L’Ayurveda


La Medicina Tradizionale dell’India

L’ayurveda o “scienza della vita” è la medicina indiana esposta in forma di trattati a partire dal II sec. d.C. fino al VII sec. d.C. da tre autori: Carata, Susruta, Vagbhata.
Il Carakasamita è considerato il testo fondamentale.
L’ayurveda propone un modello olistico dell’essere umano, cioè vede l’uomo come un insieme inscindibile di corpo, mente e spirito. Mentre lo spirito non è soggetto a degenerazione, il corpo e la mente possono incorrere in squilibri.

India

Il metodo di diagnosi principale del medico ayurvedico è l’ascolto del polso. Il medico esamina il polso del paziente esercitandovi una leggera pressione delle dita, per mezzo della quale egli evince lo stato di equilibrio dei dosha. Se il battito nel polso è irregolare vi è un eccesso di vata, se il battito è saltellante significa che pitta prevale sugli altri dosha, mentre se il battito è troppo lento vi è un aumento di kapha.
Vata, pitta, kapha sono i tre “umori” o “principi metabolici” dal cui equilibrio dipende la salute del corpo.

Essi si formano a seguito del processo di nutrizione. Kapha è il principio più vigoroso che dà inizio al processo della digestione, pitta è la sostanza liquida che compare quando il cibo passa nell’intestino e vata è il principio di espulsione dal corpo di tutte le scorie, si forma quando i resti del cibo giungono nell’intestino crasso.
Kapha governa il sistema immunitario. In equilibrio genera amore, se squilibrato produce invidia e insicurezza.
Pitta presiede al sistema metabolico. In stato di equilibrio genera serenità e appagamento, mentre crea scoppi d’ira quando è squilibrato.
Vata regola tutte le funzioni correlate con il cuore, la circolazione sanguigna, la respirazione, favorisce la creatività quando è in equilibrio e genera ansia e stress se squilibrato.
Il compito del medico ayurvedico è diagnosticare lo stato dei dosha e ristabilirne l’equilibrio con l’uso di medicine a base d’erbe e di massaggi. Poiché l’alimentazione è, nella visione dell’ayurveda, fondamentale, il medico interverrà anche e soprattutto con consigli che riguardano la dieta.
Il cibo è di capitale importanza non solo per mantenere e ristabilire la salute fisica, ma anche ai fini dell’equilibrio del carattere e, quindi, del comportamento. Il medico ayurvedico interviene sull’alimentazione anche per modificare atteggiamenti caratteriali insani e pensieri negativi.
Il principio enunciato da uno dei tre compilatori dei trattati dell’ayurveda, Vagbhata, secondo cui il simile potenzia il simile e sminuisce il diverso, può indurre il medico a prescrivere una dieta a base di carne al paziente abulico, depresso, privo di forze o denutrito, anche in maniera indipendente dai veti religiosi.

India

Come le disfunzioni fisiche provengono dallo squilibrio dei tre dosha, così le malattie mentali sono la conseguenza dello squilibrio dei tre guna, o nature caratteriali, le quali sono classificate come segue:
– il temperamento sattvico, calmo, equilibrato, intelligente. Generalmente predilige cibi dolci e gradevoli.
– il tipo rajasico, sensuale, precipitoso, si infiamma facilmente. Predilige i cibi molto saporiti, aspri e amari.
– il temperamento tamasico, infine, è flemmatico tendente alla pigrizia, si spegne facilmente. Ricerca i cibi secchi, stantii, privati della loro forza vitale.
La conoscenza della tipologia della struttura mentale è fondamentale al medico ayurvedico anche per la cura del corpo, perché la disfunzione dei dosha deve sempre essere messa in relazione con il temperamento del paziente. Persino la preparazione dei rimedi di erbe deve tenere conto del suo temperamento prevalente.
Ecco perché oggigiorno i medici ayurvedici indiani più tradizionalisti non riescono a comprendere il ricorso da parte della gente a rimedi ayurvedici prodotti a livello industriale e venduti nei negozi senza che il terapeuta possa vedere personalmente il paziente che ne farà uso. L’ayurveda impone che il farmaco venga prescritto e preparato su basi individuali che variano da persona a persona. L’ayurveda, dunque, per lo meno la più tradizionale e ortodossa, non si rivolge alla cura della malattia, ma dell’individuo.

Lascia un commento