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	<title>Voyagesillumination &#187; Yemen</title>
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	<description>In viaggio nelle emozioni</description>
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		<title>Aden, I Sufi dell’Ordine di Alwan, il regno di Saba,&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 17:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sufi]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/12/aden/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il poeta è occupata da uno squallido albergo di terz&#8217;ordine e da una banca Ma poi ci è parso che si trattasse della naturale continuazione della sua vita di poeta maledetto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1565" title="Rimbaud" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Appesa a una parete, tra fiori di plastica coperti da strati di polvere e orologi che non funzionano, l&#8217;immagine sognante del volto del giovane poeta è affiancata da un quadro che mette in mostra una pagina del Corano.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1566" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La poesia, come il mito, non dichiara mai i suoi dèi come reali e mai avanza pretese di verità. Mito e poesia, non alludono a fatti che pretendono di essere stati reali, ma indicano tendenze psicologiche. Le parole di un poeta sono rese famose nei secoli dalla loro potenza estetica, non dall&#8217;autorità divina. Per gli dèi, i mistici, i poeti, entrare nella storia è essere nella decadenza, espressione del desiderio di credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il poeta incarna la decadenza e pare, con i suoi giovani occhi chiari, sempre estranei, esprimere nostalgia per quel mondo che non ha storia, poiché non ha pretese di verità oggettive, quel mondo che, anche quando ti pare di averlo raggiunto, resta altrove , giacché è in questa sua lontananza incolmabile che esso ripone il segreto della sua bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo giunti nello Yemen in cerca del misticismo arabo dei sufi, il fatto di avere trovato Rimbaud, il poeta della nostra adolescenza, prima ancora dei sufi, ci ha fatto riflettere sull&#8217;analogia tra mistici e poeti. Siamo alla ricerca di misticismo e poesia, tra la polvere del deserto e le affollate vie di Aden. Infatti, come ci hanno insegnato gli sciamani tantrici del Tibet, da Padmasabhava a Ma gcig, microcosmo e macrocosmo coincidono: ciò che trovi fuori incontri dentro di te e ciò che scopri all&#8217;interno ti appare nel mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078.jpg"><img class="size-medium wp-image-1567 aligncenter" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aden parla dell&#8217;ombra oscura dell&#8217;uomo, nei suoi vicoli brulicanti di una umanità che non nasconde turbe o peccati, anzi li mostra, nelle figure dei bambini seduti in mezzo alla polvere, nei volti dei vecchi che riposano accanto a cumuli di immondizia, nel caldo soffocante, negli odori forti, nelle grida, nelle espressioni dure e sprezzanti che i viandanti mostrano agli stranieri, nei veli neri delle donne le quali, da pochi anni soltanto, dopo l&#8217;ultima guerra civile, hanno dovuto tornare a coprirsi integralmente in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-515"></span>Lo Yemen, che piacque a Pasolini e richiamò Rimbaud, a tratti è uno di quei luoghi ove gli spiriti che popolano l&#8217;ombra umana non possono essere repressi e si mostrano per le strade.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, ad Aden, ci intervista la televisione di stato. Ci riprendono in quel misterioso luogo costruito ai tempi del regno di Saba e oggi chiamato le cisterne , un sito che doveva essere un paradiso terrestre, con piscine, cascate e chissà che altro, e che oggi è un&#8217;enorme fossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rende lo Yemen ricco di mistero e di fascino e ciò che dell&#8217;uomo esso non può nascondere. E Aden è di quel fascino una vetta. Vivere la decadenza ad Aden ci è apparso un privilegio. Ci è sembrato che, solo dopo essere passati anche per questa prova, si fosse reso possibile per noi incontrare i sufi.</p>
<p style="text-align: justify;">La sensazione di essere all&#8217;Inferno è un tutt&#8217;uno con la percezione del Paradiso, il quale pare proprio non essere mai raggiungibile, se non dopo avere trascorso ad uno ad uno tutti i gironi infernali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I Sufi dell’Ordine di Alwan</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo alla casa del capo dei sufi, lo sceicco Salik, nel tardo pomeriggio. Un uomo, che scopriremo poi essere il fratello di Salik, sta mangiando del pane che intinge in una salsa giallina. È seduto sui grandini dell’entrata principale della dimora. È giovane, indossa un turbante nero e non alza mai lo sguardo verso di noi che, ubbidendo al consiglio di Alì, la nostra guida ultrasettantenne, non scendiamo dalla jeep. L’uomo non parla inglese, dobbiamo fidarci di Alì, il quale scuotendo la tesa, borbottando e con la scintilla del bambino furbetto negli occhi, gli si avvicina per spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Sono momenti, per noi, di tensione, essere nelle mani di Alì in quel modo!</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La nostra guida torna dopo pochi minuti e ci parla a gran voce: Domani i sufi celebreranno le hadra , voi potete venire, ma solo per chiedere allo sceicco se potete restare. Le hadra sono le cerimonie a mezzo delle quali, al suono di tamburi, tra danze e canti, i dervisci entrano nella trance .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">L’uomo con il turbante nero richiama Alì, gli porge un pane di mais, Alì ce lo porta È per voi! Ci dice, scuotendo ancora la testa e borbottando tra sé e sé: Op, po, po, po!.. Ci dividiamo la pagnotta, mentre la nostra jeep si allontana. Finalmente l’uomo dal turbante nero guarda verso di noi, alzando una mano in segno di saluto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/091.html" target="_blank"></a>L’indomani mattina Alì ci prepara per le hadra : ci porta da una ragazza sulla collina di Ta’izz, la quale dipinge le mani di noi donne con henne e ci copre il capo e il viso con ampli foulard. Poi, nel primo pomeriggio, giungiamo a casa dello sceicco.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/090.html" target="_blank"></a>Sheik Salik, ci chiama fratelli non appena viene a sapere che siamo ricercatori nell’ambito dei cammini iniziatici, il tantra lo yoga, l’alchimia il sufismo, ci apre, sorridendo, le porte della sua casa e, poiché noi siamo infedeli al cospetto del’Islam ortodosso e non possiamo entrare nella moschea, porterò il rito sufi al di fuori della moschea per voi, egli ci sussurra.</p>
<p class="bodyText">Come si dice, se Maometto non va alla montagna.</p>
