Diario di un viaggio in Bhutan


Reportage di Viaggio – Bhutan – Aprile-Maggio 2007

Di Ritorno dal Bhutan
di Raffaella Boschiasso

Ho deciso di andare in Bhutan venti giorni prima dalla data di partenza. Mi sono accorta che il mio passaporto era scaduto e così ho iniziato la corsa al rinnovo. Sembravano tempi accessibili se non che in questura a Cuneo tutto era assai rallentato, per via di alcuni blocchi dovuti probabilmente a rinnovi concessi in precedenza e considerati non regolari. Quindi i controlli e i tempi si sono allungati sino a tre mesi dalle domande, l’agenzia a cui mi sono rivolta aspettava rinnovi da oltre tre mesi, figuriamoci come considerava il mio, praticamente impossibile. Per due settimane nessuna risposta sino a quando ho deciso di andare di persona in questura per accertarmi della situazione.

Sono andata spinta dall’amore per le persone che sarebbero venute con me e per poter dire che ci avevo provato. Quando sono arrivata e ho chiesto del mio documento la donna allo sportello, osservando la data della mia richiesta, mi ha guardato come se stessi chiedendo il biglietto per la luna. E’ andata a vedere e, con sua sorpresa, ha trovato il documento rinnovato, forse ha pensato che fossi la maga Circe o la nipote del presidente. In ogni caso, è stato per me un chiaro segno che in Bhutan qualcosa mi attendeva. Siamo partiti giovedì e solo mercoledì avevo ritirato il visto per L’India.
E’ stato davvero molto divertente vincere ogni aspettativa, una forza e una calma si sono stabilite nel mio intimo.  Ho preparato i bagagli in fretta e furia e ho raggiunto il gruppo.
Sono partita serena e con nessuna aspettativa, totalmente disponibile ad abbracciare il destino, non sapevo perché andavo nè cosa cercare. Certo, era la terra del drago tonante, del tantrismo e di Guru Rimpoche, una terra dove si va per scelta, nel mio caso una scelta dettata dall’anima.
Eravamo in quattro donne e quel numero mi ha fatto pensare agli elementi tanto cari alle regioni himalaiane: terra, acqua, fuoco, vento e il quinto lo spazio era sicuramente il Bhutan. Tutto era perfetto e lo è stato sino al nostro rientro.

Quando la terra fu tanta e pesante, si poté far solchi e lasciar cadere semi:
se un giorno nasceranno saranno i fiori dell’amore.
Quando l’acqua irruppe  i margini e
raggiunse ogni luogo, si poté  scegliere se inabissarsi o
lasciarsi trasportare dalla corrente, che come culla ci temprò.
Quando fu il fuoco ad incombere non lasciò pensieri,
solo ardente calore, tanto calore da non lasciar di noi che cenere.
Quando il vento fu impetuoso, irresistibile e tagliente,
si poté aprir le braccia e lasciarsi volar via,
verso luoghi incerti e sconosciuti.
Fu sempre il tempo dello spazio che,
in un tempo fuori dal tempo,
contraeva e dilatava ogni sfumatura,
senza interrompere mai il gioco.

Quando l’uccello dalle ali di fuoco ha iniziato la discesa nella stretta valle di Paro ho cominciato a realizzare che stavo per incontrare il drago tonante. Mi sono lasciata rapire da quel simbolo e per tutto il soggiorno l’ho sentito tuonare nella pancia. Lo vedevo nei volti dei bambini incantati e sapienti e in quello dei vecchi segnati dal logorio del tempo, contagiosi di calma, nei fitti boschi tenebrosi che attraversammo per raggiungere i monasteri e  nelle acque nere del lago morto. Lo vedevo nelle vette opache delle black mountains che ci hanno accompagnato per lunghi tragitti, nella quattro aquile che mi hanno seguito nel lungo itinerario che ci portò nella valle nascosta dalle gru dal collo nero. Lo vedevo nei cani, e li, mi fece male, mi trafiggeva il cuore come un pugnale, mi coglieva nel limite e, al limite mi dava.
Entrata nell’aeroporto ho capito immediatamente che si trattava di un paese fiero di ciò che era. In quale fiaba eravamo precipitati? Piccole dimensioni curate nei dettagli, esaltate dai colori e rincuoranti per l’ordine e la pulizia. Era bellissimo trovarsi li! Anche quando siamo uscite dall’aeroporto tutto è continuato in quello stile, anzi migliore. Gli uomini in gonna con l’abito tradizionale ancora presenti ovunque m’incantavano per la loro eleganza e raffinatezza, non li dimenticherò mai. Per mezzo loro iniziava la mia prima meditazione: vedevo qualcosa di mai visto prima eppure la mia percezione a riguardo era già condizionata. Per la cultura a cui appartengo il loro abito è femminile. Mi piaceva, lo trovavo originale, lo accettavo, ma non evocava di certo il mito dell’uomo guerriero, forte, possente e coraggioso. Con il passare dei giorni la mia percezione a riguardo è divenuta neutra, è stato importante e divertente osservare i miei sentimenti in  quella occasione. Come potete capire, il viaggio era iniziato bene.

