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	<title>Voyagesillumination &#187; Selene</title>
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	<description>In viaggio nelle emozioni</description>
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		<title>Edimburgo e Highlands la TOP HIT di questa estate</title>
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		<comments>http://www.voyagesillumination.com/2009/06/edimburgo-e-highlands-la-top-hit-di-questa-estate/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 12:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Scozia]]></category>
		<category><![CDATA[Voyagesillumination]]></category>
		<category><![CDATA[Edimburgo e Highlands]]></category>

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		<description><![CDATA[QUEST&#8217;ANNO VOGLIAMO PORTARTI NEL CUORE DI EDIMBURGO IN UN MERVIGLIOSO APPARTAMENTO VITTORIANO CHE TI LASCERÀ SENZA FIATO PER LA SUA BELLEZZA ED ELEGANZA. ABBIAMO CONFEZIONATO ULTERIORI OPZIONI DI VIAGGIO E DI SEMINARIO CONSIDERANDO ATTENTAMENTE AD UNA AD UNA LE MAIL CHE CI SONO PERVENUTE ALLA CASELLA INFO E MISCHIANDOLE AL NOSTRO ENTUSIASMO PER LA META PIÙ COOL DI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>QUEST&#8217;ANNO VOGLIAMO PORTARTI NEL CUORE DI EDIMBURGO IN UN MERVIGLIOSO APPARTAMENTO VITTORIANO CHE TI LASCERÀ SENZA FIATO PER LA SUA BELLEZZA ED ELEGANZA.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ABBIAMO CONFEZIONATO ULTERIORI OPZIONI DI VIAGGIO E DI SEMINARIO CONSIDERANDO ATTENTAMENTE AD UNA AD UNA LE MAIL CHE CI SONO PERVENUTE ALLA CASELLA INFO E MISCHIANDOLE AL NOSTRO ENTUSIASMO PER LA META PIÙ <em>COOL </em>DI QUESTA ESTATE. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/skye.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2569" title=" L'isola di Skye" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/skye.jpg" alt=" L'isola di Skye" width="326" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IN PIÙ POTRAI PRENDERE PARTE ALLA SUMMER SCHOOL CHE TI DARÀ LA POSSIBILITÀ DI RILASSARTI E RINNOVARTI CON IL MEGLIO DI UN ANNO DELLA NONTERAPIA, CON TRADUZIONE INTEGRALE IN LINGUA ITALIANA.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/edi04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2565" title=" edimburgo" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/edi04.jpg" alt=" edimburgo" width="320" height="210" /></a></p>
<p>Carissime amiche e amici di Voyagesillumination,</p>
<p>siamo lieti di informarvi che abbiamo attivato una nuova iniziativa in Scozia in contemporanea, o quasi, al <em>writer&#8217;s retreat</em>, a cui ormai non c&#8217;è più possibilità di aderire. La Scozia, e in particolare Edimburgo, sono mete molto ambite nel mese d&#8217;agosto, perciò  abbiamo dovuto essere assai &#8220;fiscali&#8221; con le prenotazioni, ci scusiamo con quanti ancora avrebbero voluto prendere parte al <em>writer&#8217;s retreat</em>. Tuttavia la nostra nuova iniziativa riprende tutti i temi centrali del <em>writer&#8217;s retreat,</em> sebbene voglia altresì rispondere alle esigenze di quanti ci hanno scritto esprimendo la loro volontà di aderire al viaggio e al seminario ma dicendo di essere in difficoltà o per via della lunga durata del programma o per via del costo. Così, rispettando &#8220;il meglio&#8221; della precedente proposta, facendo i salti mortali come organizzatori, siamo riusciti a confezionare una seconda proposta di cui siamo veramente orgogliosi.</p>
<div>Potete visionarla al seguente link<br />
<a href="http://www.voyagesillumination.com/2009/06/scozia-edimburgo-samye-ling-e-il-fascino-delle-highlands/">http://www.voyagesillumination.com/2010/06/scozia-edimburgo-samye-ling-e-il-fascino-delle-highlands/</a><br />
ma <strong>ATTENZIONE</strong> <strong>si tratta di un&#8217;offerta limitata,</strong> se volete prendervi parte dovete iscrivervi versando il relativo anticipo entro e non oltre il 16 giugno.</div>
<div>Con questa ultima proposta, che si snoda in tre opzioni di diversa durata e diverso costo, crediamo di essere riusciti a incontrare le esigenze proprio di tutti. Dunque ti aspettiamo a Edimburgo.</div>
<p>Trovi tutte le informazioni sul <strong>Viaggio</strong> al link <a href="http://www.voyagesillumination.com/2009/06/scozia-edimburgo-samye-ling-e-il-fascino-delle-highlands/">http://www.voyagesillumination.com/2009/06/scozia-edimburgo-samye-ling-e-il-fascino-delle-highlands/</a></p>
<p>e tutte le informazioni sulla summer school al link <a href="http://www.nonterapia.ch/calendario/#summer">http://www.nonterapia.ch/calendario/#summer</a></p>
<p>Per informazioni ulteriori:</p>
<div>
<p align="center"><strong><img class="size-medium wp-image-340 aligncenter" title="Logo Voyagesillumination" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/logosito.gif" alt="" width="300" height="79" /></strong></p>
<p align="center"><strong>Voyagesillumination<br />
</strong>Contrada Busi 2 &#8211; 6816 Bissone (Svizzera)</p>
<p align="center">tel/fax (+41) (0)91 6495850, oppure (+41)793130404</p>
<p align="center">numero per info dall’Italia (+39) 349-8595625</p>
<p align="center">Sede UK:16/5 Albert Terrace &#8211; Edinburgh EH10 5EA<br />
tel. (+44) (0)1314470935 &#8211; (+44)(0)7503261300</p>
<p align="center"><a href="mailto:info@voyagesillumination.com"><span style="color: #585d8b;">info@voyagesillumination.com</span></a></p>
</div>
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		<title>The Immortal Spirit, trekking nel Regno del Mustang, l&#8217;ultimo Tibet.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 14:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mustang]]></category>
		<category><![CDATA[ultimo Tibet]]></category>

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		<description><![CDATA[IL REGNO DEL MUSTANG, NEPAL Un trekking nella storia, un viaggio alla scoperta della cultura tibetana prima dell&#8217;occupazione cinese, un cammino ispirato attraverso paesaggi lunari. Circondato dal Tibet su tre lati e governato da una famiglia reale tibetana, il Mustang &#8211; un regno all&#8217;inerno di un altro regno &#8211; sopravvive come uno degli ultimi reami [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL REGNO DEL MUSTANG, NEPAL</strong></p>
<p><strong>Un trekking nella storia, un viaggio alla scoperta della cultura tibetana prima dell&#8217;occupazione cinese, un cammino ispirato attraverso paesaggi lunari.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/dsc00086.jpg" alt="" /></p>
<p>Circondato dal Tibet su tre lati e governato da una famiglia reale tibetana, il Mustang &#8211; un regno all&#8217;inerno di un altro regno &#8211; sopravvive come uno degli ultimi reami dell&#8217;antico Tibet, sebbene nominalmente sia parte del Nepal.</p>
<p>Miracolosamente rimasto autonomo fino ai giorni nostri, il Regno del Mustang conserva e tramanda la tradizione e la cultura dell&#8217;antico Tibet. Infatti il Mustang è molto più simile al Tibet, come esso era primo dell&#8217;occupazione cinese, di quanto non lo sia il Tibet stesso.</p>
<p>Nel 1950il Nepal si aprì al turismo, ma il Mustang rimase chiuso ai turisti fino al 1992 e ancora oggi la possibilità di raggiungerlo rimane limitata. Infatti l&#8217;accesso ai territori del regno è ristretto e regolato da  una precisa normativa.</p>
<p>Paradossalmente il Mustang fu una terra abbondantemente attraversata da traffici commerciali in passato. Le sue antiche rotte commerciali hanno più di 1.000 anni.</p>
<p>Nel Mustang, come in tutto l&#8217;altipiano del Tibet, la natura rude e austera presenta al viaggiatore ampi paesaggi privi di alberi dove l&#8217;attenzione non può essere catturata da nulla in particolare&#8230; allora la mente contempla l&#8217;insieme del tutto.</p>
<p>In tenpi lontani come ai giorni nostri chi viaggi per il Mustang non può evitare di essere fortemente richiamato alla spiritualità.</p>
<p>Il Mustang è aperto ai visitatori da Marzo a Dicembre. L&#8217;accesso è ristretto da normative di legge e tutte le spedizioni di trekking devono essere accompagnate da una guida in possesso di licenza governativa.</p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/destinazioni/nepal-il-regno-del-mustang/the-immortal-spirit-trekking-nel-regno-del-mustang-lultimo-tibet/">Itinerario</a></span></strong></p>
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		<title>Il Myanmar, la Birmania, terra di spiriti e di dèi</title>
		<link>http://www.voyagesillumination.com/2008/12/il-myanmar-la-birmania-terra-di-spiriti-e-di-dei/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birmania]]></category>
		<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Il Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[la Birmania]]></category>
		<category><![CDATA[terra di spiriti e di dèi]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un Viaggio in Birmania di Selene M. Calloni Williams Bagan, dove apprendere l’equilibrio fra gli opposti, e i sobborghi di Yangon, dove aspiranti costruttori commissionano un rito magico ed eremiti tantrici fissano il sole a occhio nudo. Chiamato “Pagan”, “il luogo dei Pagani”, dagli inglesi, durante l’epoca della colonizzazione, Bagan è la città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0851.jpg"></a>Reportage di un Viaggio in Birmania di Selene M. Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Bagan, dove apprendere l’equilibrio fra gli opposti, e i sobborghi di Yangon, dove aspiranti costruttori commissionano un rito magico ed eremiti tantrici fissano il sole a occhio nudo.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/5871.jpg"><img class="size-medium wp-image-1694  aligncenter" title="Bagan in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/5871-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chiamato “Pagan”, “il luogo dei Pagani”, dagli inglesi, durante l’epoca della colonizzazione, Bagan è la città antica più affascinante della Birmania.<br />
A Bagan pare scoperta, o mai perduta, l’arte di non subire l’andamento polare della vita, il moto del pendolo, che incessantemente oscilla tra luce e ombra, tra mente razionale e mente mistica, tra, eccitazione e depressione, tra il calcolo logico del vantaggio/svantaggio e l’urgenza incosciente del sacro, del “sacrificio”, del bisogno di darsi.<br />
A Bagan sembra così semplice l’arte di cavalcare il pendolo, anziché venirne trascinati, così naturale la capacità di essere al centro tra i concetti e gli spiriti, tra la logica e l’irrazionale, tra i valori della società civile e le irrazionali potenze della natura, tra i significati creati dalle culture e dalle religioni sociali e quelli dati dall’istintivo sapere della spiritualità naturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1693"></span><br />
A Bagan, a nulla sono valsi, nei secoli, gli sforzi di re, imperatori, monaci e filosofi per sradicare le rappresentazioni, le possessioni , il canto e la voce degli dèi e dei dèmoni. Quella terra pare essere stata eletta dagli spiriti quale loro secolare dimora.<br />
Chi giunga a Bagan ha innanzitutto la sensazione di trovarsi su di un altro pianeta, tanto ciò che vede intorno a sé non è proprio di nessun altro paesaggio umano. Le rovine di migliaia di stupa si estendono tra una vegetazione incolta nella quale è impossibile addentrarsi a causa della presenza delle vipere. Spirito tutelare, la vipera conserva l’inacessibilità della dimora degli spiriti per tutte le creature mortali. Birmani e turisti, archeologi e operai, militari e monaci, nessuno fa un passo al di fuori dei sentieri tracciati e di uccidere le vipere neppure se ne potrebbe parlare. La vipera e i serpenti sono sacri nella credenza di pressoché tutte le etnie della Birmania. Se un serpente entra nella casa di un birmano non viene ucciso, ma solo scacciato, chi uccida un serpente verrebbe colto da un’infinità di disgrazie, mentre essere visitati nella propria casa da una vipera o da un serpente è segno di gran buona fortuna. Se, per caso, ci si trovasse costretti a uccidere un serpente, bisognerebbe seppellirne il corpo con il massimo rispetto, affinché lo spirito che lo abita non abbia a rivalersi.<br />
<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/birmania/587.html" target="_blank"></a>Bagan è l’ultima meta del nostro viaggio in Birmania e vi arriviamo assolutamente preparati e pienamente desiderosi di incontrare gli spiriti.<br />
<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/birmania/016.html" target="_blank"></a>I nat, ovvero gli spiriti nel linguaggio dei birmani, sono stati, infatti, già cercati e trovati da noi giorni prima nei sobborghi di Yangon, l’attuale capitale della Birmania. La nostra guida, Martin, si è informato per ogni dove e, alla fine, è riuscito a portarci proprio nel vivo di un rito sciamanico di esorcismo alla periferia della capitale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/016.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1695" title="Un rito sciamanico a Bagan in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/016-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Martin non è birmano, ovvero non fa parte dell’etnia bamar, che è la più numerosa in birmania, appartiene alla popolazione Padaung che è parte dell’etnia Kayin, una minoranza che ancora oggi non ha ceduto le armi contro il regime militare di Yangon. Gli uomini Kayin erano, fino a un passato impressionantemente recente, e ancora oggi, qualcuno sostiene, tagliatori di teste di animali e di uomini. Cacciatori, essi uccidono gli animali catturati a poco a poco, prima rompendogli i piedi, poi le gambe, poi la coda, perché “così piace al loro spirito”, ci dice Martin.<br />
Le donne Kayin sono soprannominate donne dal collo lungo. Fin dalla più tenera età vengono loro applicati anelli d’oro intorno al collo, alle caviglie e ai polsi. Gli anelli fanno sì che i loro colli si sviluppino in una lunghezza abnorme, ciò ricorda loro di essere discendenti dei naga, dragoni mitologici. L’usanza di portare anelli viene anche attribuita a un gesto di generosità dei parenti, i quali regalano alle loro figlie femmine la loro ricchezza. Il peso degli anelli d’oro che le donne Padaung portano al collo raggiunge gli otto chili in età adulta e ognuna di loro porta il proprio oro con sé nella tomba. Gli anelli vengono anche considerati una difesa contro l’assalto delle tigri e di altri animali feroci. L’impoverimento dei Padaung, a causa principalmente della guerra, impedisce loro di proseguire la tradizione degli anelli d’oro, che non sono mai stati sostituiti con un altro metallo meno prezioso.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/1351.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1696" title="Donne dal collo lungo in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/1351-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Enormemente utile all’equilibrio psicofisico, il pellegrinaggio a Bagan è da consigliarsi a chiunque abbia fatto proprio il bisogno più radicato nell’uomo, quello di conoscersi. A Bagan è possibile vedersi fin nelle viscere, poiché i nat, gli spiriti, appaiono come l’altra faccia degli organi corporei e degli elementi naturali.<br />
A Bagan il corpo si rivela anima, nella pluralità delle espressioni naturali, e la materia si mostra spirito, nella infinita molteplicità cosmica.<br />
Gli sciamani padaung e bamar seminano, ancora oggi, timori e superstizioni tra la gente.<br />
Intimorito dalle proprie superstizioni, Martin, trova il luogo nei sobborghi di Yangon, dove si celebra il rito sciamanico. L’ha scoperto unicamente perché spinto dalle nostre insistenze, ma non vuole partecipare al rito, anzi vorrebbe starsene lontano. Alla fine, condizionato pure dal senso della responsabilità che nutre verso di noi, suoi folli clienti, cede, e decide di accompagnarci nel cerchio del rito magico.<br />
A testimonianza del fatto che i nat impersonano le forze oscure della psiche umana, essi amano l’alcol, la musica chiassosa, il tabacco, le urla, i travestimenti, le scurrilità, adorano divorare carne e giocare con il fuoco.<br />
Lo sciamano che presiede il rito è travestito da donna, perché deve essere posseduto dal proprio spirito, con il quale ha un rapporto erotico nottetempo.<br />
Lo sciamano è chiamato nat –gadaw, letteralmente moglie del nat.<br />
L’eros è conoscenza per gli sciamani, i quali trasmettono la saggezza istintiva dei popoli.<br />
Dopo il rito, lo sciamano dai noi intervistato, spiega che a quattordici anni è stato posseduto per la prima volta dal suo spirito, il quale l’ha rapito in sogno e gli ha mostrato tutti i segreti dell’arte amatoria, dell’arte dell’esorcismo, della guarigione e della divinazione sciamanica. Da allora egli si traveste da donna ogni volta che dà vita a un rito, per meglio evocare il proprio sposo “celeste”.<br />
Lo sciamano beve rum e danza al suono dei tamburi, fuma due sigarette alla volta, altri personaggi travestiti danzano con lui: uno, anch’esso posseduto da uno spirito maschile, è gay anche nella vita quotidiana, lo sciamano ci spiegherà che in un gruppo di medium esperti c’è sempre la presenza di un gay.<br />
C’è poi un uomo che, posseduto dallo spirito di un demone maschile a cui piacciano le donne, danza bevendo rum, mettendo in mostra muscoli. Costui, ad un tratto, si china su di una ragazza seduta nel cerchio, poco distante da noi. La ragazza cambia immediatamente espressione e inizia a danzare a sua volta, rotolandosi ripetutamente a terra, posseduta, nella trance, afferra un uomo e avanza al suo riguardo proposte sessuali con gesti inequivocabili. Nel mentre, un’altra donna del pubblico viene posseduta dallo spirito, il suo corpo si fa immediatamente rigido, come un tronco, e inizia, lei pure, a rotolarsi per terra. Il ritmo dei tamburi incalza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0851.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1697" title="Un rito sciamanico in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0851-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Martin non ce la fa più, vuole andarsene. Forte di un appuntamento, che avevamo preso in precedenza con una monaca buddista per praticare la meditazione, ci convince ad abbandonare il luogo.<br />
In pochi minuti pare esprimersi dinnanzi a noi il succo dell’epopea della civiltà umana: la religione sociale, che difende i valori di bene e di male e stabilisce la morale che dà coesione ai popoli, ci distoglie dal rito primitivo in cui predominano i valori irrazionali della natura.<br />
Ma non possiamo andarcene senza avere fatto un’offerta; tutti i presenti fanno offerte ai nat in continuazione, attaccando ai loro costumi, a mezzo di spille, <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/birmania/661.html"><img class="fotosx_reportage" style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/birmania/661.jpg" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a>banconote da 500 o 1.000 Kyat, circa mezzo euro o un euro. Noi raduniamo un mazzetto di banconote da 1.000 K e le porgiamo alla donna che è seduta accanto a noi e che Martin ci indica quale appartenente al gruppo dei medium. Lei infila le banconote su di una spilla e me le rimette in mano, dandomi a intendere, a gesti, che mi devo alzare per infilare la spilla alla camicia della sciamano che danza.<br />
Mi alzo e faccio quello che mi è stato chiesto. Poi invito lo sciamano a sedersi accanto a noi. “Vorrei intervistarlo”, dico a Martin, “puoi tradurre le mie domande?”<br />
Lo sciamano ci spiega che il rito è stato allestito su comanda di una famiglia che ha acquistato il terreno sotto i nostri piedi, ove il rito si sta celebrando. La famiglia commissionaria è da tempo desiderosa di costruire in quel luogo una casa, ma da anni, per una serie svariata di impedimenti, non riesce a dare via ai lavori di costruzione.<br />
Lo sciamano pensa che sia a causa degli spiriti che abitano un grande albero che sorge su quel terreno e che dovrebbe essere tagliato per permettere di edificare la casa. Così lui e il suo gruppo di medium hanno trovato un altro albero, più possente, che vive su di una collina disabitata poco distante da lì e che potrebbe costituire un’ottima dimora alternativa per gli spiriti. Il rito al quale abbiamo assistito aveva lo scopo di invitare gli spiriti dell’albero a trasferirsi.<br />
Entusiasti, diciamo a Martin che vogliamo anche noi commissionare un rito sciamanico per noi soli. Martin appare sconvolto.<br />
La paura irrazionale di Martin nei confronti degli spiriti denota, io penso, una debolezza culturale.<br />
“Sii razionale, Martin”, gli chiedo, “gli spiriti sono aspetti della nostra psiche, non devi averne paura, è come se tu avessi paura di te stesso”.<br />
Poi, però, mi dico che, forse, avere paura di noi stessi è cosa assai saggia.<br />
