Le oracolesse tantriche in Ladakh


Reportage di Viaggio – Ladakh – Settembre 2006

di Selene M. Calloni Williams

Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto “Piccolo Tibet” Un'oracolessa tantrica in Ladakhindiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un’oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata all’interno della sua famiglia da nonni a nipoti, saltando sempre una generazione. Lei sta istruendo il nipote che è colui che diverrà oracolo alla sua morte.

Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa semplice e pulita, al centro di uno stupendo giardino pieno di fiori profumati attraversati da un piccolo rivolo d’acqua limpida, nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d’altitudine. Tutt’intorno alla dimora dell’oracolessa, le montagne himalayane danno l’emozione della sconfinata potenza della natura.

Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella trance . Compie offerte agli spiriti gettando nell’aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la trance ha inizio.

Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi mantra. Impugna il dorje , l’oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.

Saskia Rimpoche è l’alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.

Ayu Iamo incarna, in effetti, il potere di uno spirito di straordinaria efficacia immaginativa: Maha-Kala, la Grande Kala. Kala, o Kali, è percepita dai tantrici buddisti e induisti come la rappresentazione dell’energia cosmica, la forza esecutrice del Supremo. Come tutte le divinità tantriche, ha due aspetti: quello pacifico e quello adirato. La Kala Nera , detta anche la Guerriera dei Mondi, è una rappresentazione fortemente vitale della Grande Madre, la divinità di natura che precede l’avvento delle religioni cosiddette storiche o sociali. Incarnare una simile potenza non è cosa facile e soprattutto non è cosa di per sé innocua nei confronti della società civile. La grande Kali è la pura forza naturale, al di là dei concetti di bene e di male imposti dai valori religiosi e civili delle società. La grande dea precede l’avvento della mente umana e delle discriminazioni. Bisogna, dunque, che chi incarna la potenza della dea all’interno della società conosca innanzitutto i modi per governarla in base ai criteri di bene e male che sono comuni. Di qui il significato del “permesso” rilasciato dall’alto lama all’oracolessa.

Nella sua trance Ayu Iamo ha messaggi e gesti da elargire, da parte di Mahakala, a tutti i presenti. Ognuno rimane profondamente colpito dall’acutezza e dalla pertinenza di ogni messaggio e ne farà tesoro. L’oracolessa svolge una funzione taumaturgica sulla psiche dei presenti, secondo il metodo tantrico, il sistema della grande dea, il quale consiste nell’ aggravare il peso , anziché ricorrere ad antidoti rasserenanti e piacevoli.

. il metodo segreto sta proprio nell’aggravare il peso.

Se tutta la realtà non viene aggravata non si può ottenere la liberazione con l’uso di antidoti rasserenanti e piacevoli.

(Da Ma gcig Canti Spirituali , ed. Adelphi. Pp. 76, 77.)

Così Ayu Iamo nella trance si comporta come una folle di fronte ai folli, come una depressa di fronte ai depressi. Mette in scena l’ anima nera sputando, urlando, percuotendo con il dorje di pesante metallo le persone che si inchinano dinnanzi a lei, spettinandosi i capelli – quasi pare spulciarsi – estroflettendo la lingua ed emettendo suoni gutturali profondi. Tassativamente proibisce ai presenti di filmare e di fotografare.

Alla fine le sue parole e i suoi gesti sono illuminanti per tutti, anche per i più scettici. Non è necessario fare domande, interrogando l’oracolo: Mahakala sa cosa dire e conosce a chi dire, non ha bisogno di domande.

I “pazienti” più bisognosi ottengono da lei talismani fatti con il filo che avvolge il dorje. Questi medicamenti dell’anima hanno efficacia immediata a giudicare dall’espressione di sollievo di chi li riceve.

