Il cammino di Santiago


Reportage di un viaggio a Santiago de Compostela
di Selene M. Calloni Williams

Santiago di Compostela è, insieme a Gerusalemme e Roma, meta del pellegrinaggio religioso per i cristiani. I viaggiatori, che in numero sempre maggiore percorrono i sentieri del “cammino di Santiago”, raggiungono il luogo dove l’apostolo San Giacomo, Santiago in spagnolo, venne sepolto dai suoi discepoli dopo essere stato decapitato per ordine di Erode Agrippa. Girando per le cattedrali della cristianità appare evidente che il sacro trasuda bellezza e che entrambi, il sacro e il bello, sfuggono ai valori della ragione. Per me il cammino di Santiago è stato il viaggio tra i simboli meravigliosi e imperituri della cristianità.

Abbiamo camminato per le stradine polverose assai meno di quanto c’eravamo prefissi, decidendo di compiere lunghi tratti in auto e piacevoli serate davanti a una bibita fresca. Di chilometro in chilometro ci facevamo sempre più decisi a non prenderci sul serio, a intuire ogni cosa, ogni gesto come un simbolo, capace di racchiudere in se stesso il senso compiuto di tutto. Sempre più intensamente i metri contenevano per noi i chilometri e, in fine, in ogni passo c’era l’intero cammino. Così decidemmo che il “cammino santo” poteva essere ovunque noi avessimo deciso di andare. Allora, uscendo con decisione da tutte le rotte che la tradizione assegna ai pellegrini che si dirigono a Santiago, visitammo località incantevoli, arrivando fino a quel gioiello di bellezza che è Avila, la città di Santa Teresa e perdendo il senso del tempo tra le sale del museo del Prado di Madrid dove gli dèi rivelano la propria immortalità nei meravigliosi dipinti di Rubens, e la cristianità diviene smisuratamente bella nelle tele di El Greco.

Non potendo dedicarci a tutti i tesori del museo, scegliemmo, infatti, di osservare le opere di due autori soltanto. La scelta non fu affatto facile, ma, alla fine, qualcuno di noi fece il nome di Rubens, qualcun altro di El Greco. Così ci trovammo nelle sale che ospitano le grandi tele a soggetto mitologico di Rubens, impressionati dalla loro potenza, e tra i dipinti religiosi di El Greco, immersi nella dolcezza degli sguardi e nella delicatezza dei lineamenti.

La città di Avila è circondata da una possente muraglia che rappresenta uno dei perimetri difensivi meglio conservati al mondo. Dall’interno delle gigantesche mura, da una o dalla altra delle imponenti porte, si può vedere la campagna, dai toni delicati e dalle ondulazioni lievi, estendersi a perdita d’occhio; ciò dà l’impressione di essere isolati dal resto del mondo.

All’interno delle mura, un po’ ovunque nella città, si trovano tracce di Santa Teresa, la Santa sovversiva e ribelle che lasciò trasparire dai propri scritti un sentimento d’amore eccezionalmente passionale verso il Cristo. La Santa che, avendo perso da bambina la madre naturale, chiese alla Madonna di esserle madre, la Santa poetessa, che sovente venne dipinta e scolpita con libri e penne tra le mani.

Dopo la nostra fuga, un po’ folle considerando le distanze, dalla rotta del cammino di San Giacomo, tornammo sui nostri passi per proseguire verso Santiago.

La “meditazione camminata”

La nostra prima tappa dopo Burgos fu Fromista dove la chiesa romanica di San Martin ci riportò ai simboli dei culti animistici. Da Fromista, passando per Carrion de los Condes, da San Nicolas e da Sahagun, arrivammo a Leon, dove un’altra magnifica cattedrale, Santa Maria de la Regla, attendeva di stupirci, questa volta, soprattutto a mezzo di straordinarie vetrate.

 

Camminammo da un paese all’altro circa quattro ore al giorno mentre qualcuno di noi si occupava dell’auto e la guidava da una meta all’altra aspettando gli altri nei vari paesi. Per tutte le ore del nostro tragitto a piedi cercammo di impegnarci nella “meditazione camminata” o “attento camminare”, uno dei fondamenti della via della “presenza mentale” del buddismo theravada. Arrivammo a Leon con le menti concentrate, i corpi piacevolmente affaticati, l’imponente cattedrale con le sue magnifiche vetrate ci apparve molto concreta, quasi pesante dall’esterno e surreale, immateriale dall’interno: vessillo dell’illusione magica che pervade il mondo.

Da Leon proseguimmo per Astorga, cittadina di origine celtica circondata da mura. Ed infine arrivammo a Ponferrada dove la duecentesca rocca dei Templari esalta la magia del nostro viaggio. Le rovine del Castillo Templario parevano uscite direttamente da un romanzo.

Alloggiamo in un hotel che richiamava, nella struttura e negli arredi, l’epoca dei cavalieri templari, fronteggiato da un bel parco dagli alberi secolari, nel quale trascorremmo quasi tutta la notte dedicandoci a meditazioni, respirazioni controllate e tecniche che ampliano lo stato della consapevolezza.

“Che bello essere vivi!” esclamò una ragazza del nostro gruppetto. Il suo viso illuminato dalla luna, i suoi piedi nascosti nell’erba, il suo corpo magicamente trasparente.

