Voyagesillumination Rotating Header Image

KUMBHA MELA 2010

KUMBHA MELA 2010 AD HARIDWAR

11 – 16 Aprile (14 Aprile Baisakhi pramukh Shahi Sanan)

Un evento straordinario,uno di quelli a cui assistere almeno una volta nella vita!


Visto il grande interesse per questo evento che si celebra solo ogni 12 anni, abbiamo raddoppiato le date dei nostri viaggi ad Haridwar.
(I nostri viaggi sono ad alto standing, i gruppi dei partecipanti sono a numero contenuto. Prenota per tempo!)

Ai giorni trascorsi ad Haridwar è possibile aggiungere, a scelta, uno dei seguenti itinerari.

Itinerario TRE GRANDI RELIGIONI A CONFRONTO

Dharamsala – Amritsar – Pathankot – Delhi
Dopo l’immersione nell’ induismo ad Haridwar e nella vicina Risikesh in occasione della Kumba Mela, saremo a Amritsar la città più grande del Punjab, sede della maggior comunità Sikh. Investigheremo l’affascinante mondo del sikismo.
Qui sorge il Tempio D’Oro, che ha superato per fama il Taj Mahal di Agra. Assisteremo poi, nella località di Wagah al cambio della guardia sul confine indo-pakistno.

Di seguito raggiungeremo Dharamsala, la piccola Lasha, dove ci fermeremo 2 giorni per incontrare l’insegnamento del buddhismo vajrayana. Qui risiede il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio. Ci immergeremo nell’atmosfera del Buddhismo tibetano, nei suoi templi e nelle sue tradizioni.
Da Dharamsala ci trasferiremo a Pathankot che dista da Dharamsala circa 90 chilometri (2 ore). A Pathankot visiteremo il Monastero di Nechung, sede dell’ Oracolo di Stato Tibetano, il Monastero Namgyal, il cui nome ricorda quello costruito in una grande ala del Potala, a Lasha, il Namhyalma Stupa, edificato in memoria dei tibetani morti combattendo per il Tibet.
Treno notturno con cuccetta di prima classe per Dehli
Trasferimento aereo e rientro a Milano.

In alternativa è possibile aggiungere l’itinerario:
“Le Città Sante del Nord, Dove Eros e Ascetismo si Incontrano”
fatto partendo da Haridwar, raggiungendo Allahabad, quindi Varanasi, Sarnath e Khajuraho.
Guarda il documentario con Selene Calloni e Camila Ratznovic lungo il nostro itinerario.

Kumbha Mela

È il raduno mistico più importante in India. Nella scorsa Kumbha Mela, che avvenne nel 2003 ad Haridwar, più di 10 milioni di persone si riunirono sulle rive dle Gange. Yoghi, santi, preti, monaci, asceti, eremiti proveniente da ogni angolo dell’India. La cerimonia raduna i personaggi più incredibili. Gli asceti chiamati Sadu, per esempio, non indossano nessun vestito e hanno il corpo ricoperto di cenere. Hanno capelli incolti e lunghissimi e non si lasciano intimorire né dal freddo né dal caldo. I Parivajaka, invece, sono asceti che hanno fatto il voto del silenzio e girano per le strade suonando piccole campanelle al fine di far scostare i viandanti dal loro cammino. I Shirshasin meditano a testa in giù per numerose ore. I Kalpvasi sostano per l’intero mese della Kumbha Mela sulle rive del fiume celebrando rituali e cantando mantra.
Si ritiene che l’acqua del Gange durante il periodo della Kumbha Mela sia caricata da positive radiazioni del sole, della luna e del pianeta Giove insieme. Perciò l’acqua sarebbe capace di guarire qualsiasi malattia. La leggenda narra che chiunque si bagni, con atteggiamento profondamente devozionale, nelle acque del Gange durante una Kumbha Mela possa lavare dalla propria anima tutti i residui del proprio Karma e liberarsi dal ciclo delle morti e rinascite.

La Kumbha Mela è un evento straordinario uno di quelli a cui assistere almeno una volta nella vita.