Quando Mahakala decide di lasciarla, poiché non ha più nulla da dire e da dare ai presenti, Ayu Iamo vede riflesso nel vetro della credenza l’immagine di un animale che lei chiama belungpa , una specie di orsetto panda, uno degli animali che la tradizione lega alle raffigurazioni della grande dea. Allora l’oracolessa sa di poter uscire dalla trance . Con burro, riso, acqua e incenso compie le offerte che pongono fine al rito mentre il suo corpo prende ad agitarsi come scosso da improvvise convulsioni. Dopo che tutto è avvenuto, Ayu Iamo torna ad essere una donna normale , un’esile vecchietta dallo sguardo dolcissimo e sorridente. Dice di non ricordare nulla di ciò che successo durante la trance e sostiene di non essere più in grado di parlare la lingua tibetana, che pure padroneggiava perfettamente nella trance , dice che quando è una donna comune sa parlare solo il ladakhi, la lingua della sua terra.

Camminando tra i coloratissimi fiori del suo giardino si presta a rispondere ad alcune domande. È in questa occasione che racconta del permesso rilasciatole da Saskia Rimpoche. Inoltre parla della distinzione tra gli oracoli ufficialmente accreditati dall’istituzione religiosa e tutti gli altri. Il problema per gli oracoli che non sono stati istruiti ad usare la forza che si manifesta attraverso loro è grave, può portarli alla malattia, alla follia. L’alto lama Saskia Rimpoche non solo istruisce gli oracoli che poi verranno ufficialmente accreditati come tali, ma è anche in grado di togliere i poteri agli oracoli selvaggi, quelli che sfuggono alle regole e al controllo dell’istituzione, e può fare questo, garantisce Ayu Iamo, anche a distanza operando su di una loro fotografia.

Vi è poi un’altra distinzione da fare, ci spiega ancora Ayu Iamo, e questa riguarda la forma pacifica e la forma arrabbiata delle divinità che si manifestano attraverso gli oracoli. Ayu Iamo si proclama veicolo della forma pacifica di Mahakala. Ma, ci spiega, una volta l’anno, nel monastero o gompa detto Matho , non distante dalla città di Lhe, si svolge il festival degli oracoli . In questa occasione uno o più monaci incarnano la forma arrabbiata della divinità di natura e nella trance, che si protrae per una settimana o più, essi possono compiere veri prodigi come, per esempio, quello di correre bendati sulle mura del Matho gompa o di viaggiare sulle montagne che circondano il monastero a una velocità incredibile, al punto che, agli occhi degli spettatori, sembrano volare.

Il festival viene preparato di anno in anno. Ogni volta vengono estratti a sorte i nomi dei monaci che l’anno successivo incarneranno la forma adirata della divinità, dopodichè essi si preparano per un anno interno compiendo ritiri ed esercizi spirituali. Durante il festival i monaci-oracoli sono in grado di predire il futuro del loro popolo e persino i principali eventi mondiali che accadranno nell’anno successivo.

Un'oracolessa in LadakhA Zangsti, un quartiere di Lhe, vive un’altra famosa oracolessa, il suo nome è Tsewang Dolma Agupa, il dio che la pervade nella trance è Manla Gyampo, una divinità dai particolari poteri taumaturgici.Un'oracolessa in Ladakh

L’oracolessa opera guarigioni succhiando dal corpo della persona malata le forze nocive. A volte sugge mettendo direttamente le labbra a contatto con la parte malata del corpo del paziente, a volte sugge a mezzo di una lunga cannuccia trasparente.

Stakna Rimpoche è l’alto lama che ha dato a Tsewang Dolma Agupa il permesso di operare come oracolessa e guaritrice. Lo spettacolo della guarigione a mezzo del succhiamento è molto forte: l’oracolessa sugge e sputa in un contenitore grandi quantità di liquido schiumoso.

Tsewang Dolma Agupa non ha ricevuto i poteri dalla famiglia. A ventiquattro anni ha dato segni di squilibrio mentale, perciò è stata portate dal lama Stakna Rimpoche il quale l’ha avviata ad un addestramento spirituale durato più di dieci anni al termine del quale Tsewang Dolma Agupa ha fatto ritorno a casa nei panni dell’oracolessa.

Storia straordinaria quella della donna oracolo di Zangsti, che dimostra come nella malattia si nasconda una forza al di sopra delle possibilità razionali e sociali di comprensione e di gestione.

Lascia un commento