Da Ponferrada camminammo fino a Villafranca e poi fino a O Cebreiro, borgo dalle abitazioni di origine celtica. O Cebreiro sorge in cima a un monte, lo sanno bene i pellegrini che, come noi, lo raggiungono a piedi. È un luogo assai ventilato, trovandosi sopra una sommità della Cordigliera Cantabrica, ma quei venti sono piacevolissimi dopo un faticoso e accaldato cammino in salita. Le case di pietra di O Cebreiro e le pallozas , abitazioni assai basse, di forma circolare con il tetto di paglia, di nuovo ci proiettarono in un’atmosfera da favola. Nel paesino diamo visitammo la semplice e primitiva chiesa di Santa Maria la Real, del XII secolo, dove ogni otto settembre si tiene un grande pellegrinaggio per commemorare il “miracolo di O Cebreiro”.

La porta di Santiago

 

Bello fu fare insieme pratiche tratte dallo Yoga Tibetano del Calore nei prati di O Cebreiro, ammirando il mosaico della campagne che si estende lontano, molto al di sotto di dove noi ci trovammo, e poi mangiare formaggini di capra nella rustica trattoria, quasi introvabile, perché del tutto anonima, priva di insegne, o di qualsiasi segno di riconoscimento. Lo Yoga del Calore è una meditazione visionaria abbinata a una pratica di controllo del respiro. La respirazione che scende nel corpo attraverso le narici, secondo una tecnica precisa, alimenta il fuoco del Dumo , il fuoco della concupiscenza , il quale nutre l’energia inconscia di ogni essere e ne rappresenta la potenza. Il fuoco scioglie una perla di luce collocata all’interno della fronte, in corrispondenza del centro tra le sopracciglia. La perla di luce prende a gocciolare, profondendo amrita , il nettare degli dèi, in ogni cavità corporea. Il corpo sperimenta, a mezzo della pratica dello Yoga del Calore , intensi stati di piacere che aprono la consapevolezza a una più ampia visione.

Ed infine, passando da Tricastella Samos, Samos e Monte Gozo, arrivammo alla porta di Santiago de Compostela. Ce l’abbiamo fatta! A modo nostro, naturalmente! Impossibile non sentirsi cristiani a Santiago.

Santiago di Compostela è fatta di strade piene di negozi e di ristoranti. In una via del centro, le statue che riproducono a grandezza naturale le due Marie , due anziane signore che solevano passeggiare per le vie di Santiago enormemente truccate e vistosamente abbigliate, sono un monumento alla vita mondana della città.asciammo Santiago per Finisterre, ansiosi di incontrare l’oceano, dopo molta terra e tante montagne. La scogliera battuta dalle onde impetuose e il faro, che sorge sulla punta estrema ove il territorio spagnolo finisce e comincia l’Atlantico, ci ricordarono le scogliere e i fari di Ouessant e Belle Ile en-Mer. Inoltre, anche se là non vi è l’oceano, ci riportarono in Sri Lanka, a World’s End” (“la fine del mondo”), il precipizio di oltre 700 metri con cui l’altipiano di Horton Plains finisce improvvisamente, offrendo un panorama sconcertante. Un po’ ovunque su questo pianeta esiste un luogo dove il mondo improvvisamente ha fine.

Tornammo a Santiago carichi, pieni di oceano, quasi sfiniti dalla sua forza. Città esonerata dalla logica, la santa Santiago è eccezionalmente mondana, città di pellegrini, monache e santi, risulta straordinariamente vivace e quasi sfacciata nell’ostentazione dei piaceri della carne a mezzo dei suoi ristoranti e delle donne formose e vistosamente abbigliate. Ma ci può aspettare altro da una città che è nata sulla base di una storia quasi incredibile, la quale racconta che il corpo decapitato dell’apostolo San Giacomo fu trasportato su di una barca di pietra da due discepoli che lo portarono dalla Terra Santa e, una volta raggiunte le coste della Spagna, fecero diversi chilometri prima di seppellirlo Ma non finisce qui. La tomba di San Giacomo fu scoperta nell’813 da un eremita a cui una stella svelò il luogo della sepoltura: il termine Compostela, infatti, viene fatto risalire al latino campus stellae…San Giacomo, poi, comparve, ai cristiani impegnati nella lotta per la cacciata degli arabi come un condottiero valoroso definito “il flagello di mori” e in queste vesti ispirò forza e atti eroici ai soldati cristiani.

Così Santiago di Composta divenne un simbolo di riunificazione della Spagna cristiana e nei secoli la leggenda di Santiago acquistò sempre più importanza e popolarità , mentre la città di Santiago divenne un’importante meta dei pellegrini cristiani provenienti da tutta l’Europa occidentale.

Nell’epoca della venerazione della tecnologia, la quale trasforma in dogmi i parametri della ragione, l’irrazionalità su cui la tradizione cristiana si fonda la rende seducente. Forse proprio oggi come non mai, la tradizione cristiana rivela la bellezza dell’irrazionalità e mostra l’importanza del fascino del mistero. Nella tradizione simbolica della religione cristiana la bellezza profonde i suoi tesori.

 

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