“Mio cugino”, mi racconta allora lui “ha fatto molti soldi in poco tempo grazie a uno sciamano e alla sua banda di medium che, all’inizio, pareva non volere niente in cambio ma che poi, piano piano, ha preso completamente possesso dei suoi comportamenti e, di conseguenza, dei suoi beni. Ancora oggi gli dicono quello che deve fare, cosa deve vendere e cosa comperare e incamerano la maggior parte dei suoi guadagni”.<br />
“Questo non è un problema dei nat”, osservo io, “ma dei loro intermediari, i quali sicuramente fanno leva sulle paure che tuo cugino nutre nei confronti dei nat.”<br />
“Non bisogna temere gli spiriti”, dico io, ribadendo, almeno a parole, le mie opinioni, “sono aspetti della nostra psiche che, in determinate circostanze, quando vengono evocati, specie se a mezzo di un rito collettivo, assumono dimensioni e comportamenti apparentemente indipendenti da noi”.<br />
“Ma mio cugino ha veramente fatto molti soldi in poco tempo grazie ai nat”, dice lui.<br />
Io non faccio che ribadire che, per come la vedo io, i nat sono forze della nostra psiche, poteri ai quali abbiamo rinunciato per il bene della società civile. Lui si fa pensieroso e un po’ imbarazzato, tace.<br />
Io voglio spiegare perché siamo così desiderosi di incontrare i nat, così gli dico che, a furia di essere civili e di seguire le “regole della buona condotta”, abbiamo a tal punto represso la nostra ombra, che quelli che un tempo erano spiriti e dèi oggi sono turbe comportamentali, ansie da prestazione, fobie, attacchi di panico e molte altri principi di sofferenza nella nostra società. “Perciò vogliamo ritrovare i nat!”, gli dico.<br />
Martin è un personaggio strano, un uomo dolce. È un Kayin, ma ha un nome cristiano, è stato educato da preti cristiani ed ha persino trascorso un anno in Italia. Quando gli chiediamo di darsi da fare al fine di organizzare un rito sciamanico per noi, non vuole saperne, ma poi, ancora una volta, il suo senso del dovere prevale e, telefonando ad amici e conoscenti, riesce a fare ciò che gli chiediamo.<br />
Il rito per noi viene organizzato a Bagan, dove saremo tra sei giorni.<br />
Nel frattempo corriamo dalla monaca buddista per il nostro appuntamento con la meditazione theravada.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/291.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1698" title="Monaca Theravada in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/291-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La monaca abita nel monastero da tredici anni, eppure pare un ragazzina. Ci spiega che nel suo monastero, il più famoso di Yangon si segue il metodo di meditazione impartito da Mahasi Syadaw, scomparso nel 1947 e ritenuto il più autorevole maestro di meditazione della Birmania.<br />
In un colloqui privato accetta di spiegarci questo metodo nei dettagli. Vi notiamo delle differenze rispetto al sistema di meditazione buddista Vipassana che noi conosciamo e pratichiamo da anni.<br />
Nel sistema Mahasi bisogna restare concentrati sul movimento continuo dell’addome associato alla respirazione. La costante concentrazione conduce a sviluppare la consapevolezza della realtà come miraggio o vacuità, e porta alla capacità di sentire che ogni evento che ci capita è scatenato dalla nostra mente stessa e, quindi, conduce alla piena libertà dal senso della realtà oggettiva.<br />
A fianco della concentrazione sui movimenti dell’addome vi è la pratica della “meditazione camminata”, nella quale si sviluppa la consapevolezza dei movimenti degli arti inferiori in due tempi: so che sto alzando il piede, so che lo sto abbassando, oppure in tre tempi: so che sto alzando il piede, so che lo sto spingendo in avanti, so che lo sto abbassando. Una continua concentrazione di questo tipo porta alla visione dello scheletro interno e alla piena realizzazione del concetto di impermanenza del corpo.<br />
Ma la meditazione, ci spiega la monaca, è anche consapevolezza di sé in ogni istante della giornata. Questo ci suona assai famigliare e rinforza i nostri propositi riguardo alla meditazione.<br />
Ormai si è fatto tardi, non possiamo fermarci a meditare al monastero, ma promettiamo alla monaca di ritornare l’ultimo giorno del nostro soggiorno in Birmania, prima del rientro in Europa.<br />
Intanto decidiamo di praticare la Presenza Mentale in ogni istante del nostro viaggio, servendoci, come ci è stato insegnato anni fa da un monaco theravada eremita dello Sri Lanka, di affermazioni mentali: “so che sto respirando, so che sto camminando, so che sto mangiando, so che sto viaggiando, so che sto pensando a questo o a quello, so che sto provando questa o quella emozione, ecc.”.<br />
Prima di partire alla volta di Hero, ci rechiamo in visita alla Shwedagon Paya. Si tratta di un complesso religioso assai esteso, il più sacro della Birmania, secondo i buddisti theravada più ortodossi.<br />
La cupola dorata dello stupa principale, che è alta ben 98 m., custodisce, secondo la leggenda, otto capelli di Budda.<br />
Questo luogo religioso è anche il centro della vita sociale dei birmani di Yangon, essi vi svolgono diverse attività, compresi pranzi domenicali e raduni di ogni tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’evento singolare al quale assistiamo presso la Shwedagon Paya è la pratica della fissità dello sguardo sul sole da parte di due eremiti tantrici.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/059.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1699" title="Brimania: sadhu tantrici che fissano il soe a occhio nudo" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/059-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Muniti di japa mala, il rosario indù composto da 108 grani, i sadu, gli eremiti tantrici recitano il loro mantra, (sillaba, parola o frase mistica) fissando ad occhi aperti il sole. Uno di essi sbatte le palpebre in continuazione, mentre l’altro ha gli occhi fissi, non ciglia, non muove un muscolo, è impressionante.<br />
Di nuovo vediamo come la realtà e gli eventi siano frutto dei valori nei quali crediamo. Nella nostra cultura noi siamo convinti che fissare il sole a occhio nudo renda ciechi e, probabilmente, chiunque di noi fissi il sole a occhio nudo diverrebbe cieco. Certi sadu tantrici fanno della fissità dello sguardo sul sole una pratica religiosa, e non solo non ne diventano ciechi, ma ne traggono, probabilmente, benefici spirituali.<br />
A conferma delle dottrine tantriche e buddiste secondo le quali più distrazioni sono presenti nell’ambiente e più la meditazione e la concentrazione è favorita, i sadu non appaiono per nulla disturbati da reporter e turisti che, chi con telecamere professionali, chi con kodak usa e getta, li riprendono da ogni angolazione. Anche io mi siedo al loro fianco per essere ripresa insieme a loro e, con mia grande sorpresa, scopro di non poter alzare neppure lo sguardo, tanto il riverbero del sole in quel luogo, carico superfici dorate e lucide, è intenso. Guardo ancora una volta estasiata i due santi tantrici che fissano gli occhi spalancati direttamente sul disco del sole e confermo a me stessa che la realtà è illusione, maya, una proiezione della mente, un miraggio.<br />
La vista dei sadu tantrici ci aiuta a liberarci da noi stessi; il sole di Yangon scioglie le nostre certezze, le nostre credenze, ci mostra il germe della superstizione che si nasconde in ogni idea, dissolvendo la nebbia dei pensieri fino a rendere la coscienza vuota e radiosa.<br />
Sereni, con la luce del tramonto negli occhi, decolliamo alla volta di Hero e da qui ci rechiamo in auto fino alle sponde di un canale affluente del lago Inle. Percorriamo il canale in canoa fino al lago. Meraviglioso! Il lago Inle e i suoi canali, pure ci parlano di altri modi di gestire la realtà. Qui, pomodori, zucchine, peperoni e molti altri ortaggi vengono coltivati direttamente sulle acque dei canali, non hanno radici che affondino a terra, costituiscono una flora galleggiante sulla quale, come su di un gigantesco canotto di gomma, è possibile persino camminare.<br />
La gente vive in case costruite su palafitte e anche il nostro albergo è un insieme di bungalow costruiti su palafitte. Tutti si spostano a mezzo di canoe. A tratti ci pare di avere scoperto una Venezia asiatica dove ogni condizione ambientale, a partire dal clima, pare perfetta per noi.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/064.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1703" title="Il lago Inle in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/064-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p>hIl lango Inle giace su di un altipiano a 875 metri sul livello del mare, il caldo durante il giorno non è opprimente e la frescura della sera e del mattino è rigenerante.<br />
Pratichiamo tra di noi meditazioni e esercizi di yoga tantrico sul balcone di un bungalow, osservando la luce dell’alba che sorge all’orizzonte, oltre le calme acque del lago.<br />
Al calar della sera, dopo una giornata dedicata a visitare le antiche rovine di stupa eretti da antenati Shan e ormai tristemente e in modo irrecuperabile talmente feriti dal tempo e dall’incuria umana da essere stati giudicati non restaurabili, camminiamo per le vie del villaggio che sorge poco distante dal nostro albergo alla ricerca di un bar.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/138.jpg"><img class="size-medium wp-image-1704  aligncenter" title="Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/138-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gruppetti di ragazzi apparentemente ubriachi ci camminano a fianco cantando e, qualcuno di loro, un po’ barcollando.<br />
Bambini sorridenti gridano dalle finestre delle case sospese su palafitte per attirare la nostra attenzione.<br />
Ragazze che ci sembrano bellissime ci passano accanto portando enormi cesti carichi sulla testa.<br />
Ripensiamo alla leggenda di Keinnayi e Keinnaya, le mitiche figure che abbiamo visto scolpiti su molti dei resti degli stupa Shan. Keinnayi è uomo dalla vita in su e uccello dalla vita in giù, Keinnaya è per metà donna e per metà uccello I due personaggi leggendari si amavano ed erano sempre insieme, finché una tempesta non li divise. L’amore che li univa era così grande che, quando si ritrovarono, piansero per sette anni il dolore della loro separazione.<br />
Troviamo il bar. Ci sediamo a un tavolo su sgabelli molto bassi e ci guardiamo intorno. Il locale è pieno di ragazzi e ragazze che bevono tè al latte. Alcuni di noi ordinano birra, altri del tè. Ci portano tre grandi bottiglie di Myanmar Beer e caraffe enormi colme di tè fumante.<br />
Uno di noi alza il bicchiere per un brindisi: “So che sto per bere birra, so che sto per perdere la Presenza Mentale, so che, se qualcosa è vero, il suo opposto è altrettanto vero, so che sto benissimo qui, questa sera, con voi”. Tutti noi brindiamo con lui, alcuni con birra, altri con tè al latte: “Alla passione che illumina il mondo!”</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1705" title="Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/142-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"> <em><br />
</em><span class="bodyText"><strong>Celebrazione dei riti a Bagan</strong></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><span class="bodyText">Dopo il lango Inle visitiamo luoghi meravigliosi. Il Wooden Monastery, un monastero in legno su palafitte, in tradizionale stile Shan, che sorge a Taunggyi, non molto distante dal lago Inle. Il monastero è adibito a scuola per monaci bambini.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/152.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1708" title="Monaci bambini in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/152-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sempre nello stato Shan, entriamo nelle <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/birmania/225.html" target="_blank"></a>grotte naturali di Pindaya, nelle quali sono state collocate nell’arco di numerosi anni molteplici statue del Budda di ogni dimensione.<br />
Ma con la passione per gli spiriti nel cuore, non vediamo l’ora di arrivare a Bagan.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/225.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1709" title="Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/225-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver assistito a quel rito di esorcismo, celebrato alla periferia di Yangon, Martin si è dato assai da fare al fine di organizzare per noi un rito sciamanico, telefonando ad amici da ogni albergo nel quale ci siamo fermati lungo il nostro cammino.<br />
È riuscito ad ottenere il permesso di celebrare il rito proprio a Bagan, la città ove i culti dei nat sono più vivi, e proprio alla base del sacro zedi (stupa) di Swezigon, dove sono collocate le statue dei 36 nat più potenti della Birmania.<br />
Di nuovo non vuole saperne di venire con noi, ma, alla fine, il suo senso del dovere prevale e ci accompagna.<br />
La roccaforte dei seguaci dell’animismo è meta di turisti, ma qualcosa ci dice che l’intimità del nostro rito non verrà disturbata.<br />
Fu il re Anawrahta (1044-1077), fondatore di quello che i birmani definiscono il Primo Impero Birmano, a scegliere il buddismo theravada come religione sociale al fine di dare unione e solidità al proprio impero.<br />
Come era accaduto a Costantinopoli, dove Costantino il Grande aveva dato un fondamento sociale al proprio impero sull’affermazione del cristianesimo come religione di stato, così a Bagan il re Anawrahta decise di ancorare il proprio impero alle solide basi morali del buddismo theravada.<br />
Convertitosi egli stesso al buddismo theravada, Anawrahta segnò con decisione la svolta del Myanmar dalla religione indù e buddista mahayana alle dottrine del buddismo theravada.<br />
Come Costantino aveva represso ferocemente l’eresia, affermando l’unità della chiesa, così Anawrahta, deciso a imporre il buddismo theravada come unica religione del proprio impero, combattè duramente il culto dei nat. Ordinò che i santuari dedicati agli spiriti fossero distrutti nel suo impero e confinò le icone indù, principali veicoli dell’animismo bamar, in un tempio sconsacrato di Vishnu, che venne chiamato Nathlaung Kyaung, ovvero Monastero dei nat prigionieri. Questo monastero è ancora oggi visibile tra i resti delle migliaia di stupa di Bagan, ma i nat, se mai vi furono catturati, se ne andarono molto presto.<br />
La popolazione, infatti, non abbandonò mai il culto degli spiriti, ricostruendone i simulacri nelle proprie case e restaurando privatamente ciò che pubblicamente era stato distrutto.<br />
Il re Anawrahta dovette rendersi conto che la sua politica repressiva non solo non era efficace contro l’animismo, ma, anzi, rischiava di fomentare ribellioni nei confronti del buddismo theravada.<br />
Così annullò il suo precedente divieto di costruire santuari dedicati ai nat e acconsentì alla presenza delle immagini degli spiriti nel suo impero.<br />
Tuttavia egli fece sì che gli spiriti fossero, in qualche modo, subordinati alle immagini sacre del buddismo, creando, comunque, una gerarchia di valori in cui i principi razionali della buona condotta, che animano la religione sociale, prevalessero sui valori istintivi della religione di natura. L’etica fissata dai parametri della ragione e le gerarchie dei valori della logica dovevano necessariamente prevalere sulle inconsce forze dell’ombra per dare coesione, forza, prosperità e salute al Primo Impero Birmano. Così Anawrahta ebbe una trovata geniale: collocò alla base dello stupa di Shwezigon a Bagan, capitale del suo impero, le statue dei 36 nat più potenti, ma ve ne aggiunse un trentasettesimo, Thagyamin, che soppiantò il precedente re dei nat.<br />
Thagyamin è un raffigurazione di Indra, divinità indù che, secondo la mitologia tradizionale buddista, rese omaggio al Buddha su incarico di tutti gli dèi indù. In questo modo i nat vennero subordinati al Buddha.<br />
Ancora oggi la popolazione bamar considera il Buddha come il più importante riferimento religioso, seguito dai nat indù e infine dai nat bamar. Eppure, malgrado ciò, i nat bamar sono i più evocati, celebrati e temuti nei culti e nei rituali popolari. La gente, infatti, ha deciso di affidare al Buddha le questioni inerenti la propria vita futura, ma per propiziarsi gli eventi di questa vita, fare giustizia o operare guarigioni nella vita quotidiana ricorrono ai nat<br />
Molto venerati sono anche i nat degli alberi. Non è difficile, viaggiando per il Myanmar, incontrare piccole casette costruite sulle radici o sui rami di un vecchio albero: sono i santuari dei nat degli alberi ai quali i credenti fanno periodiche offerte di cibo, acqua, profumi e luce a mezzo di incensi e candele.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/076.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1710" title="il culto dei Nat degli alberi in Birmania" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/076-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il culto, il rispetto e il timore reverenziale per gli spiriti è una realtà effettiva nel Myanmar. I birmani dimostrano di considerare quei particolari eventi psicologici che la psichiatria definisce “crisi psicotiche” come possessioni spiritiche.<br />
“Una persona posseduta da un nat”, ci racconta Martin, “sente voci e impulsi violenti che la vorrebbero spingere a compiere gesti folli, socialmente inaccettabili o pericolosi per se stessa e per gli altri”.<br />
Il rito sciamanico crea un contesto al di fuori della morale razionale, un momento in cui, al suono frenetico dei tamburi è possibile agitarsi, divorare carne, provocarsi piccole ustioni, bere, fumare, compiere gesti osceni, pronunciare parole violente e scurrili, dissacrare tutti i valori più cari alla ragione, divertirsi con ciò che, in condizioni normali, fa più paura alla gente: il sesso, il denaro, il sangue, il fuoco, ecc. In questo contesto le forze dell’ombra si liberano. Gli dèi recitano se stessi sul palcoscenico del rituale sciamanico. Alla fine del rito, felici di essersi rappresentati, un po’ con eventi concreti, ma soprattutto a mezzo della fantasia e dell’immaginazione, gli dèi liberano il corpo di colui che hanno scelto come loro strumento.<br />
Gli spiriti vanno placati con riti e offerte; ad alcuni di essi piace l’alcol, ad altri la carne cruda, il tabacco, il denaro, il sesso o la danza: il rito è il momento in cui l’uomo concede alle forze inconsce della psiche un riconoscimento al fine di propiziarsele, ovvero di poterle vivere come energie costruttive e non distruttive nel contesto della sua vita quotidiana.<br />
L’arte di esistere in equilibrio tra la forza istintiva e il controllo razionale, tra l’urgenza del sacro, del sacrificio, del bisogno di darsi, da un lato, e la volontà di affermarsi e conservarsi, dall’altro, si può apprendere a Bagan guardandosi intorno con sguardo un po’ più attento di quello che compete al normale turista. Questa arte è nel saper rappresentare gli spiriti senza esserne posseduti in modo irreversibile, nel poter vivere quanto la voce degli dèi sussurra a mezzo del potere visionario, senza agire nel concreto il loro volere.<br />
Gli spiriti, gli dèi, infatti non vanno mai presi alla lettera, essi parlano per metafore. Ciò che raccontano è simbolo del sacro; va vissuto in modo poetico e visionario.<br />
Gli sciamani di Bagan danno vita per noi a riti straordinari, uno di mattina, alla base del sacro zedi (stupa) di Swezigon e l’altro di notte, in riva al lago: belle le danze, i costumi, i suoni tribali dei tamburi, belle le storie dei nat che gli sciamani raccontano e bello il paesaggio che fa da cornice al rito e pare parteciparvi con i suoi cangianti colori e profumi. La Bellezza ci cattura, quasi fosse essa stessa l’essenza della magia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un&#8217;ipotesi sulla magia</strong></p>
<p>L’arte: la poesia, la musica, la danza, il canto, ecc. sono i mezzi del dialogo con l’ombra. Gli spiriti parlano un linguaggio creativo ispirato alla bellezza, non un linguaggio logico dettato dai valori del calcolo razionale.<br />
L’esistenza è maya, dicono in Oriente, cioè miraggio, sogno illusione, gli eventi sono una proiezione della mente e gli oggetti sono interni e non esterni alla mente.<br />
La visione prodotta dalla mente razionale ci sembra più importante, più realistica e concreta di quella creata dalla fantasia perché nutriamo attaccamenti verso le immagini della ragione, ispirate ai valori sociali del bene, mentre temiamo le visioni della fantasia, le quali sono canali del sacro, dell’ombra inconscia, dell’urgenza di darci.<br />
Vogliamo afferrare i miraggi prodotti dalla ragione e con ciò diamo ad essi un’apparenza oggettiva e concreta, indipendente dalla nostra stessa volontà. Finiamo per subire gli eventi prodotti dalla mente razionale come fossero da noi indipendenti, dimenticando di esserne noi stessi la causa, inoltre riteniamo gli eventi prodotti dalla ragione più realistici di quelli creati dalla fantasia.<br />