Haridwar è un luogo già di per sé particicolarmente sacro; è infatti proprio qui che il Gange lascia le montagne dell’Himalaya per incominciare il suo lungo tragitto nella pianura. Haridwar è dunque circondata da montagne e fitte foreste che gli asceti eleggono a loro dimora. Immaginatevi il gran numero si eremiti che, scendendo dalle montagne, confluisce ad Haridwar durante la cerimonia sacra che vi si svolge ogni dodici anni.

LA STORIA

Al momento della creazione dell’universo, gli déi e i dèmoni non avevano il dono dell’immortalità e come gli animali e le piante erano costretti a invecchiare e morire. Stanchi di questa condizione, un giorno di un tempo senza tempo,  gli déi si riunirono sul monte Méru, la montagna cosmica, l’asse del mondo, e decisero che era necessario trovare il nettare dell’immortalità, l’amrita Il dìo Brahma, il creatore dell’universo, disse loro che se avessero rimescolato con forza l’oceano l’amrita ne sarebbe scaturita copiosa.

Gli dèi decisero di cimentarsi nell’impresa ma ben presto la trovarono assai difficile. Essi chiesero allora l’aiuto dei dèmoni, promettendo che avrebbero diviso con loro il prezioso nettare.

Il monte Mandara, anche identificato con Il mitologico monte Meru, la montagna cosmica, l’asse del mondo, venne usato come cucchiaio per rimescolare l’oceano e il mitologico serpente Vasuki offrì il porprio corpo come corda per legare e muovere la montagna. Finalmente il processo di rimescolamento ebbe inizio e proseguì per mille anni.

Nel corso dei mille anni molte creature mitologiche comparvero dall’oceano, incluso Laksmi, la dèa della bellezza, della salute e della prosperità, Sura il dìo del vino, Chandra, la dèa della luna, le Aspara, o ninfe celesti, Kaustabha, la preziosa gemma di Vishnu, Uchchaishravas, il cavallo divino, Dhanvantri, Nimi e Bharadwaj, ovvero maghi e guaritori.

Insieme ai guaritori uscì Amrita che venne immediatamente catturata dagli dèi che si diedero alla fuga.

I dèmoni, sentendosi imbrogliati dagli dèi, presero a inseguirli. Si scatenò una battaglia tra dèi e dèmoni che durò per 12 giorni e 12 notti. Nell’intento di non far cadere il prezioso nettare dell’immortalità nelle mani dei dèmoni, i semidèi lo nascosero in 4 posti della terra in corrispondenza di alcuni fiumi: il Godavari nella località di Nasik (Maharashtra), lo Shipra a Ujjain (Madhya Pradesh), il Gange ad Haridwar (Uttaranchal Pradesh) e il sangam (la confluenza dei tre fiumi sacri) ad Allahabad. In tutti questi luoghi una goccia del prezioso nettare si versò dalla coppa e cadde a terra. Un’altra versione della medesima leggenda vuole che sia stato il dio Vishnu a conquistare la preziosa coppa dell’immortalità e a portarla in salvo nel mondo degli dèi. Durante il viaggio Vishnu si fermò quattro volte per riposare e lasciò cadere una goccia di nettare nei quattro luoghi rendendoli sacri. Questi luoghi acquistarono fama di avere un grande potere mistico ed è qui che ogni tre anni, a rotazione, ogni 12 anni in ciascuno di essi, si celebra la Kumbha Mela. La prossima Kumbha Mela è prevista ad Haridwar nel 2010.

Il momento giusto

Il giusto periodo in cui celebrare la Kunbha Mela viene stabilito dagli astrologi, per i quali la cerimonia sacra deve avere luogo solo quando Giove entra in Acquario e il sole entra in Ariete. Con un simile allineamento planetario, infatti, si creerebbero le condizioni ideali per una perfetta meditazione e concentrazione.

Haridwar

 Haridwar

Il suo nome ne svela immediatamente l’essenza, poiché significa “La Porta di Dio”.

