Viaggio in Siberia, Diario di viaggio di Selene Calloni Williams


Fotografie di Arduino.

Sciamanesimo, buddhismo e cristianesimo ortodosso sono le tre religioni più diffuse nella Repubblica delle Buriazia che occupa una vasta regione della Siberia russa.

Arriviamo a un villaggio a circa un paio d’ore d’auto dalla città di Irkutsk, che è già quasi pomeriggio. Peter Nikolaevich ci attende presso l’Università della Buriazia. È un professore di ruolo, ha la cattedra di sciamanismo.

Peter ci accoglie a braccia aperte e ci parla dello sciamanismo dandoci molte, interessanti interpretazioni del fenomeno.

Poi ci introduce alla conoscenza di sciamai autentici. Secondo Peter gli sciamani autentici sono colo che hanno avuto antenati sciamani, i detentori di “sangue sciamanico”.

Facciamo la conoscenza di persone davvero eccezionali che condividono con noi i segreti dei loro rituali.  Riti di purificazione, di buon auspicio. Nadia, una dolce signora, sciamana e veggente, ci parla utilizzando come strumento di mediazione delle normalissime carte da gioco ed è entusiasta quando le faccio conoscere le Carte dei Nat. Regalo una copia del libro all’Istituto, anche se è in italiano e forse nessuno potrà mai leggerlo, ma le Carte dei Nat disegnate da Luigi Scapini parlano un linguaggio universale.

Tra gli straordinari rituali ai quali prendiamo parte ve ne è uno in particolare di grande forza che muove le nostre emozioni nel profondo. Tutta la natura partecipa a questo rituale, un gruppo di aquile vola sopra di noi fin dall’inizio della sciamanizzazione e al termine uno stormo di rondini ci raggiunge volando quasi raso terra e riempiendo la radura dove il rito si è svolto.

La sciamanizzazione, anche se richiama rituali ancestrali, è un processo che ogni volta viene ri-creato dallo sciamano, poiché, come il professore ci spiega, lo sciamanismo è un processo rivelato e tutto ciò che accade è lasciato all’ispirazione dello sciamano che officia il rito, niente è codificato. Gli sciamani buriati anticamente si chiamavano Boo e anche oggi molti di loro preferiscono utilizzare questo termine. Boo è colui che parla con gli dei. Gli dei sono le idee che prendono possesso degli uomini, essi appartengono alla natura, sono le anime del bosco, del fiume, del lago, delle aquile, delle rondini, dei pesci, del vento, della pioggia. I rituali servono a propiziarsi il favore degli dei, sono un ponte tra l’uomo e la natura.

Consideriamo un grande privilegio poter viaggiare per la Siberia in compagnia di un professore universitario che si fa garante dell’autenticità dei personaggi che incontriamo e della veridicità delle nostre esperienze.

 Diario di Viaggio in Siberia con Selene Calloni Williams

Viaggiando nei paesaggi mozzafiato del lago Baikal ci viene da considerare che il diffondersi dello sciamanismo nel mondo moderno non può che essere un fenomeno assai sano per tutti. Lo sciamanismo, in quanto religione di natura, sostiene il sentimento dell’ecologia profonda di cui il nostro mondo ha vitale bisogno.

Diario di Viaggio in Siberia con Selene Calloni Williams

 Lo sciamanismo non è una religione metafisica, non esiste un dio che vive in qualche cielo astratto. Quando lo sciamano prega “sia fatta la tua volontà” non si rivolge a un dio trascendente, ma alla terra, alla pioggia, alle formiche, al lupo che ulula, alla steppa.

La religione di natura non ha mai ceduto all’inganno del possesso delle idee. Per l’uomo della società moderna le idee sono una sorta di prodotto cerebrale, quasi come esse venissero secrete dal cervello umano. Per lo sciamano le idee sono divinità che animano la natura. La Bellezza naturale ispira le idee; la natura, e non la mente umana, è regina, sovrana delle idee. Stare nella natura è dunque fondamentale per conoscere e sapere, nessuna reale conoscenza può derivare unicamente dalla lettura di libri, la vera conoscenza promana dal contatto con la natura. Lo sciamanismo non è una filosofia, né una psicologia, ci dice Peter, il nostro professore, lo sciamanismo è un fenomeno poetico, un’esperienza estetica.

Vati, poeti, oracoli, cantori: ecco una definizione che calza agli sciamani di tutto il mondo i quali si tramandano la conoscenza attraverso miti, poemi e poesie. Anche lo sciamanismo buriato si appoggia su una cultura tramandata a mezzo di leggende, come il celebre ciclo epico che ha per protagonista il mitico eroe Gesar, il re del leggendario reame di Ling. Di questa epica si hanno svariate versioni, una buriata, una mongola, una tibetana, una delle regioni del nord dell’India, una del Bhutan e molte sono le similitudini tra l’epica del leggendario re Gesar e la poesia eroica turca e islamica in genere, a testimoniare l’universalità del mito e del canto poetico.