<p class="bodyText"><strong>La notte che si attende è una delle più magiche della nostra vita, ce la conquistiamo vincendo la paura.</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong></strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mentre stiamo salendo lungo la strada che porta alla moschea, i dervisci arrivano. Sono sessanta o forse ottanta, tutti maschi, uomini, ragazzi, persino bambini sono ammassati su vecchie jeep che sollevano nuvoloni di polvere. Molti tra gli uomini, come è costume nello Yemen, portano il fucile appeso al collo e il jambiya , il pugnale rituale degli yemeniti, alla vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È straordinario per noi vedere come questa gente si dia pena per noi, offrendoci da bere, da mangiare, un cuscino per sederci. I bambini ci accarezzano, gli uomini, rispettosissimi, con la luce negli occhi ci dimostrano il loro entusiasmo per la nostra presenza. Sheik Salik ha parlato loro di noi, ci dicono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>I fondamentalisti islamici costituiscono una minaccia per voi? </em>Avevo chiesto a Sheik Salik, il quale, tra le mura della sua casa, affiancato dal sufi più anziano, aveva accettato di farsi intervistare da me nel pomeriggio. <em>I fondamentalisti abbattono le colonne dell’impero,ma non minacciano i sufi</em>, mi aveva risposto lui. I fondamentalisti religiosi hanno compiuto atti tristemente eclatanti nel mondo, non da ultimo, nello Yemen stesso, essi hanno spezzato a metà uno dei sei pilastri del Tempio della Luna, risalenti al regno di Saba, quasi a ricordare che il numero cinque allude ai cinque pilastri indiscussi della fede islamica, mentre il numero sei potrebbe richiamare le sei punte della stella di Davide.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/096.html" target="_blank"></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>Se stanotte vi arrestasse la polizia</em>, ci aveva ripetuto la nostra guida, Alì, mentre ci ostinavamo a volere prendere parte al rito sufi, <em>sareste fortunati, perché potrebbero pensarci i fondamentalisti a intervenire per impedirvi di intrattenere relazioni con quei matti sufi. </em>Ma l’atteggiamento di Sheik Salik era stato assai più rilassato <em>Questa notte garantisco io per la vostra incolumità. </em>Ci aveva detto. <em>La paura è un mostro orrendo nutrito dal demone dell’orgoglio, il quale ci spinge a coltivare l’attaccamento per noi stessi e a vedere nemici ovunque </em>: così si era espresso l’anziano sufi che affiancava Sheik Salik. E Sheik Salik, in risposta alla mia domanda che gli chiedeva cosa fosse il rito sufi, aveva detto: <em>Gli esseri umani sono fatti di sabbia e anima. Tutto ha duplice natura in questo mondo e persino Allah ha necessità di una sua controparte per entrare in questo mondo. Il rito sufi è il sacrificio di Allah che muore separandosi dalla sabbia, uscendo dal mondo della terra per ritornare al mondo del cielo. Così, durante il rito sufi noi moriamo, la nostra anima abbandona i nostri corpi e sale al cielo. Là, dove essa va, si nutre e poi ritorna nella sabbia consentendoci di rinascere. Morendo e rinascendo i nostri occhi si aprono, le nostre menti vedono, i nostri corpi guariscono.</em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Nel corpo , aggiunse il sufi più anziano, ci sono centoventiquattromila occhi e altrettanti nella Terra. L’occhio più grande della Terra è il cielo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Accadono guarigioni fisiche o psicologiche durante i riti? Avevo chiesto a Salik. Sì , disse lui.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La gente che partecipa alla hadra , la danza estatica sufii, lo fa nella speranza di incontrare una guarigione? Dissi io. No, rispose lui, <em>la hadra dà piacere. La gente viene alla hadra perché la trance dà piacere. Quando danza il sufi è spoglio di ogni volontà. Affinché l’anima salga al cielo deve essere alleggerita di ogni intenzionalità personale. La gente soffre: depressione, angoscia, paura, ansia, la gente è triste perché il cuore non può salire al cielo. Come il corpo fatto di sabbia si nutre di cibo, così l’anima e il cuore si nutrono salendo al cielo e, se non lo fanno, si ammalano. </em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La trance praticata senza intenzionalità di cambiamento è, dunque, l’antidoto ai disagi psicologici? Dissi io Sì, certo, lo è. E per le malattie fisiche? Chiesi ancora. Per la guarigione del corpo il sufi celebra il rito dell’acqua. L’acqua fa proprie le emozioni umane. Perciò noi celebriamo un rito nel corso del quale recitiamo frasi del Corano sopra una bacinella colma d’acqua e, in fine, diamo quest’acqua da bere agli ammalati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Quanto Sheik Salik stava dicendo mi ricordava gli esperimenti del dottor Masaru Emoto, un fisico giapponese che ho avuto il piacere di conoscere. Il dottor Emoto ha fotografato i cristalli dell’acqua mostrando al mondo che essi cambiano aspetto a seconda delle emozioni umane che li investono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il movimento dei sufi di Alwan le risulta in crescita o in diminuzione quanto a numero di partecipanti? Gli chiesi. In aumento. Perché uomini e donne devono celebrare le hadra separatamente? Chiesi ancora. Perché nel momento in cui il cuore si stacca dalla terra per salire al cielo, se vedi la persona di cui sei innamorato, il tuo cuore va verso di lei, dimenticando il cielo .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Lo sai , aggiunse, che durante una hadra i partecipanti si uniscono al punto che se uno si punge un dito, il dito di tutti prende a sanguinare? Conosci il significato della parola sufi ? Essa significa puro. E lo sai che il significato della parola hadra indica che tu rappresenti Allah in questo mondo , ovvero tu sei lui ?</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/099.html" target="_blank"></a>Adesso è notte. I sufi scendono dalle jeep e si incamminano verso la moschea. Noi siamo fermi, ai bordi della strada, li vediamo passare, ci salutano: Salam! Tra gli ultimi arriva Sheik Salik è tutto vestito di bianco e ha un copricapo di raso bianco lucente. Stringe la mano agli uomini del nostro gruppo. Anche noi donne gli porgiamo la mano. Un ragazzo ci avvolge la mano tesa in un fazzoletto. Sheik Salik è nelle sue vesti rituali , ci dice uno di loro, non può toccare una donna. Salik ci stringe la mano coperta, poi ci indica di seguirlo.</p>