Bagnata dal Gange nel punto in cui le sue acque, superato l’ultimo tratto montano si allargano distendendosi in un placido corso, e adagiata sulle pendici meridionali dell’Himalaya, Haridwar è una delle città sante dell’hinduismo. Perennemente gremita di fedeli che riempiono i tanti templi, gli ashram e i ghat che scendono verso il fiume, i suoi pellegrini si concentrano soprattutto sull’Hari ki Pauri, un ghat che degrada sul canale superiore del Gange (Upper Ganga Canal) dove, secondo la tradizione, è impressa l’impronta del piede di Vishnu. Qui si celebra, ogni sera il meraviglioso spettacolo della Ganga Aarti, con i devoti che si immergono nel fiume allacciati gli uni agli altri per non essere trascinati via dalla corrente. Misticismo e gioia di vivere si intrecciano al crepuscolo sulle rive del Gange, quando migliaia di fiammelle brillano sull’acqua. Sono le offerte votive, fatte di fiori e di tremule luci di candele, disposte su grandi foglie. A quest’ora, i cinquemila panda, una sottocasta dei brahmini particolarmente numerosa a Haridwar, si regalano ai presenti spettacoli pirotecnici in cui, al suono dei tamburi, fanno roteare grossi candelieri sotto lo sguardo di un pubblico in festa.

Ad Haridwar sono banditi alcol e uova e si osserva ovunque un rigoroso vegetarianesimo. Del resto, è una città due volte santa. In virtù della leggenda che vuole che qui Vishnu lasciasse cadere una goccia del nettare dell’immortalità, gode, tra le città sante, insieme ad Allahabad, Ujjain e Nasik, del privilegio di ospitare una delle Kumbha Mela, che raduna ogni tre anni, sulle rive del Gange,  mezzo milione di fedeli, saggi asceti, sadhu e sannyasin.

Statua di Shiva ad Haridwar

La storia

A testimonianza delle sue antiche origini Haridwar è citata nei Veda e nelle Upanishad (i testi sacri più antichi dell’India) col nome di Mayapuri e ritrovamenti archeologici confermano l’esistenza di un insediamento nella zona già tra il 1700 e il 1200 a.C. La città fu parte dell’impero Maurya ((322–185 a.C.), e del successivo inpero Kushan (I-III secolo d.C.) e quattro secoli dopo è  nominata nella cronaca di viaggio redatta dal pellegrino cinese Xuanzang, un monaco buddhista che visitò l’India nel VII secolo.

A dare alla città il suo aspetto attuale fu, nel XVI secolo, Raja (Re) Man Singh di Amber (allora città del Rajastan), un generale dell’esercito dell’imperatore Moghul Akbar.  Man Singh rinnovò anche il  ghat Har ki Pauri. Si racconta che dopo la sua morte, la stesso imperatore Akbar ne gettò le ceneri nel Brahmakund (vedi sotto).

Nel 1842 iniziarono i lavori di costruzione della diga che, spezzando il corso del Gange, creò l’Upper Ganga Canal. La costruzione della diga contribuì al declino del fiume come via di navigazione interna, usata fino al XVIII secolo per la fiorente attività commerciale della Compagnia delle Indie.

Da vedere

La città vera e propria, con i suoi duecentomila abitanti, si sviluppa sulla riva orientale del Gange mentre i templi sono concentrati ora sull’Upper Ganga Canal.

La visita di Haridwar è un’immersione nell’atmosfera di devozione dei pellegrini. Il luogo più sacro di tutta Haridwar è il ghat di Har ki Pauri, che è considerato il punto esatto nel quale il Gange entra in pianura e dove forma una sorta di piscina naturale conosciuta come Brahmakund. La leggenda narra che proprio qui un antico re pregasse Brahma con devozione tale da indurre  il dio a esaudire i suoi desideri. Per soddisfare la richiesta del suo devoto il dio benedisse il luogo con il proprio nome e venne a dimorarvi in eterno insieme a  Shiva e Vishnu. Da allora la piscina fu chiamata Brahmakund (luogo di Brahma) e si crede che chi vi si immerga con fede riceva la benedizione della triade induista. L’acqua della piscina  non supera il metro e mezzo di profondità, ma le correnti sono così forti da costituire un pericolo anche per i nuotatori più esperti. Così per assicurare un’immersione sicura sono stati disposti appigli e catene a cui i devoti possono aggrapparsi.