Insomma, la gerarchia mentale dei valori ci porta a pensare che ci siano espressioni dell’uomo più realistiche di altre: l’esperienza del nostro mondo quotidiano più realistica della nostra esperienza artistica, religiosa o onirica.<br />
I nat non paiono meno realistici degli oggetti concreti in un rito sciamanico, poiché il rito trasforma i sensi, liberandoli dal condizionamento delle gerarchie di valori.<br />
Il calcolo dei valori di vantaggio e svantaggio della logica e l’urgenza di darsi del sacro si compenetrano nel rito, così non vi è più bisogno di attribuire ai prodotti della ragione un grado di realismo superiore a quello che compete alle creazioni della fantasia.<br />
Nel rito l’uomo è il maestro delle cose e non la vittima delle loro reazioni: ciò è magia.</p>
<p><strong>Alcune storie di nat</strong><br />
A dimostrazione del fatto che i nat impersonano le forze istintive e i valori della religione di natura che la civiltà e la religione sociale hanno combattuto, o represso, ci sono i bellissimi racconti delle loro leggende.<br />
I nat sono così forti o così belli da sfuggire ai parametri della logica comune, essi non sono calcolabili, misurabili, prevedibili, non sono governabili, perciò la società civile li percepisce come una minaccia e li vuole sopprimere.<br />
Maung Tin Te, il Fabbro, è un personaggio mitologico, di lui leggenda racconta che fosse così forte da creare opere sovraumane, spaventato da una simile potenza, il re decise di ucciderlo, ma in nessun modo i suoi soldati riuscirono a ferirlo, egli pareva invulnerabile, solo il fuoco poteva veramente minacciarlo.<br />
Allora il re decise di ricorrere all’astuzia (il mezzo della ragione contro l’istinto).<br />
Il re sposò la sorella del Fabbro, Shwe Myetnar (Faccia dOro) e le fece credere di voler attribuire a suo fratello un alto titolo nobiliare e molti benefici. La sorella mandò a chiamare il fratello, al quale il re fece tendere un agguato.<br />
Il Fabbro venne legato a un albero e arso vivo. La sorella di lui, presa da rimorso, si gettò nello stesso fuoco che bruciava il fratello, ma il suo viso, come per magia, rimase illeso.<br />
Il re fece del viso di Shwe Myetnar un calco d’oro affinché l’immagine di lei si conservasse per sempre.<br />
Il Fabbro e la sorella, colti da una morte ingiusta, divennero nat e comparvero in sogno al re. Nel sogno essi dissero al re che, se lui li avesse accolti nel proprio regno quali spiriti, loro avrebbero protetto la città.<br />
Così il re fece riprodurre con i residui dell’albero con il quale il Fabbro e Swe Myetnar arsero due icone raffiguranti il Fabbro e Faccia d’Oro e le fece porre alle porte della città.<br />
A tutt’oggi il Fabbro e Faccia d’Oro sono considerati i protettori della città di Bagan.<br />
Un’altra sorella del fabbro Tounpalà ( Tre Bellezze) divenne lei pure un nat.<br />
Tre Bellezze era moglie del re dei Mon, uno dei primi gruppi etnici insediatisi in Myanmar. I Mon controllavano un tempo un territorio di cui faceva parte anche l’attuale Thailandia. Oggi i Mon sono stati quasi completamente assimilati dalla maggioranza e non sembrano più distinguibili dai bamar, componenti della principale etnia birmana.<br />
Tounpalà non era solo bellissima, ma la sua bellezza mutava tre volte al giorno, in sintonia con le variazioni della luce.<br />
Le donne a corte, gelose di lei, insinuarono che la sua bellezza fosse frutto di sortilegi magici e convinsero il re della pericolosità della sua sposa.<br />
Il re scaccio Tounpalà, la quale, tornata nel suo villaggio d’origine prese a lavorare al telaio e guadagnò così bene, a mezzo della propria attività di tessitrice, da poter far costruire una pagoda che chiamò Lin ma Kyi, ovvero Odio il Marito.<br />
Il re, venuto a sapere dell’impresa di Tre Bellezze mandò i suo soldati per ucciderla. Lei fuggì, ma, lungo la via, nei pressi della città di Mandaly, colta da febbre alta, morì.<br />
Tounpalà portava con sé una figlia di soli due anni d’età, Ma Né Lay. Non volendo lasciare Ma Né Lay sola, Tounpalà stessa la uccide, portandola con sé nel mondo dei nat.<br />
I nat dimostrano di essere totalmente al di là del bene e del male, non assoggettati ai valori della ragione comune. Liberi dal principale dogma della ratio: “vita superiore a morte”, affermano la loro verità: “Amore superiore a vita e superiore a morte”.<br />
Il sacro, la capacità di darsi, l’urgenza di amore, è, per i nat, potenze della natura, la legge fatale.<br />
Spaventati da tale capacità di offerta di sé, i re, condottieri della civiltà, si difendono ora a mezzo della persecuzione violenta, ora attraverso l’astuzia.<br />
Ma i nat sono tutt’oggi vivi a Bagan, poiché la loro leggenda è il racconto dell’epopea dell’Amore che vince la Morte.</p>
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		<title>Le oracolesse tantriche in Ladakh</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 14:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ladakh e Kashmir]]></category>
		<category><![CDATA[oracolesse]]></category>
		<category><![CDATA[sciamani]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><img class="aligncenter" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/oracolessa1.jpg" alt="Oracolessa in Ladakh" hspace="5" vspace="5" width="200" height="206" /></em></p>
<p style="text-align: justify;">Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto “Piccolo Tibet”indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni ed è ritenuta un’oracolessa di enorme potere.<br />
La facoltà sciamanica le è giunta dai suoi avi, tramandata all’interno della sua famiglia da nonni a nipoti.<br />
Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d’altitudine. Tutt’intorno alla dimora dell’oracolessa, le montagne himalayane danno l’emozione della sconfinata potenza della natura.<br />
Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella trance. Compie offerte agli spiriti gettando nell’aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la trance ha inizio.<br />
Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi mantra. Impugna il dorje, l’oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.<br />
Saskia Rimpoche è l’alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni, durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1523"></span><br />
Ayu Iamo incarna, in effetti, il potere di uno spirito di straordinaria efficacia immaginativa: Maha-Kala, la Grande Kala. Kala, o Kali, è percepita dai tantrici buddisti e induisti come la rappresentazione dell’energia cosmica, la forza esecutrice del Supremo. Come tutte le divinità tantriche, ha due aspetti: quello pacifico e quello adirato. La Kala Nera, detta anche la Guerriera dei Mondi, è una rappresentazione fortemente vitale della Grande Madre, la divinità di natura che precede l’avvento delle religioni cosiddette storiche o sociali.<br />
Incarnare una simile potenza non è cosa facile e soprattutto non è cosa di per sé innocua nei confronti della società civile. La grande Kali è la pura forza naturale, al di là dei concetti di bene e di male imposti dai valori religiosi e civili delle società.<br />
Bisogna, dunque, che chi incarna la potenza della dea all’interno della società conosca innanzitutto i modi per governarla in base ai criteri di bene e male che sono comuni. Di qui il significato del “permesso” rilasciato dall’alto lama all’oracolessa.<br />
Nella sua trance Ayu Iamo ha messaggi e gesti da elargire, da parte di Mahakala, a tutti i presenti. L’oracolessa svolge una funzione taumaturgica sulla psiche dei presenti, secondo il metodo tantrico, il sistema della grande dea, il quale consiste nell’aggravare il peso, anziché ricorrere ad antidoti rasserenanti e piacevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="aligncenter" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/ladakh3.jpg" alt=" Ladakh" hspace="5" vspace="5" width="300" height="225" /></em></p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8230; il metodo segreto sta proprio nell’aggravare il peso.<br />
Se tutta la realtà non viene aggravata<br />
non si può ottenere la liberazione<br />
con l’uso di antidoti rasserenanti e piacevoli.<br />
(Da Ma gcig Canti Spirituali, ed. Adelphi. Pp. 76, 77.)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em></em></p>
<p><em></em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando Mahakala decide di lasciarla, Ayu Iamo, con burro, riso, acqua e incenso compie le offerte che pongono fine al rito mentre il suo corpo prende ad agitarsi come scosso da improvvise convulsioni. Terminato il rito torna ad essere un’esile vecchietta dallo sguardo dolcissimo e sorridente. Dice di non ricordare nulla di ciò che successo durante la trance e sostiene di non essere più in grado di parlare la lingua tibetana, che pure padroneggiava perfettamente nella trance, dice che quando è una donna comune sa parlare solo il ladakhi, la lingua della sua terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando tra i coloratissimi fiori del suo giardino si presta a rispondere ad alcune domande. È in questa occasione che racconta del permesso rilasciatole da Saskia Rimpoche. Inoltre parla della distinzione tra gli oracoli ufficialmente accreditati dall’istituzione religiosa e tutti gli altri. Il problema per gli oracoli che non sono stati istruiti ad usare la forza che si manifesta attraverso loro è grave, può portarli alla malattia, alla follia.<br />
Vi è poi un’altra distinzione da fare, ci spiega ancora Ayu Iamo, e questa riguarda la forma pacifica e la forma arrabbiata delle divinità che si manifestano attraverso gli oracoli.<br />
<em></em>Ayu Iamo si proclama veicolo della forma pacifica di Mahakala. Ma, ci spiega, una volta l’anno, nel monastero o gompa detto Matho, non distante dalla città di Lhe, si svolge il festival degli oracoli. In questa occasione uno o più monaci incarnano la forma arrabbiata della divinità di natura e nella trance, che si protrae per una settimana o più, essi possono compiere veri prodigi come, per esempio, quello di correre bendati sulle mura del Matho gompa o di viaggiare sulle montagne che circondano il monastero a una velocità incredibile, al punto che, agli occhi degli spettatori, sembrano volare.<br />
Il festival viene preparato di anno in anno. Ogni volta vengono estratti a sorte i nomi dei monaci che l’anno successivo incarneranno la forma adirata della divinità, dopodichè essi si preparano per un anno interno compiendo ritiri ed esercizi spirituali. Durante il festival i monaci-oracoli sono in grado di predire il futuro del loro popolo e persino i principali eventi mondiali che accadranno nell’anno successivo.</p>
<p>Tratto dal Diario di Viaggio in Ladakh di Selene Calloni Williams.</p>
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		<title>Bhutan, il paese della felicità interna lorda</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 13:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bhutan]]></category>
		<category><![CDATA[felicità interna lorda]]></category>

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		<description><![CDATA[ Raggiungi il lago del puro piacere. dove i pesci dagli occhi dorati dell’acuta percezione si moltiplicano, dove gli uccellini apprendono a volare, e tutto è imperturbabile rilassamento, al di là di ogni limite. Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica.     In un discorso del 21 Giugno 2005 del primo ministro bhutanese, Jigmi Y. Thinley si legge: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"> <em>Raggiungi il lago del puro piacere.<br />
dove i pesci dagli occhi dorati dell’acuta percezione si moltiplicano,<br />
dove gli uccellini apprendono a volare,<br />
e tutto è imperturbabile rilassamento, al di là di ogni limite</em>.<br />
Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica.</p>
<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/yeshe.jpg" alt="Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica" hspace="5" vspace="5" width="213" height="283" /></p>
<p> </p></div>
<p style="text-align: justify;">In un discorso del 21 Giugno 2005 del primo ministro bhutanese, Jigmi Y. Thinley si legge: <em>«La felicità può essere realizzata come un traguardo sociale, essa non può venire conseguita come obiettivo personale, come fosse una merce, parimenti non può essere perseguita come uno scopo della competizione individuale. La felicità non può venir distribuita agli individui come una merce o un servizio. Tuttavia essa è troppo importante perché venga lasciata al puro sforzo e alla ricerca individuale, senza un impegno collettivo o di governo. [...] Nelle società comuni, a mezzo dell&#8217;apprendimento culturale, dell&#8217;educazione, dell&#8217;insegnamento psicologico, molti sforzi vengono profusi per far sì che le persone cerchino la libertà partendo da una attitudine che nega loro la felicità. Portare alla luce ciò che assilla l&#8217;uomo, scoprire ciò che inganna la sua vera natura e rivelare il suo Sé interiore, è un compito assai più elevato che domare la natura e conquistare il mondo esterno.»</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1512"></span></p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="alignnone" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/b23p.jpg" alt="Bhutan" hspace="10" vspace="10" width="250" height="188" /></em></p>
<p style="text-align: justify;">È il re del Bhutan ad aver coniato il concetto di &#8220;Felicità Interna Lorda&#8221; , o GNH dalle iniziali delle parole inglesi &#8220;Gross National Happiness&#8221;, che si contrappone al modello del Prodotto Interno Lordo che ben conosciamo.<br />
In Bhutan, nei pressi di una roccia che secondo la leggenda un mago tantrico venuto dall’India avrebbe spezzato a metà per estrarre dall’Inferno la propria madre, sorge un tempio dove risiede un alto lama che ha il dono del vaticinio. Il lama non riceve se non chi, secondo le sue stesse predizioni, è destinato ad incontrarlo. Nel tempio dove il lama vive campeggiano le statue di Guru Rimpoche, il Maestro Prezioso Padmasambhava, e delle sue due compagne tantriche, di cui una è Yeshe Tsogyel, straordinaria figura del tantrismo hymalaiano.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/b21p.jpg" alt="Arte sacra in Bhutan" hspace="10" vspace="10" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Bhutan è il solo luogo al mondo che ha per religione ufficiale il buddhismo tantrico <em>Drupa Kagyu</em>, la forma di tantrismo buddhista più vicina all&#8217; antica religione primitiva, ai culti mitico-simbolici dello sciamanismo. Il <em>Drupa Kagyu</em> enfatizza la pratica della dello yoga e della meditazione solitaria, secondo l’insegnamento dei grandi asceti tantrici che da Naropa arrivò a Marpa e al famoso poeta mistico Milarepa. Secondo questa scuola è possibile raggiungere la liberazione dal ciclo delle rinascite in una sola vita, per mezzo della pratica dei Sei Yoga di Naropa: lo Yoga del Calore, lo Yoga del Corpo Illusorio, lo Yoga del Sogno, lo Yoga della Luce, lo Yoga della Trasferenza del Principio Cosciente e lo Yoga del Bardo.<br />
<em></em>Per superare la visione comune e giungere alla libertà lo yogin tantrico passa attraverso l&#8217;esperienza estatica, che è puramente artistica e creativa: la poesia e l&#8217;immaginazione sono gli strumenti dell&#8217;estasi tantrica. È a mezzo della forza poetica che si può creare nella coscienza quello «stato ampliato» nel quale ciò che è immaginato acquista la forza di accadere nella realtà quotidiana. Il grande maestro Aurobindo sosteneva di essere divenuto uno yogin poiché era un poeta. La poesia è da sempre il segreto dell&#8217;estasi tantrica.</p>
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		<title>L&#8217;Ayurveda</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 13:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ayurveda]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[La Medicina Tradizionale dell&#8217;India L’ayurveda o “scienza della vita” è la medicina indiana esposta in forma di trattati a partire dal II sec. d.C. fino al VII sec. d.C. da tre autori: Carata, Susruta, Vagbhata. Il Carakasamita è considerato il testo fondamentale. L’ayurveda propone un modello olistico dell’essere umano, cioè vede l’uomo come un insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: center;"><strong>La Medicina Tradizionale dell&#8217;India</strong></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">L’ayurveda o “scienza della vita” è la medicina indiana esposta in forma di trattati a partire dal II sec. d.C. fino al VII sec. d.C. da tre autori: Carata, Susruta, Vagbhata.<br />
Il Carakasamita è considerato il testo fondamentale.<br />
L’ayurveda propone un modello olistico dell’essere umano, cioè vede l’uomo come un insieme inscindibile di corpo, mente e spirito. Mentre lo spirito non è soggetto a degenerazione, il corpo e la mente possono incorrere in squilibri.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/india_video.jpg" alt="India" width="250" height="188" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo di diagnosi principale del medico ayurvedico è l’ascolto del polso. Il medico esamina il polso del paziente esercitandovi una leggera pressione delle dita, per mezzo della quale egli evince lo stato di equilibrio dei <em>dosha</em>. Se il battito nel polso è irregolare vi è un eccesso di<em> vata</em>, se il battito è saltellante significa che <em>pitta </em>prevale sugli altri dosha, mentre se il battito è troppo lento vi è un aumento di<em> kapha.</em><br />
<em>Vata, pitta, kapha</em> sono i tre “umori” o “principi metabolici” dal cui equilibrio dipende la salute del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1505"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Essi si formano a seguito del processo di nutrizione. <em>Kapha </em>è il principio più vigoroso che dà inizio al processo della digestione, <em>pitta </em>è la sostanza liquida che compare quando il cibo passa nell’intestino e <em>vata</em> è il principio di espulsione dal corpo di tutte le scorie, si forma quando i resti del cibo giungono nell’intestino crasso.<br />
<em>Kapha</em> governa il sistema immunitario. In equilibrio genera amore, se squilibrato produce invidia e insicurezza.<br />
<em>Pitta</em> presiede al sistema metabolico. In stato di equilibrio genera serenità e appagamento, mentre crea scoppi d’ira quando è squilibrato.<br />
<em>Vata</em> regola tutte le funzioni correlate con il cuore, la circolazione sanguigna, la respirazione, favorisce la creatività quando è in equilibrio e genera ansia e stress se squilibrato.<br />
Il compito del medico ayurvedico è diagnosticare lo stato dei <em>dosha</em> e ristabilirne l’equilibrio con l’uso di medicine a base d’erbe e di massaggi. Poiché l’alimentazione è, nella visione dell’ayurveda, fondamentale, il medico interverrà anche e soprattutto con consigli che riguardano la dieta.<br />
Il cibo è di capitale importanza non solo per mantenere e ristabilire la salute fisica, ma anche ai fini dell’equilibrio del carattere e, quindi, del comportamento. Il medico ayurvedico interviene sull’alimentazione anche per modificare atteggiamenti caratteriali insani e pensieri negativi.<br />
Il principio enunciato da uno dei tre compilatori dei trattati dell’ayurveda, Vagbhata, secondo cui il simile potenzia il simile e sminuisce il diverso, può indurre il medico a prescrivere una dieta a base di carne al paziente abulico, depresso, privo di forze o denutrito, anche in maniera indipendente dai veti religiosi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="bordo_photo aligncenter" src="http://www.voyagesillumination.com/media_db/india2.jpg" alt="India" width="250" height="140" /></p>
<p>Come le disfunzioni fisiche provengono dallo squilibrio dei tre <em>dosha</em>, così le malattie mentali sono la conseguenza dello squilibrio dei tre <em>guna</em>, o nature caratteriali, le quali sono classificate come segue:<br />
- il temperamento <em>sattvico</em>, calmo, equilibrato, intelligente. Generalmente predilige cibi dolci e gradevoli.<br />
- il tipo <em>rajasico</em>, sensuale, precipitoso, si infiamma facilmente. Predilige i cibi molto saporiti, aspri e amari.<br />
- il temperamento <em>tamasico</em>, infine, è flemmatico tendente alla pigrizia, si spegne facilmente. Ricerca i cibi secchi, stantii, privati della loro forza vitale.<br />
La conoscenza della tipologia della struttura mentale è fondamentale al medico ayurvedico anche per la cura del corpo, perché la disfunzione dei <em>dosha</em> deve sempre essere messa in relazione con il temperamento del paziente. Persino la preparazione dei rimedi di erbe deve tenere conto del suo temperamento prevalente.<br />