<p class="bodyText">Tutti i sufi entrano insieme a lui nella moschea. Noi dobbiamo stare fuori. Sopra di noi il cielo è una cupola di stelle che arrivano fino a incontrare la terra, la luna nuova illumina le pareti bianche della moschea che ne proiettano la luminosità nel buio della notte.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alcuni bambini ci fissano immobili, come ipnotizzati. Per qualche minuto ci sentiamo scoraggiati, abbandonati. Ma presto Sheik Salik esce dalla moschea: uno spirito bianco nell’intensità bianca del riverbero lunare. Sono tutti dietro di lui. Si siedono sotto il cielo stellato a ridosso di un muro della moschea. Formano un grande cerchio, spezzato qua e là solo da qualche torcia. Davvero appaiono un unico corpo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il rito ha inizio, un uomo percuote un grande tamburo e un altro al suo fianco inizia a cantare i versi di Ahamed bin Alwan il <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/108.html" target="_blank"></a>grande sufi la cui tomba è all’interno della moschea, proprio al di là della parete alla quale Sheik Salik ora appoggia le sue spalle. Della tomba ci parla lo stesso ragazzo che poc’anzi ha coperto le nostre mani. Questa notte sarà lui il nostro Virgilio. La voce del cantante è dolcissima. Il ragazzo ci lascia, ma dopo breve ritorna portando un tappeto che stende a pochi metri dal cerchio dei sufi. Ci dice che anche noi donne potremo praticare la hadra questa notte, ma non possiamo entrare nel cerchio degli uomini. Noi dobbiamo restare sul tappeto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/112.html" target="_blank"></a>Così, mentre gli uomini che sono con noi si uniscono al cerchio, noi donne sediamo sul tappeto. E subito qualcuno ci porta dei cuscini, altri dei fiori, un ragazzino ci offre del profumo e bottiglie di acqua minerale. Ci chiedono se vogliamo, cibo, tè o quat .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">I<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/015.html" target="_blank"></a>l quat è la droga più diffusa nello Yemen. Sono foglie di un arbusto che gli yemeniti d’abitudine succhiano tenendole a lungo in bocca tra i denti e la guancia. Non di rado capita di vedere, girando per le strade dello Yemen, uomini e ragazzi con la guancia gonfia. Anche le donne, dicono, masticano quat , ma non si vede, poiché il burka copre il loro viso.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">All’improvviso, mentre ancora la voce bellissima canta i versi del poeta, i sufi all’unisono pronunciano Allah.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/111.html" target="_blank"></a>E tutti insieme, senza sosta, continuano a ripetere: Allah, Allah, Allah, Allah!.. Ondeggiano le teste e i corpi. Una grande forza si espande dal cerchio, investe noi donne all’improvviso. Il ragazzo, il nostro Virgilio, ci invita a ondeggiare. C’è talmente tanta energia in quella notte, prodotta da sessanta o ottanta uomini che pronunciano il nome di Allah ad alta voce danzando, generata dai tamburi, dai versi del poeta!.. Poi il canto Allah diviene Ah, Ah, Ah, Ah : un respiro potentissimo! Il viso di Sheik Shadik cambia, il bianco dei suoi occhi risalta sullo sfondo bianco delle sue vesti, del velo che gli cade dalla testa lungo le spalle, nella luce della luna. Le percezioni sono amplificate. Il volto di tutti cambia, forse anche il nostro. È la trance , inevitabile in quella intensità di energia.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entrando e uscendo dalla trance trascorriamo, senza accorgercene, buona parte della notte. A volte ci pare di essere stanche, ma il nostro Virgilio ci riprende, invitandoci a ondeggiare. La stanchezza svanisce non appena riprendiamo il movimento accompagnato dalla respirazione potente dalla bocca che ci consente di emettere il suono Ah, ah, ah! .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">A volte i sufi si alzano in piedi e il rito assume una potenza ancora maggiore, a volte tacciono e la voce del cantante riprende a farsi sentire in compagnia di un solo tamburo. Ogni volta che i dervisci s’alzano l’energia sale un po’, tutte le volte ci sembra che più di così non possa aumentare, eppure ogni volta cresce ancora. Alle prime luci dell’alba il rito finisce, lasciando a ciascuno di noi ricchezze inestimabili. Sappiamo che ritorneremo dai sufi, Sheik Salik sa che ritorneremo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È giunto il momento di lasciarsi alle spalle la dimensione del credere e provare ad entrare in quella del fare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Non sperare, ma fare, e fare senza timore e intenzionalità. Le parole di un testo di Yoga tantrico fanno eco nella nostra mente alle parole di Sheik Salik sull’assenza di intenzionalità nelle pratica delle hadra. Non avere la minima intenzione né fare il minimo sforzo per praticare e tuttavia non essere distratti nemmeno per un istante, è praticare la mente naturale correttamente (Garma C. G. Chang Insegnamenti di Yoga Tibetano , Ed. Ubaldini, Roma, 1981, p. 44)</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sufismo è per noi una psicologia, una meditazione, uno yoga che non ci vuole curare o salvare, ma celebrare. Di ciò la prima espressione è stata la meravigliosa sensazione di accoglienza che i sufi ci hanno fatto provare</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il viaggio nello Yemen che abbiamo compiuto alla ricerca dei dervisci di Alwan ci ha proposto paesaggi aridi, montuosi, una natura forte e dura, che non vuole accarezzare, ma scuotere e indurre alla conquista.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Regno di Saba</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/022.html" target="_blank"><em></em></a>Lo Yemen, per il carattere impervio e potente della sua natura, ricorda emotivamente il Tibet. Infatti, esso è situato su di un altipiano costituito dalla parte più alta di quella immensa piattaforma di granito che forma la penisola arabica. Lo Yemen è talvolta chiamato il tetto d&#8217;Arabia o anche il Tibet o la Svizzera d&#8217;Arabia. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/024.html" target="_blank"></a>Proprio questa terra fu una delle regioni al mondo più anticamente popolate e ancora oggi porta le vestigia di civiltà antiche che fiorirono grazie al commercio dell&#8217;incenso e della mirra. Questi prodotti avevano un alto valore rituale in molte culture antiche , dalla egiziana alla greca alla romana a quella ebraica. Come il racconto della Nascita di Gesù esprime, incenso e mirra avevano allora lo stesso valore dell&#8217;oro. Sul commercio di incenso e mirra prosperarono e decaddero molti potenti regni, situati lungo la strada carovaniera che consentiva il trasporto delle merci preziose attraverso l&#8217;Arabia del Sud verso tutto il Mediterraneo. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il regno più importante fu quello di Saba, che fiorì assai molto prima che si cominciasse a scrivere la storia e che ha lasciato dietro di sé vestigia di una grandezza a noi misteriosa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Per esempio i resti della famosa diga di Ma&#8217;rib costruita, si pensa, intorno all&#8217;VIII secolo a. C. e rimasta in piedi per più di 1.000 anni. Questa diga, di dimensioni enormi, consentiva la raccolta e la canalizzazione dell&#8217;acqua piovana in un grande bacino chiuso agli altri lati da due montagne che formano la Wadi, la Valle, Dhana. Attraverso un sistema di canali l&#8217;acqua veniva distribuita ai campi consentendo la prosperità del regno di Saba.