Bhutan Bhutan Bhutan

Il Bhutan è fino ad oggi l’unica nazione che ho visitato che mi ha dato chiaramente l’impressione di non aver bisogno di noi occidentali: non ci hanno chiesto soldi mai! Devo dire che ho percepito una civiltà ammirevole che mi ha dato, in certi momenti, la sensazione di essere nel futuro.
E’ comunque un paese in pieno sviluppo economico; si stanno creando nuove strade per raggiungere posti impervi, demolendo con dinamite porzioni di montagne perché possa arrivare più turismo; è la vecchia storia che si ripete. Si capisce che presto ogni luogo sarà raggiunto; questa è una delle ragioni per cui, sono molto felice di aver visitato il Bhutan con nonterapia, in questo periodo di cambiamento. Infatti il 24 marzo 2008 si voterà per eleggere i rappresentanti alla Camera Bassa del Parlamento. Il 31 dicembre scorso si sono tenute le elezioni della Camera Alta e, con l’elezione del Parlamento, si segnerà la svolta democratica dopo un secolo di monarchia assoluta.

La meditazione ha accompagnato ognuna di noi durante il viaggio. Selene, la nostra accompagnatrice, ha proposto meditazioni, stimoli su cui riflettere, abbiamo parlato della cultura, della religione e delle tradizioni di natura di questa terra e di questo popolo.
BhutanCiterò, tra le varie tradizioni, il culto del folle divino perché oltre a sorprendermi, trova in me una sostenitrice. Il folle divino scelse la strada dei vizi per il suo risveglio spirituale, osò rovesciare i valori comuni e andare contro corrente e divenne popolarissimo: il piacere fu la sua dottrina.
Portatore di fertilità, viene pregato ed evocato dal popolo in quanto riuscì nelle sue imprese a neutralizzare le forze avverse e terrifiche, che  si riversavano contro gli uomini. Viene simboleggiato con un fallo dipinto sui muri o appeso ai quattro lati delle case, a lui è dedicato un meraviglioso tempio al centro di una valle, sito di una scuola buddista per bambini.  Un luogo d’ una gioia soffocante: avvicinandoci al tempio abbiamo respirato allegria ed euforia ad ogni passo, credo proprio sia stata la sua energia diffusa in tutta la valle.
Il popolo non è in grado di fare come lui, ma lo adora, ne ha fatto un Dio. Da noi sarebbe un demonio e saremmo accusati di disegni osceni in luogo pubblico. E’ veramente molto divertente o forse drammatico, ma è importante capire come le percezioni siano diverse a seconda delle culture, del modello di pensiero: viaggi come questo ti aiutano molto.

ll Bhutan è tanto verde, ci sono vari tipi di boschi che si possono vedere ovunque, fin dove arriva lo sguardo, qui il drago tuona e le piogge arrivano. In alcune zone in cui le colline sono più dolci,  immaginate di vedere le coltivazioni che assomigliano ad un puzzle, ogni appezzamento ha una sua cornice in pietra ed erbe, ci sono terrazze a sfumature di verde: come vellutati scalini d’ una reggia in cui le divinità salgono in cielo e scendono in terra.
Quando il secondo giorno siamo partite per raggiungere il monastero buddista di Taktsang, non potevo immaginare una cosa tanto sorprendente. Avevamo iniziato il trekking a piedi nel bosco, quando ad un certo punto la visuale si è fatta spaziosa ed ecco il monastero, come un puntino bianco e rosso aggrappato ad una parete rocciosa verticale di circa 800 metri.
Bhutan Ci ha lasciato senza fiato, come in trance. Come un nido d’ aquila stava li appoggiato alla roccia, apparentemente irraggiungibile, le nostre menti incredule hanno iniziato il loro lavorio fatto di pensieri ed emozioni. E’ stato come vedere una meraviglia della natura, uno stupore incantevole mi rese entusiasta. Avevamo scoperto dov’era la meta, ma non dov’era la strada, nè quanto tempo avremmo impiegato ad arrivare. Ho iniziato a camminare, assorta in una meditazione dinamica.
Abbiamo attraversato un bosco parlante, … non ero drogata, la mia coscienza era ampliata e in estasi,  così che ogni cosa diventava possibile. Quasi sulla porta del monastero una donna nella sua  abitazione sentinella, mi ha sorriso ed è stato come se mi raccontasse la sua vita, non dimenticherò mai quel volto senza tempo. Entrata nel monastero ho compreso cosa fosse una soglia e quella soglia. Le guide ci hanno spiegato minuziosamente la storia del monastero. Siamo entrate nel cuore del monastero, la grotta che fu luogo di meditazione del grande mistico Padmasambava. Proprio li abbiamo incontrato un monaco piuttosto giovane al quale abbiamo chiesto di aiutarci dandoci una meditazione, semplice, efficace. Pensandoci ora, è stata una richiesta piuttosto esigente e forse anche rischiosa, ma lui è stato chiarissimo e ha esaudito a pieno il nostro desiderio. In realtà non mi ha detto nulla che non mi fosse già stato detto, ma proprio per questo è valsa la pena di arrivare fin li.

