Bretagna

In questo corpo c’è il monte, circondato da sette isole, vi sono sette fiumi ,mari, monti, campi e proprietari di campi.
Ci sono saggi e asceti, tutte le stelle e i pianeti, i santuari, i luoghi sacri e le divinità protettrici che li abitano.
Vi si muovono il sole e la luna, autori della creazione e della distruzione.
Vi sono anche l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra.

Bretagna, paese del mare e, anche, Pen ar Bed, in bretone fine della terra.

ITINERARIO:

“Viaggio tra Boschi Incanti ed Eroici Marinai”

L’ultimo baluardo dell’Occidente è un luogo da vertigine, lembo di granito gettato verso l’ovest oscuro, posto a guardia contro i mostri marini, che popolano i fondali e le fantasie degli uomini, uomini di una razza particolare, né latini né germanici, bensì celti, come gli abitanti d’Oltremanica, le cui leggende sono ben custodite dalle verdi coste bretoni. Così il viaggio inizia con l’immersione nella foresta magica di Brocéliande, che un tempo copriva l’intera regione, alla ricerca della tomba di Merlino, della fata Viviana, della Fontana di Barenton.
Questo è infatti il luogo teatro delle gesta di Artù e dei suoi cavalieri. Come nella migliore tradizione celtica, Artù è il sovrano illuminato che ascolta la voce degli spiriti e Merlino il druido, che comunica con lo spirito e trasferisce ad Artù la volontà degli déi sulla terra. L’uno non può esistere senza l’altro, sono una coppia inscindibile, come sono inscindibili spirito e materia.
Da qui muoveremo sulla costa, un tempo abitata dai cosiddetti Veneti o Celti del mare. Di differente etnia, coltissimi, si pretende che discendano niente meno che dalle rovine della mitica Atlantide. Quindi, visiteremo la contrada di Finistère (fine della terra), vero cuore della regione, fino a Pointe du Raz, dove i flutti possenti dell’Atlantico vengono a morire. Lo spettacolo è mozzafiato: scogliere ventose, la bruma sull’acqua, i fari, avamposti sul mare furioso, i pascoli sul mare e, alle spalle dell’oceano, boschi dall’atmosfera fatata, dove rocce verdi e tronchi nodosi conducono a luoghi mitici, come le grotte del Diavolo e di Artù.
Culmine e conclusione, uno dei luoghi più mistici del mondo occidentale: Le Mont St. Michel.

Un Paese in uno sguardo

La Bretagna è una grande penisola a nord-ovest della Francia, le cui coste si sfrangiano creando larghi fiordi, che i bretoni chiamano Abers. Annessa al regno di Francia solo a metà del 500, la regione conserva carattere e identità propri che si esprimono in una lingua e in una tradizione molto diverse rispetto al resto del Paese. Discendenti degli antichi celti, i bretoni rivendicano la differenza mantenendo viva la memoria delle loro leggende e della loro storia, molto diversificate anche all’interno della regione stessa. Tra i villaggi celti meglio conservati di Francia v’è senz’altro Locronan (tappa del viaggio, vedi itinerario), dove è stato ritrovato un nemeton. Tipico altare druidico, è un quadrilatero di una decina di chilometri di lato con dodici punti, uno per ogni mese del calendario celtico e dedicato a una divinità. Il nemeton è un luogo eccezionale, dove si realizza l’incontro di terra e cielo, spirito e materia, umano e divino.
Dalla spiritualità celtica a quella cristiana, Le Mont-St.Michel è una roccia che emerge dai flutti. Come una tomba: Monte Tomba è appunto il suo primo nome. Si narra che, tra il V e il VI secolo, le monache se ne servissero come luogo di ritiro ascetico. Vi furono poi edificate due chiese, ma fu Aubert, vescovo di Avranches a decidere, nel 708, dopo che San Michele gli fu apparso in sogno, di farvi un oratorio: il Mont-Tombe diventa Mont-St.Michel-au-Péril-de-la-Mer. Il vescovo vi stabilì una comunità di dodici monaci dediti al culto del santo. La chiesa che sperava di erigervi rimase sulla carta fino all’anno mille quando si inizia a erigere l’abbazia che arriva a accogliere, sul finire del XII secolo, ben 60 monaci. Il monastero gotico è successivo, del XIII secolo, architettura ardita e raffinata, un equilibrio sensazionale di leggerezza, gusto estetico, abilità costruttiva. Adibita a prigione durante la Rivoluzione, fu solo col ritorno dei Benedettini che l’Abbazia recupero’ la sua antica bellezza.

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