Le oracolesse tantriche in Ladakh


Oracolessa in Ladakh

Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto “Piccolo Tibet”indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni ed è ritenuta un’oracolessa di enorme potere.
La facoltà sciamanica le è giunta dai suoi avi, tramandata all’interno della sua famiglia da nonni a nipoti.
Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d’altitudine. Tutt’intorno alla dimora dell’oracolessa, le montagne himalayane danno l’emozione della sconfinata potenza della natura.
Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella trance. Compie offerte agli spiriti gettando nell’aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la trance ha inizio.
Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi mantra. Impugna il dorje, l’oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.
Saskia Rimpoche è l’alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni, durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.


Ayu Iamo incarna, in effetti, il potere di uno spirito di straordinaria efficacia immaginativa: Maha-Kala, la Grande Kala. Kala, o Kali, è percepita dai tantrici buddisti e induisti come la rappresentazione dell’energia cosmica, la forza esecutrice del Supremo. Come tutte le divinità tantriche, ha due aspetti: quello pacifico e quello adirato. La Kala Nera, detta anche la Guerriera dei Mondi, è una rappresentazione fortemente vitale della Grande Madre, la divinità di natura che precede l’avvento delle religioni cosiddette storiche o sociali.
Incarnare una simile potenza non è cosa facile e soprattutto non è cosa di per sé innocua nei confronti della società civile. La grande Kali è la pura forza naturale, al di là dei concetti di bene e di male imposti dai valori religiosi e civili delle società.
Bisogna, dunque, che chi incarna la potenza della dea all’interno della società conosca innanzitutto i modi per governarla in base ai criteri di bene e male che sono comuni. Di qui il significato del “permesso” rilasciato dall’alto lama all’oracolessa.
Nella sua trance Ayu Iamo ha messaggi e gesti da elargire, da parte di Mahakala, a tutti i presenti. L’oracolessa svolge una funzione taumaturgica sulla psiche dei presenti, secondo il metodo tantrico, il sistema della grande dea, il quale consiste nell’aggravare il peso, anziché ricorrere ad antidoti rasserenanti e piacevoli.

 Ladakh

 

… il metodo segreto sta proprio nell’aggravare il peso.
Se tutta la realtà non viene aggravata
non si può ottenere la liberazione
con l’uso di antidoti rasserenanti e piacevoli.
(Da Ma gcig Canti Spirituali, ed. Adelphi. Pp. 76, 77.)

Quando Mahakala decide di lasciarla, Ayu Iamo, con burro, riso, acqua e incenso compie le offerte che pongono fine al rito mentre il suo corpo prende ad agitarsi come scosso da improvvise convulsioni. Terminato il rito torna ad essere un’esile vecchietta dallo sguardo dolcissimo e sorridente. Dice di non ricordare nulla di ciò che successo durante la trance e sostiene di non essere più in grado di parlare la lingua tibetana, che pure padroneggiava perfettamente nella trance, dice che quando è una donna comune sa parlare solo il ladakhi, la lingua della sua terra.

Camminando tra i coloratissimi fiori del suo giardino si presta a rispondere ad alcune domande. È in questa occasione che racconta del permesso rilasciatole da Saskia Rimpoche. Inoltre parla della distinzione tra gli oracoli ufficialmente accreditati dall’istituzione religiosa e tutti gli altri. Il problema per gli oracoli che non sono stati istruiti ad usare la forza che si manifesta attraverso loro è grave, può portarli alla malattia, alla follia.
Vi è poi un’altra distinzione da fare, ci spiega ancora Ayu Iamo, e questa riguarda la forma pacifica e la forma arrabbiata delle divinità che si manifestano attraverso gli oracoli.
Ayu Iamo si proclama veicolo della forma pacifica di Mahakala. Ma, ci spiega, una volta l’anno, nel monastero o gompa detto Matho, non distante dalla città di Lhe, si svolge il festival degli oracoli. In questa occasione uno o più monaci incarnano la forma arrabbiata della divinità di natura e nella trance, che si protrae per una settimana o più, essi possono compiere veri prodigi come, per esempio, quello di correre bendati sulle mura del Matho gompa o di viaggiare sulle montagne che circondano il monastero a una velocità incredibile, al punto che, agli occhi degli spettatori, sembrano volare.
Il festival viene preparato di anno in anno. Ogni volta vengono estratti a sorte i nomi dei monaci che l’anno successivo incarneranno la forma adirata della divinità, dopodichè essi si preparano per un anno interno compiendo ritiri ed esercizi spirituali. Durante il festival i monaci-oracoli sono in grado di predire il futuro del loro popolo e persino i principali eventi mondiali che accadranno nell’anno successivo.

Tratto dal Diario di Viaggio in Ladakh di Selene Calloni Williams.

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