BhutanSe penso a quel giovane studente, lo immagino ancora la nel monastero di Tango Goemba, sede della più importante scuola buddista del Bhutan. Lo vedo ancora nella sua piccola e colma stanza colorata, con finestra su boschi e montagne, un’ orizzonte mozza fiato. Lui studia li, dove per arrivarci abbiamo inpiegato due ore a piedi, in una pace assoluta. Lontani dal mondo, gli studenti compiono un iter lungo tre anni prima di poter iniziare a studiare e praticare la meditazione vipassana. Disciplina, controllo, preghiere e studio, innalzare le virtù e annullare il proprio io: un cammino molto lungo. Abbiamo parlato con questo studente, che molto gentilmente ci ha invitato a bere the e biscotti nella sua camera, dopo aver accolto la nostra richiesta di dialogo. Abbiamo parlato della  via del Dharma da lui seguita nella scuola e mentre ci raccontava cosa faceva, non ho avuto il coraggio di dirgli che io, meditavo e praticavo ancor prima di avere alcuna nozione a riguardo.

Punakha è per i Butanesi un luogo dove maschile e  femminile si incontrano e si fondono: le acque sacre del  Mo chu, il fiume femmina, e del Pho chu il fiume maschio, si uniscono, il sangue del drago tonante diviene androgino. Ricordo una meditazione stupenda in compagnia di quelle acque, mi sono lascita trasportare dalla poesia di quel luogo.  Gli Dzong, i monsteri,   sono costruiti in luoghi sacri, infatti qui c’è ne uno proprio sulla punta di terra che unisce i due fiumi. E’ la residenza  invernale del Consiglio Centrale dei monasteri, luogo di incontro tra il potere temporale e quello spirituale. Quando siamo entrate nel patio abbiamo trovato una moltitudine di consiglieri in ricreazione, ma la cosa che mi ha colpito maggiormente, oltre alla simbologia dipinta sui muri, sono stato i nidi di api o vespe appesi ai cornicioni del palazzo, non avevo mai visto una cosa del genere: da noi li bombardano come malefici intrusi.

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In Bhutan c’è “la strada” unica asfaltata, le altre sono sterrate o semplici sentieri. Percorrendola ho incontrato una bellezza di tale potenza, da scuotermi come un terremoto. Una vegetazione così rigogliosa e selvaggia che immediatamente risveglia energia, il semplice essere lì nello spazio del Bhutan mi faceva sentire diversa, una forza grandissima mi ha accompagnato per tutto il tempo.

BhutanUn paese dove i simboli sono ancora forti, tanto forti da rapirti in meditazione. In cima al passo Pele La,  con i suoi 108 stupa, con la catena dell’ Himalaya di fronte a me, ho vissuto una sensazione di onnipotenza, di gioia e incrollabile calma che ho dentro ancora oggi.

A  3420 metri abbiamo iniziato a scendere verso il Bumthang, la zona del “parco nazionale”, con pascoli di yak e villaggi di pastori. Nel Bumthang zona di sciamani, avevamo un desiderio irresistibile di incontrarne uno e lo abbiamo trovato: cu ha raccontato la sua storia, come è diventato sciamano, e abbiamo celebrato insieme un rito. Non dimenticherò mai quel piccolo uomo, il suo sorriso intrigante e tutta l’esperienza.

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BhutanIl viaggio continua sulle pendici dei Monti Neri dove ho incontrato le quattro aquile che mi hanno aperto la porta di un viaggio visionario. Devo dire che se non ci fosse stata poesia nel mio cuore nulla sarebbe potuto accadere. Deviando dalla strada principali siamo arrivate alla valle glaciale di Phobjikha, una zona di indescrivibile bellezza, definita come “la più bella vallata del più del paese dell’Himalaya”. La valle nascosta come la chiamano i bhutanesi ha rapito definitivamente il cuore. Non a caso qui le rare Gru dal colo nero tornano dal Tibet ogni inverno, dove sono accolte come dee. La vita nella valle ruota intorno a questa migrazione.

Mentre la mattina presto passaggiavo per la valle, un bambino da una piccola finestra della sua casa, mi ha chiesto in un perfetto inglese da dove venivo, ho risposto e lui ha annuito felice. Sembra incredibile ma in questo luogo fuori dal tempo i contrasti sono fortissimi e possibili, uno non esclude l’altro, anzi sembra che camminino in armonia. Sarà l’amore per le Gru o forse altro ma quel posto è veramente una perla rara.

BhutanLasciata Phobjikha è iniziato il viaggio di ritorno, almeno per me. Sette ore di pulmino attraversando le foreste, una curva dopo l’altra mi hanno cullato nel più lungo e ricco silenzio della mia vita.

Non può esserci conclusione ad un viaggio del genere.
Grazie a tutto e a tutti.

Raffaella Boschiasso

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