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Le difficoltà in epoca moderna di ridare impulso alla regione di Ma&#8217;rib costruendo una diga, ci spingono a comprendere la grandezza dell&#8217;opera dei sabei. Solo negli anni ottanta, grazie a una donazione di 75 milioni di dollari al governo dello Yemen da parte dello sceicco di Abu Dhabi, Zayed bin Sultan al Nahyan, i cui antenati vissero nella regione di Ma&#8217;rib, si è potuta realizzare un&#8217;altra diga a un paio di chilometri di distanza dai resti di quella antica. Ma l&#8217;opera di canalizzazione che dovrebbe distribuire l&#8217;acqua ai campi è ancora in fase di realizzazione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/026.html" target="_blank"></a>La zona di Ma&#8217;rib, dove fiorì il regno più potente dell&#8217;Arabia antica, è oggi coperta da scarsa vegetazione e ha un aspetto di zona depressa. Negli anni ottanta, in questa zona, è stato scoperto il petrolio. Ma&#8217;rib fu l&#8217;ultima capitale del regno di Saba ed è oggi il sito archeologico principale dello Yemen. Vi sono nella zona di Ma&#8217;rib i resti del tempio della Luna ( Almaqah o Ilumquh ) che gli yemeniti chiamano Arsh Bilqis , ovvero trono di Bilqis , o anche Bilquis Palace , dal nome <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/032.html" target="_blank"></a>yemenita della leggendaria regina di Saba che fece visita al re Salomone. A breve distanza dai resti del Tempio della Luna si può raggiungere un sito archeologico ancora più esteso dal quale affiorano alla luce i resti di un imponente tempio, chiamato tempio del Sole o Maharam Bilqis . La parola <em>Maharam </em>significa tempio del rifugio, il che fa pensare che questo luogo <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/033.html" target="_blank"></a>fosse una sorta di asilo per chi era perseguitato. Di fatto gran parte dei resti dei monumenti del regno di Saba resta ancora sepolta sotto la sabbia nella regione di Ma&#8217;rib e sicuramente anche altrove nello Yemen. Molti dei pilastri del Tempio del Sole sono stati usati dai beduini come bersagli per le esercitazioni di tiro e sono rovinati dai proiettili dei fucili. Numerose pietre sono state asportate dalle aeree dei templi per costruire le case dei villaggi vicini. Oggi gli archeologici stanno pazientemente riportandole ai loro siti originari. Dal passato lontano l&#8217;umanità non può trarre conferme ai propri valori, né appoggio per le proprie certezze, attinge inquietudine e lo dimostra specialmente, ma non solo, nelle proprie fantasie.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/025.html" target="_blank"></a>La scrittura sabea, che deriva dalla fenicia, non scrive le vocali, ma solo le consonanti, per questo, per esempio, non possiamo sapere se la parola luna si pronunciasse almaqah o ilumquh. La civiltà delle certezze non si trova a proprio agio dinnanzi a cose simili. In una civiltà come la nostra, che ha bisogno di credere nei valori, le parole non possono lasciare spazio all&#8217;interpretazione personale, non solo nella loro pronuncia, ma anche e soprattutto nel loro significato: bianco deve significare per tutti la medesima emozione e così pure dolore, piacere, salute, malattia, benessere, malessere. non può esistere colui per il quale il bianco è un po&#8217; scuro e il nero un po&#8217; chiaro, il dolore una forza, il piacere una rivelazione sottile. Se costui esistesse, potrebbe essere solo un folle o, al massimo, un mistico o un poeta.</p>
<p class="bodyText" align="center">A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali!</p>
<p class="bodyText" align="center">Un giorno ne dirò le nascite latenti:</p>
<p class="bodyText" align="center">A, nero vello al corpo delle mosche lucenti</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ronzano intorno a crudeli fetori,</p>
<p class="bodyText" align="center">Golfi d&#8217;ombra; E, candori di vapori e di tende,</p>
<p class="bodyText" align="center">Lance di ghiaccio, brividi di umbrelle, bianchi re;</p>
<p class="bodyText" align="center">I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ridono di collera, di ebrezze penitenti;</p>
<p class="bodyText" align="center">U, cicli, viramenti sacri dei mari viridi,</p>
<p class="bodyText" align="center">Quiete di bestie al pascolo, quiete dell&#8217;ampie rughe</p>
<p class="bodyText" align="center">Che alle fronti studiose imprime l&#8217;alchimia.</p>
<p class="bodyText" align="center">O, la suprema Tuba piena di stridi strani,</p>
<p class="bodyText" align="center">Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:</p>
<p class="bodyText" align="center">O, l&#8217;Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!</p>
<p class="bodyText" align="right">Arthur Rimbaud &#8220;Vocali&#8221;</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Può essere una maledizione l&#8217;aver perduto la capacità di intendere i poeti. Il bisogno di credere tutti nei medesimi valori può portare a dimenticare che la verità soggettiva dei mistici e dei poeti è una componente della realtà di pari grado rispetto alla verità dei valori prodotti dalla logica. Con la perdita del significato soggettivo della verità, si insinua nella mente la sofferenza psicologica. La psicologia terapeutica è quello che rimane dopo la perdita della poesia e del misticismo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ma ancora vi sono nel mondo, e dentro di noi, passaggi segreti, i buchi neri delle gerarchie di valori e della storia, attraverso i quali è possibile fuggire all&#8217;omologazione.I dervisci dello Yemen, gli sciamani della Birmania, gli spiriti del Tibet sacro, così come le turbe e i disagi che coltiviamo nell&#8217;intimo, sono un prezioso patrimonio per la nostra rinascita, da lì possiamo passare per ritrovare la nostra ombra, l&#8217;universo degli spiriti, il mondo creativo della mente mistica, la dimensione del sacro. Alla psicoterapia c&#8217;è alternativa: la si può trovare nell&#8217;esperienza artistica, creativa, estetica, nella filosofia, nelle tradizioni mistiche del mondo, le quali non devono essere scambiate per terapie alternative, pena la perdita del loro significato originario, ma vissute quali alternative alla terapia. Una psicologia umanistica autentica non è determinata da intenzionalità terapeutiche: vuole conoscere, non cambiare, desidera celebrare, non curare, aspira a cantare l&#8217;uomo senza applicare un giudizio. Il giudizio sulla psiche è la malattia stessa. Come ebbe a dire il filosofo E. Cioran dobbiamo difenderci dai nostri guaritori. E, in proposito, ci rimane la bellezza come autentico talismano. Nello Yemen ne abbiamo vista molta.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><strong>Shibam, Sana&#8217;a, Al Mukalla, Wadi Hadhramawt e i nostri miti</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center">