Delle meraviglie dell’epica di Gesar ci parla uno sciamano buriato nella splendida isola di Olkhon, nel lago Baikal.

Il poema del re Gesar appartiene a una tradizione orale e ancora oggi vi sono cantori che trasmettono oralmente i leggendari miti legati alla figura del re Gesar. Questi miti sono colmi di elementi tantrici e Bonpo. Il Bon è la religione sciamanica delle regioni himalayane e il tantrismo è una rivisitazione colta, raffinata e poetica della religione della Madre.

Sciamanismo, Bon, tantrismo fanno riferimento a un medesimo sentire rivelato direttamente dalla natura e capace, a sua volta, di ispirare il processo del fare anima e dell’ecologia profonda presso l’uomo contemporaneo.

Il mito, la poesia, il canto, l’esperienza estetica in genere, pongono lo sciamano a contatto con le origini della propria cultura, con quel tempo delle origini in cui tutto si è creato per la prima volta. Risalendo, grazie al canto e al mito, al tempo delle origini, lo sciamano può deprogrammare il reale, perché ha accesso ai momenti in cui le immagini che sostengono la realtà – gli archetipi contenuti nel mito – si sono formati per la prima volta.L’esperienza sciamanica non è filosofica, psicologica o terapeutica, ma prettamente estetica, poetica, mitica, in una parola: magica.

Da secoli i pastori nomadi mongoli, siberiani e himalayani si tramandano leggende, favole, epopee legate al mito del re Gesar, tramandando con esse l’amore per la natura, per la famiglia, per gli antenati, per l’anima del mondo e per gli sciamani.

A Ust- Barguzin, nella Siberia del lago Baikal, incontriamo uno sciamano buriato che ci spiega che i nostri avi che non sono riusciti a portare a termine la loro missione quando erano in vita ci fanno visita nei sogni per investirci di questa missione e sostenerci nella sua realizzazione.

Ereditare un compito dai propri avi è un onore nella visione sciamanica. Se siamo capaci di depersonalizzare, andando oltre l’Io, comprendiamo che gli avi sono i messaggeri degli dei che ci ispirano missioni provenienti direttamente dall’anima del mondo. L’allontanamento dalla natura, di cui è malata la nostra cultura, spesso impedisce di comprendere il retaggio degli antenati.

Lo sciamano di Ust-Barguzin, una cittadina della Repubblica della Buriazia che sorge sulle rive del fiume Barguzin, nei pressi del lago Baikal, ci permette di filmare i rituali che egli officia ad ogni cambio di stagione. Si tratta di rituali antichi che lo sciamano ha raccolto dagli avi della sua etnia, da tempi remoti.

Questi riti si svolgono in una meravigliosa radura nei pressi di una roccia che nasconde una fenditura (simbolo della femminilità) e un sasso a forma di fallo (simbolo della maschilità). La celebrazione di questi rituali ha lo scopo di propiziare la fertilità di ogni singola famiglia della comunità: gli avi vogliono avere discendenti che continuino la missione di cui sono stati investiti dagli dei.

Bellissimo è anche il rituale del fabbro a cui lo sciamano buriato ci permette di assistere. Questo rituale rende propizi i viaggi e i progetti.

Poi lo sciamano accetta di parlare con noi per darci i messaggi dei nostri avi. Ci parla stando all’impiedi, a tratti tace e sembra ascoltare voci nel vento. Lo sciamano ha anche questa impareggiabile funzione all’interno della comunità: mettere in comunicazione le persone con i propri avi affinché la missione di ciascuno possa risultare evidente. È una pratica di contenuto terapeutico ed immaginativo che consente agli uomini di restare in contatto con gli obiettivi dell’anima e di portare avanti progetti in piena armonia con il divenire naturale. Chi ha perso il contatto con i propri avi non può che darsi obiettivi mentali che possono esercitarsi come atti di violenza nei confronti della natura e dell’anima.

Gli sciamani buriati sostengono che nei sogni i nostri antenati ci vengono a trovare per ispirarci. Il nostro comportamento è influenzato dagli spiriti dei nostri antenati, la vita è ispirata dalla morte. Le azioni quotidiane sono una conseguenza dei sogni. Le ombre generano altre ombre, immagini immateriali, l’oggetto concreto è un inganno,  non c’è separazione tra il sonno e la veglia, tutto è sogno, miraggio, immagine. Il risveglio è la presa di consapevolezza di essere i sognatori del sogno, i creatori, i padri dei nostri avi.

Ecco, è giunta l’ora di rientrare. Aspettiamo in riva al lago Baikal, che i buriati chiamano “mare”, il traghetto che ci condurrà sulla terra ferma e poi il lungo viaggio di ritorno: Mosca e infine Milano. Ma la nostra avventura non è finita, non può finire. Ci sentiamo così arricchiti, così diversi, così grati, che adesso è veramente il momento in cui tutto può davvero cominciare: la vera vita è la seconda, la vera nascita è la seconda, la vera madre è la seconda …

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