Il ghat Har ki Pauri prende invece il suo nome dai piedi, Pauri, del dio Vishnu, Hari: si dice infatti che le impronte di Vishnu siano impresse nell’argine sottostante il ghat, sotto il livello delle acque. A Sud di Har ki Pauri si trovano altri Ghat, tra i quali il Gau Ghat, particolarmente indicato per chi volesse   diventare vegetariano: un’immersione qui assicura infatti la cancellazione del debito karmico  contratto attraverso l’uccisione o il maltrattamento degli animali.

Non lontano dal Har ki Pauri si trova il Bhimgoda Tank, uno specchio d’acqua, vicino al quale è stato eretto un tempio: è “lo stagno del gomito di Bhima”, scavato, secondo la leggenda, dall’omonimo eroe del Mahābhārata. Con un breve tragitto in cabinovia si raggiunge il Mansa Devi Mandir, tempio dedicato alla Mansa Devi, la déa-serpente ritenuta capace di esaudire i desideri dei suoi devoti, arroccato su una collina da cui si gode una splendida vista sulla città.

La visita può proseguire  con il Daksha Mahadeva Mandir, situato nell’antica cittadina di Kankhal, 4 km a sud di Haridwar. Il tempio, che ogni pellegrino non può mancare, è dedicato a Daksha, figlio di Brahma, il cui epiteto è Mahadev, il grande dio. Sempre a Kankhal  si può vedere il Sati Kund, tempio dedicato a Sati, la prima sposa di Shiva, che si dice si immolò proprio qui (vedi introduzione e Shakti Pitha).

Ad Haridwar e nelle sue immediate vicinanze gli ashram sono numerosi. Per l’atmosfera di grande spiritualità che vi regna vale la pena visitare quello di Sri Anandamayi Ma, la madre Permeata di Gioia, una delle più grandi figure spirituali dell’India moderna.

A nord della città si trova il Bharat Mata Mandir, edificio a sei piani dedicato alla Madre India, inaugurato da Indira Gandhi nel 1983, un inno al nazionalismo e una testimonianza moderna dello stretto connubio tra storia e religione che da sempre caratterizza l’India.

La città si trova alle propaggini di foreste rigogliose dove crescono le erbe utilizzate nell’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana, e a soli 30 minuti  di auto dalla stazione ferroviaria, nella regione di Kumaon ai confini con il Nepal, si trova il parco nazionale di Rajaji, tesoro faunistico sulle rive del Gange,  che ospita elefanti, tigri e formichieri.

Per i giorni di permanenza  ad Haridwar sono previste 2 opzioni:

1) Soggiorno ad “Ananda in the Himalayas”, una spa extra-lusso immersa nell’incantevole foresta himalayana, dove sarà possibile godere di massaggi, trattamenti ayurvedici, sessioni di yoga e meditazione.

 ananda1  ananda3  ananda4
 ananda5  ananda6  ananda7

2) Soggiorno ad Haridwar in campi tendati predisposti per ospitare i partecipanti alla Kumbha Mela.

 Dlx_Tents_1  Dlx_Tents_4  Std_Tents_6


Video tratti dalla trasmissione “Camminando” realizzata da LA7 con la consulenza di Selene Calloni Williams
Clicca sulla foto per far partire il video e attendi qualche istante

Ananda sull’Himalaya

Ayyurveda sull'Himalaya

La Ganga Arati ad Haridwar

La Ganga Arati ad Haridwar

Allahabad e Varanasi

Varanasi

Intervista al dr. Karan Singh

Intervista al dott. Karan Singh

Sarnath e Khajuraho

Sarnath e Khajurao

Leave a Reply