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/003.html" target="_blank"><em></em></a><span class="bodyText">Molta bellezza abbiamo visto nello Yemen, ovunque. Non solo per le vie di Aden, dove della bellezza abbiamo colto l&#8217;aspetto più tormentato, ma nel deserto e nelle <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/044.html" target="_blank"></a>magnifiche visioni dei grattacieli di paglia e fango, come quella della surreale città antica di Shibam. Anche Sana&#8217;a, la capitale politica dello stato, offre bellezza in abbondanza, qui vi è la casa dove Pasolini abitò, qui le finestre dai vetri colorati che la notte parlano di magie nascoste, qui le affollate vie del mercato dove, tra quintali di spezie e legumi accatastati nei sacchi di juta, tra le gioiellerie traboccanti di monili antichi, c&#8217;è ancora chi pratica la medicina tradizionale per la cura dei corpi. Uno di noi si presta come cavia per la pratica del salasso.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><span class="bodyText"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Poi, lasciando Sana&#8217;a, passando per villaggi arroccati su montagne brulle, arriviamo ad Al Mukalla per sdraiarci in riva al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<tbody></tbody>
<p>Straordinaria l&#8217;architettura della valle (Wadi) Hadramaut: le case di paglia e fango rispettano a tal punto l&#8217;ambiente da confondersi con lo sfondo del paesaggio, da essere colte a fatica dall&#8217;occhio umano che scruti le montagne sabbiose viaggiando lungo le strade sterrate. Sì, ci piace questo Yemen, dove la bellezza è nascosta e invita all&#8217;attenzione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/042.html" target="_blank"></a>Viaggiando per lo Yemen scopriamo i nostri miti e i nostri dèmoni e li contempliamo. Mito è la tendenza dell&#8217;essere, l&#8217;impulso ad esistere, è il profondo desiderio che mai si realizzerà in vita, pena la cessazione dell&#8217;esistere stesso. Dèmone è ciò che sei, l&#8217;istinto che agisce in te, l&#8217;indole che conquista le esperienze. Bellezza è fragilità e incompiutezza, perciò l&#8217;uomo è mito irrealizzabile e fugge se stesso. Libero dai valori comuni di vantaggio e svantaggio personale, puoi conoscere i tuoi miti e i tuoi dèmoni e amare quest&#8217;uomo, che non realizzerà mai il proprio mito per incarnare Bellezza.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Questo uomo che vive per l&#8217;irrealizzabile, è vincente nel momento in cui vede in sé l&#8217;eroe sconfitto, in quel momento egli conquista se stesso, e dei dèmoni che incarna e che sempre ha desiderato nascondere, fa, allora, la propria forza. Non guariremo mai dai nostri miti, poiché essi non sono da guarire, allora ne ridiamo divertiti. Interpretiamo l&#8217;eroe ribelle, la principessa, la maga, il grande artista e, di nascosto, ci osserviamo giocare al gioco della vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/043.html" target="_blank"></a>Anche viaggiando attraverso lo Yemen, come sempre, abbiamo vagabondato all&#8217;interno di noi, ora riposiamo rilassati, prima di ripartire verso nuove avventure.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;">
<p> </p>
<p class="bodyText"><strong>Sui nostri miti </strong></p>
<p class="post-tags">
<table style="height: 0%;" border="0" width="100%" height="0%">
<tbody>
<tr>
<td class="bodyText" width="20%" height="100%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/047.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/047.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/049.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/049.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/050.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/050.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/075.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/075.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>VIAGGIO NELLO YEMEN (ovvero il pellegrinaggio dentro e fuori)</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Yemen &#8211; 29 Marzo &#8211; 9 Aprile 2005 di Alessandra Bernasconi Lo Yemen dentro di me ha sempre avuto una chiara ubicazione benché non conoscessi affatto, fino ad ora, la sua collocazione geo-fisica. Nel mio immaginario rappresentava un paese di ribelli: gente selvaggia. Gente però fiera nella sua povertà, fiera nelle &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.voyagesillumination.com/2008/11/viaggio-nello-yemen-ovvero-il-pellegrinaggio-dentro-e-fuori/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Reportage di Viaggio &#8211; Yemen &#8211; 29 Marzo &#8211; 9 Aprile 2005<br />
di Alessandra Bernasconi </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0431.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1596" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0431-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/043.html" target="_blank"><em></em></a>Lo Yemen dentro di me ha sempre avuto una chiara ubicazione benché non conoscessi affatto, fino ad ora, la sua collocazione geo-fisica. Nel mio immaginario rappresentava un paese di ribelli: gente selvaggia. Gente però fiera nella sua povertà, fiera nelle sue tradizioni tribali, con il deserto come compagno. Lo Yemen per me rappresentava la nuova Cuba ormai decaduta ai miei occhi e al mio spirito. Non a caso, poiché nulla, ora so, è casuale e tutto accade per un ottimo scopo, argomento del nostro seminario di nonterapia nello Yemen è il mito.Il mito dell&#8217;eroe, il mito del combattente, il mito di chi non scende a compromessi: certamente, oggi, il mito predominante della mia poco eroica esistenza esteriore.<br />
<span class="bodyText">Siamo 4 compagni di viaggio. Selene, mi incute ancora oggi dopo quasi quindici anni, un certo timore, una sorta di piacevole soggezione di quella che tutti abbiamo vissuto all&#8217;inizio di un grande amore. Paolo, il fratellone, così bello e allegro che regala al gruppo una ventata di gioconda idiozia. Quel fratello così fragile e così dissimile dal piccolo eroe che conoscevo da bambina. Poi Anna, bella e dolcissima, con un sorriso capace di illuminare la giornata. Una sorta di carro armato che persegue la sua strada fino in fondo, senza deviazioni e sbavature, Non sa neppure lei quanto è forte. E poi la sottoscritta che, come sempre, all&#8217;inizio di un seminario è in pieno caos mentale/fisico/emotivo. Come da copione si sente incapace persino di fare il primo passo e vorrebbe essere altrove.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><span id="more-1595"></span></span></p>
