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Iran

Il Fascino Incantatore della Persia 

Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.

La bellezza di Esfahan ti prende la mente senza che te ne accorga [...] e prima di rendertene conto, Esfahan è divenuta indelebile e ha insinuato la sua immagine in quella galleria personale di luoghi che ciascuno conserva gelosamente.
Così scrive, nel 1937, Robert Byron nel racconto di un viaggio mitico in Persia e Afganistan, la via per l’Oxiana.
L’antica Persia di Ciro e di Dario e il moderno Iran degli ayatollah, il paese delle ceramiche verde-azzurre e delle moschee. La Persia vale un viaggio perché è un Paese di spettacolari paesaggi, ricco di storia e arte, espressione di una cultura stratificata da apporti molteplici. La Persia incanta con il fascino di un passato fastoso e raffinato. Nonostante un passato prossimo tragico e un futuro incognito, Iran e Persia sono due volti della stessa medaglia, la maschera dell’Iran e il volto della Persia, menzogne e dolcezza, politica e poesia.
Così, la convivenza di svariate etnie in Iran, ne fanno un melting pot eccezionale per uno sguardo, come il nostro, in cerca di genuinità di tradizioni e di spiritualità. Azeri, Curdi, Arabi, Mongoli, Turkmeni, Lur, Qashqai, Baluchi, Armeni e Ebrei.
Andremo in cerca dell’eredità lasciate dalle ondate migratorie succedutesi nei secoli. Dai fasti di Persepoli, capitale dell’impero di Ciro, Serse e Dario, allo splendore rinascimentale dei safavidi che fecero di Esfahan il gioiello che è oggi, alla dominazione araba. L’islamizzazione del Paese ne ha cambiato il volto, ben prima dell’instaurazione della repubblica islamica di Komeini. Lo sciismo è un prodotto nazionale, di fatto la versione persiana dell’Islam.
Pur se il 95% della popolazione è sciita, sopravvivono piccole comunità di zorioastriani, seguaci della religione che ebbe in Zarathustra (o Zoroastro, in greco) il suo profeta e fondatore. Basata sulla lotta dei due principi opposti di Bene e Male, la religione mazdeista, dal nome della divinità creatrice Ahura Mazda, fu culto ufficiale dell’impero persiano tra il VII secolo a.C. e l’ VIII secolo d.C., prima della diffusione dell’Islam.
Ancora, il sufismo è diffuso in Iran dove i dervisci hanno ampie confraternite (gli stessi safavidi erano dervisci organizzati in un ordine militare). Li incontreremo, godendo delle loro danze, della poesia e della trance estatica.

Un Paese in uno sguardo

L’impero persiano copre un periodo di tempo sconfinato che oscilla dal VII° secolo a. C. alle soglie della contemporaneità e un territorio che, al culmine della sua estensione, nel 490 a. C., spazia dall’Indo alla Tracia e comprende l’Asia Minore con Turchia e Egitto.
Non che sia passato indenne attraverso i secoli, anzi: molte sono state le rivoluzioni e le dinastie che si sono succedute sul trono di Ciro il Vecchio, il nome a cui l’origine della grandezza persiana è inevitabilmente legata. Figura straordinaria, esempio luminoso di intraprendenza militare, lungimirante sapienza organizzativa e tolleranza, con lui si instaura la dinastia achemenide che regge le sorti dell’impero fino all’avvento di Alessandro Magno, nel 330 a.C., il cui breve regno dura troppo poco perché la fusione di Persiani e Elleni, vagheggiata da lui, si compia. A lui succedono i Parti che fino al terzo secolo dell’era moderna reggeranno l’impero con piglio marziale, dando del filo da torcere anche ai Romani. Quindi è la volta dei Sasanidi, per altri quattro secoli, fino alla caduta, per mano araba.
La Persia muta volto: lo zoroastrismo è soppiantato dall’Islam, che influenza profondamente l’evoluzione culturale del Paese che, del resto, accoglie con genuino entusiasmo la nuova fede e pare non viene forzato alla conversione. La Persia viene relegata a provincia e si instaura un califfato arabo che ha, però, vita turbolenta, tra rivalità tribali arabe e fermenti nazionali. Il nuovo ordine coincide con l’arrivo dei Turchi Selgiuchidi, a metà dell’XI secolo. Un secolo più tardi arrivano i Mongoli di Gengis Khan, che pure, dopo la sanguinosa conquista, si “islamizzano”. Al crollo dello stato mongolo segue un periodo di anarchia e quindi la grande dinastia dei Safavidi, che regnano tra il XVI e il XVIII secolo e impongono lo sciismo come religione di Stato.
Il ‘700 è un secolo burrascoso finché si instaura nel Paese la dinastia turca dei Qajar, che lo regge fino al 1925. Periodo buio, di oppressione politica e sudditanza economica all’Europa, che si chiude con la cacciata dei Qasar e la proclamazione dello scià Reza Pahlavi. Ma questa è già cronaca, che scivola rapidamente verso l’oggi con la rivoluzione del ‘79, l’instaurazione della repubblica islamica di Khomeini, con quel che ne segue, dalla chiusura all’occidente alla guerra all’Iraq. Oggi che sembra foriero di minacce, rivolgimenti, esiti nefasti, almeno a giudicare dai titoli dei giornali e dai giochi della politica internazionale.
Oltre la superficie, l’Iran è un Paese giovane, dove due terzi della popolazione ha meno di trent’anni, un paese che va velocemente modernizzandosi e dove il livello di istruzione è alto, si producono film e si pubblicano libri. A dispetto dei luoghi comuni, il 50% degli universitari è donna e, sotto il velo, così come dietro la censura moralizzatrice, pulsa un Paese vitale e colto, insofferente ai divieti.

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