Ecco perché oggigiorno i medici ayurvedici indiani più tradizionalisti non riescono a comprendere il ricorso da parte della gente a rimedi ayurvedici prodotti a livello industriale e venduti nei negozi senza che il terapeuta possa vedere personalmente il paziente che ne farà uso. L’ayurveda impone che il farmaco venga prescritto e preparato su basi individuali che variano da persona a persona. L’ayurveda, dunque, per lo meno la più tradizionale e ortodossa, non si rivolge alla cura della malattia, ma dell’individuo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tibet, il Paese delle Nevi</title>
		<link>http://www.voyagesillumination.com/2008/12/tibet-il-paese-delle-nevi/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 11:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tibet]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Tibet &#8211; Agosto 2005 di Selene M. Calloni Williams Dicono che qui, nelle montagne dell&#8217;Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/potala.jpg"></a>Reportage di Viaggio &#8211; Tibet &#8211; Agosto 2005<br />
di Selene M. Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/inizio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1665" title="Il Tibet sacro" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/inizio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/inizio.html"></a>Dicono che qui, nelle montagne dell&#8217;Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo e tra questi monti, i più alti del mondo. Forse la chiave per trovare Shamballa è nei testi che parlano del Tibet mistico, è nei canti dei poeti, degli eremiti, degli yogin tantrici che vissero e meditarono in questi luoghi: Guru Rimpoche e la sua sposa Yeche Tsogyel, la Danzatrice del Cielo, la poetessa Ma gcig Labrong, il magico Naropa e il suo mitico maestro Tilopa, e i loro diretti discepoli: Marpa e il poeta eremita Milarepa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1651"></span>Nello Yoga tantrico, lo yoga esoterico che ha impregnato di sé questi luoghi, poesia e misticismo sono le vie verso l&#8217;uomo. Non esiste il concetto di inconscio, ma l&#8217;inconscio è rappresentato dalle terre inesplorate, dai luoghi remoti. Macrocosmo e microcosmo, dentro e fuori coincidono e tutte le cose, sia le forme del corpo umano che i monti, gli organi e i torrenti, sono il frutto del potere visionario della coscienza umana. Qui, dove l&#8217;inconscio dell&#8217;uomo è la terra stessa, la mistica Ma gcig esprime questo invito:</p>
<p><em>Si vada errando senza sosta,tra lande desolate e luoghi di ritiro.<br />
Si stia come lo spazio, privo di dubbi e paure.<br />
Senza dubbi e paure nell&#8217;immensità.</em></p>
<p>E le fanno eco le parole della Danzatrice del Cielo:</p>
<p><em>Il mondo è un&#8217;idea, è ciò che pensiamo, e non ha sostanza. Non c&#8217;è motivo di abbattimento, non siate depressi, amici; abbiate coraggio. Il mio corpo danza nel cielo e con destrezza si muove nella materia. Viaggiando ovunque, non ho trovato nulla che in definitiva sia reale. Voi, non riconoscendomi, mi considerate un&#8217;entità esterna. Ma quando mi riconoscerete.sbattendo le ali con una forza nascosta, superando persino i venti taglienti, potrete giungere a qualunque destinazione. </em></p>
<p>E le parole che il maestro Marpa disse al discepolo Milarepa: <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/everest.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/everest.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p><em>Vai a vagare nei deserti di neve, nella solitudine degli aridi monti e sprofondati nella contemplazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le montagne impervie dell&#8217;Himalaya paiono difendere la saggezza antica. Mentre, molto lontano, nel mondo, nascono e muoiono teorie dell&#8217;inconscio, qui l&#8217;intuizione originaria, simbolicamente rappresentata dalla magica terra di Shamballa, sembra essere difesa da un guerriero invincibile: l&#8217;Everest che, con la sua vetta unisce terra e cielo e. tutti gli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui nasce spontaneo il bisogno di liberarsi dal conosciuto. È bello viaggiare in questi luoghi ricordando il testo di un&#8217;antica meditazione dello yoga tantrico e, camminando, sussurrare a se stessi le magiche parole della libertà dall&#8217;ipnotismo dell&#8217;oggetto.</p>
<p><em>Questo corpo è un&#8217;apparizione magica, è il riflesso della luna sull&#8217;acqua, è un&#8217;ombra senza carne né ossa, un miraggio che muta momento per momento, un sogno che la mente proietta, un&#8217;eco, un fantasma senza entità. Questo corpo è una nuvola che cambia forma continuamente, un arcobaleno bello e vivido, ma senza sostanza, un lampo che rapidamente appare e svanisce. Questo corpo è una bolla che si forma e scoppia all&#8217;improvviso, è un riflesso in uno specchio che si manifesta vividamente ma è privo di sostanzialità.</em></p>
<p align="center"><em>  </em>-o-</p>
<p><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet9.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet9.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></em>Ho deciso di tornare qui ancora una volta e di portare con me mio figlio, anche se ha solo otto anni. Non vedo l&#8217;ora di mostrargli luoghi per me così magici e importanti. Ma lui, che è stato con me nei deserti dell&#8217;Africa e nelle fitte foreste tropicali dell&#8217;Asia, questa volta non vuole accompagnarmi, dice di avere un presentimento strano, una paura che non sa spiegare.</p>
<p>&#8220;Presagi e paure non devono portarci alla rinuncia, semmai invitarci a una maggiore attenzione&#8221;, gli dico.</p>
<p style="text-align: justify;">Simultaneamente, però, in virtù di quella legge dell&#8217;equilibrio che unisce gli opposti, di cui l&#8217;Himalaya è maestro, prima della partenza mi informo su tutti i rischi del viaggio. Scopro che la cosiddetta malattia d&#8217;altitudine&#8221;, un disturbo che può subentrare oltre i 2.500 metri di quota sul livello del mare, può, in certi casi, avere conseguenze mortali. Per certo è noto che l&#8217;unica terapia efficace, una volta che i sintomi della malattia si siano manifestati in modo evidente, è quella di scendere immediatamente di quota.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pediatra, al quale mi rivolgo per informazioni, mi dice che un suo amico, un medico, poco più che trentenne, é morto, anni addietro, a causa delle conseguenze della malattia acuta d&#8217;altitudine, che l&#8217;aveva colpito proprio in quelle regioni del Tibet dove sarei andata con Michelangelo. La malattia colpisce sulla basa di una predisposizione individuale che non è accertabile in precedenza: in pratica non si può sapere prima se si sarà o meno soggetti ai sintomi di questa malattia recandosi ad alte quote, né si conoscono sistemi per prevenire il disturbo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro destino ha una forza irresistibile su di noi, è un magnete che ci attrae senza possibilità di sfuggire. Ma una possibilità forse c&#8217;è di evitarne le conseguenze più nefaste. Secondo i grandi maestri dello yoga che abitarono le regioni dell&#8217;Himalaya, esiste una possibilità di &#8220;fermare i venti del Karma&#8221;, cioè di non farsi travolgere dalle conseguenze delle azioni alle quali, per effetto della forza del nostro destino, non possiamo resistere. Quella possibilità è nel restare desti, vigili e attenti durante l&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa mai sono, dopotutto, lo yoga e la meditazione se non costante A-T-T-E-N-Z-I-O-N-E?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco altri versi della Danzatrice del Cielo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se restate in una condizione libera da depressione, torpore e offuscamento mentale, </em><em>con la presenza non distratta di uno stato calmo, </em><em>concentrati con una stabile attenzione, </em><em>in una condizione di imperturbabile rilassamento, </em><em>allora, qualunque attività compiate, praticate la meditazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, da un lato, la ragione mi dice di non portare Michelangelo a certe altezze, qualcos&#8217;altro in me, qualcosa di oscuro, magnetico, inebriante, mi spinge a fare l&#8217;opposto. Alla fine scelgo di lasciare a Michelangelo la decisione: confido nel suo spirito guida. Lui dice che, malgrado le sue sensazioni e l&#8217;inspiegabile paura, vuole venire con me.</p>
<p style="text-align: justify;">Le montagne Himalayane sembrano conoscere i versi tantrici: ce li sussurrano con la magia di un canto di sirene. Forse, per giungere a Shamballa, bisogna solo lasciarsi ammaliare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Io frequento il mio cuore, vasto e profondo come foreste e luoghi remoti. </em><em>Come quella di un leone, è tale la nobiltà della mia postura che, anche nel sonno più profondo, nessun pericolo osa avvicinarmi. </em><br />
<em>Mi muovo più veloce del vento e le mie azioni sono libere, come quelle dell&#8217;aquila.<br />
</em><em>La luce radiante della mia attenzione eclissa gli ostacoli. </em><br />
<em>Permanendo nello stato naturale, io vado ovunque senza paura.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Katmandu</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più ci si avvicina all&#8217;Himalaya, e alla magica Shamballa, più la spiritualità di cui l&#8217;India è <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_tempio.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_tempio.jpg" alt="Katmandu" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="right" /></a>intrisa si fa selvaggia e a tratti richiama la follia. Quale è la linea di demarcazione tra illuminazione e follia? Da quando esiste la psicologia, gli psicologi si interrogano su ciò. Sono felice che mio figlio sia venuto con me, alla fine. Ritrovare Katmandu è sempre una festa per me. A Katmandu la divinità danza, una danza estatica, folle, che trascina. Non serve spiegare, se ci provi, fallisci. Katmandu per me è quasi una meta obbligata prima del Tibet, perché ho sempre avuto la sensazione che ogni conquista autentica passi attraverso un momento di follia, nel quale gli schemi ordinari vengono messi a soqquadro. A Katmamdu sono presenti tutte le principali religioni del mondo, ma sono tutte nude, cioè tutte irrefrenabilmente tantriche. Qui domina il tantra: lo stato naturale.</p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_pira.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_pira.jpg" alt="" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="left" /></a>Qui il sacro non si protegge agli occhi del mondo, non sta chiuso nei templi e nei tabernacoli, balla per le strade, si mostra nei fumi delle pile funerarie lungo le sponde del fiume, nella nudità dei sadu, nella loro follia, nel fumo dei loro chillum, nei ritmi dei loro canti. Dovunque il sacro non si protegga appare, agli occhi di chi lo osserva nudo,come una potente dissacrazione.</p>
<p>Con i suoi falli e le sue vulve di pietra erette ad altare, con la morte che dona <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_fallo.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_fallo.jpg" alt="" hspace="10" vspace="10" width="150" height="113" align="right" /></a>spettacolo di sé, con la vita che brucia la vita, con i santoni imbottiti di marijuana che passano il tempo spillando soldi ai turisti, con gli ultimi &#8220;figli dei fiori&#8221; che solo qui ormai possono ancora esistere, Katmandu è uno dei luoghi più sacri e più folli al mondo.</p>
<p>La prima cosa che faccio arrivando a Katmandu è come un rito per me: brindo con una Himalaya beer alla mitica Shamballa, forse anche po&#8217; per esorcizzare la fatica del lungo viaggio che mi aspetta lasciando la città per attraversare le verdi e lussureggianti foreste del subcontinente indiano, fino ai desolati altipiani del Tibet.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_fiori.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_fiori.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/katman_sadu.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/katman_sadu.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/kmichi.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/kmichi.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ksadu1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ksadu1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/k2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/k2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><strong>Tibet </strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una buona dose di natura imponente tra Katmandu e la frontiera con la Cina, dalla quale si entra in Tibet. Una strada che sale attraverso tornanti tra le montagne più alte del mondo, tra cascate e orridi di cui non puoi vedere la fine, tra alberi altissimi, dal tronco elastico, robusto, pieno di vita. E le cascate che si intravedono tra i vapori delle nebbie e delle nuvole. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/verso_tibet1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/verso_tibet1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Viaggiando continuamente sull&#8217;orlo del precipizio, ogni volta che incroci una vettura che arriva in senso opposto è un tuffo al cuore. Anche percorrere questa strada per me è una sorta di rito, mi aiuta a lasciare piano piano il conosciuto. Michelangelo è entusiasta, euforico. La natura qui è così potente, così bella, così fiera di sé!.. Per il momento accusa solo un po&#8217; di mal di testa. Attraversiamo la frontiera tra l&#8217;India e la Cina, entriamo in Tibet.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage//pagine/tibet/frontiera.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/frontiera.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Zhangmu, la prima città tibetana dopo il confine, è la tipica cittadina di frontiera, il traffico reso caotico dai camion che trasportano merci, la gente di passaggio, dall&#8217;aria indifferente, dallo sguardo altrove. Decidiamo di proseguire e di trovare un altro posto dove fermarci per la notte. Arriviamo a Nyalam, un piccolo villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui non ci sono alberghi, ma solo pensioni di quart&#8217;ordine, davvero in pessime condizioni. Tuttavia dobbiamo fermarci, sta arrivando il buio e non possiamo proseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">I disagi di Michelangelo si accentuano, ha nausea, ora, oltre al mal di testa. Tuttavia, essendo a digiuno dalla mattina, accetta di consumare la cena in un ristorante cinese di fronte alla nostra pensione. Si addormenta nel suo sacco a pelo, nella piccolissima cameretta che ci hanno messo a disposizione, le pareti sono fatte di lamiera e dal bagno di sotto sale un odore di latrina disgustoso. Io sono accanto a lui, non gli tolgo gli occhi di dosso per tutta la notte. Ogni tanto si sveglia e lamenta il mal di testa, poi si riaddormenta, a tratti ha caldo, suda, e vuole gettare via il sacco a pelo, a tratti bisbiglia &#8220;ho freddo!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre vissuto il Tibet con un sentimento di libertà ispirato dagli spazi sconfinati di cui la natura sa dare spettacolo; é incredibile per me trovarmi ora rinchiusa tra quattro mura di lamiera con mio figlio che sta male e l&#8217;angoscia che la sua condizione possa peggiorare l&#8217;indomani. Eppure mi sembra un passaggio obbligato, una prova che devo, che dobbiamo superare per oltrepassare uno scoglio del destino e raggiungere il mare aperto della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti mi sento sicura che l&#8217;indomani il pericolo rientrerà nei limiti della normalità, a tratti mi sembra che, se il mio destino deve proprio farmi vivere una prova difficile, è proprio qui che mi accadrà: in Tibet, dove sono le eco dei canti dei poeti, degli insegnamenti degli yogin, dei maghi, dei profeti, dei mistici, che mi hanno tanto entusiasmata. Se è vero che microcosmo e macrocosmo coincidono e ciò che è fuori è simultaneamente all&#8217;interno; quei luoghi sono una parte di me significativa. L&#8217;indomani le condizioni di Michelangelo risultano peggiorate. Lo aiuto a vestirsi e a salire sulla jeep. Gli altri che sono insieme a noi insistono sull&#8217;ipotesi che non stia accadendo nulla di grave, che i sintomi di Michelangelo svaniranno presto, non appena egli si sarà abituato all&#8217;altitudine. Siamo a 3&#8217;800 metri, ed entro sera dovremo arrivare fino a 5.050, quando attraverseremo un passo chiamato Lalung-La.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage//pagine/tibet/milarepa_cave.html"></a>Ci dirigiamo verso il luogo dove la leggenda vuole che il grande yogin Milarepa, poeta ed eremita, abbia trascorso diverso tempo della sua vita in meditazione. Per quante volte io sia già stata nella regione dell&#8217;Himalaya questa è la prima volta in cui mi sono riservata l&#8217;occasione di visitare quella grotta, che è un luogo molto significativo nel mio immaginario. Michelangelo è disteso sul sedile posteriore della jeep, con la testa appoggiata alle mie gambe. Io gli accarezzo i capelli, mentre gli racconto la vita di Milarepa e cerco di farmi coraggio leggendo qualche frase dei suoi canti.</p>
<p> </p>
<p><em>Lassù, in mezzo al cielo azzurro, </em></p>
<p><em>la coppia del sole e della luna vive felicemente: </em></p>
<p><em>è il palazzo meraviglioso degli dèi. </em></p>
<p><em>(.) </em></p>
<p align="center"><em>A est sulla montagna innevata dal picco di cristallo, </em></p>
<p align="center"><em>il bianco leone delle nevi vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il re che governa sui quadrupedi, </em></p>
<p align="center"><em>come segno di grandezza, non mangia carne putrefatta. </em></p>
<p align="center"><em>Quando scende verso i prati verdi, </em></p>
<p align="center"><em>possa la tormenta di neve non diventargli nemica! </em></p>
<p align="center"><em>  A sud, al riparo del folto della foresta, </em></p>
<p align="center"><em>la tigre dal manto striato vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il campione di tutte le belve, </em></p>
<p align="center"><em>come segno di coraggio, non esista a sacrificare la vita. </em></p>
<p align="center"><em>Quando vaga per i sentieri stretti, </em></p>
<p align="center"><em>possa la trappola non diventarle nemica! </em></p>
<p align="center"><em>  A ovest, nel turchese scintillio del lago </em></p>
<p align="center"><em>il pesce dalla pancia bianca vive felicemente; </em></p>
<p align="center"><em>è il danzatore dell&#8217;elemento acqua, </em></p>
<p align="center"><em>per lo stupore rotea i suoi occhi dorati. </em></p>
<p align="center"><em>Quando insegue i cibi che desidera, </em></p>
<p align="center"><em>possa l&#8217;amo non diventargli nemico! </em></p>
<p align="center"><em>  A nord sull&#8217;immensa roccia rossa, </em></p>
<p align="center"><em>l&#8217;avvoltoio, re degli uccelli, vive felicemente: </em></p>
<p align="center"><em>è il veggente tra i pennuti </em></p>
<p align="center"><em>meraviglia! Non uccide i suoi simili. </em></p>
<p align="center"><em>Quando cerca il cibo tra le vette delle tre montagne, </em></p>
<p align="center"><em>possa la rete non diventargli nemica! </em>(p. 43).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, giunti a destinazione, Michelangelo cammina faticosamente verso il tempietto dedicato a Milarepa. Mi accorgo che non ha più una buona coordinazione motoria. &#8220;Portami a casa, mamma&#8221;, mi dice. Io dico agli altri che li aspetterò in auto. Resto sulla jeep, Michelangelo rimane sdraiato con la testa appoggiata alle mie ginocchia. È pallido e il suo cuore batte fortissimo. Non aspetto più. I telefonini non funzionano, non c&#8217;è campo. Chiedo a un ragazzino tibetano che gioca con i suoi amici a poca distanza dalla jeep di correre a chiamare i miei amici che sono scesi verso la grotta e di dire loro di tornare immediatamente indietro. Appena ci raggiungono,Rashid l&#8217;indiano che è con noi, prende dal baule della sua jeep una bomboletta di ossigeno e me la porge. &#8220;Se respira un po&#8217; di ossigeno starà meglio&#8221;, mi dice. &#8220;È questione di abituare l&#8217;organismo all&#8217;altitudine&#8221;. Non ho la stessa impressione. Getto un&#8217;occhiata al sentiero che conduce alla grotta di Milarepa. E penso che, nella misura in cui il maestro, al pari del guaritore, è un archetipo, ed è dentro di noi, posso rivolgermi a lui. &#8220;Maestro, ti prego, aiutami a prendere la decisione migliore&#8221;, penso. Mi accorgo che il cielo si è fatto scuro e pare che le nuvole, ingrossandosi stiano scendendo verso terra, mentre la nebbia sta salendo. È giorno, ma il sole è talmente oscurato che pare già sera. Ricordo di essere nell&#8217;Himalaya, dove tra corpo e terra, organi ed elementi della natura, non c&#8217;è differenza e d&#8217;improvviso divengo assolutamente certa di ciò che sta accadendo a me e a mio figlio. &#8220;L&#8217;ossigeno non serve, è solo un palliativo, ci farebbe perdere del tempo prezioso. Voglio portarlo giù a una quota più bassa, immediatamente!&#8221; dico al mio gruppo. Devo sembrare così decisa dal tono delle mie parole, che nessuno prova a contraddirmi, benché ci siano difficoltà enormi: un giornata intera di jeep tra tornanti e nebbie che ci separa dal confine tra la Cina e il Nepal, il visto di gruppo, da cui non è scorporabile un permesso individuale per me e Michelangelo per attraversare il confine e, non da ultimo, il fatto che proprio io sono la guida di quel gruppetto di persone che mi guardano ammutolite, esterrefatte.<br />