<p><strong>Diario di Viaggio &#8211; Martedì 29 marzo 2005</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/capitale.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1610" title="Sana'a" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/capitale-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">&#8230;Comunque, dopo un viaggio perfetto, arriviamo a Sana&#8217;a, capitale dello Yemen.</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">..Conosciamo la nostra guida dello Yemen, Ali, un vecchietto chiacchierone che potrebbe essere nostro nonno. Ahimè, un bel beduino dagli occhi di fuoco mi avrebbe stimolato di più, ma accontentiamoci, data l&#8217;età, potrebbe magari morire durante il viaggio..</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">. Uno per uno nei due giorni successivi snoccioliamo la nostra &#8220;essenza famigliare&#8221; e i relativi miti da essa ereditati. Si tratta di, una volta individuato il mito assorbito, recitare via via il demone opposto configurandolo e finalmente accogliendolo come nostra divinità.</p>
<p class="bodyText" style="TEXT-ALIGN: justify">Comprendo che la presenza del mito produce necessariamente il terrore nei confronti del suo opposto che diventa il demone da temere: il povero demone, reietto, è costretto a manifestarsi come può, spesso con violenza. Mi viene l&#8217;immagine di un bambino respinto che, per poter essere visto ed amato, compie atti dissennati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio<em> -</em> Mercoledì 30 marzo 2005</strong></p>
<p class="bodyText">Visitiamo Sana&#8217;a.: bellissima, antica. La vecchia città ci si presenta accogliente. Cerchiamo, con l&#8217;aiuto del vecchio Ali, gli antichi guaritori di antica cultura.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0141.jpg"><img class="size-medium wp-image-1611  aligncenter" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0141-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entriamo in una porticina al pian terreno di una vecchia casa di Sana&#8217;a : è lo studio del vampiro. In pratica è un guaritore che succhia il sangue del paziente utilizzando dei vecchi (e sporchissimi) imbutini di metallo. Paolo si offre volontario per il trattamento (?) e noi documentiamo ampiamente la terapia con foto e commenti. Siamo molto divertiti e un po&#8217; schifati. Dopo la cura Paolo si sente bene (stava già bene prima) e Ali gli somministra una bella aranciata coloratissima per &#8220;tirarlo su&#8221;.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio<em> -</em> Giovedì 31 marzo 2005</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText">Si va a Marib in Toyota. L&#8217;autista Abdul mastica il Qat, una droga leggermente euforizzante considerata dalle nazioni unite la quarta per pericolosità. Dicono che il Qat, utilizzato da quasi tutti gli yemeniti uomini e donne, sia una sorta di viagra rilassante dagli effetti sconcertanti: per l&#8217;uomo è un forte inibitore sessuale e per la donna è un eccitante. E&#8217; perciò che l&#8217;uomo lo assume tutti i giorni ma lo interrompe il giovedì e il venerdì mentre la donna lo assume preferibilmente il venerdì: la notte di venerdì quindi, con l&#8217;uomo disintossicato e la donna intossicata si fa festa. </span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Visitiamo il tempio del sole e della luna: la fortuna ci assiste. Queste magnifiche opere monumentali sono in mano agli archeologi occidentali: e quindi normalmente chiuse al pubblico: ma è Pasqua e gli archeologi sono a casa propria. Una mancia di Ali ai custodi armati di Kalashnikov ci permette di visitare gli scavi.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Siamo in pieno Regno della Regina di Saba, il 3.000 a .C. , contemporaneo alla civiltà egizia che abbiamo conosciuto in precedenti pellegrinaggi&#8230;</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/033.html" target="_blank"></a>Il Tempio del Sole e della Luna, il Tempio di Awwan e soprattutto il Tempio della regina di Saba. L&#8217;atrmosfera è sacra, l&#8217;energia è forte in questi luoghi antichi quando ancora la natura era la divinità. Non strutture di fango e paglia ma immensi blocchi di granito portati là da chissà dove e chissà come per erigere monumenti alle divinità eterne. L&#8217;eleganza e la purezza dello stile ricordano l&#8217;antica Grecia, l&#8217;Egitto, quando l&#8217;uomo era ancora un tutt&#8217;uno con la natura.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0331.jpg"><img class="size-medium wp-image-1612  aligncenter" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0331-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ci fermiamo per la notte all&#8217;hotel Bilquis Mareb.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La meditazione sui miti ci ha consentito di conoscere i nostri dèmoni e di imparare a recitare noi stessi. Ognuno di noi durante il giorno ha interpretato un proprio demone; l&#8217;ha riconosciuto nel paesaggio brullo, negli imponenti colonnati in granito, nelle piccole e grandi vicende del viaggio.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Diario di Viaggio &#8211; Venerdì 1 Aprile 2005 </strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alle 4.00 partenza. Ci attendono 14 ore di fuoristrada nel deserto del Sinai qui detto Al Sab&#8217;atain Desert. Attraversiamo due terzi di Yemen in direzione est. Sostiamo nella vecchia Shabwa, antico centro commerciale beduino e sede di una bellissima cava di salgemma. Mangiando frutta all&#8217;ombra della cava tentiamo la Meditazione della Yoni. Veniamo interrotti da bambini inviati dal solito Ali spazientito dalla nostra lunga sosta. In effetti i poverini (Ali e Abdul) sono in pieno sole (45°) e, poiché decisamente decrepiti, potrebbero schiattare lì per lì.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Pranziamo alle 14.00 con carne di cammellino, pane, riso, verdure e una gustosa salsa piccante.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Oggi sto lavorando sul mito dell&#8217;eroe. Il suo demone, l&#8217;ho visto, è una figura morbida, fatta di latte. Una figura che cambia continuamente forma, che si adatta: l&#8217;opposto dell&#8217;eroe che tenta di adattare il mondo a sé stesso e ai suoi ideali.</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/060.html" target="_blank"></a>Guarda caso proprio oggi in pieno deserto mi ritrovo in mano un Kalashnikow e sparo: com&#8217;è facile! Senti la rabbia che dal profondo sale, va nel tuo braccio e poi nell&#8217;arma. Sento il cuore che si apre allo spavento. Bello. E&#8217; strano perché il processo è a ritroso: tu spari e successivamente senti rabbia, braccio e cuore.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/060.