Le Città Sante dell’India del Nord


Viaggio e seminario di yoga e nonterapia

dal 31 ottobre al 12 novembre 2008

Un voyageillumination attraverso le città sante dell’India del Nord è un’avventura straordinaria non solo per i luoghi magnifici che si visitano ma anche per gli incontri unici che si fanno – non per caso – e che dischiudono alla conoscenza di mondi così sostanzialmente diversi da quello noto, da poter arricchire la mente e ristorare lo spirito.
Persino la grande e caotica Delhi svela di sé aspetti insospettati, raccontati con voce dolce e serena dalla persona che ci accompagna, la quale ha vissuto nei luoghi che ora visitiamo coltivando lo yoga.
A Varanasi, l’antica città dedicata a Shiva, il dio ascetico ed erotico definito il Beato Tremendo fin da tempi preistorici, conosciamo gli agori. L’agorismo è una forma antica dello yoga tantrico. Visitiamo un ashram agori che sorge sul Gange nei pressi di Varanasi dove facciamo amicizia con due italiani che vivono qui, avendo deciso di dedicare la loro vita allo yoga e al volontariato.
Poi la sera, salutiamo il tramonto sul fiume sacro dalla barca vedendo in lontananza le luci della città mentre un danzatore di kathak, una delle forme classiche della danza indiana, ci parla dello yoga come arte del movimento e di Shiva come del dio della danza.

La danza sul fiume a Varanasi

Ma non è tutto qui, Varanasi ci dà di sé gli aspetti più autentici, grazie a Raghvendra , un ricercatore presso l’Università di Varanasi, che ci accompagna a conoscere personaggi e luoghi ciascuno dei quali meriterebbe di essere raccontato e descritto, ma non basterebbero le pagine di un libro…

I ghat a Varanasi

un sadhu a Varanasi

A 15 km da Varanasi raggiungiamo Sarnath. Qui lo stupa di Dhamekh segna il luogo dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone ai discepoli. Questo sito è sacro per i buddhisti di tutto il mondo che lo raggiungono in pellegrinaggio per circumambularlo cantando mantra.
A Sarnath numerosi sono i templi, le scuole – famosa l’Università buddhista.  Qui vi è una comunità di monaci tibetani in esilio. È straordinario ascoltare nei templi i loro canti alla sera o al mattino.

Lo stupa di Sarnath

A Kajuraho il sito archeologico ci mostra i templi fatti costruire dalla dinastia Chandela. Le bellissime immagini che li ornano hanno forti richiami erotici e ci riportano allo yoga tantrico per altra via. I potenti Chandela dominarono in questi territori dal X al XVI secolo d.C.. È a questa dinastia seguace del tantrismo che si devono i famosi templi eretti tra il 950 e il 1050 d.C. a Kajuraho, capitale dell’impero. I Chandela si dicevano chandravamshi, discendenti della luna. Il loro regno conobbe pace, prosperità e un notevole fiorire dell’arte e della cultura fino a che finì per soccombere al violento attacco mussulmano, che portò all’instaurazione di un sultanato a Delhi, presto soppiantato dalla dinastia mussulmana dei Moghul.
Addentrasti nella mistica erotica dello yoga tantrico non è certo cosa facile; ma la squisita cultura della persona che ci accompagna fin da Delhi, il tono dolce e sussurrato della sua voce, ci consente un approccio chiaro e stupefacente al tempo stesso.

Immagini erotiche dei templi di Khajuraho

Rimangono ancora Allahabad, Haridvar e Risikesh, tutte da scoprire.
Allahabad, è il nome mussulmano della città e significa letteralmente la città di Allah. Prima dell’invasione mussulmana Allahabad si chiamava Prayag, un nome sanscrito che significa “il luogo del sacrificio” perché la tradizione vuole che Brahma stesso, il dio creatore nella trinità hinduista  vi abbia celebrato un sacrificio. La città è quindi sacra fin da tempi molto antichi e vi si respira un’atmosfera colma di devozione con migliaia di pellegrini che si bagnano nel sangam, la confluenza dei tre fiumi sacri, il Gange, lo Yamuna e il Sarasvati, il fiume mitico. Qui, dove i tre fiumi diventano uno nella Ma Ganga (madre Gange),  ogni indù deve venire a bagnarsi almeno una volta nella vita per cancellare il suo karma  negativo e qui ogni 12 anni si celebra il Grande Kumbha, una celebrazione religiosa che può durare fino a 44 giorni e vede milioni di fedeli, sadhu, asceti e yogin immergersi nelle acque del fiume sacro per lavare via gli ostacoli al raggiungimento dell’immortalità, la liberazione finale dal ciclo delle esistenze.
Allahabad ospita molti yoga ashram, comunità di discepoli uniti attorno a un maestro vivente. È interessante visitarli e chiedere udienza al maestro per dialogare con lui.
Nei pressi di Allahabad non è da perdere il piccolo villaggio di Kausambi, un tempo capitale di un grande e fiorente regno. Qui venne a predicare il Buddha e, probabilmente, vi nacque e visse Vatsyayana, a cui è attribuito il Kamasutra.
Il villaggio si chiama Kausambi, è fuori dai circuiti turistici tradizionali, è isolato da una vasta campagna. Qui pare che il tempo si sia fermato, tutto è come doveva essere centinaia di anni fa.
Veniamo accolti da un’orda di ragazzini, mentre i vecchi si affacciano alle finestrelle delle casupole di fango e argilla per guardaci. Una vecchia si lava i denti al pozzo, le galline starnazzano e fuggono perché la quantità di ragazzini che ci accompagna si fa sempre più grande e rumorosa. A un certo punto sono così tanti che quasi ci spaventano. Non c’è strada per arrivare a Kausambi che sia percorribile in auto; si deve camminare tra le casupole e poi, alla fine, improvvisamente tutto si apre: ci si affaccia sul fiume, dove altri bambini fanno il bagno e giocano. Dall’altro lato lo sguardo spazia sui campi attraversati dalle contadine che camminano in fila portando sulla testa enormi balle di fieno.
Dopo venti ore di treno raggiungiamo Haridwar, dove ogni sera, sulle rive del Gange, si celebra la Ganga Aarati, la cerimonia religiosa del fuoco nella quale anche noi partecipiamo alla festa offrendo fiori e luci alle acque della Grande Madre, il fiume che, secondo il mito, sgorga direttamente dalla chioma di Shiva e porta il seme, l’energia del dio sulla terra.

La Ganga Aarati ad Haridwar

Da Haridwar ci muoviamo alla volta di Risikesh,  conosciuta come “il cancello sull’Himalaya” o la “capitale dello Yoga” e lungo il percorso  facciamo una sosta rigenerante ad “Ananda nell’Himalaya”, una spa all’insegna dello yoga, per introdurci ai segreti della medicina Ayurvedica.
Molti sono gli ashram e le scuole di yoga che è possibile visitare a Risikesh e ad Haridwar traendone ogni volta una diversa visione dello yoga e del mondo, una differente, profonda emozione, una conoscenza improvvisa che non si riferisce a nulla in particolare.
L’accompagnatore di Voyagesillumination fissa gli appuntamenti e ci consente di accedere a incontri straordinari con maestri non sempre disponibili al dialogo con chi è di passaggio.
Alla fine gli incontri restano indelebili nella memoria più delle luci della Ganga Aarati, più dei grandi monumenti, più degli odori e dei sapori dell’India, che pure sono inestinguibili.

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