Il Tibet è una terra di dèi, demoni, demonesse, orchesse e spiriti selvaggi che sono l&#8217;incarnazione delle forze elementari ostili e delle potenze naturali. Gli antichi testi che descrivono la conquista del Tibet da parte degli yogin tantrici buddisti, che civilizzarono le popolazioni nomadi, definiscono le loro imprese come esorcismi di demoni e demonesse che rappresentano una natura impervia, difficile a essere conquistata, ma anche silenziosa, potente, affascinante. Gli antichi mistici e monaci del Tibet appaiono come maghi o sciamani capaci di potenti esorcismi e di ogni sorta di magia, compresa quella di volare nell&#8217;aria. Ancora oggi il Tibet possiede una geografia mitica, in cui il i picchi montani sono i falli delle divinità e le valli i corpi distesi delle demonesse. Molti tibetani praticano ancora il pellegrinaggio spirituale, cimumambulando intere montagne e laghi ritenuti sacri. In verità non c&#8217;è monte o lago o fiume in Tibet che non sia considerato sacro. I pellegrini ancora oggi parlano di come i monti sacri del Tibet inchiodino alla terra i corpi delle demonesse, che rappresentano l&#8217;energia sessuale selvaggia della natura. In particolare, Padmasambhava, detto Guru Rimpoche, il leggendario personaggio a cui viene attribuito il merito di aver portato il tantrismo dall&#8217;India al Tibet, compì un percorso che partiva da Katmandu e saliva fino ai piedi dell&#8217;Everest, proprio quello che noi avevamo programmato di fare. Nel suo viaggio Guru Rimpoche esorcizzò e sottomise tutti i demoni che incontrò sul proprio cammino e in particolare i guardiani dei passi del &#8220;Paese delle Nevi&#8221;. Le tecniche che usò Guru Rimpoche per soggiogare i &#8220;signori della terra&#8221; sono descritte nei testi antichi del tantrismo buddhista e, poiché, per loro, la conquista sugli spiriti della natura e sulle forze dell&#8217;inconscio è una medesima impresa, ancora oggi i lama usano e insegnano quelle tecniche nelle loro meditazioni e nei loro riti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet6.jpg" alt="" width="150" height="113" /><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet6.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile, viaggiando per il Tibet, vedere all&#8217;improvviso, nei luoghi più impensabili, pile di sassi e pietre, sono i <em>chorten </em>, o <em>stupa </em>, montagne simboliche, &#8220;chiodi&#8221;, o &#8220;pugnali rituali&#8221; che tengono a bada le forze demoniache della terra sottostante. Anche i pennoni, e i pali su cui svettano le bandiere di preghiera, i santuari eretti in luoghi deserti a mezzo di semplici corde a cui sono legate le colorate bandierine di preghiera, rappresentano un omaggio alle dèe della natura e ai signori della terra. A volte i pali piantati sui tumuli di pietre o di terra simboleggiano i signori della terra stessi ( <em>sadak) </em>e ricevono i corrispondenti riti propiziatori da tutti i pellegrini che si trovano a passare di lì. Ciascuno di questi &#8220;chiodi&#8221; può essere visto anche come un ago per agopuntura piantato nel corpo della terra, con l&#8217;effetto di curare ed equilibrare il campo energetico ambientale. Qui, dove l&#8217;idea di inconscio così come è stata concepita da Freud e dalla psicoanalisi, non è mai arrivata, le forze della terra e quelle dell&#8217;inconscio sono ancora rappresentazioni del potere visionario della coscienza umana: due facce della medesima esistenza. Qui l&#8217;inconscio è da definirsi come &#8220;lo stato naturale dell&#8217;essere&#8221;, non è una condizione di oscurità, di mancanza di consapevolezza, non è uno stato peccaminoso di impulsi primordiali, ma, al contrario, uno stato di chiara luce che sorge spontaneamente, come il calore del sole nasce congiuntamente al sole, quando, al cadere di ogni sforzo per fare o per essere qualcosa, all&#8217;acquietarsi di ogni pensiero, ci si ritrova svegli dall&#8217;illusione. Qui siamo in un paesaggio numinoso, mitico e fantastico, che Ma gcig, Yeshe Tsogyel, Guru Rimpoce, Milarepa hanno conquistato al suono del medesimo grido: <span class="poesie"><strong><em><span style="color: #9966ff;">Emaho! Meraviglia!</span></em></strong></span> E ancora oggi, a chi sa bene ascoltare, è evidente che le altissime montagne conservano e si rimandano l&#8217;eco di quel grido di conquista: Emaho! Meraviglia!<br />
In tre giorni io e Michelangelo siamo andati e tornati dalla dimora degli dèi nel &#8220;Paese delle Nevi&#8221;, mai avrei pensato di poter compiere un simile percorso in così poco tempo. Ma siamo tornati con una sensazione di vittoria nel cuore, come di chi ha saputo accogliere la sfida del destino e non esserne travolto. L&#8217;impressione fondamentale che ne abbiamo riportato è stata quella di aver esorcizzato molti tra i dèmoni delle nostre paure.Che importa sapere, adesso, se, proseguendo il nostro cammino le condizioni di Michelangelo si sarebbero aggravate, oppure il suo stato di salute sarebbe tornato alla normalità? Non è secondo la logica della mente che si dialoga con i numi, tra i monti dell&#8217;Himalaya.</p>
<table style="text-align: justify;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ruote.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ruote.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet7.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet7.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/tibet3.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/tibet3.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/villaggio.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/villaggio.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td> </td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/bimbo.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/bimbo.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/5220.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/5220.jpg" border="0" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ngapka</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rashid prende il mio posto alla guida del gruppo. È soprattutto grazie a lui, che non trascura mai di chiedere informazioni ai nomadi che incontra, che, dopo qualche giorno di ricerca, gli amici che hanno continuato il viaggio riescono a scovare una delle figure più suggestive del Tibet visionario. un ngakpa.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ngapka.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ngapka.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I ngakpa sono maestri dello yoga tantrico, essi vivono per lo più isolati, in eremitaggio, sono depositari della tradizione Dzogchen, che rappresenta la via dei Tantra più elevati, il cammino considerato il più rapido e intenso. Dalle popolazioni nomadi e da quelle stanziali che abitano nei villaggi, i ngakpa sono ritenuti degli psicopompi, ovvero dei conoscitori del regno del <em>post mortem </em>. Essi vengono chiamati al capezzale dei defunti per accompagnarne l&#8217;anima nei mondi del transito che, secondo la tradizione dello yoga tantrico, si estendono tra la morte e una successiva rinascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rituale dell&#8217;accompagnamento dell&#8217;anima del morente si trasforma in un insegnamento per i vivi che compiono la veglia funebre. Raccontando le prove che l&#8217;anima deve superare nel <em>post mortem </em>, il ngakpa dona, infatti, rivelazioni per la vita. Le parole che il ngakpa sussurra davanti al capezzale del defunto sono ispirate alla tradizione del Bardo Tosgrol, il Libro Tibetano dei Morti, che la leggenda attribuisce a Guru Rimpoche stesso. Il ngapka spiega che la &#8220;chiave segreta dell&#8217;arte del morire&#8221; è nel non avere paura e nel mantenere, in ogni momento, durante la morte e durante il transito tra la morte e la successiva rinascita, un&#8217;attenzione vigile e costante. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/ngapka2.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/ngapka2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La paura ci costringe a non guardare, offusca la visione e fa cadere la coscienza nella fossa dell&#8217;oblio, per cui diveniamo preda delle forze avverse e vittime degli eventi che ci trascinano a nostra insaputa. La chiave segreta dell&#8217;arte del non avere paura, consiste nel ricordare a se stessi incessantemente che tutto ciò di cui si va facendo esperienza è una nostra stessa emanazione, un sogno, un&#8217;illusione, mentre la realtà altro non è che chiara luce senza interruzioni. Anche il corpo è un &#8220;veicolo di pura apparizione&#8221; che si dissolve e si riforma come un&#8217;ombra che appare e svanisce secondo il cammino del sole. Presa consapevolezza della vacuità dell&#8217;oggetto e del corpo, la paura svanisce; si comprende, infatti, che nessun pericolo è reale, giacché neppure il nulla può nuocere al nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi l&#8217;ottanta per cento dei tibetani sceglie di avere una sepoltura a cielo aperto. Esistono luoghi per i funerali, nei quali e severamente vietato recarsi con telecamere o macchine fotografiche, dove i cadaveri vengono tagliati in piccoli pezzi per essere dati in pasto agli uccelli.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Lo sciamano </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Lo sciamano è un guaritore, un conoscitore dei segreti profondi del corpo e dell&#8217;anima. Egli ha appreso ciò che sa non dalle letture e dai libri, ma per via estatica, per rivelazione. Lo sciamano, dunque, è innanzitutto uno specialista dell&#8217;estasi, della trance, degli stati ampliati di coscienza. I suoi maestri sono gli stessi dèi e demoni di cui l&#8217;impervia e potente natura del Tibet è carica. Al pari degli yogi, dei lama, dei monaci buddhisti, dei ngapka e di tutti i mistici, la sua verità è poetica, non letterale. Il mondo per lui è frutto del potere visionario dell&#8217;uomo e l&#8217;uomo è una conseguenza del potere visionario dell&#8217;anima e persino l&#8217;anima è un frutto della visione: tutto è visione.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo dove l&#8217;illusione è illusione e la realtà è anch&#8217;essa illusione, lo sciamano è un illusionista che estrae dai corpi dei propri pazienti la malattia senza praticare ferite, che si traveste per incarnare il proprio spirito guida, il quale gli dice il da farsi, sulla base di una conoscenza antica quanto l&#8217;Himalaya. Lo sciamano è un poeta che si nutre di verità metaforiche e non oggettive, un figlio degli spiriti, uno spirito a sua volta, un bandito per la ragione, che non lo comprende e si sforza di smascherarlo. Ma lo sciamano intende il proprio travestimento come lo stesso travestimento che indossa la natura nel suo eterno gioco.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano0.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano0.jpg" alt="" width="150" height="120" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/sciamano1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/sciamano1.jpg" alt="" width="150" height="120" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Yogi, tantrici, lama, eremiti, poeti, ngapka, sciamani, spiriti e signori della terra, incarnano la parte irrazionale dell&#8217;uomo, che nella nostra tradizione occidentale, scientifica è sempre stata associale al femminile. Qui, in Tibet, dove la terra è l&#8217;inconscio, il cosiddetto tantra madre, ovvero la tradizione esoterica dei misteri, appare, ancora viva, malgrado le violenze, i crimini, la distruzione sistematica dei monumenti religiosi e la profanazione di qualsiasi luogo, oggetto, ritiro spirituale, operata in Tibet dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione culturale, la quale voleva l&#8217;eliminazione dei &#8220;quattro vecchi&#8221;: pensiero, cultura, usanze e tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tib<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/nonna_sciamano.html"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/nonna_sciamano.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a>et ha, tuttavia, ancora un patrimonio di opere d&#8217;arte sacre di inestimabile valore la cui salvaguardia è affidata agli sforzi internazionali. Oggi, i visitatori che lasciano il Tibet lo fanno con un senso di tristezza nel cuore, con la consapevolezza che salvare il Tibet, la sua immagine, la sua cultura e ciò che esse significano per il mondo, sia un&#8217;ardua impresa. Un compito difficile di fronte al quale, però, è necessario non arrendersi.</p>
<p> </p>
<p> <strong>Il Kumbun di Gyantse</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La parola kumbun significa 100.000 immagini. Il kumbun è uno stupa, cioè una costruzione a cupola con base e cuspide, che segnala un luogo di potere. Un kumbun contiene innumerevoli immagini e dipinti. Famosissimo in Tibet é il kumbun di Gyantse. Si può pensare che un kumbun sia una raffigurazione dell&#8217;inconscio naturale. Paura, rabbia, volontà, potenza, depressione, euforia, aggressività, amore: eccoli, gli déi, i demoni, le energie inconsce che fanno parte di ciò che siamo, al di là dei confini dell&#8217;Io.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entrare in ciascuna delle innumerevole porte del kumbun e vedere le icone, le statue o i dipinti che vi sono contenuti e che paiono &#8220;saltar fuori&#8221; dal buio all&#8217;improvviso, è veramente come viaggiare per i gironi del mondo interiore.</p>
<table border="0">
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<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero3.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero3.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/dei1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/dei1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/dei2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/dei2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monaci1.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monaci1.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monastero2.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/tibet/monastero2.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>I monaci e i monasteri </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaci_fil.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1664" title="Monaci tibetani impegnati in un dibattito filosofico" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/monaci_fil-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Depositari della cultura, della filosofia e della tradizione, i monasteri ospitano molti tibetani che hanno lasciato la vita mondana per indossare l&#8217;abito arancione. Esistono sia monasteri maschili che femminili. Ogni monastero è brulicante di monaci che, a tratti, non si notano, tanto silenziosa e discreta è la loro presenza, non si vedono, ma si percepiscono ovunque, al di là dei muri entro i quali è consentito ai viaggiatori camminare, a tratti, invece, si vedono tutti quanti insieme rumorosamente, come nel collegio filosofico, un giardino dove i monaci discutono animatamente di filosofia sotto gli occhi del maestro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/monaci_fil.html"></a>La presenza di ognuno di questi monaci è assolutamente indispensabile per la sacralità stessa del monastero: ciascuno di essi, infatti, rappresenta un aspetto della divinità alla quale il monastero è dedicato, ne è una incarnazione e ne manifesta la potenza. La preghiera è ciò che li unisce e nel momento in cui, al suono del grande gong e dei mulini di preghiera, recitano i <em>mantra </em>, essi paiono veramente un unico essere. Le loro voci, così basse e potenti, paiono il canto di un dio sorto dalle profondità della terra.</p>
<p><strong>Il Potala</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1662" title="Il Potala" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/potala-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/potala.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;epoca in cui fu portata a termine la sua costruzione, e cioè, a partire dal 1649, il palazzo-fortezza del Potala è stato la sede di tutti i Dalai Lama, sebbene, a partire dalla fine del XVIII secolo, con la costruzione del palazzo d&#8217;estate del Norbulingka, sia servito solo come residenza invernale.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/tibet/potala.html"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Potala era anche la sede del governo. Il Dalai Lama, oggi costretto a vivere in esilio nell&#8217;India del Nord, è sia guida spirituale che politica del Tibet. L&#8217;immensa devozione dei tibetani nei confronti del Dalai Lama può essere compresa solo alla luce del fatto che essi lo pensano come l&#8217;incarnazione di Avalokiteshvara, il Buddha della Compassione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Potala venne fatto costruire dove sorgeva una caverna di meditazione nella quale si recò in ritiro spirituale un antico re. Quella caverna venne benedetta dallo stesso Guru Rimpoche. Oggi, la poderosa struttura del Potala è un grande museo dove è possibile ammirare molte opere d&#8217;arte a carattere religioso, tra le quali le cappelle che custodiscono le statue raffiguranti i vari aspetti del Buddha e le icone che ricordano i maestri che per primi introdussero in Tibet le pratiche e i rituali tantrici.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Tre le raffigurazioni del Buddha ve ne una di carattere assolutamente tantrico e naturale: quella del Kalacakra Buddha, il quale è rappresentato nell&#8217;atto dell&#8217;unione erotica con la propria compagna. Il Buddismo in Tibet ha un carattere decisamente unico a causa della sua matrice tantrica e sciamanica. I primi maestri che portarono il Buddhismo dall&#8217;India al Tibet, infatti, erano tantrici. Il Buddismo tantrico, andò ad innestarsi sulla religione preesistente in Tibet: il Bon, di matrice sciamanica. Il Bon e il tantrismo hanno talmente permeato di sé il Buddhismo in Tibet da renderlo unico al mondo: esso ha mantenuto le caratteristiche della religione animistica di natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la vasta letteratura sacra del Buddhismo tantrico, vogliamo ricordare il bellissimo testo del maestro Naropa, chiamato Kalacakra Tantra. Naropa, ispirato dal maestro Tilopa, ha lasciato altresì metodi yoga assai importanti nella tradizione tantrica, come lo &#8220;Yoga del Calore&#8221;, alla pratica del quale si dedicò in modo particolare il poeta Milarepa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Lo Yoga del Calore consente, attraverso una particolare tecnica di respirazione, di produrre Dummo, o calore interno, da cui hanno origine, forza, potere spirituale, intuizione e conoscenza. Una caratteristica evidente degli esercizi tantrici è che essi tendono sempre a unire l&#8217;esperienza fisica &#8211; come quella che può derivare dalla pratica di una determinata tecnica di respirazione o da una certa posizione del corpo &#8211; con l&#8217;esperienza visionaria.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Affinché risulti efficace, l&#8217;esperienza deve prodursi simultaneamente sia sul piano materiale, sia sul piano immaginario. L&#8217;unione erotica di Padre e Madre, simboleggiata dal Kalacakra Budda, è appunto la metafora dell&#8217;unità degli opposti. La vera esperienza, l&#8217;esperienza che produce il cambiamento, è un evento di unità degli opposti nel quale gli estremi si danno l&#8217;uno all&#8217;altro rivelandosi sacri, ovvero capaci del sacrificio di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Yoga Tantrico, che è considerato la forma più esoterica e più potente dello Yoga, come nell&#8217;antichità, così ai giorni nostri, non è un insegnamento popolare: pochi individui, in Tibet come nel resto del mondo ne possiedono i segreti. Secondo una tradizione, si narra che il Buddha fece girare la ruota del Dharma tre volte, ad ogni giro comunicando dottrine via via sempre più ardue e profonde. Il terzo ciclo di insegnamenti, il più esoterico, venne dato dal Buddha in un tempio dell&#8217;India meridionale, e codificato in un gruppo di testi chiamati Tantra.<br />