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1614" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/060-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p class="titolo" style="text-align: center;"> <strong>Diario di Viaggio &#8211; Sabato 2 Aprile 2005 </strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sveglia alle 6.00. Tutti da Paolo per la consueta meditazione di &#8220;focalizzazione&#8221; del mito del giorno con suo relativo demone. La pratica della respirazione profonda, alla mattina presto, ancora in pigiama assonnata, unita alla meditazione mi mette fin da subito in uno stato di accelerazione. Mi sento un atleta che si è ben riscaldato e teso, sulla linea di partenza, attende lo start. Appena sveglia, scelgo il demone che dovrò recitare quel giorno: al momento della meditazione lo trovo, però spontaneamente subito dopo lo dimentico e ne appare un altro. La magia della meditazione non finirà mai di lasciarmi piena di stupore! Tutto va da sé, ogni cosa accade naturalmente e solo tu, con la tua resistenza, la puoi ostacolare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Poi partenza per Tarim attraversando il bacino di Hadramut detto Hadramut Dom. C&#8217;è un bellissimo museo, antico palazzo di un sultano. Scopriamo gli antichi reperti del Regno di Saba intrisi di riferimenti egizi ed ellenici. Le antiche civiltà di natura erano in contatto tra loro e parlavano il medesimo linguaggio dell&#8217;arte che è anima.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Per questi nostri antenati il rapporto tra la vita e la morte era in perfetto equilibrio. Noi, al contrario, la morte l&#8217;abbiamo dimenticata, non la celebriamo né riusciamo a viverci in simbiosi, al contrario la definiamo una sorta di mostro da evitare a tutti i costi. Ci abbiamo costruito sopra una società nella quale i medici hanno sostituito i maestri.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Dall&#8217;alto del Museo la città è bellissima.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/036.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1613" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/036-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/036.html" target="_blank"></a>Le foto esposte riprendono molte donne, immagini cui ancor oggi solo una donna può accedere. Per un uomo, infatti Paolo, il nostro fotografo ufficiale, è proibito riprendere una donna. Mi vengono in mente le nostre riviste con i corpi delle donne in bella mostra.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Partiamo per Tarim e visitiamo qui la bellissima dimora del ricchissimo EL CAF. Mercante di legname, stabilitosi a Singapore, ha deciso di affidare il suo palazzo all&#8217;UNESCO per il restauro che, ad oggi, parrebbe urgente. La magione e splendida e fresca, di un&#8217;eleganza e una raffinatezza fuori dal comune. Scattiamo molte foto per il sito mascherandoci ed interpretando i vari ruoli che si presentano grazie all&#8217;aiuto di un custode fantasioso. Anna interpreta una bellissima sposa indossando abiti da cerimonia: lei stessa, confessa, interpreta così uno dei suoi miti. Io indosso un lungo cappello da strega, qui portato dalle pastore, e Selene, in perfetta posizione del loto, siede al centro di una camera riccamente decorata nella quale la luce filtra attraverso mosaici di vetri colorati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Paolo, alla fine, versa un contributo all&#8217;UNESCO nell&#8217;urna destinata ai fondi di restauro: il ricco che dona al ricco.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">.Si va tutti in camera di Paolo per una pratica yogica straordinaria. I dubbi che sempre mi accompagnano durante il giorno, si dissolvono: vivo un&#8217;esperienza di conoscenza che non si riferisce a nulla in particolare ma che sa risolvere le incertezze alla radice.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Domenica 3 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Meditazione del mattino. Il mio mito oggi è la vittoria. Esso mi consente di scoprire un demone che mi possiede da quando sono nata: la paura del fallimento o meglio ancora della sconfitta. Alle 7.00 partenza. Via verso Al Mukalla, in direzione sud-ovest. Il viaggio è lungo e buona parte del percorso è su strada sterrata. L&#8217;arrivo è previsto per le 17.00.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il tragitto è per me uno dei più belli del mondo. Percorriamo infatti la Valle di Do&#8217;an (Wadi Do&#8217;an): bellissima. I paesi interamente di fango appaiono come per magia solo quando si è a ridosso.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/donne.html" target="_blank"></a>La Valle a tratti di un verde brillante e luminoso è costellata di minuscole greggi di capre guidate da misteriose streghe vestite di nero con un cappello di paglia a punta: sono le pastore beduine che non vogliono essere né guardate, né tantomeno fotografate. Se provocate, le affascinanti streghe, non esitano a prendere le auto a sassate. Tutto intorno montagne di pietra che formano sculture naturali. L&#8217;Eden potrebbe essere questo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/donne.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1615" title="donne" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/donne-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alle 17.00, puntuali, arriviamo ad Al Mukalla. Siamo sul mare, l&#8217;Oceano Indiano. Approfittiamo per una meditazione in riva al mare al tramonto. Cena in hotel e visita della città, una sorta di Nizza araba. Siamo cotti: alle 22.30 a letto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Lunedì 4 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mi sveglio poco dopo le 5.00. La notte non è stata un granché. Mi sento in un perenne stato di ansia: è una sensazione strana. Vorrei essere altrove e mi sento a disagio ovunque e con chiunque. E&#8217; come se mi sentissi sempre inadeguata oppure il mondo inadeguato a me. Alle 7.00 meditazione Il demone: la brutta e vecchia strega in contrasto con il mito, comune a tante donne, della bella principessa. In effetti mi sento brutta, vecchia e cattiva e ce l&#8217;ho con tutti. Sono felice di partire. Recitare il mio demone è straordinario: interpretare il ruolo della vecchia, brutta strega è fantastico.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">.Sento con sempre maggiore intensità il collegamento tra i vari punti del corpo e le varie emozioni. In alcuni momenti ho la sensazione di una &#8220;perfetta gestione del tutto&#8221;. Il fatto di avere un brutto mal di testa e la nausea mi ha permesso di provare a comandarli e soprattutto ad usarli come strumenti della mia meditazione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Selene, prima del rituale, ha letto dei passi grandiosi da non so che Tantra.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Usciamo dalla meditazione in uno stato di estasi. Ci serviranno delle ore per rientrare nella cosiddetta &#8220;normalità&#8221;, che pure ci appare come una visione estatica.