai Pehuemche e Tehuelche che abitavano la zona centrale del Paese, regioni tradizionali degli stessi Mapuche, fino agli Yamani Onas o Selkman nella Tierra del Fuego.
Il nome Mapuche è composto da Mapu, terra, e Che, gente: così, il Mapuche è inseparabile dal suo territorio. La montagna, il fiume, gli alberi hanno vita e coscienza, sono parte delle forze con cui i Mapuche comunicano attraverso il mapudugun, la lingua della terra. Gli elementi della natura compongono un tutto che il Mapuche difende, un equilibrio, insieme materiale e spirituale, da cui ciascuno riceve il necessario al proprio benessere.
Frutto dei secolari rimescolamenti e degli ingenti flussi migratori, Buenos Aires è una metropoli multietnica di cultura vivacissima, un autentico scrigno di ricchezze culturali, artistiche, di tradizione popolare e folklore. Sua cifra e emblema: il tango, ballo che è poesia di corpi intrecciati in un misto di passione e malinconia, creazione, poesia, meditazione, vita. Nato nei quartieri poveri nell'800, il tango agli inizi è circoscritto alle case di tolleranza, additato, in Europa come tra i notabili locali, come ballo da postribolo, immorale. Oggi si balla un po’ ovunque, ma l'essenza è ancora lì, tra i maestri che ne conservano l'anima più genuina, e le voci e il bandoneon, la caratteristica fisarmonica che accompagna i ballerini, di Piazzola, Gardel, Goyenece, Troilo, Cabrera.

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Patagonia
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Argentina - spazi immensi