Molti di quei testi sono stati rinvenuti nelle montagne del Tibet, dove erano stati sepolti. E molti di quei gioielli si dice siano ancora sepolti nel Paese delle Nevi, giacché ogni libro porta un insegnamento adatto a una determinata epoca e bisogna che esso sia rinvenuto e messo a disposizione degli uomini nel giusto momento. Il Pese delle Nevi è un luogo di grande potere spirituale, un mondo sacro, dedicato alla Dea Madre, che custodisce tesori, consci e inconsci, di inestimabile valore.</p>
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		<title>Le oracolesse tantriche in Ladakh</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 10:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ladakh e Kashmir]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[oracolesse]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006 di Selene M. Calloni Williams Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto &#8220;Piccolo Tibet&#8221; indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un&#8217;oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Reportage di Viaggio &#8211; Ladakh &#8211; Settembre 2006</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Selene M. Calloni Williams</p>
<p style="text-align: justify;">Sonam Zangmo vive a Sabu, un piccolo villaggio del Ladakh, il cosiddetto &#8220;Piccolo Tibet&#8221; <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/151.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/151.jpg" alt="Un'oracolessa tantrica in Ladakh" width="150" height="113" align="right" /></a>indiano. Il suo nome iniziatico è Ayu Iamo. Ha ottanta anni. È ritenuta un&#8217;oracolessa di enorme potere. La facoltà sciamanica è giunta a lei dai suoi avi, tramandata all&#8217;interno della sua famiglia da nonni a nipoti, saltando sempre una generazione. Lei sta istruendo il nipote che è colui che diverrà oracolo alla sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/118.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/118.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Ayu Iamo riceve coloro che hanno bisogno di lei ogni mattina, nella sua casa semplice e pulita, al centro di uno stupendo giardino pieno di fiori profumati attraversati da un piccolo rivolo d&#8217;acqua limpida, nel villaggio di Sabu, a non molta distanza dalla città di Lhe, la capitale del Ladakh, situata a 3.500 metri d&#8217;altitudine. Tutt&#8217;intorno alla dimora dell&#8217;oracolessa, le montagne himalayane danno l&#8217;emozione della sconfinata potenza della natura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1636"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ponendo sul proprio capo il cappello dalle cinque punte, che allude al potere dei cinque elementi fondamentali che, nella tradizione tibetana, sono Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua, Ayu Iamo inizia la cerimonia che la condurrà nella <em>trance </em>. Compie offerte agli spiriti gettando nell&#8217;aria chicchi di riso, acqua e bruciando incenso. Poi al suono ossessivo di una campana e di un tamburello, la <em>trance </em>ha inizio. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/oracolessa1.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/oracolessa1.jpg" alt="" width="150" height="155" align="right" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ayu Iamo prende a parlare perfettamente la lingua tibetana nella quale canta melodiosi <em>mantra. </em>Impugna il <em>dorje </em>, l&#8217;oggetto simbolo del potere spirituale dei lama tantrici, tutto avvolto, a guisa di rocchetto, da un filo di cotone di grosso spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Saskia Rimpoche è l&#8217;alto lama che le ha conferito il permesso di esercitare la professione di oracolessa. Insieme a quel permesso il lama le ha impartito un insegnamento che è durato molti anni durante il quale ad Ayu Iamo è stato insegnato a distinguere il bene dal male, a proteggersi dalle forze e dalle entità malvagie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/oracolessa1a.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/oracolessa1a.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a>Ayu Iamo incarna, in effetti, il potere di uno spirito di straordinaria efficacia immaginativa: Maha-Kala, la Grande Kala. Kala, o Kali, è percepita dai tantrici buddisti e induisti come la rappresentazione dell&#8217;energia cosmica, la forza esecutrice del Supremo. Come tutte le divinità tantriche, ha due aspetti: quello pacifico e quello adirato. La Kala Nera , detta anche la Guerriera dei Mondi, è una rappresentazione fortemente vitale della Grande Madre, la divinità di natura che precede l&#8217;avvento delle religioni cosiddette storiche o sociali. Incarnare una simile potenza non è cosa facile e soprattutto non è cosa di per sé innocua nei confronti della società civile. La grande Kali è la pura forza naturale, al di là dei concetti di bene e di male imposti dai valori religiosi e civili delle società. La grande dea precede l&#8217;avvento della mente umana e delle discriminazioni. Bisogna, dunque, che chi incarna la potenza della dea all&#8217;interno della società conosca innanzitutto i modi per governarla in base ai criteri di bene e male che sono comuni. Di qui il significato del &#8220;permesso&#8221; rilasciato dall&#8217;alto lama all&#8217;oracolessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua <em>trance </em>Ayu Iamo ha messaggi e gesti da elargire, da parte di Mahakala, a tutti i presenti. Ognuno rimane profondamente colpito dall&#8217;acutezza e dalla pertinenza di ogni messaggio e ne farà tesoro. L&#8217;oracolessa svolge una funzione taumaturgica sulla psiche dei presenti, secondo il metodo tantrico, il sistema della grande dea, il quale consiste nell&#8217; <em>aggravare il peso </em>, anziché ricorrere ad <em>antidoti rasserenanti e piacevoli. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>. il metodo segreto sta proprio nell&#8217;aggravare il peso.<em><em><em><em><em><em><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/074.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/074.jpg" alt="" width="150" height="113" align="right" /></a></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se tutta la realtà non viene aggravata non si può ottenere la liberazione con l&#8217;uso di antidoti rasserenanti e piacevoli. </em></p>
<p style="text-align: justify;">(Da Ma gcig <em>Canti Spirituali </em>, ed. Adelphi. Pp. 76, 77.)</p>
<p style="text-align: justify;">Così Ayu Iamo nella <em>trance </em>si comporta come una folle di fronte ai folli, come una depressa di fronte ai depressi. Mette in scena l&#8217; <em>anima nera </em>sputando, urlando, percuotendo con il <em>dorje </em>di pesante metallo le persone che si inchinano dinnanzi a lei, spettinandosi i capelli &#8211; quasi pare spulciarsi &#8211; estroflettendo la lingua ed emettendo suoni gutturali profondi. Tassativamente proibisce ai presenti di filmare e di fotografare.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine le sue parole e i suoi gesti sono illuminanti per tutti, anche per i più scettici. Non è necessario fare domande, interrogando l&#8217;oracolo: Mahakala sa cosa dire e conosce a chi dire, non ha bisogno di domande.</p>
<p style="text-align: justify;">I &#8220;pazienti&#8221; più bisognosi ottengono da lei talismani fatti con il filo che avvolge il <em>dorje. </em>Questi medicamenti dell&#8217;anima hanno efficacia immediata a giudicare dall&#8217;espressione di sollievo di chi li riceve.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Mahakala decide di lasciarla, poiché non ha più nulla da dire e da dare ai presenti, Ayu Iamo vede riflesso nel vetro della credenza l&#8217;immagine di un animale che lei chiama <em>belungpa </em>, una specie di orsetto panda, uno degli animali che la tradizione lega alle raffigurazioni della grande dea. Allora l&#8217;oracolessa sa di poter uscire dalla <em>trance </em>. Con burro, riso, acqua e incenso compie le offerte che pongono fine al rito mentre il suo corpo prende ad agitarsi come scosso da improvvise convulsioni. Dopo che tutto è avvenuto, Ayu Iamo torna ad essere una <em>donna normale </em>, un&#8217;esile vecchietta dallo sguardo dolcissimo e sorridente. Dice di non ricordare nulla di ciò che successo durante la <em>trance </em>e sostiene di non essere più in grado di parlare la lingua tibetana, che pure padroneggiava perfettamente nella <em>trance </em>, dice che quando è <em>una donna comune </em>sa parlare solo il ladakhi, la lingua della sua terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando tra i coloratissimi fiori del suo giardino si presta a rispondere ad alcune domande. È in questa occasione che racconta del <em>permesso </em>rilasciatole da Saskia Rimpoche. Inoltre parla della distinzione tra gli oracoli ufficialmente accreditati dall&#8217;istituzione religiosa e tutti gli altri. Il problema per gli oracoli che non sono stati istruiti ad usare la forza che si manifesta attraverso loro è grave, può portarli alla malattia, alla follia. L&#8217;alto lama Saskia Rimpoche non solo istruisce gli oracoli che poi verranno ufficialmente accreditati come tali, ma è anche in grado di togliere i poteri agli oracoli selvaggi, quelli che sfuggono alle regole e al controllo dell&#8217;istituzione, e può fare questo, garantisce Ayu Iamo, anche a distanza operando su di una loro fotografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è poi un&#8217;altra distinzione da fare, ci spiega ancora Ayu Iamo, e questa riguarda la forma pacifica e la forma arrabbiata delle divinità che si manifestano attraverso gli oracoli. Ayu Iamo si proclama veicolo della forma pacifica di Mahakala. Ma, ci spiega, una volta l&#8217;anno, nel monastero o <em>gompa </em>detto Matho <em>, </em>non distante dalla città di Lhe, si svolge il <em>festival degli oracoli </em>. In questa occasione uno o più monaci incarnano la forma arrabbiata della divinità di natura e nella <em>trance, </em>che si protrae per una settimana o più, essi possono compiere veri prodigi come, per esempio, quello di correre bendati sulle mura del Matho gompa o di viaggiare sulle montagne che circondano il monastero a una velocità incredibile, al punto che, agli occhi degli spettatori, sembrano volare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il festival viene preparato di anno in anno. Ogni volta vengono estratti a sorte i nomi dei monaci che l&#8217;anno successivo incarneranno la forma adirata della divinità, dopodichè essi si preparano per un anno interno compiendo ritiri ed esercizi spirituali. Durante il festival i monaci-oracoli sono in grado di predire il futuro del loro popolo e persino i principali eventi mondiali che accadranno nell&#8217;anno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/158.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/158.jpg" alt="Un'oracolessa in Ladakh" width="200" height="195" align="left" /></a>A Zangsti, un quartiere di Lhe, vive un&#8217;altra famosa oracolessa, il suo nome è Tsewang Dolma Agupa, il dio che la pervade nella <em>trance </em>è Manla Gyampo, una divinità dai particolari poteri taumaturgici.<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/161.html"><img style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/161.jpg" alt="Un'oracolessa in Ladakh" width="150" height="113" align="right" /></a></p>
<p>L&#8217;oracolessa opera guarigioni succhiando dal corpo della persona malata le forze nocive. A volte sugge mettendo direttamente le labbra a contatto con la parte malata del corpo del paziente, a volte sugge a mezzo di una lunga cannuccia trasparente.</p>
<p>Stakna Rimpoche è l&#8217;alto lama che ha dato a Tsewang Dolma Agupa il permesso di operare come oracolessa e guaritrice. Lo spettacolo della guarigione a mezzo del succhiamento è molto forte: l&#8217;oracolessa sugge e sputa in un contenitore grandi quantità di liquido schiumoso.</p>
<p>Tsewang Dolma Agupa non ha ricevuto i poteri dalla famiglia. A ventiquattro anni ha dato segni di squilibrio mentale, perciò è stata portate dal lama Stakna Rimpoche il quale l&#8217;ha avviata ad un addestramento spirituale durato più di dieci anni al termine del quale Tsewang Dolma Agupa ha fatto ritorno a casa nei panni dell&#8217;oracolessa.</p>
<p>Storia straordinaria quella della donna oracolo di Zangsti, che dimostra come nella malattia si nasconda una forza al di sopra delle possibilità razionali e sociali di comprensione e di gestione.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/090.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/090.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/089.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/089.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/095.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/095.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
<td><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/ladakhs/249.html"><img src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/ladakhs/249.jpg" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Il cammino di Santiago</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 16:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago de Compostela]]></category>
		<category><![CDATA[il cammino]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage di un viaggio a Santiago de Compostela di Selene M. Calloni Williams Santiago di Compostela è, insieme a Gerusalemme e Roma, meta del pellegrinaggio religioso per i cristiani. I viaggiatori, che in numero sempre maggiore percorrono i sentieri del &#8220;cammino di Santiago&#8221;, raggiungono il luogo dove l&#8217;apostolo San Giacomo, Santiago in spagnolo, venne sepolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Reportage di un viaggio a Santiago de Compostela<br />
di Selene M. Calloni Williams </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Santiago di Compostela è, insieme a Gerusalemme e Roma, meta del pellegrinaggio religioso per i cristiani. I viaggiatori, che in numero sempre maggiore percorrono i sentieri del &#8220;cammino di Santiago&#8221;, raggiungono il luogo dove l&#8217;apostolo San Giacomo, Santiago in spagnolo, venne sepolto dai suoi discepoli dopo essere stato decapitato per ordine di Erode Agrippa. Girando per le cattedrali della cristianità appare evidente che il sacro trasuda bellezza e che entrambi, il sacro e il bello, sfuggono ai valori della ragione. Per me il cammino di Santiago è stato il viaggio tra i simboli meravigliosi e imperituri della cristianità.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_sant.jpg"><img class="size-medium wp-image-1683  aligncenter" title="La Cattedrale di Santiago de Compostela" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_sant-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo camminato per le stradine polverose assai meno di quanto c&#8217;eravamo prefissi, decidendo di compiere lunghi tratti in auto e piacevoli serate davanti a una bibita fresca. Di chilometro in chilometro ci facevamo sempre più decisi a non prenderci sul serio, a intuire ogni cosa, ogni gesto come un simbolo, capace di racchiudere in se stesso il senso compiuto di tutto. Sempre più intensamente i metri contenevano per noi i chilometri e, in fine, in ogni passo c&#8217;era l&#8217;intero cammino. Così decidemmo che il &#8220;cammino santo&#8221; poteva essere ovunque noi avessimo deciso di andare. Allora, uscendo con decisione da tutte le rotte che la tradizione assegna ai pellegrini che si dirigono a Santiago, visitammo località incantevoli, arrivando fino a quel gioiello di bellezza che è Avila, la città di Santa Teresa e perdendo il senso del tempo tra le sale del museo del Prado di Madrid dove gli dèi rivelano la propria immortalità nei meravigliosi dipinti di Rubens, e la cristianità diviene smisuratamente bella nelle tele di El Greco.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1681"></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/elgreco.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/compos/elgreco.jpg" border="0" alt="" width="100" height="133" align="right" /></a>Non potendo dedicarci a tutti i tesori del museo, scegliemmo, infatti, di osservare le opere di due autori soltanto. La scelta non fu affatto facile, ma, alla fine, qualcuno di noi fece il nome di Rubens, qualcun altro di El Greco. Così ci trovammo nelle sale che ospitano le grandi tele a soggetto mitologico di Rubens, impressionati dalla loro potenza, e tra i dipinti religiosi di El Greco, immersi nella dolcezza degli sguardi e nella delicatezza dei lineamenti.</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/avila.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/compos/avila.jpg" border="0" alt="" width="150" height="113" align="left" /></a></p>
<p class="bodyText">La città di Avila è circondata da una possente muraglia che rappresenta uno dei perimetri difensivi meglio conservati al mondo. Dall&#8217;interno delle gigantesche mura, da una o dalla altra delle imponenti porte, si può vedere la campagna, dai toni delicati e dalle ondulazioni lievi, estendersi a perdita d&#8217;occhio; ciò dà l&#8217;impressione di essere isolati dal resto del mondo.</p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/teresa.html"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/compos/teresa.jpg" border="0" alt="" width="100" height="133" align="right" /></a>All&#8217;interno delle mura, un po&#8217; ovunque nella città, si trovano tracce di Santa Teresa, la Santa sovversiva e ribelle che lasciò trasparire dai propri scritti un sentimento d&#8217;amore eccezionalmente passionale verso il Cristo. La Santa che, avendo perso da bambina la madre naturale, chiese alla Madonna di esserle madre, la Santa poetessa, che sovente venne dipinta e scolpita con libri e penne tra le mani.</p>
<p class="bodyText">Dopo la nostra fuga, un po&#8217; folle considerando le distanze, dalla rotta del cammino di San Giacomo, tornammo sui nostri passi per proseguire verso Santiago.</p>
<p class="titolo"><strong>La &#8220;meditazione camminata&#8221; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/burgos.html"><span style="font-size: x-small; color: #333333;"><img style="margin: 10px;" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/compos/burgos.jpg" border="0" alt="" width="150" height="113" align="left" /></span></a><span class="bodyText">La nostra prima tappa dopo Burgos fu Fromista dove la chiesa romanica di San Martin ci riportò ai simboli dei culti animistici. Da Fromista, passando per Carrion de los Condes, da San Nicolas e da Sahagun, arrivammo a Leon, dove un&#8217;altra magnifica cattedrale, <em>Santa Maria de la Regla, </em>attendeva di stupirci, questa volta, soprattutto a mezzo di straordinarie vetrate. </span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cammino.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1685" title="il cammino di santiago" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cammino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/cammino.html" target="_blank"></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Camminammo da un paese all&#8217;altro circa quattro ore al giorno mentre qualcuno di noi si occupava dell&#8217;auto e la guidava da una meta all&#8217;altra aspettando gli altri nei vari paesi. Per tutte le ore del nostro tragitto a piedi cercammo di impegnarci nella &#8220;meditazione camminata&#8221; o &#8220;attento camminare&#8221;, uno dei fondamenti della via della &#8220;presenza mentale&#8221; del buddismo theravada. Arrivammo a Leon con le menti concentrate, i corpi piacevolmente affaticati, l&#8217;imponente cattedrale con le sue magnifiche vetrate ci apparve molto concreta, quasi pesante dall&#8217;esterno e surreale, immateriale dall&#8217;interno: vessillo dell&#8217;illusione magica che pervade il mondo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_leon.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1687" title="La Cattedrale di Leon" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_leon-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/cat_leon.html" target="_blank"></a>Da Leon proseguimmo per Astorga, <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/cat_ast.html" target="_blank"></a>cittadina di origine celtica circondata da mura. Ed infine arrivammo a Ponferrada dove la duecentesca rocca dei Templari esalta la magia del nostro viaggio. Le rovine del <em>Castillo Templario </em>parevano uscite direttamente da un romanzo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_ast.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1688" title="La Cattedrale di Astorgia" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/cat_ast-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alloggiamo in un hotel che richiamava, nella struttura e negli arredi, l&#8217;epoca dei cavalieri templari, fronteggiato da un bel parco dagli alberi secolari, nel quale trascorremmo quasi tutta la notte dedicandoci a meditazioni, respirazioni controllate e tecniche che ampliano lo stato della consapevolezza.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">&#8220;Che bello essere vivi!&#8221; esclamò una ragazza del nostro gruppetto. Il suo viso illuminato dalla luna, i suoi piedi nascosti nell&#8217;erba, il suo corpo magicamente trasparente.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/castrillo.html" target="_blank"></a>Da Ponferrada camminammo fino a Villafranca e poi fino a O Cebreiro, borgo dalle abitazioni di origine celtica. O Cebreiro sorge in cima a un monte, lo sanno bene i pellegrini che, come noi, lo raggiungono a piedi. È un luogo assai ventilato, trovandosi sopra una sommità della Cordigliera Cantabrica, ma quei venti sono piacevolissimi dopo un faticoso e accaldato cammino in salita. Le case di pietra di O Cebreiro e le <em>pallozas </em>, abitazioni assai basse, di forma circolare con il tetto di paglia, di nuovo ci proiettarono in un&#8217;atmosfera da favola. Nel paesino diamo visitammo la semplice e primitiva chiesa di Santa Maria la Real, del XII secolo, dove ogni otto settembre si tiene un grande pellegrinaggio per commemorare il &#8220;miracolo di O Cebreiro&#8221;.</p>