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">All&#8217;ora di cena nessuno di noi riesce a mangiare in più abbiamo tirato un bidone tremendo ad Ali (che poi ci perdona, da buon nonno che è).</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Martedì 5 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">&#8220;Comme d&#8217;habitude&#8221; alle 6.00 meditazione. Alle 8.00, puntualissimi, partenza per Aden. Alle 13.00 ci fermiamo a pranzare in un tipico ristorante yemenita destinato alle famiglie. E&#8217; fatto tutto a piccoli <em>separés </em>per permettere alle signore di togliere il <em>burka </em>per mangiare, senza che occhi estranei alla famiglia possano vedere il volto. Anche noi prendiamo un <em>separé </em>e chiudiamo la tendina così da evitare il via vai di uomini curiosi e decisamente fastidiosi che sbirciano all&#8217;interno del <em>separé. </em>Mi pare che queste donne misteriose siano la cosa più bella di questa cultura decadente.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/aden.jpg"><img class="size-medium wp-image-1616  aligncenter" title="aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/aden-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/aden.html" target="_blank"></a>Arriviamo ad Aden alle 17.00. Caldo umido. L&#8217;hotel è un 5 stelle arabo: sporco, unto, decadente e stanco come il resto della città.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Si va subito alla casa di Rimbaud: che tristezza! &#8220;Maledetto in vita e maledetto nella morte!&#8221;, dice qualcuno di noi. Il poeta, stabilitosi qui per organizzare un traffico di armi poi fallito, ha venduto in seguito la sua casa ad uno yemenita prima di tornare in Francia dove morì all&#8217;età di soli 37 anni. La casa divenne sede del Consolato Francese, poi, oggi, di una banca e di un hotel a zero stelle. Entriamo nell&#8217;hotel: puzza di piscio e piedi, luridume, caldo umido, insopportabile. Saliamo al primo piano dove c&#8217;è la camera da letto del poeta ora ridotta a magazzino. Sopra la porta qualche ritratto in fotocopia: non c&#8217;è limite alla depressione! Facciamo le foto di rito.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ancora una volta l&#8217;incontro col mito.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Mercoledì 6 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText">Dopo la meditazione, si parte per TA&#8217;IZZ. Viaggio lungo e molto caldo. Tagliamo per la moschea di &#8220;BO?&#8221; . Stiamo sempre cercando le Hadra, ovvero gli antichi rituali sciamanici legati ai sufi. Conosciamo finalmente un tale che Ali definisce &#8220;il matto&#8221;.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/matto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1617" title="matto" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/matto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/matto.html" target="_blank"></a>E&#8217; una sorta di custode della moschea e, in effetti, tanto a posto non è. Comunque è un bel pazzo di quelli che ricordano il monaco folle del famoso romanzo &#8220;Il Nome della Rosa&#8221; che si esprime con varie lingue mescolate. Il Matto ci fa entrare nel cortile della moschea e questo già denota la diversità rispetto alle moschee fin qui viste solo da lontano. Conosciamo l&#8217;Iman , un vecchio piacevole dallo sguardo dolce e calmo. Le <em>Hadra </em>saranno domani a partire dalle 14.00 di pomeriggio nella casa del capo tribù. Poi continueranno nella moschea di Efrus raggiungibile in auto su sterrato. Il Matto ci conduce poi dal capo tribù per il benestare. Il capo è un uomo affascinante (scopriremo, in seguito, che in realtà è il fratello del vero capo), Ci offre un pane buonissimo, ci sorride. Siamo i benvenuti.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong>Diario di Viaggio &#8211; Giovedì 7 Aprile 2005</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mi sveglio al mattino con la sensazione che oggi sarà un gran giorno. E&#8217; quello stato di attesa e timore che precede, per me, i momenti importanti.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Visitiamo i dintorni di Taiz, ci facciamo tatuare le mani, noi donne, da una bella signora a volto scoperto, comperiamo i veli per la cerimonia che ci aspetta. Andiamo a casa della tribù sufi e finalmente conosciamo il vero capo tribù. Un uomo grande e bello che ci accoglie con il sorriso di un fratello che da anni ti attende. Dice che ha sognato del nostro arrivo. Ali naturalmente traduce un po&#8217;, crediamo, come vuole lui. Noi donne poi andiamo con le sue mogli in casa. Sono 4, tutte belle, tutte simpatiche e tutte di diverse età. Ci offrono una bibita colorata che Selene si tira addosso tra l&#8217;ilarità generale e l&#8217;imbarazzo di Selene. Naturalmente ci capiamo a gesti e dopo un po&#8217; non sappiamo più che fare. Sappiamo che Paolo è andato a fare dei rituali con gli uomini e lo invidiamo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il capo torna e, in deroga alle leggi mussulmane, ci ospita in una camera e accetta di farsi intervistare con l&#8217;aiuto di Ali.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/shek.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1618" title="Lo Shek, ovvero il maestro sufi" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/shek-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemens/shek.html" target="_blank"></a>Il suo nome è Salik ed è lo <em>Shek </em>ovvero il <em>maestro sufi </em>. E&#8217; il vero capo spirituale e politico dei sufi. Le tribù sufi, che a quanto capisco sono solo tre, si ritrovano nella moschea di Efrus per celebrare i loro riti segreti e lui è il Maestro, lo Sciamano, la Guida. Ci dice che le donne celebrano tra donne di giorno e gli uomini tra uomini di notte.</p>
<p class="bodyText">Ci invita a partecipare e decide, senza consultare gli anziani, di celebrare i riti fuori dalla moschea per poterli mostrare a noi. Scopriamo in seguito che ci aveva invitato per il rito del sacrificio di sangue ma Ali, terrorizzato, gli ha risposto che avevamo altri programmi. Ancora una volta Ali ci blocca. Lo Shek ci lascia il numero del suo cellulare per accordarci per i rituali serali nella moschea. Dopo mille peripezie divertenti, paradossali e a volte leggermente irritanti, arriviamo là dove eravamo destinati.</p>
<p class="bodyText">La moschea è grande, bianca, bellissima e, sotto un cielo stellato da &#8220;Le Mille e una Notte&#8221; sembra brillare di luce propria. Veniamo accolti come in una famiglia. Siamo commossi e felici.</p>
<p class="bodyText">Tutto ciò che è accaduto in quella magica notte non può essere scritto. Rimarrà per sempre nei nostri occhi, nel nostro cuore e nella nostra anima. E&#8217; semplicemente il &#8220;Perché&#8221; del nostro viaggiare.</p>
<p class="bodyText">FINE DEL VIAGGIO</p>
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