<p class="titolo"><strong>La porta di Santiago</strong></p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/santiago1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1690" title="Santiago" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/santiago1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p class="titolo" style="text-align: justify;"><span class="bodyText">Bello fu fare insieme pratiche tratte dallo <em>Yoga Tibetano del Calore </em>nei prati di O Cebreiro, ammirando il mosaico della campagne che si estende lontano, molto al di sotto di dove noi ci trovammo, e poi mangiare formaggini di capra nella rustica trattoria, quasi introvabile, perché del tutto anonima, priva di insegne, o di qualsiasi segno di riconoscimento. Lo <em>Yoga del Calore </em>è una meditazione visionaria abbinata a una pratica di controllo del respiro. La respirazione che scende nel corpo attraverso le narici, secondo una tecnica precisa, alimenta il fuoco del <em>Dumo </em>, il fuoco della <em>concupiscenza </em>, il quale nutre l&#8217;energia inconscia di ogni essere e ne rappresenta la potenza. Il fuoco scioglie una <em>perla di luce </em>collocata all&#8217;interno della fronte, in corrispondenza del centro tra le sopracciglia. La <em>perla di luce </em>prende a gocciolare, profondendo <em>amrita </em>, il nettare degli dèi, in ogni cavità corporea. Il corpo sperimenta, a mezzo della pratica dello <em>Yoga del Calore </em>, intensi stati di piacere che aprono la consapevolezza a una più ampia visione. </span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ed infine, passando da Tricastella Samos, Samos e Monte Gozo, arrivammo alla porta di Santiago de Compostela. Ce l&#8217;abbiamo fatta! A modo nostro, naturalmente! <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/santiago.html" target="_blank"></a>Impossibile non sentirsi cristiani a Santiago.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Santiago di<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/marie.html" target="_blank"></a> Compostela è fatta di strade piene di negozi e di ristoranti. In una via del centro, le statue che riproducono a grandezza naturale <em>le due Marie </em>, due anziane signore che solevano passeggiare per le vie di Santiago enormemente truccate e vistosamente abbigliate, sono un monumento alla vita mondana della città.asciammo Santiago per Finisterre, ansiosi di incontrare l&#8217;oceano, dopo molta terra e tante montagne. La scogliera battuta dalle onde impetuose e il faro, che sorge sulla punta estrema ove il territorio spagnolo finisce e comincia l&#8217;Atlantico, ci ricordarono le scogliere e i fari di Ouessant e Belle Ile en-Mer. Inoltre, anche se là non vi è l&#8217;oceano, ci riportarono in Sri Lanka, a World&#8217;s End&#8221; (&#8220;la fine del mondo&#8221;), il precipizio di oltre 700 metri con cui l&#8217;altipiano di Horton Plains finisce improvvisamente, offrendo un panorama sconcertante. Un po&#8217; ovunque su questo pianeta esiste un luogo dove il mondo improvvisamente ha fine.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/versofin.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1691" title="Finisterre" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/versofin-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/compos/finis.html" target="_blank"></a>Tornammo a Santiago carichi, pieni di oceano, quasi sfiniti dalla sua forza. Città esonerata dalla logica, la santa Santiago è eccezionalmente mondana, città di pellegrini, monache e santi, risulta straordinariamente vivace e quasi sfacciata nell&#8217;ostentazione dei piaceri della carne a mezzo dei suoi ristoranti e delle donne formose e vistosamente abbigliate. Ma ci può aspettare altro da una città che è nata sulla base di una storia quasi incredibile, la quale racconta che il corpo decapitato dell&#8217;apostolo San Giacomo fu trasportato su di una barca di pietra da due discepoli che lo portarono dalla Terra Santa e, una volta raggiunte le coste della Spagna, fecero diversi chilometri prima di seppellirlo Ma non finisce qui. La tomba di San Giacomo fu scoperta nell&#8217;813 da un eremita a cui una stella svelò il luogo della sepoltura: il termine Compostela, infatti, viene fatto risalire al latino <em>campus stellae&#8230;</em>San Giacomo, poi, comparve, ai cristiani impegnati nella lotta per la cacciata degli arabi come un condottiero valoroso definito &#8220;il flagello di mori&#8221; e in queste vesti ispirò forza e atti eroici ai soldati cristiani.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Così Santiago di Composta divenne un simbolo di riunificazione della Spagna cristiana e nei secoli la leggenda di Santiago acquistò sempre più importanza e popolarità , mentre la città di Santiago divenne un&#8217;importante meta dei pellegrini cristiani provenienti da tutta l&#8217;Europa occidentale.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Nell&#8217;epoca della venerazione della tecnologia, la quale trasforma in dogmi i parametri della ragione, l&#8217;irrazionalità su cui la tradizione cristiana si fonda la rende seducente. Forse proprio oggi come non mai, la tradizione cristiana rivela la bellezza dell&#8217;irrazionalità e mostra l&#8217;importanza del fascino del mistero. Nella tradizione simbolica della religione cristiana la bellezza profonde i suoi tesori.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Aden, I Sufi dell’Ordine di Alwan, il regno di Saba,&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 17:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Selene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[diari di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Reportage di un Viaggio in Yemen &#8211; di Selene Calloni Williams</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La città di Aden non era contemplata nel nostro sommario programma di viaggio. Ci siamo andati perché ad Aden ha vissuto il poeta Arthur Rimbaud e perché ancora vi rimane la sua casa. Di prim&#8217;acchito siamo allibiti nel costatare che la casa dove dimorò il poeta è occupata da uno squallido albergo di terz&#8217;ordine e da una banca Ma poi ci è parso che si trattasse della naturale continuazione della sua vita di poeta maledetto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1565" title="Rimbaud" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/072-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Appesa a una parete, tra fiori di plastica coperti da strati di polvere e orologi che non funzionano, l&#8217;immagine sognante del volto del giovane poeta è affiancata da un quadro che mette in mostra una pagina del Corano.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1566" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/074-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La poesia, come il mito, non dichiara mai i suoi dèi come reali e mai avanza pretese di verità. Mito e poesia, non alludono a fatti che pretendono di essere stati reali, ma indicano tendenze psicologiche. Le parole di un poeta sono rese famose nei secoli dalla loro potenza estetica, non dall&#8217;autorità divina. Per gli dèi, i mistici, i poeti, entrare nella storia è essere nella decadenza, espressione del desiderio di credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il poeta incarna la decadenza e pare, con i suoi giovani occhi chiari, sempre estranei, esprimere nostalgia per quel mondo che non ha storia, poiché non ha pretese di verità oggettive, quel mondo che, anche quando ti pare di averlo raggiunto, resta altrove , giacché è in questa sua lontananza incolmabile che esso ripone il segreto della sua bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo giunti nello Yemen in cerca del misticismo arabo dei sufi, il fatto di avere trovato Rimbaud, il poeta della nostra adolescenza, prima ancora dei sufi, ci ha fatto riflettere sull&#8217;analogia tra mistici e poeti. Siamo alla ricerca di misticismo e poesia, tra la polvere del deserto e le affollate vie di Aden. Infatti, come ci hanno insegnato gli sciamani tantrici del Tibet, da Padmasabhava a Ma gcig, microcosmo e macrocosmo coincidono: ciò che trovi fuori incontri dentro di te e ciò che scopri all&#8217;interno ti appare nel mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078.jpg"><img class="size-medium wp-image-1567 aligncenter" title="Aden" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/078-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aden parla dell&#8217;ombra oscura dell&#8217;uomo, nei suoi vicoli brulicanti di una umanità che non nasconde turbe o peccati, anzi li mostra, nelle figure dei bambini seduti in mezzo alla polvere, nei volti dei vecchi che riposano accanto a cumuli di immondizia, nel caldo soffocante, negli odori forti, nelle grida, nelle espressioni dure e sprezzanti che i viandanti mostrano agli stranieri, nei veli neri delle donne le quali, da pochi anni soltanto, dopo l&#8217;ultima guerra civile, hanno dovuto tornare a coprirsi integralmente in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-515"></span>Lo Yemen, che piacque a Pasolini e richiamò Rimbaud, a tratti è uno di quei luoghi ove gli spiriti che popolano l&#8217;ombra umana non possono essere repressi e si mostrano per le strade.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, ad Aden, ci intervista la televisione di stato. Ci riprendono in quel misterioso luogo costruito ai tempi del regno di Saba e oggi chiamato le cisterne , un sito che doveva essere un paradiso terrestre, con piscine, cascate e chissà che altro, e che oggi è un&#8217;enorme fossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rende lo Yemen ricco di mistero e di fascino e ciò che dell&#8217;uomo esso non può nascondere. E Aden è di quel fascino una vetta. Vivere la decadenza ad Aden ci è apparso un privilegio. Ci è sembrato che, solo dopo essere passati anche per questa prova, si fosse reso possibile per noi incontrare i sufi.</p>
<p style="text-align: justify;">La sensazione di essere all&#8217;Inferno è un tutt&#8217;uno con la percezione del Paradiso, il quale pare proprio non essere mai raggiungibile, se non dopo avere trascorso ad uno ad uno tutti i gironi infernali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I Sufi dell’Ordine di Alwan</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo alla casa del capo dei sufi, lo sceicco Salik, nel tardo pomeriggio. Un uomo, che scopriremo poi essere il fratello di Salik, sta mangiando del pane che intinge in una salsa giallina. È seduto sui grandini dell’entrata principale della dimora. È giovane, indossa un turbante nero e non alza mai lo sguardo verso di noi che, ubbidendo al consiglio di Alì, la nostra guida ultrasettantenne, non scendiamo dalla jeep. L’uomo non parla inglese, dobbiamo fidarci di Alì, il quale scuotendo la tesa, borbottando e con la scintilla del bambino furbetto negli occhi, gli si avvicina per spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Sono momenti, per noi, di tensione, essere nelle mani di Alì in quel modo!</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La nostra guida torna dopo pochi minuti e ci parla a gran voce: Domani i sufi celebreranno le hadra , voi potete venire, ma solo per chiedere allo sceicco se potete restare. Le hadra sono le cerimonie a mezzo delle quali, al suono di tamburi, tra danze e canti, i dervisci entrano nella trance .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">L’uomo con il turbante nero richiama Alì, gli porge un pane di mais, Alì ce lo porta È per voi! Ci dice, scuotendo ancora la testa e borbottando tra sé e sé: Op, po, po, po!.. Ci dividiamo la pagnotta, mentre la nostra jeep si allontana. Finalmente l’uomo dal turbante nero guarda verso di noi, alzando una mano in segno di saluto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/091.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1570" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/091-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/091.html" target="_blank"></a>L’indomani mattina Alì ci prepara per le hadra : ci porta da una ragazza sulla collina di Ta’izz, la quale dipinge le mani di noi donne con henne e ci copre il capo e il viso con ampli foulard. Poi, nel primo pomeriggio, giungiamo a casa dello sceicco.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/090.html" target="_blank"></a>Sheik Salik, ci chiama fratelli non appena viene a sapere che siamo ricercatori nell’ambito dei cammini iniziatici, il tantra lo yoga, l’alchimia il sufismo, ci apre, sorridendo, le porte della sua casa e, poiché noi siamo infedeli al cospetto del’Islam ortodosso e non possiamo entrare nella moschea, porterò il rito sufi al di fuori della moschea per voi, egli ci sussurra.</p>
<p class="bodyText">Come si dice, se Maometto non va alla montagna.</p>
<p class="bodyText"><strong>La notte che si attende è una delle più magiche della nostra vita, ce la conquistiamo vincendo la paura.</strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/090.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1571" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/090-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Mentre stiamo salendo lungo la strada che porta alla moschea, i dervisci arrivano. Sono sessanta o forse ottanta, tutti maschi, uomini, ragazzi, persino bambini sono ammassati su vecchie jeep che sollevano nuvoloni di polvere. Molti tra gli uomini, come è costume nello Yemen, portano il fucile appeso al collo e il jambiya , il pugnale rituale degli yemeniti, alla vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È straordinario per noi vedere come questa gente si dia pena per noi, offrendoci da bere, da mangiare, un cuscino per sederci. I bambini ci accarezzano, gli uomini, rispettosissimi, con la luce negli occhi ci dimostrano il loro entusiasmo per la nostra presenza. Sheik Salik ha parlato loro di noi, ci dicono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>I fondamentalisti islamici costituiscono una minaccia per voi? </em>Avevo chiesto a Sheik Salik, il quale, tra le mura della sua casa, affiancato dal sufi più anziano, aveva accettato di farsi intervistare da me nel pomeriggio. <em>I fondamentalisti abbattono le colonne dell’impero,ma non minacciano i sufi</em>, mi aveva risposto lui. I fondamentalisti religiosi hanno compiuto atti tristemente eclatanti nel mondo, non da ultimo, nello Yemen stesso, essi hanno spezzato a metà uno dei sei pilastri del Tempio della Luna, risalenti al regno di Saba, quasi a ricordare che il numero cinque allude ai cinque pilastri indiscussi della fede islamica, mentre il numero sei potrebbe richiamare le sei punte della stella di Davide.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/096.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1572" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/096-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/096.html" target="_blank"></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><em>Se stanotte vi arrestasse la polizia</em>, ci aveva ripetuto la nostra guida, Alì, mentre ci ostinavamo a volere prendere parte al rito sufi, <em>sareste fortunati, perché potrebbero pensarci i fondamentalisti a intervenire per impedirvi di intrattenere relazioni con quei matti sufi. </em>Ma l’atteggiamento di Sheik Salik era stato assai più rilassato <em>Questa notte garantisco io per la vostra incolumità. </em>Ci aveva detto. <em>La paura è un mostro orrendo nutrito dal demone dell’orgoglio, il quale ci spinge a coltivare l’attaccamento per noi stessi e a vedere nemici ovunque </em>: così si era espresso l’anziano sufi che affiancava Sheik Salik. E Sheik Salik, in risposta alla mia domanda che gli chiedeva cosa fosse il rito sufi, aveva detto: <em>Gli esseri umani sono fatti di sabbia e anima. Tutto ha duplice natura in questo mondo e persino Allah ha necessità di una sua controparte per entrare in questo mondo. Il rito sufi è il sacrificio di Allah che muore separandosi dalla sabbia, uscendo dal mondo della terra per ritornare al mondo del cielo. Così, durante il rito sufi noi moriamo, la nostra anima abbandona i nostri corpi e sale al cielo. Là, dove essa va, si nutre e poi ritorna nella sabbia consentendoci di rinascere. Morendo e rinascendo i nostri occhi si aprono, le nostre menti vedono, i nostri corpi guariscono.</em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Nel corpo , aggiunse il sufi più anziano, ci sono centoventiquattromila occhi e altrettanti nella Terra. L’occhio più grande della Terra è il cielo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Accadono guarigioni fisiche o psicologiche durante i riti? Avevo chiesto a Salik. Sì , disse lui.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La gente che partecipa alla hadra , la danza estatica sufii, lo fa nella speranza di incontrare una guarigione? Dissi io. No, rispose lui, <em>la hadra dà piacere. La gente viene alla hadra perché la trance dà piacere. Quando danza il sufi è spoglio di ogni volontà. Affinché l’anima salga al cielo deve essere alleggerita di ogni intenzionalità personale. La gente soffre: depressione, angoscia, paura, ansia, la gente è triste perché il cuore non può salire al cielo. Come il corpo fatto di sabbia si nutre di cibo, così l’anima e il cuore si nutrono salendo al cielo e, se non lo fanno, si ammalano. </em></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">La trance praticata senza intenzionalità di cambiamento è, dunque, l’antidoto ai disagi psicologici? Dissi io Sì, certo, lo è. E per le malattie fisiche? Chiesi ancora. Per la guarigione del corpo il sufi celebra il rito dell’acqua. L’acqua fa proprie le emozioni umane. Perciò noi celebriamo un rito nel corso del quale recitiamo frasi del Corano sopra una bacinella colma d’acqua e, in fine, diamo quest’acqua da bere agli ammalati.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Quanto Sheik Salik stava dicendo mi ricordava gli esperimenti del dottor Masaru Emoto, un fisico giapponese che ho avuto il piacere di conoscere. Il dottor Emoto ha fotografato i cristalli dell’acqua mostrando al mondo che essi cambiano aspetto a seconda delle emozioni umane che li investono.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il movimento dei sufi di Alwan le risulta in crescita o in diminuzione quanto a numero di partecipanti? Gli chiesi. In aumento. Perché uomini e donne devono celebrare le hadra separatamente? Chiesi ancora. Perché nel momento in cui il cuore si stacca dalla terra per salire al cielo, se vedi la persona di cui sei innamorato, il tuo cuore va verso di lei, dimenticando il cielo .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Lo sai , aggiunse, che durante una hadra i partecipanti si uniscono al punto che se uno si punge un dito, il dito di tutti prende a sanguinare? Conosci il significato della parola sufi ? Essa significa puro. E lo sai che il significato della parola hadra indica che tu rappresenti Allah in questo mondo , ovvero tu sei lui ?</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/099.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1573" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/099-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/099.html" target="_blank"></a>Adesso è notte. I sufi scendono dalle jeep e si incamminano verso la moschea. Noi siamo fermi, ai bordi della strada, li vediamo passare, ci salutano: Salam! Tra gli ultimi arriva Sheik Salik è tutto vestito di bianco e ha un copricapo di raso bianco lucente. Stringe la mano agli uomini del nostro gruppo. Anche noi donne gli porgiamo la mano. Un ragazzo ci avvolge la mano tesa in un fazzoletto. Sheik Salik è nelle sue vesti rituali , ci dice uno di loro, non può toccare una donna. Salik ci stringe la mano coperta, poi ci indica di seguirlo.</p>
<p class="bodyText">Tutti i sufi entrano insieme a lui nella moschea. Noi dobbiamo stare fuori. Sopra di noi il cielo è una cupola di stelle che arrivano fino a incontrare la terra, la luna nuova illumina le pareti bianche della moschea che ne proiettano la luminosità nel buio della notte.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Alcuni bambini ci fissano immobili, come ipnotizzati. Per qualche minuto ci sentiamo scoraggiati, abbandonati. Ma presto Sheik Salik esce dalla moschea: uno spirito bianco nell’intensità bianca del riverbero lunare. Sono tutti dietro di lui. Si siedono sotto il cielo stellato a ridosso di un muro della moschea. Formano un grande cerchio, spezzato qua e là solo da qualche torcia. Davvero appaiono un unico corpo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/109.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1574" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/109-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il rito ha inizio, un uomo percuote un grande tamburo e un altro al suo fianco inizia a cantare i versi di Ahamed bin Alwan il <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/108.html" target="_blank"></a>grande sufi la cui tomba è all’interno della moschea, proprio al di là della parete alla quale Sheik Salik ora appoggia le sue spalle. Della tomba ci parla lo stesso ragazzo che poc’anzi ha coperto le nostre mani. Questa notte sarà lui il nostro Virgilio. La voce del cantante è dolcissima. Il ragazzo ci lascia, ma dopo breve ritorna portando un tappeto che stende a pochi metri dal cerchio dei sufi. Ci dice che anche noi donne potremo praticare la hadra questa notte, ma non possiamo entrare nel cerchio degli uomini. Noi dobbiamo restare sul tappeto.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/112.html" target="_blank"></a>Così, mentre gli uomini che sono con noi si uniscono al cerchio, noi donne sediamo sul tappeto. E subito qualcuno ci porta dei cuscini, altri dei fiori, un ragazzino ci offre del profumo e bottiglie di acqua minerale. Ci chiedono se vogliamo, cibo, tè o quat .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/112.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1575" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/112-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">I<a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/015.html" target="_blank"></a>l quat è la droga più diffusa nello Yemen. Sono foglie di un arbusto che gli yemeniti d’abitudine succhiano tenendole a lungo in bocca tra i denti e la guancia. Non di rado capita di vedere, girando per le strade dello Yemen, uomini e ragazzi con la guancia gonfia. Anche le donne, dicono, masticano quat , ma non si vede, poiché il burka copre il loro viso.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/015.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1576" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/015-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">All’improvviso, mentre ancora la voce bellissima canta i versi del poeta, i sufi all’unisono pronunciano Allah.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/111.jpg"><img class="size-medium wp-image-1577  aligncenter" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/111-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/111.html" target="_blank"></a>E tutti insieme, senza sosta, continuano a ripetere: Allah, Allah, Allah, Allah!.. Ondeggiano le teste e i corpi. Una grande forza si espande dal cerchio, investe noi donne all’improvviso. Il ragazzo, il nostro Virgilio, ci invita a ondeggiare. C’è talmente tanta energia in quella notte, prodotta da sessanta o ottanta uomini che pronunciano il nome di Allah ad alta voce danzando, generata dai tamburi, dai versi del poeta!.. Poi il canto Allah diviene Ah, Ah, Ah, Ah : un respiro potentissimo! Il viso di Sheik Shadik cambia, il bianco dei suoi occhi risalta sullo sfondo bianco delle sue vesti, del velo che gli cade dalla testa lungo le spalle, nella luce della luna. Le percezioni sono amplificate. Il volto di tutti cambia, forse anche il nostro. È la trance , inevitabile in quella intensità di energia.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Entrando e uscendo dalla trance trascorriamo, senza accorgercene, buona parte della notte. A volte ci pare di essere stanche, ma il nostro Virgilio ci riprende, invitandoci a ondeggiare. La stanchezza svanisce non appena riprendiamo il movimento accompagnato dalla respirazione potente dalla bocca che ci consente di emettere il suono Ah, ah, ah! .</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">A volte i sufi si alzano in piedi e il rito assume una potenza ancora maggiore, a volte tacciono e la voce del cantante riprende a farsi sentire in compagnia di un solo tamburo. Ogni volta che i dervisci s’alzano l’energia sale un po’, tutte le volte ci sembra che più di così non possa aumentare, eppure ogni volta cresce ancora. Alle prime luci dell’alba il rito finisce, lasciando a ciascuno di noi ricchezze inestimabili. Sappiamo che ritorneremo dai sufi, Sheik Salik sa che ritorneremo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">È giunto il momento di lasciarsi alle spalle la dimensione del credere e provare ad entrare in quella del fare.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Non sperare, ma fare, e fare senza timore e intenzionalità. Le parole di un testo di Yoga tantrico fanno eco nella nostra mente alle parole di Sheik Salik sull’assenza di intenzionalità nelle pratica delle hadra. Non avere la minima intenzione né fare il minimo sforzo per praticare e tuttavia non essere distratti nemmeno per un istante, è praticare la mente naturale correttamente (Garma C. G. Chang Insegnamenti di Yoga Tibetano , Ed. Ubaldini, Roma, 1981, p. 44)</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Sufismo è per noi una psicologia, una meditazione, uno yoga che non ci vuole curare o salvare, ma celebrare. Di ciò la prima espressione è stata la meravigliosa sensazione di accoglienza che i sufi ci hanno fatto provare</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il viaggio nello Yemen che abbiamo compiuto alla ricerca dei dervisci di Alwan ci ha proposto paesaggi aridi, montuosi, una natura forte e dura, che non vuole accarezzare, ma scuotere e indurre alla conquista.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Regno di Saba</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0221.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1580" title="Il regno di Saba" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/0221-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/022.html" target="_blank"><em></em></a>Lo Yemen, per il carattere impervio e potente della sua natura, ricorda emotivamente il Tibet. Infatti, esso è situato su di un altipiano costituito dalla parte più alta di quella immensa piattaforma di granito che forma la penisola arabica. Lo Yemen è talvolta chiamato il tetto d&#8217;Arabia o anche il Tibet o la Svizzera d&#8217;Arabia. <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/024.html" target="_blank"></a>Proprio questa terra fu una delle regioni al mondo più anticamente popolate e ancora oggi porta le vestigia di civiltà antiche che fiorirono grazie al commercio dell&#8217;incenso e della mirra. Questi prodotti avevano un alto valore rituale in molte culture antiche , dalla egiziana alla greca alla romana a quella ebraica. Come il racconto della Nascita di Gesù esprime, incenso e mirra avevano allora lo stesso valore dell&#8217;oro. Sul commercio di incenso e mirra prosperarono e decaddero molti potenti regni, situati lungo la strada carovaniera che consentiva il trasporto delle merci preziose attraverso l&#8217;Arabia del Sud verso tutto il Mediterraneo. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/024.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1581" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/024-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Il regno più importante fu quello di Saba, che fiorì assai molto prima che si cominciasse a scrivere la storia e che ha lasciato dietro di sé vestigia di una grandezza a noi misteriosa.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Per esempio i resti della famosa diga di Ma&#8217;rib costruita, si pensa, intorno all&#8217;VIII secolo a. C. e rimasta in piedi per più di 1.000 anni. Questa diga, di dimensioni enormi, consentiva la raccolta e la canalizzazione dell&#8217;acqua piovana in un grande bacino chiuso agli altri lati da due montagne che formano la Wadi, la Valle, Dhana. Attraverso un sistema di canali l&#8217;acqua veniva distribuita ai campi consentendo la prosperità del regno di Saba.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Le difficoltà in epoca moderna di ridare impulso alla regione di Ma&#8217;rib costruendo una diga, ci spingono a comprendere la grandezza dell&#8217;opera dei sabei. Solo negli anni ottanta, grazie a una donazione di 75 milioni di dollari al governo dello Yemen da parte dello sceicco di Abu Dhabi, Zayed bin Sultan al Nahyan, i cui antenati vissero nella regione di Ma&#8217;rib, si è potuta realizzare un&#8217;altra diga a un paio di chilometri di distanza dai resti di quella antica. Ma l&#8217;opera di canalizzazione che dovrebbe distribuire l&#8217;acqua ai campi è ancora in fase di realizzazione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/026.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1583" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/026-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/026.html" target="_blank"></a>La zona di Ma&#8217;rib, dove fiorì il regno più potente dell&#8217;Arabia antica, è oggi coperta da scarsa vegetazione e ha un aspetto di zona depressa. Negli anni ottanta, in questa zona, è stato scoperto il petrolio. Ma&#8217;rib fu l&#8217;ultima capitale del regno di Saba ed è oggi il sito archeologico principale dello Yemen. Vi sono nella zona di Ma&#8217;rib i resti del tempio della Luna ( Almaqah o Ilumquh ) che gli yemeniti chiamano Arsh Bilqis , ovvero trono di Bilqis , o anche Bilquis Palace , dal nome <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/032.html" target="_blank"></a>yemenita della leggendaria regina di Saba che fece visita al re Salomone. A breve distanza dai resti del Tempio della Luna si può raggiungere un sito archeologico ancora più esteso dal quale affiorano alla luce i resti di un imponente tempio, chiamato tempio del Sole o Maharam Bilqis . La parola <em>Maharam </em>significa tempio del rifugio, il che fa pensare che questo luogo <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/033.html" target="_blank"></a>fosse una sorta di asilo per chi era perseguitato. Di fatto gran parte dei resti dei monumenti del regno di Saba resta ancora sepolta sotto la sabbia nella regione di Ma&#8217;rib e sicuramente anche altrove nello Yemen. Molti dei pilastri del Tempio del Sole sono stati usati dai beduini come bersagli per le esercitazioni di tiro e sono rovinati dai proiettili dei fucili. Numerose pietre sono state asportate dalle aeree dei templi per costruire le case dei villaggi vicini. Oggi gli archeologici stanno pazientemente riportandole ai loro siti originari. Dal passato lontano l&#8217;umanità non può trarre conferme ai propri valori, né appoggio per le proprie certezze, attinge inquietudine e lo dimostra specialmente, ma non solo, nelle proprie fantasie.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/025.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1582" title="La scrittura Sabea" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/025-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/025.html" target="_blank"></a>La scrittura sabea, che deriva dalla fenicia, non scrive le vocali, ma solo le consonanti, per questo, per esempio, non possiamo sapere se la parola luna si pronunciasse almaqah o ilumquh. La civiltà delle certezze non si trova a proprio agio dinnanzi a cose simili. In una civiltà come la nostra, che ha bisogno di credere nei valori, le parole non possono lasciare spazio all&#8217;interpretazione personale, non solo nella loro pronuncia, ma anche e soprattutto nel loro significato: bianco deve significare per tutti la medesima emozione e così pure dolore, piacere, salute, malattia, benessere, malessere. non può esistere colui per il quale il bianco è un po&#8217; scuro e il nero un po&#8217; chiaro, il dolore una forza, il piacere una rivelazione sottile. Se costui esistesse, potrebbe essere solo un folle o, al massimo, un mistico o un poeta.</p>
<p class="bodyText" align="center">A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali!</p>
<p class="bodyText" align="center">Un giorno ne dirò le nascite latenti:</p>
<p class="bodyText" align="center">A, nero vello al corpo delle mosche lucenti</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ronzano intorno a crudeli fetori,</p>
<p class="bodyText" align="center">Golfi d&#8217;ombra; E, candori di vapori e di tende,</p>
<p class="bodyText" align="center">Lance di ghiaccio, brividi di umbrelle, bianchi re;</p>
<p class="bodyText" align="center">I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle</p>
<p class="bodyText" align="center">Che ridono di collera, di ebrezze penitenti;</p>
<p class="bodyText" align="center">U, cicli, viramenti sacri dei mari viridi,</p>
<p class="bodyText" align="center">Quiete di bestie al pascolo, quiete dell&#8217;ampie rughe</p>
<p class="bodyText" align="center">Che alle fronti studiose imprime l&#8217;alchimia.</p>
<p class="bodyText" align="center">O, la suprema Tuba piena di stridi strani,</p>
<p class="bodyText" align="center">Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:</p>
<p class="bodyText" align="center">O, l&#8217;Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!</p>
<p class="bodyText" align="right">Arthur Rimbaud &#8220;Vocali&#8221;</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Può essere una maledizione l&#8217;aver perduto la capacità di intendere i poeti. Il bisogno di credere tutti nei medesimi valori può portare a dimenticare che la verità soggettiva dei mistici e dei poeti è una componente della realtà di pari grado rispetto alla verità dei valori prodotti dalla logica. Con la perdita del significato soggettivo della verità, si insinua nella mente la sofferenza psicologica. La psicologia terapeutica è quello che rimane dopo la perdita della poesia e del misticismo.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Ma ancora vi sono nel mondo, e dentro di noi, passaggi segreti, i buchi neri delle gerarchie di valori e della storia, attraverso i quali è possibile fuggire all&#8217;omologazione.I dervisci dello Yemen, gli sciamani della Birmania, gli spiriti del Tibet sacro, così come le turbe e i disagi che coltiviamo nell&#8217;intimo, sono un prezioso patrimonio per la nostra rinascita, da lì possiamo passare per ritrovare la nostra ombra, l&#8217;universo degli spiriti, il mondo creativo della mente mistica, la dimensione del sacro. Alla psicoterapia c&#8217;è alternativa: la si può trovare nell&#8217;esperienza artistica, creativa, estetica, nella filosofia, nelle tradizioni mistiche del mondo, le quali non devono essere scambiate per terapie alternative, pena la perdita del loro significato originario, ma vissute quali alternative alla terapia. Una psicologia umanistica autentica non è determinata da intenzionalità terapeutiche: vuole conoscere, non cambiare, desidera celebrare, non curare, aspira a cantare l&#8217;uomo senza applicare un giudizio. Il giudizio sulla psiche è la malattia stessa. Come ebbe a dire il filosofo E. Cioran dobbiamo difenderci dai nostri guaritori. E, in proposito, ci rimane la bellezza come autentico talismano. Nello Yemen ne abbiamo vista molta.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><strong>Shibam, Sana&#8217;a, Al Mukalla, Wadi Hadhramawt e i nostri miti</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/003.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1589" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/003-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/003.html" target="_blank"><em></em></a><span class="bodyText">Molta bellezza abbiamo visto nello Yemen, ovunque. Non solo per le vie di Aden, dove della bellezza abbiamo colto l&#8217;aspetto più tormentato, ma nel deserto e nelle <a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/044.html" target="_blank"></a>magnifiche visioni dei grattacieli di paglia e fango, come quella della surreale città antica di Shibam. Anche Sana&#8217;a, la capitale politica dello stato, offre bellezza in abbondanza, qui vi è la casa dove Pasolini abitò, qui le finestre dai vetri colorati che la notte parlano di magie nascoste, qui le affollate vie del mercato dove, tra quintali di spezie e legumi accatastati nei sacchi di juta, tra le gioiellerie traboccanti di monili antichi, c&#8217;è ancora chi pratica la medicina tradizionale per la cura dei corpi. Uno di noi si presta come cavia per la pratica del salasso.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><span class="bodyText"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/012.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1591" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/012-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/014.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1592" title="La pratica del salasso in Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/014-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Poi, lasciando Sana&#8217;a, passando per villaggi arroccati su montagne brulle, arriviamo ad Al Mukalla per sdraiarci in riva al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<tbody></tbody>
<p>Straordinaria l&#8217;architettura della valle (Wadi) Hadramaut: le case di paglia e fango rispettano a tal punto l&#8217;ambiente da confondersi con lo sfondo del paesaggio, da essere colte a fatica dall&#8217;occhio umano che scruti le montagne sabbiose viaggiando lungo le strade sterrate. Sì, ci piace questo Yemen, dove la bellezza è nascosta e invita all&#8217;attenzione.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/042.html" target="_blank"></a>Viaggiando per lo Yemen scopriamo i nostri miti e i nostri dèmoni e li contempliamo. Mito è la tendenza dell&#8217;essere, l&#8217;impulso ad esistere, è il profondo desiderio che mai si realizzerà in vita, pena la cessazione dell&#8217;esistere stesso. Dèmone è ciò che sei, l&#8217;istinto che agisce in te, l&#8217;indole che conquista le esperienze. Bellezza è fragilità e incompiutezza, perciò l&#8217;uomo è mito irrealizzabile e fugge se stesso. Libero dai valori comuni di vantaggio e svantaggio personale, puoi conoscere i tuoi miti e i tuoi dèmoni e amare quest&#8217;uomo, che non realizzerà mai il proprio mito per incarnare Bellezza.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;">Questo uomo che vive per l&#8217;irrealizzabile, è vincente nel momento in cui vede in sé l&#8217;eroe sconfitto, in quel momento egli conquista se stesso, e dei dèmoni che incarna e che sempre ha desiderato nascondere, fa, allora, la propria forza. Non guariremo mai dai nostri miti, poiché essi non sono da guarire, allora ne ridiamo divertiti. Interpretiamo l&#8217;eroe ribelle, la principessa, la maga, il grande artista e, di nascosto, ci osserviamo giocare al gioco della vita.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: justify;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/043.html" target="_blank"></a>Anche viaggiando attraverso lo Yemen, come sempre, abbiamo vagabondato all&#8217;interno di noi, ora riposiamo rilassati, prima di ripartire verso nuove avventure.</p>
<p class="bodyText" style="text-align: center;"><a href="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/043.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1593" title="Yemen" src="http://www.voyagesillumination.com/wp-content/uploads/043-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p class="bodyText"><strong>Sui nostri miti </strong></p>
<p class="post-tags">
<table style="height: 0%;" border="0" width="100%" height="0%">
<tbody>
<tr>
<td class="bodyText" width="20%" height="100%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/047.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/047.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/049.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/049.jpg" border="0" alt="" width="75" height="100" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/050.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/050.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
<td class="bodyText" width="20%"><a href="http://www.voyagesillumination.com/reportage/pagine/yemen/075.html" target="_blank"><img class="fotosx_reportage" src="http://www.voyagesillumination.com/reportage/ico/yemen/075.jpg" border="0" alt="" width="75" height="99" align="left" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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